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Le nuvole bianche e piene passavano leggere nel cielo azzuro, alzando lo sguardo al cielo avresti pensato quanto fosse bella quella giornata, iniziando a programmare una possibile camminata per il centro, decidendo che rimanere chiusi in casa era uno spreco. Eppure chi ti da la certezza che dietro quella calma ci sia una tempesta? Come sai che quelle nuvole non nascondano dentro di se un'acquazzone pronto a travolgerti mentre stai passeggiando contenta e spensierata, ritrovandoti in pochi secondi zuppa e sconsolata? Quel pensiero le vagava per la mente da quando aveva lasciato Madrid, nonostante una parte di se cercasse di pensare solamente al momento magico che avevano vissuto, c'era sempre quella sensazione di paura come sottofondo.

Il giorno dopo decise di recarsi dall'unica persona capace di aiutarla a mettere ordine in quel casino che era la mente. Così Elisa si recò a casa dell'amica per pranzo e dopo aver mangiato si accomodarono in salotto. "Quindi di cosa volevi parlarmi?" domandò Michela mentre si stringeva le gambe al petto. "Bhe ecco a Madrid è successa una cosa che non ti ho detto..." iniziò l'altra piena di paura. Quando avevano parlato al telefono il giorno dopo la partita si era dimenticata di dirle un piccolo particolare, "...ci siamo baciati." sputò fuori tutto d'un fiato chiudendo gli occhi aspettando la reazione della sua amica, che spalancò la bocca scioccata "E quando pensavi di dirmelo?" le domandò sconvolta. "Oggi." rispose Elisa beccandosi un cuscino in faccia. "Non sai da quanto stavo aspettando questo momento! Insomma so che sei una lunga ma dio, lo stavi facendo morire." parlò Michela con occhi sognanti, "Però non ti vedo molto convinta." constatò guardando l'espressione sul volto dell'amica. "No...cioè sì! è solo che..." scattò Elisa pensando che faccia avesse fatto, "Michi mi piace..." iniziò sospirando "Mi piace tanto, mi ha fatto provare emozioni che non pensavo sarei stata capace di sentire di nuovo, non riesco a levarmelo dalla testa e so di provare qualcosa di forte per lui, ma..." abbassò lo sguardo mentre la mora si avvicinò a lei. "E allora qual'è il problema? è pazzo di te credimi, basta guardare quanto ti scrive e cosa ha fatto per te." le fece notare cercando il suo sguardo. "Lo so, ma non è lui il problema..." disse Elisa alzando lo sguardo "Sono io. Ho paura di me, di quello che sarei capace di fare nel caso rimanessi scottata, di non essere abbastanza lucida nel capire se effettivamente mi abbia ferita.". Michela si accorse che le erano venuti gli occhi lucidi ma non la fermò. "Ho paura di perderlo per colpa mia, per colpa di quella parte che non è comunque sparita, nonostante me lo ripeta tutti i giorni." tirò sul col naso mentre sentiva la sua voce incrinarsi, "E se non fossi ancora pronta? E se non fossi ancora..." "Non dirlo neanche per scherzo, quello è passato. Eli sei cambiata, non ti ho mai vista così spensierata e felice, tutte queste paranoie nascono dalla semplice paura di perderlo e dal fatto che sei cotta di lui." le due si sorrisero. "Non voglio farlo allontanare." Michela si commosse "Non lo farai." e ci credeva, perchè anche se non l'aveva ammesso, Elisa lo amava, ne era certa.

Durante il viaggio di ritorno verso Torino nessuno proferì parola, sul pullman e successivamente in aereo regnava un silenzio quasi surreale, c'era chi con gli auricolari nelle orecchie guardava fuori dal finestrino, chi cercava di digerire la sconfitta e chi tentava, senza troppo successo, di riposarsi. A differenza dei suoi compagni Mario aveva la mente ancora ferma a Madrid, ma non alla partita, bensì a quello che era successo in quella stradina fuori dal suo albergo e per quanto cercasse di rimuoverlo momentaneamente dalla sua mente per riuscire così a chiudere occhio, si rivedeva ogni momento passargi davanti: l'abbraccio, il suo sfogo, lei che lo consolava come sempre ed infine il loro bacio, il primo. Avrebbe dato qualsiasi cosa per rimanere lì, lei stretta tra le sue braccia e le loro labbra unite. Era passato tanto tempo dall'ultima volta che si era sentito così e in un certo senso la colpa era solo sua. Dopo la fine della sua ultima storia si era immerso completamente nel calcio, allenandosi fino allo sfinimento e ignorando qualsiasi possibile distrazione, almeno fino ad adesso.

Il giorno dopo la squadra si ritrovò per effettuare del lavoro di scarico e sopratutto per rialzare l'umore in vista della partita contro la Sampdoria. "Hei tutto okay?" gli chiese Blaise mentre accelerava il passo per raggiungere l'amico. L'allenamento era terminato ed i giocatori si stavano recando nel parcheggio per poi dirigersi a casa. Mario sospiro. "Non mentire, è da quando siamo arrivati che sei strano." lo avvertì Khedira che nel frattempo si era avvicinato. "E senza offesa ma non hai una bella cera, hai due occhiaie che sembri un panda." aggiunse Pjanic unendosi al trio. "Sono solo stanco, ho passato la notte in bianco." ammise il croato appoggiando la borsa nella sua macchina. "Perchè ho come la sensazione che la partita non sia la causa principale?" domandò retoricamente il francese guardandolo con un sorrisetto. "Sentite perchè non ne parliamo a casa mia seduti comodamente invece che rimanere in un parcheggio?" propose il bosniaco trovando l'approvazione di tutti. Alcuni minuti più tardi i quattro si trovavano nel salotto di casa Pjanic e dopo aver salutato la compagna di Miralem e strapazzato di coccole il piccolo Edin, Mario iniziò a raccontare quello che era successo dopo la partita. "E il problema sarebbe?" chiese Sami al termine del racconto. "Amico vi siete baciati, ti piace da morire, mi sembri corriposto, che è la cosa più importante, ti stai facendo..." continuò Miralem che venne però interrotto da Blaise che concluse la frase per lui "...troppe paranoie.". Il croato aprì la bocca per controbattere ritrovandosi però senza parole, perchè nonostante gli costasse ammetterlo avevano ragione, "Okay forse sto diventando leggermente paranoico..." i tre lo guardarono dubbiosi così Mario riformulò la frase sbuffando "Va bene sono paranoico, ma non ci riesco a far niente perchè..." si interruppe prendendo un grosso respiro, "...perchè ho paura di rovinare tutto e perderla, perchè quando sto con lei mi sento una persona migliore, sono più sereno e mi ha fatto capire che devo smetterla di addossarmi tutto sulle mie spalle perchè lei sarà sempre al mio fianco, pronta a portare parte di quel peso rendendolo meno pesante. Per la prima volta dopo non so quanto tempo riesco a vedere gli aspetti positivi delle cose e le possibilità dove prima pensavo fosse impossibile, e questo e solo grazie a lei." un sorriso gli si formò sul volto "Ma soprattutto non voglio perderla perchè la amo.". Per alcuni secondi nella sala calò il silenzio poichè i ragazzi rimasero sorpresi nel sentire quelle parole uscire dalla bocca del loro amico, mentre quest'ultimo sentiva l'utima frase che aveva pronunciato rimbombargli in testa "Sei stato davvero dolce, proprio un tenerone." commentò ironico Matuidì riempiendo la stanza di suoni. "Peccato che queste cose non le devi dire solo a noi." gli ricordò il tedesco. "Oh andiamo ragazzi non ha più 10 anni, sa come si fa!" escamò Pjanic voltandosi verso il croato, "Lo sai vero?" domandò poi facendo ridere i due mentre Mario scuoteva la testa sorridendo "Davvero simpatici e maturi.". I tre continuarono a ridere. "Adesso apparte gli scherzi...", disse il bosniaco tornado serio "Siamo contenti per te, davvero. Sappi che puoi contare su di noi per qualsiasi cosa." concluse appoggiandogli una mano sulla spalla. "Grazie ragazzi." disse guardandoli uno ad uno. "Bhe Mario è sistemato." esultò Blaise voltandosi verso Khedira "Ora manchi solo tu Sami." il tedesco roteò gli occhi borbottando "Ti prego non ricominciare." mentre gli altri scoppiarono a ridere.

ANGOLO AUTRICE

Lo so, non ci sono grandi colpi di scena ma è un semplice capitolo di transizione, spero vi sia piaciuto. A presto, Manu.

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