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Capitolo 10

[Febbre di ricordi]

Quando finalmente riapri gli occhi intontita ti accorgi di essere nella tua stanza, nella casa di Jin, con la pioggia che scivola tranquilla lungo il vetro trasparente pesando anche sulle foglie cuneiformi dei pini che costituiscono il bosco dietro la villa.
Poi, quando ti riscuoti completamente dalla confusione e dalla letizia dell'incoscienza te ne penti, senti la tua pelle bruciare come se le scarlatte, bollenti lingue di lava provenienti dalle più recondite profondità dell'inferno ti stessero divorando, gli occhi ti si velano di lacrime dolenti e vorresti urlare, sperando che qualcuno strappi via quel dolore insopportabile dal tuo povero e fragile corpo ora scosso da spasmi incontrollati ma non riesci ad urlare.
Ti sembra di avere la gola pallida trafitta da infiniti piccoli spilli acuminati, spalanchi le labbra impallidite tentando di emettere un qualsiasi vocalizzo graffiando il tuo collo nudo con le unghie lunghe. Quel dolore ti sta facendo impazzire, la ragione scivola via da te mentre la paura s'insinua in ogni fibra del tuo corpo tremante in modo, le tue gambe lunghe si stringono fra loro strisciando contro le morbide coperte quasi tu stessi cercando di liberarti da
qualche immaginario aggressore, ma quella sensazione non fa che peggiorare più ti muovi.
Poi, come se uno strano interruttore fosse stato premuto in te, forse scatenato da quella violenta reazione del tuo corpo a qualcosa che rimane a te nuovamente ignoto, come la gran parte di quello che ti accade attorno, ti ritrovi catapultata in un ambiente familiare che tuttavia non rammenti.
Vedi una casa enorme, una villa quanto più simile possibile ad un piccolo castello, immersa dal dolce verde di una vallata, spezzato dalla superficie liscia e cristallina di un lago calmo che riflette quel verdeggiante smeraldo e l'azzurro purissimo del cielo, illuminato poi dai caldi e vivaci raggi del sole estivo.
La calma sembra prerogativa di quel luogo, il dolce cantare degli usignoli rende il tutto più sereno e tranquillo, quasi quello fosse stato un immaginario paesaggio uscito da un classico libro delle favole e sebbene non ricordi di essere mai stata in un luogo tanto incantevole ti sembra di conoscere quelle terre come i palmi delle tue mani.
Vedi apparire d'improvviso una versione più piccola e raggiante di te, un piccolo corpicino pallido, dei lunghi capelli (c/c) che svolazzano a causa del tuo moto veloce, gli occhi (c/o) enormi che su quel delicato visino arrossato risplendono riflettendo la luce solare mentre corri, fasciata da un dolce abitino bianco con delle piccole balze e ai piedi delle scarpine rosse che ti rendono davvero adorabile.
La tua risata divertita ed infantile si mescola al dolce cantare dei volatili nella zona e risuona felice mentre sembri giocare con qualcuno, sei felice come una bambina qualunque lasciata libera di scorrazzare all'aria aperta, poi ecco dei passi veloci schiacciare l'erba verde.
Vedi un uomo alto, vestito di tutto punto, i suoi capelli sono di un castano profondo e gli occhi così simili ai tuoi sono contratti insieme alle labbra rosee in un'espressione di felicità, mostrando quelle lievi pieghe ai lati dello sguardo dovute all'età non più propriamente giovanile «Dai, non vorrai far stancare il tuo papà, lo sai che non sono più giovane! » dice con voce divertita e la te stessa che avevi perduto nei meandri della memoria risponde con voce squillante «Papà è vecchio, ahahah, (t/n) ha vinto di nuovo!».
Si unisce poi una dolce risata soave come le note di un violino, vedi la figura di tua madre con il tuo stesso colore di capelli e quel suo sorriso gentile, con il fisico minuto fasciato da un delizioso abito colorato che si avvicina a te, prendendoti fra le sue braccia per poi stamparti un dolce bacio sulla fronte «La mia piccola donna ha di nuovo avuto la meglio, John se non ti impegni verrai battuto ancora la prossima volta! » ridacchia prendendosi gioco del marito che mette sul viso un broncio divertito.
Poi lui ti prende fra le sue braccia con tutto il suo amore e ti stampa una miriade di baci fra i capelli «Va bene così, dopotutto la mia principessa è troppo fantastica per perdere, vero mia piccola fragolina?» tu annuisci energicamente ridendo.
Senti qualcosa di umido percorrere le tue guance mentre sei persa in quella visone dei tuoi ricordi, sei certa di star dando libero sfogo alle lacrime che si sono accumulate ai lati dei tuoi occhi mentre ti chiedi quando è che la situazione è cambiata, quando i sorrisi sono finiti e quando la gioia ha abbandonato la tua famiglia, non ricordi davvero.
Mentre cerchi di capire cosa ancora ti sfugga, ti ritrovi immersa dall'oscurità, non sai dove tu sia, davanti a te vedi solo una cripta in dura pietra grigia che porta inciso il cognome della tua famiglia, tutto lì dentro è intriso di strozzalupo, piccole ghirlande sono appese ad ogni gancio che sporge dalle mura inquietanti e logore a causa del tempo infinito che sembra passato dalla sua costruzione, iniziata dal primo Winchester.
Il rombo di un fulmine ti fa rabbrividire ma non ne hai paura, almeno non fino a quando vedi l'elettricità che, contro ogni legge della natura, attraversa la roccia e si concentra tutta verso di te scuotendo il tuo piccolo corpo, un voce maschile e profonda, preoccupata, spezza quel silenzio ma le forze ti stanno lentamente abbandonando mentre accanto a te vedi le tue amiche e una terza figura, troppo sfumata perché tu possa identificarla e il tuo corpo viene pervaso dalle stesse sensazioni che ti stanno ora, nella realtà, sopraffacendo.
Sapevi che ti stavano tacendo qualcosa e ora lo sai, probabilmente sanno il perché del tuo malore, mentre rifletti ti viene mostrato ancora qualcosa del tuo passato, tu stesa su un letto, ancora intontita da quanto accaduto, la voce ovattata dei tuoi genitori che parlano, dicono che non pensavano sarebbe toccato proprio alla loro bambina, lo spirito del cacciatore, intrinseco negli eredi della tua famiglia, parlano di un contrasto preoccupante, i loro volti sfocati sono cupi, promettono di proteggerti e non lasciare che affari distanti da te ma che ti hanno travolta ti facciano nuovamente del male.
Quando ti riprendi ci sono le tue amiche che ti scuotono preoccupate, i capelli arruffati ti ricadono intricati davanti al viso sudato e sconnesso, rielabori velocemente quanto hai rammentato e osservi le ragazza con sguardo affilato «Cosa mi state nascondendo?!» sussurri con serietà, non puoi alzare di più la voce per il dolore alla gola, le tre si guardano preoccupate e si alzano.
Ti dicono di riposare senza darti risposta ed escono dalla stanza, hai avuto la tua conferma, se vuoi delle risposte concrete ora sei certa di chi dubitare e di quali domande porre, ma soprattutto a chi porle.

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