Capitolo 26
[Non fateli arrabbiare parte II]
Jin ti gira attorno per un po' prima di sedersi sulle sue zampe posteriori davanti a te, la sua grossa coda scura si muove allegra frustando l'aria mentre accarezza il tuo corpo con il suo capo enorme, senti la morbidezza del suo pelo sfiorare la tua pelle e l'odore acre del sangue forzarsi nelle tue narici comprendo quell'aroma di lui.
Non hai paura, non lo odi per quanto ha fatto, non puoi, sai che tutto quel macello di cadaveri e sangue a terra è stato fatto perché ti ama terribilmente e sai, per tua stessa esperienza che l'istinto è qualcosa di irrefrenabile e sei felice nel sapere che il tuo, quello violento e selvaggio, non è ancora uscito per questioni di tale portata.
Muovi le tue mani tremanti, accarezzi il suo pelo sanguinolento con le dita incerte, lo vedi chiudere gli occhi mentre si bea di te, della tua presenza e del tuo aroma tentando di tornare in sé, di fissare nella sua mente il fatto che tu sei illesa e che non ti è stato fatto alcun male.
A distrarti da lui sono delle urla terribili che vengono dal corridoio, sembra che chiunque le stia generando si stia aggrappando alla vita tanto ostinatamente da aver fatto saltare le sue unghie, non sai perché ma una paura terribile ti gela il corpo, qualcosa in te ti prega di non indagare ma non puoi, lì ci sono Jimin e Michela, cosa farai se stesse loro succedendo qualcosa?
Fai un passo avanti, titubante, ma Jin scatta su quattro zampe e ti imprigiona con la sua grossa coda facendo scontrare il tuo corpo freddo e spaventato contro il suo, caldo e animalesco, impedendoti di andare.
Ti fissa dritta negli occhi come a farti capire di fidarti di lui, ti sta proteggendo e probabilmente non hai motivo di preoccuparti, ma non puoi stare tranquilla, chi potrebbe nella tua situazione dopotutto, semplicemente nessuno.
Le urla si fanno mano a mano più forti, dei suono metallici spezzano la voce graffiante e disperata che viene fuori da quella oscurità profonda di quel corridoio terribile, avverti anche un ansimare disperato, poi delle preghiere confuse, basse e maschili pronunciate da una voce troppo straziata dalle urla inumanamente spaventose per poter essere riconoscibile.
Senti il suono disperato di dita che scorticano la roccia gelida e resistente del pavimento o delle pareti, non sai dirlo, percepisci un battito cardiaco repentino e spaventato, senti l'odore del dolore e della paura invadere ogni parte di quel luogo a causa della loro intensità, tanto da sovrastare il sangue versato dove tu ti trovi.
L'ansia ti assale preoccupata, eppure qualcosa dentro di te ti dice di non dubitare e una calma piatta, in contrasto con quel turbine irrequieto che ti ha sovrastata fin a poco fa, ti invade.
Non hai più paura, senti come che chiunque sia nel mezzo della disperazione non sia nessuna delle persone a cui tu tieni.
Sei più calma, circondata dal calore rassicurante proveniente dall'uomo che tanto ami, che a modo suo, per quanto gli sia possibile in quella sua forma animale, ti sta stringendo a se.
Un risata alta, acuta e senza controllo rimbomba nel silenzio che è appena crollato fra quelle mura pregne di violenza, poi il rumore schietto di un colpo contro la pelle si fa strada in quella gelida, l'attesa fa formicolare il tuo corpo, ti pietrifichi, riconosci quella voce.
Senti il suono della pelle che viene lacerata, le urla che si fanno spaventosamente irreali, non avresti mai pensato di sentire nulla del genere nella tua vita, inizi a sentire il sangue che guizza fuori da quel corpo inerme, inizi a sentire il suono del liquido che goccia a terra mescolato alle lacrime e alle preghiere di chi sta venendo brutalmente martoriato.
Le risa si fanno più alte prima di cessare del tutto, la pausa delle urla viene interrotta, i suoni straziati ed implorando riprendono con ancora più impeto, sei paralizzata, ora comprendi molto ma lo sai, non è mai troppo tardi per conoscere qualcosa o qualcuno, che riguardi pur te stessa.
Tutto cessa, un ultimo rantolo disperato misto alle miriadi di scuse, spezzano l'aria appesantita prima che colui che ormai hai identificato come il tuo rapitore crolli nella morte eterna senza sollievo, con la mente distrutta ed il corpo deturpato.
Poco dopo, da quel gelido silenzio scuro vedi emergere lei con gli occhi brillanti di rabbia e cattiveria, in contrasto con quanto sei abituata, che sorregge Jimin ancora tremendamente ferito e privo di conoscenza.
Vi allontanate velocemente, non dici nulla con il fiato sospeso in gola, tornare velocemente dove eravate prima di tutto quel casino e lei medica il ragazzo mentre tuo marito, tornato alle sembianze normali, si è lavato di dosso i lasciti della sua violenza brutale con una doccia e ora ti coccola gentilmente sul divano, con il naso piantato nei tuoi capelli (c/c) stringendoti ancora preoccupato di vederti sparire, probabilmente.
Lo ami, lo ami dannatamente e sei felice di essere avvolta dal suo tepore, rilassata sotto quelle sue grandi mani così gentili verso di te che ti cullano dolcemente, tu con gli occhi chiusi preghi che nulla del genere succeda mai più, perché sai che quanto avvenuto al povero ragazzo di bassa statura sarebbe potuto accadere a colui che tanto ami e vuoi impedirlo, con tutte le tue forze, che ti costi attingere alla natura lasciatati da quel maniaco omicida del tuo antenato.
Quella calma gentile va in frantumi quando la voce bassa e cupa di Michela raggiunge le tue orecchie «Posso insegnarti ad utilizzarla, la tua vera natura, ma non a controllarla, quello spetta a te» disse facendo generare una pessima reazione da parte di Jin.
Prima che i segni della rabbia si mostrino sulla sua pelle riesci a percepirli, la sua voce minacciosa fende il silenzio creatosi nuovamente «No» dice categorico stringendoti come farebbe un bambino capriccioso che non vuole lasciare neppure per un istante il suo gioco preferito, soprattutto non ad altri diversi da sé stesso e questo ti fa felice, anche se sai che non è il momento per questo tipo di cose.
Lei sorride e ti osserva «Credi di poter scegliere al suo posto Jin, non puoi, allora, cosa vuoi fare,(t/n)?» chiede e tu accetti.
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