10. Let me steal this moment from you now, come on angel, come on.
Faccio un respiro profondo guardandomi allo specchio.
Dio, sto per uscire con Frank e mi sento in ansia totale. Non so nemmeno cosa dovrei indossare, perché questo è qualcosa di molto simile ad un appuntamento credo, ed io non esco con un ragazzo decisamente da troppo tempo.
Mi sistemo i capelli con le mani e sorrido quando Diana si affaccia alla porta della mia stanza «Stai già andando a lavoro?» mi domanda sollevando un sopracciglio, poggiandosi allo stipite della porta con le braccia incrociate sul petto. Le do le spalle, guardandola dal riflesso dello specchio davanti a me, e faccio cenno di no con la testa.
Lei mi scruta per qualche secondo, poi sgrana gli occhi blu avvicinandosi a me di corsa con un sorriso sul volto «Stai uscendo? Esci con un ragazzo?!» mi chiede eccitata. Le faccio cenno di abbassare la voce quando sento Tina rientrare in casa. La sento entrare nel salotto e salutare Van.
«...esco con Frank!» dico emozionata parlando in un sussurro.
Lei sgrana gli occhi ancora di più mentre il suo sorriso si fa sempre più grande «Sul serio!? Quel Frank?» domanda ancora, sempre parlando con tono troppo alto per i miei gusti. Allungo il collo per guardare verso la porta, sperando che Tina non sia nei paraggi.
«Proprio lui...» rispondo ancora sussurrando «Oddio, sono nervosa!» confesso poi.
Diana sospira «Ehi, ehi, tranquilla!» mi dice mettendomi le mani sulle spalle e guardandomi negli occhi «Sarà una figata!».
«Cosa sarà una figata?».
La voce di Tina ci fa sussultare. Guardiamo entrambe verso la porta, e lei guarda noi, con aria indagatrice. Ci guarda ed aspetta una risposta. Diana le lancia un'occhiata sollevando un sopracciglio «Sam stasera ha un appuntamento!» dice infine eccitata, mentre io la fulmino. Non doveva dirlo! Tina sembra stupita e si poggia alla porta. Van ci raggiunge, ed anche lui mi guarda. Sono tutti qui a guardarmi ed io mi sento soffocare.
«E con chi esci?» mi chiede Tina. So che comincerà a farmi la ramanzina, a dirmi questo e quello, un mucchio di cose che già so ma alle quali non ho intenzione di pensare. Non oggi, non stasera.
Van fa una smorfia «Si, infatti, con chi esci?» domanda anche lui.
Faccio un respiro profondo. Devo pensare in fretta. Non posso dire che è un cliente, potrei dire che è Frank ma mio fratello chiamarebbe l'intera scuola per dirgli che sua sorella sta uscendo con un chitarrista famoso, quindi non posso dire nemmeno questo. Dio, come vorrei non dover dire assolutamente nulla!
Fortunatamente Diana è più sveglia di me, sorride come niente fosse «Perché non vi fate gli affari vostri, voi due?» gli dice alzando gli occhi al cielo.
Mio fratello incrocia le mani davanti al petto con disappunto «Perché io sono suo fratello e devo sapere con chi esce!» dice cercando di sembrare credibile. Diana gli scoppia a ridere in faccia «Ma fammi il piacere!» dice divertita «Vai a guardare i cartoni, vai...» gli fa poi facendo cenno di andarsene con la mano.
Quando Van torna in sala, Tina sospira «Quindi stasera non lavorerai...» dice ovvia. Io scrollò le spalle «Per una volta non muore nessuno...» dico borbottando.
Lei fa una smorfia «E chi sarebbe questo tipo?» chiede «Da quanto lo conosci?».
Fanculo, mi sento dannatamente sotto pressione e non riesco a sopportarla, giuro che vorrei dirle di farsi gli affari suoi, di lasciarmi in pace o di sparire, per una volta.
«Che importa? Non deve sempre dirci tutto!» commenta Diana sbuffando, in mia difesa.
Tina sembra alterarsi, guarda Diana con sguardo serio «Certo che importa! Non ti sarai mica dimenticata di come è andata con Travis, no?».
Quando pronuncia quella frase, l'effetto è lo stesso di mille pugnalate al petto. Deglutisco e socchiudo gli occhi. Dannata Tina! Dannati tutti.
Sento Diana sbuffare «...basta con questa storia, ok? Di gente stupida ne è pieno il mondo, ma non significa certo che Sam non può avere una vita sentimentale per questo!».
«Oh, come volete voi! Ma vorrei ricordarvi che gli uomini non amano scoprire che la ragazza che stanno frequentando ha una doppia vita! Travis dovrebbe esserne un esempio palese!» insiste Tina. Vorrei quasi piangere, o urlare, o entrambe le cose.
Vorrei dirle che Frank lo sa già, che è un'altra storia, che è diverso. Perché lui ha conosciuto prima Juliet della vera me, e mi ha dimostrato interesse lo stesso. O forse sono solo un capriccio, per lui. E poi Tina ha ragione. Sarà complicato. Sarà impossibile.
Comincio a chiedermi perché non ci sono arrivata prima. Perché ho accettato di uscire con lui. Tina ha sempre dannatamente ragione.
«Smettiamola di parlarne, ok? Travis è acqua passata, direi! E non c'è bisogno di essere sempre così pessimisti, cavolo!» dice Diana alzando gli occhi al cielo.
Giusto, smettiamola di parlarne.
Tina sospira e mi lancia un'altra occhiata piena di disapprovazione, poi se ne va. Diana sforza un sorriso guardandomi. Mi sistema la maglietta e fa un respiro profondo «Sei bellissima, e ti divertirai. E starai benissimo. E sarà tutto grandioso...» mi dice per tirarmi su il morale. A Tina bastano due parole per buttarmi giù «E non dare retta a Tina, lei è nata vecchia, probabilmente. Nemmeno lo ricorderà come ci si sente ad uscire con qualcuno. Ad avere un appuntamento.» aggiunge stampandomi un bacio sulla guancia.
Faccio un respiro profondo ed annuisco. Giusto. Andrà tutto bene. Tina è esagerata. Non dovrà finire in tragedia. Frank è diverso dagli altri. Frank mi apprezzava anche quando ero solo una prostituta.
Prendo la borsa e saluto Van che fa qualche capriccio e mi fa promettere di comprargli qualcosa da mangiare quando torno. Tina non risponde al "Ciao!" che le urlo dalla porta, e Diana mi accompagna in macchina fino al luogo in cui ho detto a Frank di incontrarci. La ringrazio tantissimo, perché farà tardi a lavoro, ma lei mi dice che non devo ringraziarla e che è curiosa di vedere questo Frank finalmente.
Ci guardiamo intorno per qualche minuto, quando un macchinone scuro e tirato a lucido si parcheggia dall'altro lato della strada. I finestrini sono abbassati e Frank si guarda intorno con aria spaesata.
Sorrido e mi mordo il labbro «Ok, è lui!» dico indicandolo. Diana lo guarda e solleva un sopracciglio «Wow! E come hai fatto a non saltargli ancora addosso!?» domanda divertita.
Io faccio un respiro profondo prima di scendere dall'auto, mentre le farfalle nello stomaco sembra vogliano uccidermi e mi manca l'aria. Mi avvicino alla sua macchina e quando mi nota un sorriso gli si stampa sul volto. Scende dall'auto e mi viene incontro.
Ok.
Ci siamo.
Questo è un appuntamento.
Questo è Frank.
Io sono Samira.
E l'assenza delle quattro mura che formano la camera in cui sono abituata ad incontrare Frank mi fa sentire decisamente debole e vulnerabile.
Eppure un suo sorriso mi fa sciogliere.
FRANK
Samira è bellissima. Ed è Samira, non è Juliet.
E mi sorride e il suo evidente imbarazzo la rende così dolce che vorrei abbracciarla.
In realtà non abbiamo deciso cosa fare stasera, quindi intanto ci mettiamo a camminare. Inizio a parlare di qualcosa di stupido e non so come ci ritroviamo a chiacchierare di milioni di cose. Mi chiede di quanto ho viaggiato, di com'è il Giappone, l'Europa, di tutti i posti in cui sono stato, perché lei non è mai stata da nessuna parte oltre qualche città degli Stati Uniti. E' curiosa ed entusiasta, e mi chiede di come sono le vere Geishe, com'è Londra, come si mangia in Italia e un milione di altre cose. Chiacchieriamo così tanto e camminiamo senza meta. Finché non si ferma a guardare la fila per un concerto in un'arena.
Suonano i Green Day. Io sono un grandissimo fan dei Green Day ed anche lei dice di esserlo. Guarda la fila e mi chiede se secondo me riusciamo a trovare ancora dei biglietti. Mi chiede se voglio vedere un loro concerto.
Le racconto che ci ho suonato, con i Green Day. E dico che si, mi piacerebbe vedere un loro concerto. E che mi basta fare una telefonata per riuscire ad entrare.
«Ho le conoscenze giuste, sai...» dico ridendo mentre prendo il cellulare.
Entriamo da una porta sul retro, viene a prenderci un tipo della security e ci fa avere due pass per il backstage. Lei è entusiasta e mi ringrazia. Mi dice che non è mai stata ad un loro concerto.
Mi sorride ed io riesco a farle incontrare i ragazzi. Li saluto, e noto che lei non dice una parola, è in imbarazzo e non so perché, e comunque loro devono iniziare a suonare e noi ci mettiamo al lato del palco insieme ad altra gente a guardare lo show iniziare.
Suonano un paio di canzoni che Samira canta tenendo il tempo con la testa.
Poi mi guarda e solleva un sopracciglio «Però... non potremmo andare nella folla?» mi domanda.
Io rido. Suppongo che ogni singolo fan dei Green Day pagherebbe oro per un backstage, e lei invece vuole andare tra la gente comune.
«Dai... insomma, che gusto c'è a vedere un concerto senza saltare sentendosi schiacciare dagli altri, senza sentire le loro urla unirsi alle tue? Da quant'è che non vedi un concerto come un normale spettatore, da sotto il palcoscenico?» mi domanda.
Beh, annuisco.
E' da tanto, tantissimo tempo.
E' da quando sono entrato nel giro.
E' da sempre.
Guardo la folla che si scatena e non ricordo nemmeno com'è.
E' diverso quando tu diventi quello che fa scatenare le folle.
Che male c'è a guardare un concerto da la sotto, come un comune fan? Vado da uno della security, ma non può mettermi nelle prime file ovviamente.
L'unica è in fondo all'arena.
Oppure direttamente sotto il palco, tra i Green Day e le transenne che li separano dai fan. Dove ci sono quelli della sicurezza ed i fotografi. Lo dico a Samira che sorride entusiasta dicendomi che va più che bene.
Andiamo lì e devo ammettere che ha dannatamente ragione. E' tutta un'altra cosa. La guardo saltare e cantare con tutto il fiato che ha in corpo, la guardo ed è bellissima ed io inizio a cantare con lei e a scatenarmi con lei e alla fine siamo incredibilmente sudati e non abbiamo più la voce e mi sento come un ragazzino. Mi sento proprio come ero.
Avevo dimenticato quanto fosse bella la sensazione di lasciarsi andare. Di perdere la testa lasciando l'anima sotto un palcoscenico, scatenarsi e tirar fuori ogni cosa, spazzarla via.
E' un pò come suonare, ma è diverso, è più bello questo, e non so se perché Samira mi ha preso la mano ed è bellissima o se è perché qui io non sono nessuno e nessuno si aspetta nulla da me. Forse le due cose insieme.
Ma è bellissimo e a fine concerto sono dannatamente felice, dico sul serio.
Usciamo da lì ed è stato tutto grandioso, noi due siamo esausti ed adrenalinici e sudati e ridiamo come due stupidi e sento qualcuno fare il mio nome ma non mi interessa perché sto davvero bene, davvero troppo bene.
Era da troppo che non mi sentivo così libero. Davvero da troppo tempo.
I capelli di Samira sono spettinati ed io cerco di aiutarla a dargli un senso con le mani, mentre si guarda nel riflesso del vetro di un'auto parcheggiata.
E' anche più bella, così.
Decidiamo che ora abbiamo fame ed andiamo a prendere qualcosa da mangiare. Ci sediamo su una panchina e mangiamo tra una chiacchiera e l'altra. Non ci diciamo nulla di rilevante. Io non parlo di me, lei non parla di sé. Parliamo e basta, parliamo di questo e quello ed è tutto fantastico. Solo quando finiamo di mangiare la vedo guardare l'ora e comincio a sentirmi nervoso.
Non voglio che questa serata finisca. Vorrei non finisse mai.
E' come poter uscire dopo una lunga malattia e rendersi conto che prima o poi bisogna rientrare o sarà peggio. Ma io non voglio che questa serata finisca. Io non voglio rientrare.
Fumiamo una sigaretta, e d'un tratto non so più cosa dire. Non c'è nulla da dire. E' un bel silenzio, in realtà.
«Ehi, vuoi vedere un posto bellissimo?» le dico d'un tratto, quando noto che sta guardando le stelle in cielo. Lei sorride con i suoi occhi scuri che sembrano illuminarsi ed annuisce «Certo...» risponde.
«Se sei stanca possiamo andare in macchina... c'è un pò da camminare...».
Lei scuote la testa «Se camminiamo ci mettiamo di più...» mormora alzandosi «...altrimenti arriva subito il momento di andar via...».
Ci metto un pò ad afferrare che nemmeno lei vuole che questa serata finisca, e mi sento incredibilmente sollevato. Sorrido e ci incamminiamo.
Stiamo in silenzio per un pò, mentre camminiamo e le nostre mani si sfiorano tra un passo e l'altro ed è una cosa stupida ma secondo me è una sensazione bellissima.
Non voglio stringerle la mano, non voglio fare nulla che lei non vuole fare, almeno credo.
Così mi tengo le pelli che si sfiorano e gli sguardi che si incontrano e penso che vada bene così.
Prendiamo una strada buia, male illuminata, e lei si guarda intorno. Le dico di stare tranquilla e lei ride, come a dire che non ha paura. Così mi ricordo che lavoro fa, e penso che non puoi avere paura quando devi trovarti ogni sera da sola con uomini dei quali non sai assolutamente nulla.
Dopo un pò sospira «Sai, è davvero da tantissimo tempo che non esco con un ragazzo...» dice guardando a terra.
La guardo incuriosito, mentre lei sembra ancora una volta in imbarazzo. E' una cosa strana, non so perché.
«Come mai?» le domando.
Lei scrolla le spalle accennando una risatina. Poi mi guarda e fa un respiro profondo «Stavo con un ragazzo, tempo fa... beh, parecchio tempo fa...» dice, mentre io capisco che si sta aprendo con me e mi sento lieto e sorrido senza dire nulla per non interromperla.
Ho aspettato di sapere di più su di lei così tanto tempo che ora voglio sapere davvero tutto.
Lei riprende a parlare «Beh, lui non sapeva di Juliet, e della mia doppia vita, ma stavamo insieme da un pò ed aveva iniziato a dire che avrebbe voluto sposarmi, cose del genere...» continua.
Io sento una specie di fitta al petto. Immagino come sarebbe andata se ora lei fosse sposata. Ora non saremmo qui.
Poi penso a Juliet. Penso che lei stasera non sta lavorando, per stare con me. Penso che sia una gran perdita a livello economico, per lei, ma ha preferito uscire con me che lavorare.
«Non volevi sposarti?» domando d'un tratto.
Lei si morde il labbro e guarda altrove «Oh, certo che volevo sposarmi...» dice. Un'altra fitta al cuore.
Perché tutti vogliono sempre sposarsi?
E' una cosa stupida, perché è una storia vecchia, eppure mi infastidisce il pensiero che avrebbe potuto sposarsi con chissà chi.
«...sai, era giunto il momento di dirgli della mia doppia vita, di tutto quanto. Pensavo che lui mi amasse davvero tanto, che avrebbe compreso e che, non lo so, mi avrebbe aiutato in qualche modo... in qualsiasi modo, sul serio» mormora. Diventa triste ed io vorrei dirle di non pensarci. Che è un consiglio stupido, e ne sono cosciente, quindi non dico nulla anche se detesto vedere quei suoi occhi così spenti, ora.
«E' stato... E' stato devastante...» dice, ed ha la voce spezzata, ed io spero che non stia per piangere «...è stato... Dio, mi ha detto delle cose davvero pesanti, e in un certo senso non aveva tutti i torti. Era stato per tutto quel tempo con una donna che andava a letto con altri uomini» spiega, ma sembra che stia parlando più a sé stessa che a me, ora.
E si, suppongo che stia per piangere, così mi viene d'istinto di stringerle la mano. Lei alza lo sguardo, mi sorride, ed io mi sento morire.
Quel tizio, chiunque lui fosse, doveva essere uno stupido.
Siamo arrivati. Siamo in cima ad una collina, e mi avvicino al cancello tenendo Samira ancora per mano.
E' il cancello di un parco. E' un posto bellissimo, perché da quassù si vede tutta la città. Si vedono le strade illuminate, il contrasto delle luci con il cielo buio, le stelle che sorvegliano dall'alto, e ci siamo solo noi.
«Sei sicuro che possiamo entrare?» mi chiede quando apro il cancello cigolante.
Annuisco e sorrido «Certo, vieni...».
Sembra affascinata.
Ci sono lunghi viali alberati e la luce della luna che filtra dai rami è l'unica fonte di illuminazione, qui.
E' tutto bellissimo, il posto, il momento, la serata, Samira.
Ci avviciniamo alla ringhiera che da sulla città.
Samira fa un suono affascinato mentre si guarda intorno a bocca aperta «E' bellissimo!» esclama con gli occhi sgranati.
Sembra così innocente e tenera. Sono al suo fianco e guardiamo il panorama dall'alto. Mi sento invincibile, quassù. E' come se fosse un posto sacro.
Come se fossi lontano da ogni preoccupazione, da ogni problema. Sono sopra la città.
Sono nel punto più alto della città.
E' come volare restando con i piedi per terra.
Sento il profumo di Samira, la sua spalla che sfiora la mia, la vedo fissare il panorama, mentre un leggero vento le smuove i capelli, portandole qualche ciocca a coprirle il viso.
Mi viene d'istinto scoprirle il volto, e quando le mie mani la sfiorano lei sussulta, quasi. Le sposto i capelli da davanti gli occhi e le carezzo la guancia con fare leggero, con le dita.
E' incredibile come sia strano il fatto che io abbia una voglia tremenda di baciarla, di abbracciarla, di sentire il suo sapore, di toccarla, come se non lo avessi mai fatto prima, nonostante sia già stato a letto con lei più volte. E' dannatamente diverso, ora.
Mi viene in mente di tutte le volte che le ho detto di volerla baciare, che le ho supplicato di dirmi il suo nome, che le ho chiesto di lei, in quella stanza.
Sorrido pensando a come fossi sicuro di me, in un certo senso, in quel momento, e come invece mi senta dannatamente fragile ora. Ho paura di sbagliare, di dire o fare qualcosa di sbagliato. Lei si volta a guardarmi, mi guarda negli occhi, in un lungo attimo di silenzio che dice tante cose. Forse sono cose che sono io a voler sentire, ma penso che lei voglia ciò che voglio io, e che lei abbia paura almeno quanta ne ho io.
Potrei fermarmi in quest'attimo di desiderio non dichiarato per sempre.
E' il brivido di quell'attimo che precede qualcosa di speciale.
Le sue labbra sono dannatamente invitanti ed io le guardo mentre lei guarda me e non resisto.
Sospiro «Voglio baciarti...» dico, con molta sicurezza in meno del solito. Lei deglutisce, le sue guance si colorano di un impercettibile tono roseo, non mi dice di no, non mi dice nulla.
Sta in silenzio e mi guarda negli occhi.
Finalmente parla.
«Sai che poi sarà tutto dannatamente difficile, vero?» sussurra.
Ora che so qualcosa in più su di lei, che so un pezzo della sua storia, mi rendo conto che tutto il distacco che ha sempre dimostrato, tutta la distanza che ha tenuto in questo tempo, tutte le sue paure sono lecite.
Mi rendo conto che deve aver sofferto tanto, che ha paura.
Vorrei prometterle che non le farò mai del male.
Dirle che non potrò mai farle del male, per nessun motivo al mondo.
Ma so che è una cazzata, per quanto vorrei fosse vero, so che non può andare sempre tutto nel migliore dei modi.
Lo so perché Jordan mi aveva promesso la stessa cosa. Jordan mi aveva detto che non mi avrebbe mai fatto soffrire, che sarebbe stato sempre lì per sostenermi, per farmi stare bene. Ed invece solo pensando a lui mi viene la nausea. E devo scacciare via il pensiero di Jordan perché non voglio rovinare la serata, non lo voglio, per me e per Samira. Chiudo gli occhi sperando di liberarmi di nuovo la mente. Proprio come era libera fino a qualche istante fa, perché mi fa incazzare da morire il pensiero di Jordan, il pensiero che pensarlo mi renda inquieto, il pensiero di quanto mi abbia fatto soffrire.
Quando riapro gli occhi Samira mi sta ancora fissando. I suoi occhi mi penetrano, e solo grazie al suo sguardo la mia mente vaga libera di nuovo.
Lei è la mia cura. Faccio un respiro profondo e mi spingo verso di lei. I nostri nasi si sfiorano, e lei non si scansa.
Voglio baciarla.
Sento le farfalle nello stomaco, una sensazione inspiegabile che mi avvolge la mente, credo che la mia testa stia girando, perché le nostre labbra si sfiorano, la mia bocca incontra la sua, le sue labbra sono morbide e carnose ed il mio cuore sta per scoppiare davvero, mentre le mie mani le tengono il volto e le nostre labbra si accarezzano, e ci assaporiamo, ed è la cosa più bella del mondo.
Stiamo infrangendo tutte le regole. Una per una, le stiamo infrangendo tutte. Siamo liberi, siamo uniti, e siamo in cima al mondo.
Ed ogni movimento mi procura brividi e scosse elettriche lungo tutto il corpo. Lei è incredibilmente dolce. Le sue labbra si schiudono e tutta la tenerezza diventa passione, mentre le nostre lingue si cercano, si accarezzano, sfuggono e si trovano di nuovo. Le sue mani si posano sul mio collo, mi carezza i capelli, le sue dita sembrano tremare mentre mi sfiora.
E' il bacio più intenso che abbia mai dato, che abbia mai ricevuto.
La mia mente è totalmente libera, noi siamo liberi, noi siamo uniti.
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