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Capitolo 3

[Signor Kim SeokJin]

Tu sei immobile come una statua, le tue labbra sono serrate, i tuoi occhi catturati dai suoi con quelle sensazioni che invadono il tuo corpo impedendoti anche solo di pensare, come se una fitta coltre nebbiosa avesse invaso il tuo cervello.
Quell'uomo dannatamente bello e sensuale si avvicina lentamente a te con quel completo scuro, il quale si piega appena ad ogni suo perfetto  movimento, con quel portamento quasi signorile e un'eleganza mozzafiato che sembra accompagnarlo «C'è qualche problema? » chiede al tuo superiore, senza distogliere lo sguardo da te come a studiati, seguito dall'aroma maschile che ti sfiora delicatamente l'olfatto.
Improvvisamente senti la bocca asciutta come il più arido dei deserti, ingoi a vuoto, senza ragione, sentendoti in qualche modo minacciata da quel misterioso uomo affascinante che ora è a pochi passi da te, la pelle ti si accappona, non sai se per paura o piacevolezza, però propendi per la prima opzione, nonostante tutto.
«Certamente no signor Kim, stavo dicendo alla ragazza di non creare problemi durante la sua breve esperienza lavorativa e di non disturbare i clienti, in quanto persone di una certa rilevanza » risponde mansueto quel dittatore del tuo superiore.
Quasi non riesci a credere come quell'uomo odioso che ti fa sempre sgobbare come un animale ora si comporti come un tenue agnellino e la cosa non può fare a meno di divertiti.
«Sono certo che non accadrà, sarà la mia cameriera personale durante la mia permanenza nello stabile» dice portando una delle sue grandi mani pallide, con numerose vene a risaltare su quella sua pelle perfetta, fra i capelli scuri mentre ti lancia un'ultima occhiata e sei piuttosto sicura di aver visto un ghigno malvagio su quel viso, come se si stesse facendo beffe di te.
Il tuo amabile superiore cerca di dissuaderlo farfugliando un insieme confuso di sillabe senza senso ma a quanto pare la decisione del signor Kim non muta di una virgola e per qualche ragione speravi lo facesse, sei certa che non sarà piacevole lavorare per lui.
«Bene, ora seguimi, oh, ora che ci penso non conosco il tuo nome, come ti chiami?» chiede con quella voce profonda e seduttrice che fa tremare il tuo corpo come una foglia, tu forzi un sorriso in viso, tentando di nascondere la tua agitazione della quale non comprendi la causa, prima di rispondere.
«Mi chiamo (t/n) Winchester, sarò felice di lavorare per lei signor Kim» rispondi con tutta l'educazione di cui sei capace, nonostante tu sia tesa come una corda di violino, mentre aspetti una sua qualsiasi reazione per comprendere se hai fatto male o bene.
Lui ridacchia come a divertirsi dei tuoi tormenti e questo non fa che convincerti sempre di più che il tuo lavoro sarà davvero molto spiacevole, solamente speri non peggiore di quanto lo sia stato negli ultimi giorni.
L'uomo ti chiede di seguirlo e mentre controllando il lavoro degli altri impiegati ti spiega le varie funzioni oltreché le varie ale della struttura, ti dice che quel luogo, essendo in periferia, è pericoloso, che c'è il rischio di incontrare qualche bestia selvaggia.
Tu ti congeli sul posto quando senti quelle parole ripensando alla sera precedente, una goccia di sudore scivola lungo una delle tue tempie ma tu sei fredda come il ghiaccio, lui ti osserva con quello sguardo indecifrabile, penetrante e quasi temi che egli sappia più di quanto dice.
Forse sa cosa ti ha attaccata la sera precendete ma non vuole dirtelo o, forse, quell'infromazione ha un prezzo che tu non vuoi pagare, dopotutto non hai veramente bisogno di saperlo.
Mentre ti fa fare il giro dell'albergo ti fa delle domande, tutte sulla tua famiglia, sulla tua provenienza e sui tuoi avi e questo ti confonde, sai che la tua famiglia è importante e potente ma davvero non ti capaciti di tutta l'attenzione e l'interesse che gli ha rivolto.
Sei immersa nei tuoi pensieri quando ormai hai finito il tuo lavoro, dopo aver corso da una parte all'altra di quel luogo enorme per soddisfare i capricci del capo che, giusto per complicarti la vita come se già non lo fosse, ti diceva una cosa alla volta.
Ora vorresti davvero prenderlo a pugni ma no, sai che non è una buona idea, pensi mentre percorri sovrappensiero quel sentiero tortuoso allontanandoti a passo spedito da ogni cosa che avrebbe potuti farti stare al sicuro senza neppure notarlo.
Poi la tua mente ti riporta a quanto accaduto alla sera prima, tentando di trovare una spiegazione razionale a quello che hai visto, ma non c'è nulla che possa giustificare un lupo grande almeno due volte te, con una forza sovrumana e che è poi sparito nel nulla, senza lasciare alcuna traccia.
Ora hai paura, ti rendi conto di essere nella stessa situazione nella quale eri ieri sera, prima di essere aggredita, allora presa dalla paura cominci a correre come una pazza e speri di dormire, ma fallisci.
I giorni sembrano passare a rallentatore, tutti uguali, senza cambiamento, con il signor Kim che ti rende la vita più difficile e la paura che ti assale la notte senza lasciarti modo di riposare.
I tuoi occhi (c/o) sono distrutti, circondati da solchi profondi, tanto scuri da sembrare quasi neri, sei alla fine della settimana perciò il giorno seguente sarà il tuo libero, stai per correre verso la tua "casa" quando ti fermi davanti alla porta dell'hotel.
Proprio nel momento nel quale stai per aprire la porta senti un rumore sordo, come di un colpo contro il vetro, poi lo senti di nuovo ma pensi di essere impazzita a causa della mancanza di sonno, questa tua paura svanisce quando quei suoni iniziano a susseguirsi regolari e, a quel punto, vedi dei pezzi di ghiaccio grandi come sassi colpire il vetro.
Sta grandinando fitto, non solo dunque piove ma ci sono pezzi ghiacciati tanto grandi da poterti fare un buco in testa, fantastico, davvero fantastico, pensi portandoti le mani davanti al viso per non urlare.
Mentre consideri l'idea di dormire lì, davanti alla porta, la voce profonda e vibrante del tuo capo ti distrae dalla tua stupida idea, sorride, quel sorriso non ti piace, non importa quanto cerchi di convincenti che non nasconda nulla, hai come l'impressione che dietro quell'immagine cortese si nascondi un alone di inquietante mistero che ti suggerisce di non avvicinarti più di quanto necessario.
Le sue labbra carnose sono contratte leggermente in quella sua classica espressione gentile alla quale, non sai perché, non riesci proprio a credere, allora ti chiede se vuoi un passaggio, tu distrutta, accetti, non puoi fare altrimenti.

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