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7 ||Torta al cioccolato

James lo sapeva. In realtà lo aveva sempre saputo.

Nonostante la grande fama da scapestrato e piantagrane cronico che puntualmente lo precedeva, James Potter era in verità un Grifondoro assennato, con la testa ben piantata sulle spalle, delle volte fin troppo, soprattutto se si pensava alla moltitudine di cugini fuori di testa con i quali era cresciuto.

O almeno, questo quando non si lasciava coinvolgere nelle scorribande della sua folle famiglia, e in particolare, quelle di suo cugino Fred.

James quindi lo sapeva, ma non aveva comunque dato ascolto a quella fastidiosa vocina, che gli aveva ricordato più volte di stare lontano dal punch e dallo stesso Fred.

Motivo per cui, in quell'esatto momento, reggersi sulle proprie gambe risultava un'impresa ardua, se non addirittura impossibile.

«Godric, giuro solennemente di avere buone intenzioni.»

Quando raggiunse il grande dipinto raffigurante un cesto di frutta, James fu costretto a cercare appoggio nel muro di mattoni alle sue spalle. Con fatica solleticò la pera del ritratto, che gli rivelò subito dopo l'ingresso nelle cucine.

Aveva bisogno di mettere qualcosa sotto i denti, zuccheri per la precisione, e tanta acqua, o Rose lo avrebbe dato in pasto agli avvincini se non si fosse presentato riposato e in splendida forma agli allenamenti di quella mattina.

Quello James però non poteva sapere, tanto meno immaginare, era che nella stessa cucina, seduta su uno dei lunghi tavoli di legno scuro e con indosso una camicia da notte di seta blu, c'era Angelica Nott.

Non si mosse, al contrario, la osservò silenzioso battendo ripetutamente le palpebre, dando più volte la colpa al punch corretto e soprattutto a Fred, per quelle strane allucinazioni.

Angelica chiacchierava tranquilla con un piccolo elfo sorridente, tra le mani, una fetta di torta al cioccolato.

James passò più volte una mano sul volto, arrivando addirittura a pizzicarsi le guance, ma la figura della ragazza era ancora lì, ignara di tutto e con i lunghi capelli corvini raccolti in una coda spettinata.

Per qualche assurdo motivo, gli parve più bella che mai.

Quando provò a fare dietrofront, non si accorse di alcune padelle svolazzanti che frenetiche preparavano la colazione, e che lo centrarono in piena fonte, lasciandogli sfuggire una sonora e colorita imprecazione.

In quel preciso istante, Angelica si era voltata sorpresa, la torta ancora ferma a mezz'aria e le labbra piene strette in una linea sottile.

Quelle che stava guardando, erano le ampie spalle di James Potter, che non accennava però a muovere un solo muscolo.

«Se non lo avessi notato Potter, io posso vederti.» lo richiamò l'attimo dopo, facendo sì che il ragazzo si voltasse, ancora barcollante. D'altro canto, la torta che Angelica teneva ben salda in una mano, non gli era mai parsa così invitante.

«E oltre a non essere invisibile, sei anche ubriaco.» costatò poi, con un cipiglio infastidito sul volto, quando lo vide raggiungere a fatica il tavolo libero di fronte a lei.

«Tutta colpa del punch.» il volto di James era eccessivamente pallido, mentre la stanza, continuava ai suoi occhi a girare senza sosta.

«Stai per vomitare Potter.» quella di Angelica non fu una semplice domanda, ma un'annoiata constatazione, quando lo vide reggersi con forza al bordo del tavolo.

«Ho solo bisogno di un po' d'acqua.» bofonchiò invece, più a sé stesso che a lei. I piccoli elfi sfrecciavano frenetici con i loro stracci, e ogni qualvolta James posava lo sguardo su di loro, il suo stomaco urlava pietà.

Angelica sollevò annoiata gli occhi al cielo, e con un agile balzo scese dal tavolo, ancora a piedi nudi, sparendo per una manciata di secondi. Quando tornò, porse a James un calice colmo d'acqua fresca, le sopracciglia scure inarcate in un'espressione che gli dava eloquentemente dell'idiota.

Dopo averlo bevuto in un solo sorso, James, tornò ad osservare Angelica con insistenza, ancora convinto di star sognando.

Con molta probabilità, era collassato lungo le scale della torre di Tassorosso, nella speranza che qualcuno dei suoi cugini, altrettanto sbronzi, lo avrebbe cercato l'indomani.

«Smettila di fissarmi in quel modo Potter.» Angelica era tornata al proprio posto, con la vestaglia di seta che le lasciava scoperte le lunghe gambe.

«Sei davvero qui?» Fred gli avrebbe dato dell'idiota, e lo avrebbe fatto sicuramente anche lui, se tutte le sue facoltà motorie e non, fossero state al proprio posto.

«In carne ed ossa Potter.» Angelica aveva sollevato pigramente un braccio, pizzicandolo, sotto lo sguardo ancora scettico del ragazzo.

«La festa non era di tuo gradimento?» perché poi fosse ancora lì, con le calde iridi nocciola che puntualmente ricadevano sulle curve sinuose e sulla pelle nuda e diafana della Serpeverde, e un'improvvisa e irrefrenabile voglia di cioccolato, James, proprio, non riusciva a spiegarselo.

«Non c'era più posto. Sai Potter, le manie di grandezza di alcuni Grifondoro sanno essere veramente ingombranti.» la replica disinteressata di Angelica, gli strappò un ampio sorriso compiaciuto, prima che quel breve scambio di battute fosse interrotto dall'arrivo di alcuni elfi.

Tra questi, uno di loro, perse ad Angelica l'ennesima grossa fetta di torta al cioccolato, la sua preferita.

James osservò le labbra della Serpeverde incurvarsi in un accenno di sorriso riconoscente, prima di lasciare una flebile e dolce carezza sulla testolina pelata del piccolo elfo. Anche quella volta, fu costretto a battere ripetutamente le palpebre: quella che aveva d'avanti era Angelica Nott, fiera Purosangue, tutte occhiate sprezzanti e battute pungenti.

«Con tutto il cioccolato che mi rifilate, non riuscirò più a salire su una scopa.» aveva mormorato con dolcezza, la mano che ancora accarezzava l'elfo minuto dalla toga azzurra. Quest'ultimo rise, prima di fare un breve inchino, a cui Angelica storse il naso in segno di dissenso, congedandosi l'attimo dopo averle augurato una buona notte.

«Tu lo conosci?» lo stupore fanciullesco dipinto sul volto di James, le fece sollevare esasperata gli occhi al cielo.

«Il mio cognome sarà pur sempre Nott, ma questo non fa di me mio padre. Dovresti saperlo, Potter.» e marcò con intensità il cognome di James, che ancora continuava a guardarla meravigliato.

Angelica Nott era una Purosangue, terribilmente ricca e dai modi decisamente poco delicati. Ma quella che James aveva d'avanti, non era la stessa ragazza che per sei lunghi anni, aveva rivolto sguardi di sufficienza a chiunque non fosse del suo stesso rango.

«Credevo che la tua famiglia..» James fu interrotto da occhiata eloquente, che non ammetteva segno di repliche.

«Maltrattasse elfi da intere generazioni? Che non riuscisse a preparare dello stufato senza le loro preziose mani?» James non seppe rispondere. I modi bruschi di Angelica, lo sguardo annoiato e l'aria di sufficienza con cui lo trattava, ebbero il potere di zittire persino uno come lui, con la battuta sempre pronta anche quando la situazione si metteva male.

Al contrario, si limitò a sollevare le labbra in un accenno di sorriso. Uno di quelli che avrebbe fatto sospirare fin troppe ragazze, tutte tranne Angelica, che ritornò a rivolgere la propria attenzione alla fetta di torta al cioccolato.

«Secondo me, credi di sapere fin troppe cose Potter.» con noncuranza, diede un piccolo e delicato morso alla torta, assaporando la dolcezza della cioccolato ad occhi chiusi.

Angelica non era mai stata in vena di troppe spiegazioni, soprattutto quando quest'ultime, riguardavano la sua famiglia. Eppure, lo sguardo stupito di James, aveva ancora una volta confermato le sue teorie.

Nessuno l'avrebbe mai guardata realmente, troppo impegnati a colpevolizzarla per dei crimini che non aveva mai commesso.

James affondò le mani nelle tasche dei jeans chiari, staccandosi dal bordo del tavolo, per raggiungerla in pochi e brevi passi. Le lenti tonde, penzolavano pericolosamente dal naso, e la folta chioma castana, sembrava possedere anche quella sera vita propria.

«Più di quanto immagini.» aveva poi replicato a pochi metri da lei, con un ampio sorriso divertito sulle labbra, prima di sfilarle dalle mani con un abile gesto, la fetta di torta.

Angelica lo mandò senza troppi giri di parole a quel paese, e James le diede le spalle, fermandosi e voltandosi solo quando ebbe raggiunto la soglia.

«Ti devo una fetta di torta al cioccolato Nott. Non dimenticarlo.»


Ehilà!

Oggi vi chiedo, come si supera James Potter? 

Vi auguro una buona giornata, Roxanne.

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