Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

8. The pages are all torn and frayed


Van parla decisamente troppo quando dovrebbe stare zitto, così io vorrei sprofondare nella sedia mentre Frank lo ascolta totalmente preso. Gli sta raccontando che io faccio la maestra d'asilo, e Frank mi guarda incuriosito. Poi che nostra madre è in una clinica, e lui mi guarda sorpreso. Poi gli dice che la sera lavoro in un locale per racimolare più soldi per pagare la casa di cura di mia madre, e lì evito totalmente di guardarlo, mentre divento completamente rossa in volto.
Ecco cos'è.
Van ne parla con tanto orgoglio, come se io fossi un'eroina che salva il mondo da chissà quale nemico cattivo, perché io cerco di non fargli mancare nulla e di far star meglio mia madre e di farlo vivere nella spensieratezza più totale. E a me viene da chiedermi come la prenderebbe se venisse a sapere tutta la verità.
«Ok Van, se continui a chiacchierare non finirai più di mangiare...» gli dice subito, e non so se lo ha fatto perché ha notato il mio imbarazzo o perché è solamente stanco di sentirlo parlare. So solo che gliene sono grata, così riprendo a mangiare sentendomi un pò più tranquilla.
Frank poi comincia a parlare del prossimo concerto a New York. Quello per cui gli avevo stupidamente proposto due biglietti. Dice che non vede l'ora e Van immediatamente gli ricorda che ci saremo anche noi.
«Anche io non vedo l'ora di esserci!» esclama dopo aver frettolosamente deglutito il suo boccone.
Frank solleva un sopracciglio sorridendo «Davvero? Fantastico. Deve essere stata dura trovare i biglietti, insomma, so che è sold-out...» commenta poi, ed io divento totalmente rossa in volto.
Che diavolo sta dicendo? Lo sa come ho rimediato i biglietti, e questo commento è davvero fuori luogo.
Van scrolla le spalle pulendosi la bocca «Nah, Sam conosce un sacco di gente figa ed un suo amico glieli ha rimediati... vero?» dice voltandosi verso di me.
Io faccio un respiro profondo ed annuisco.
Ecco la parte più brutta. Dire a Van un sacco di cavolate. E' difficile. Incredibilmente difficile. E non capisco davvero perché Frank se ne sia uscito così. Non sarà certo così stupido.
«Beh, questo amico così figo deve avere delle ottime conoscenze nel campo, per aver rimediato dei biglietti...» dice ancora.
Lo sto odiando. Non so dove voglia arrivare, ma di sicuro io voglio arrivare alla fine di questo pranzo ed andarmene a casa a seppellirmi in una buca nel giardino.
Perché, poi?
Van fa spallucce.
«Non so che conoscenze abbia. So solo che mi ha dato dei biglietti e probabilmente ora che ci penso non potrò nemmeno venire...» commento infastidita «Chiederemo a Diana se può portarti lei...» dico rivolta a mio fratello.
Con la coda dell'occhio noto una smorfia sul volto di Frank, e comincio a pentirmi di aver accettato questo pranzo, di aver accettato di passare del tempo con lui. Fanculo, dov'è tutta la magia e la dolcezza e la delicatezza che avevo immaginato? Perché so che c'era. C'era ogni volta che eravamo soli in quella stanza.
Ora invece sembra voler indagare e scoprire ed io mi sento come un imputato sotto interrogatorio e non è per niente piacevole. Non dovrebbe entrare così nei dettagli. Qualsiasi cosa, va bene qualsiasi cosa, tranne la possibilità che Van venga a conoscenza della mia doppia vita.
Sarebbe la fine per entrambi, per me e per lui.

FRANK

So di aver fatto una grande stronzata. So di aver esagerato, perché Samira non sembra più dolce e timida, ma incazzata e nervosa. Non so cosa mi sia preso. Suppongo sia per l'idea che qualcuno del mio staff sia andato a letto con lei. E' un pensiero che non riesco a sopportare. Sta già diventando complicato sapere che sta con altri chissà quanti uomini, ma sapere che uno di questi altri uomini lavora al mio fianco mi distrugge e mi tormenta.
Ed ora lei sembra impaziente di andarsene e suppongo di aver rovinato tutto.
Così si alza in fretta non appena suo fratello finisce di mangiare. Io pago il conto e la raggiungo fuori dal ristorante.
«Ok... credo sia davvero ora di andare...» dice guardando l'orologio. Io deglutisco.
No, aspetta, non posso lasciarti andare. Non così, comunque.
«Posso accompagnarvi da qualche parte?» domando in fretta, guardandola dritto negli occhi. In quegli occhi scuri e profondi che sembrano tristi e delusi.
Sono una delusione, ecco cosa sono. Sospiro, immaginando già la sua risposta.
«Sei stato fin troppo gentile...» dice marcando l'ultima parola, come per farmi notare che non sono stato gentile per niente «ma non ce n'è bisogno, davvero. Grazie mille, arrivederci...» dice, voltandosi.
Van mi saluta e la sua espressione è uguale alla mia. Sembra che non voglia andarsene. Forza un sorriso e segue sua sorella.
Ora non posso davvero dire nient'altro.
Con un retrogusto amaro in bocca, mi avvio verso il parcheggio e prendo il cellulare dalla tasca. Compongo il numero di Rob, gli dico della mia idea, gli chiedo di stamparmi un po di belle foto di gruppo. A quelle mie e di Jordan penserò io. Mi fermo in un piccolo negozio in un angolo e compro un bell'album porta fotografie, poi scontento mi dirigo a casa mia.
Solo e triste.

Jordan sembra davvero sorpreso quando entra nel salotto di casa di Rob. Siamo tutti noi, noi della band, noi dello staff, mogli e fidanzate, amici ed amiche. Ed ovviamente, Liz non può mancare. E' l'ombra di Jordan e mi viene da vomitare.
Così non vedo l'ora di dargli il mio bel regalo. Oh, il nostro bel regalo.
Voglio che lo sfoglino insieme. Che commentino insieme ogni foto, che Jordan le racconti ogni ricordo, fino a quando arriverà alla quinta pagina. Dove io e Jordan siamo sul palco e lui mi stringe e mi bacia. Ho pianto su quella fotografia mentre la mettevo in quella pagina, proprio come un bambino, o come una ragazzina che viene lasciata dal suo primo fidanzato. Fa incredibilmente male. E' impossibile che certe ferite ci mettano così tanto a cicatrizzare.
Troppo.
Decisamente troppo.
Tutti salutano tutti, tutti prendono in mano bicchieri e bottiglie, tutti sorridono e festeggiano.
Poi arriva il momento dei regali.
Questo è un pensierino per voi, questo è per te, ho pensato che stesse così bene nella vostra cucina!, tutte stronzate simili.
Poi arriviamo finalmente noi. Rob afferra l'album nascosto sotto dell'anonima carta da regalo rossa.
Gli piace il colore rosso.
E' il colore della passione, e dell'amore, ed io lo guardo trattenendo un sorriso malizioso.
Lui ci ringrazia mentre Liz gli circonda la vita con un braccio. Strappa via la carta, e sorride appena apre la prima pagina.
La nostra prima foto di gruppo. La prima foto che abbiamo fatto quando sono entrato nella band.
Liz ride «Wow, guarda che capelli avevi!» dice indicandomi sulla fotografia. Fanculo. Eppure io con quei capelli avevo fatto colpo sul tuo futuro marito.
Fingo un sorriso e continuo ad osservare Jordan. I suoi occhi che si muovono svelti notando ogni dettaglio della fotografia.
Volta pagina. Una foto di lui e Mikey.
Bellissimi e tenerissimi.
La pagina accanto. Una foto di uno dei nostri primi concerti. Siamo tutti sudati e stanchi.
Gli sento raccontare di come gli faceva male la gola quel giorno, e di come era ubriaco sul palco.
Io sento una fitta al cuore, perché ricordo anche a quanto ci siamo posseduti dopo lo show. Lui non lo ricorda, o fa finta di non ricordarsene.
Volta la pagina.
Sgrana i suoi occhi verdi e sembra perdere il respiro per qualche secondo.
Si schiarisce la gola, mentre Liz osserva la foto aggrottando le sopracciglia, e vedo le sue dita stringersi di più al fianco di Jordan, quasi ad entrargli nella pelle.
Puoi stringerlo quanto vuoi, ma ci siamo appartenuti, prima che arrivassi tu.
Jordan non apre bocca. Mi guarda con la coda dell'occhio.
Ancora con la testa china sull'album, probabilmente non vuole farsi notare. Immagino a quanti pensieri paranoici gli stiano attraversando il cervello, e mi sento soddisfatto. Immagino a come probabilmente l'onda dei ricordi si stia impossessando di lui, riportandogli alla mente tutte le belle parole che mi diceva, tutti i baci e gli abbracci, le cose sussurrate all'orecchio, il modo in cui gemeva quando lo facevo venire, come mi diceva che lo facevo impazzire.
Immagino che stia ricordando tutte queste cose perché diventa improvvisamente rosso in volto e cede l'album a Liz.
Mormora qualcosa e si dirige al piano superiore.
Liz fa finta di niente, sorride e forse non vuole sapere, o qualsiasi cosa sia. Comunque, resta lì a chiacchierare e a sfogliare l'album con gli altri, ed io cerco di non dare nell'occhio e raggiungo le scale.
Jordan è qualche metro davanti a me, che cammina in fretta verso una delle camere. Io cerco di stargli dietro. Entra in una camera da letto anonima, probabilmente quella che Rob e moglie stanno tenendo da parte per un futuro figlio.
Quando lo raggiungo, è sul balconcino, con una fiaschetta in acciaio in una mano, ed una sigaretta appena accesa nell'altra.
E' poggiato alla ringhiera del balcone, ed io mi metto di fianco a lui «Vedo che tutte le tue storie sul come Liz ti abbia cambiato sono solo stronzate. Vai ancora in giro con la tua dose di alcool quotidiana» dico, cercando di incrociare il suo sguardo.
Lui deglutisce e fa una smorfia, visibilmente infastidito. Beve un lungo sorso ed io automaticamente gli tolgo all'improvviso la fiaschetta dalle mani. Non deve bere. Ci abbiamo lavorato così tanto, e ci è costata tanta fatica.
Prendo il contenitore e lo svuoto fuori dalla ringhiera. Il liquore ambrato schizza sul marmo del pavimento del vialetto sottostante.
Jordan sbuffa tirando dalla sigaretta, poi mi guarda, finalmente «Non capisco dove vuoi arrivare, Frank. Non capisco il perché di quella foto. Né capisco perché vuoi rovinare ciò che ho con Liz» dice mormorando, con un tono misto al disperato ed arrabbiato.
Io faccio un respiro profondo.
Non c'è molto da capire.
Non voglio che sia felice con un'altra persona che non sono io.
Perché io senza di lui non sono felice.
Perché io sto ancora sanguinando, mentre lui ha deciso di iniziare una nuova vita.
Una nuova vita della quale io ovviamente non faccio parte.
Mi rendo poi conto di quanto siamo vicini uno all'altro. Di come le nostre spalle si sfiorino, di come mi sento debole quando i suoi occhi verdi penetrano i miei.
E di come mi sento strano, quando sembra proprio che Jordan si stia avvicinando ancora di più a me. Non ha senso. Eppure i nostri nasi si sfiorano, mentre i nostri occhi continuano a perdersi in quelli dell'altro. Sento l'odore del suo respiro.
Tabacco e whiskey. Sento le sue labbra tremare leggermente, mentre sfiorano le mie. Sento tutte queste cose, e lui continua a guardarmi negli occhi, mentre la sua lingua mi carezza il labbro inferiore con un movimento lento e delicato.
Il suo movimento. Poi d'improvviso tramuta in qualcosa di passionale ed aggressivo, perché si spinge di peso contro di me, mentre preme le sue labbra più insistentemente sulla mia bocca, muovendo la lingua come se volesse assaporare ogni millimetro di me.
Una sua mano si solleva per arrivare sulla mia testa, dove le sue dita si intrecciano ai miei capelli. E chiude gli occhi.
Preme il bacino contro di me, sento il rigonfiamento nei suoi pantaloni. Sembra proprio come ai vecchi tempi.
Esattamente come eravamo un tempo.
Con l'unica differenza che stavolta mi sento nauseato.
E lo spingo via, interrompendo quel flusso di passione.
Lui riapre gli occhi di scatto e mi guarda immobile, mentre io mi scanso «Che cazzo fai?!» domando con un tono decisamente duro.
E nel preciso istante in cui pronuncio queste parole, mi rendo conto, da come mi guarda, di come gli facciano male.
Dolore e delusione gli attraversano lo sguardo.
Lo stesso dolore e la stessa delusione che vagano nella mia anima ogni volta che lo vedo, ogni volta che sono con lui in una stanza, ogni volta che sento la sua voce.
E mi sento uno schifo.
Mi sento un verme, mi sento un mostro.
Mi sento uno straccio.
Perché non so nemmeno cosa mi ha spinto ad allontanarlo, quando per tutto questo tempo non ho sognato altro che tornasse da me.
Forse la consapevolezza che questo non è un ritorno.
Solo un bacio d'addio.
Un'ultima scopata al volo, probabilmente. Ecco cosa vuole da me.
«Vaffanculo» borbotta andandosene. Resto lì in silenzio, osservandolo mentre si allontana.
Ecco cosa devo fare io.
Restare immobile a guardarlo allontanarsi. Ecco il mio stupido, triste ruolo.
L'osservatore silenzioso.
Accendo una sigaretta, e guardo il panorama dal balcone del piano superiore della villa di Rob.
Mentre un'infinità di immagini mi attraversano la mente.
Jordan e Liz. Io e Jordan.
Samira. Io e Juliet su quel letto.
Io e Samira che ci guardiamo seduti ad un tavolo di un ristorante, mentre io mando tutto a puttane solo per sapere chi diavolo è colui che le ha dato i biglietti per il concerto di New York, mentre il pensiero che qualcuno presente qui in questa casa ha assaporato tutta la dolcezza di quella ragazza.
E chissà come è stato.
Chissà se a lei è piaciuto.
Chissà come l'ha trattata.
Mi chiedo tutte queste cose e non voglio più pensare, perché mi sento dannatamente debole.
Sento il bisogno di piangere, o urlare.
Sento il bisogno di andare da lei.
Guardo l'ora, è troppo presto, ed io mi sento morire.
Sento il bisogno di andarmene da qui.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro