28 ||«Ora tocca a te crederci davvero.»
«Il vostro comportamento è stato assurdo, sconsiderato, deplorevole!»
Ad ogni singola parola, pronunciata con solenne austerità, l'anziana ma soprattutto esasperata professoressa McGranitt batteva rumorosamente una mano sulla scrivania di mogano scuro, con il volto provato e le labbra sottili piegate in una linea tanto severa quanto intransigente.
Lo sguardo minaccioso della donna non lasciava presagire nulla di buono da quell'incontro, così come le sue esili spalle tese lungo lo schienale della poltrona e il religioso silenzio che regnava nell'ufficio e tra gli studenti chiamati all'appello.
Rosier, Avery, Mulciber e Crabbe sedevano alla destra della donna, con i volti ricoperti di tagli e lividi violacei, le divise macchiate di sangue e il fango che ricopriva quasi completamente i loro corpi tramortiti dalla violenta rissa. Sembrava soddisfatti, fin troppo appagati e a dispetto dell'atmosfera che regnava nella stanza, la tensione non aveva intaccato nemmeno per un misero istante i ghigni beffardi che ancora capeggiavano in bella mostra sulle loro labbra.
Subito dopo seguivano Angelica e Rose, la prima con il capo basso e la mente completamente altrove e la seconda con i lunghi ricci scarlatti racconti in una coda frettolosa, le mani tremanti poggiate sul grembo e una perfida sensazione di ansia che si impadroniva sempre più velocemente di ogni singola fibra del suo corpo.
Albus sfoggiava un profondo taglio sullo zigomo sinistro, un labbro stretto con forza tra i denti per stemperare la tensione e l'irrefrenabile voglia di prendere a pugni i quattro Serpeverde che ancora scorreva nelle sue vene. Al suo fianco, Lorcan sedeva con sguardo lontano, un sopracciglio martoriato dai pugni di Rosier dal quale continuava a scorrere altro sangue e la divisa strappata sulle ginocchia.
A dispetto di tutti i presenti James era l'unico sorridente all'interno dell'angusto ufficio, con un vistoso occhio nero che sfoggiava con altrettanta fierezza e le lenti tonde, ora ammaccate, che penzolavano come d'abitudine dal naso. La felpa del Puddlemere United macchiata dal terriccio, una guancia ricoperta di fango e la folta chioma castana in completo disordine.
Per ultimo sedeva Scorpius, colui che non aveva ancora digerito ciò che era appena successo e forse mai lo avrebbe fatto.
Non si era premurato di nascondere le mani che ancora tremavano dalla rabbia, né di rendere meno dure quelle tempestose iridi grigie inghiottite dal nero inteso della pupilla. Con il labbro inferiore spaccato, il mento macchiato di sangue e un livido violaceo appena sotto gli zigomi, Scorpius sembrava completamente fuori di sé e pronto ad implodere come la più grande delle bombe ad orologeria.
Le nocche rosse, ricoperte di sangue e profondi tagli, non ne avevano avuto abbastanza e ancora fremevano della voglia di riprendere da dove erano state interrotte.
«Con tutto il rispetto professoressa, deplorevole è il fatto che Serpeverde abbia deciso di far giocare una completa schiappa come Avery. Ha cercato di far fuori chiunque, compreso mio fratello.» il primo a proferire parola fu James, che dritto contro lo schienale della propria poltrona guardava l'anziana preside con fin troppa sicurezza.
«Le scarse abilità dei giocatori di Serpeverde non giustificano di certo tutti quei pugni, signor Potter.» ma nessuno dei presenti sembra essere dello stesso avviso e lo sguardo severo della donna si posò costernato sul volto di colui che aveva dato inizio alla rissa scagliando il primo colpo. Scorpius però continuava a guardare dritto davanti a sé, i pugni chiusi con forza lungo i braccioli della poltrona e le labbra pressate in una linea dura.
«Credeva davvero che ce ne saremmo stati con le mani in mano dopo essersi rivolto a Rose in quel modo? Dannazione professoressa, l'ha chiamata sudicia mezzosangue. Non basterebbe una vita intera per giustificare quelle atrocità.» il tono duro e velenoso di Lorcan sorprese la maggior parte dei presenti ma fu Albus a voltarsi appena, per ringraziarlo con le iridi smeraldo colme di riconoscenza.
«Ho vissuto quella lunga notte signor Scamander combattendo al fianco dei vostri genitori. Ho visto amici, studenti, colleghi e familiari battersi fino all'ultimo dei respiri, opporre resistenza anche alla più crudele delle maledizioni e nessuna di quelle barbarie sarà mai tollerata o giustificata nella mia scuola. Ma bisogno iniziare ad avere fiducia nella giustizia perché vi posso assicurare che ne esiste una, e non è mai così magnanima.» nonostante il tono duro e inflessibile, lo sguardo dell'anziana donna traboccava di dolorosi ricordi, affranta all'idea di un passato che non era mai stato così presente.
«E per me? Per Scorpius? Crede davvero che ci sia giustizia per quelli come noi?» per la prima volta da quando aveva varcato la soglia dell'ufficio della preside, Angelica aveva sollevato il capo, con i grandi occhi vitrei che riflettevano strazianti la sofferenza di quegli istanti e le mani che ancora tremavano senza alcun controllo. Rose le strinse con forza tra le proprie, nel disperato tentativo di restituirle un po' di quel calore che gli era stato brutalmente strappato.
«Non ne ho mai dubitato un solo istante signorina Nott, non fino a quando sarò io la preside di questa scuola. E di certo non permetterò a quattro studenti incoscienti di alimentare altri stupidi pregiudizi. Il manuale di Storia di Hogwarts spiega abbastanza chiaramente come sono andate le cose un paio di anni fa, non crede signor Avery?» quando il Serpeverde fece per replicare al tono altamente canzonatorio dell'anziana donna, l'occhiata raggelante che ne seguì da parte di quest'ultima lo zittì all'istante.
«Ma questo non vi dispenserà dalla punizione che sto per assegnarvi e che sconterete tutti insieme. Non tollero la maleducazione, tanto meno la violenza.» James il primo a sbuffare in segno di protesta, alzando prontamente gli occhi al cielo mentre a pochi metri da lui Rose si sollevava furente dalla propria poltrona.
«Ha intenzione di farci ammazzare?» i grandi occhi azzurri della Grifondoro emanavano elettricità alla stato puro, con il volto segnato da un'espressione incredula e al tempo stesso agguerrita.
«No, signorina Weasley ho intenzione di farvi collaborare. Il pregiudizio deriva dall'ignoranza ed è solo attraverso la conoscenza che possiamo abbattere certe barriere.» nello sguardo della preside, Rose vi lesse cautela, diplomazia ma anche infinita comprensione, la stessa comprensione che leggeva nello sguardo di sua madre quando si lasciava andare in uno di quei dolorosi racconti appartenenti al passato.
«Forse per l'ignoranza c'è una cura, ma qui parliamo di idiozia professoressa. E sappiamo entrambi che non c'è nessun antidoto per quella.» le iridi smeraldo di Albus scattarono prontamente al cielo alle parole di suo fratello, mentre il sorriso soddisfatto sulle labbra di Lorcan si ampliava maggiormente ai respiri corti di Rosier e Mulciber.
«La prego signor Potter.» nonostante il tono di voce ridotto ad un flebile sussurro e il volto stanco segnato dalla faticosa giornata, le labbra dell'anziana donna si piegarono comunque in un impercettibile smorfia divertita, con lo sguardo che attento si posava ancora una volta sulla figura del Serpeverde che fino ad allora non aveva proferito parola.
Così simile a suo padre, sulle spalle di Scorpius gravava il peso di una condanna che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita, con un passato che non gli era mai appartenuto e scelte di altri che erano irrimediabilmente diventate anche sue.
Quando la professoressa lì congedò, i primi a lasciare il suo ufficio tra sussurri sprezzanti e occhiate velenose furono i quattro Serpeverde, in un turbine di volti scuri e con la silenziosa promessa di vendetta ben piantata sulle labbra.
Rose e Angelica si allontanarono l'attimo dopo, l'una stretta tra le braccia dell'altra nella speranza di rimettere insieme i pezzi, mentre con l'aiuto di Lorcan, Albus trascinava un capriccioso James alla volta dell'infermeria.
Quando cadde il silenzio, Scorpius sollevò appena il capo per osservare l'anziana professoressa, trovandola con lo sguardo già fisso su di sé.
«So già cosa sta per dirmi signor Malfoy e non ho alcuna intenzione di esonerare i suoi compagni della punizione.» le labbra della donna si sollevarono nel primo sorriso della giornata, con le lenti sottili appoggiate sulla punta del naso.
«E' onorevole da parte sua cercare di salvare il salvabile, ma ho come la sensazione che non abbia dovuto pregare più di tanto il signor Potter affinché lo aiutasse.» Scorpius scosse comunque il capo, incapace di accettare quella violenta impulsività che aveva trascinato tutti loro sulla stessa barca.
«Non hanno alcuna colpa, se non quella di starmi accanto.» quel modo contorto di provare a rimediare per delle colpe che in realtà nemmeno lui possedeva, privo di qualsiasi fondamento logico, sorprese perfino sé stesso. Una ad una le parole di Avery continuavano a bruciare sulla sua pelle, marchiandolo ancora una volta come tizzoni ardenti.
Perché Scorpius infondo lo aveva sempre saputo e scappare non lo avrebbe mai condotto a nulla: sarebbe per sempre rimasto un Malfoy, una mela marcia che avrebbe inevitabilmente contaminato anche le altre.
«Vede signor Malfoy non sempre il mondo in cui viviamo è giusto, con il tempo lo imparerà a sue spese. Ma non si faccia una colpa per quello che è o per quello che è stata in passato la sua famiglia.» il sorriso materno, nato per un solo istante sulle labbra della donna, gli ricordò quello di sua madre. Lo stesso che era solita regalargli quando fuori impazzava la tempesta e le sue braccia diventavano un porto sicuro in cui ripararsi.
«Il mio braccio non avrà alcun marchio, ma il cognome che porto sì.» per la prima volta dopo mesi Scorpius sentiva di stare per crollare, consapevole che non avrebbe mai più rimesso insieme i pezzi di quel complicato e dannato puzzle che era la sua vita.
«Se lo ricordi professoressa, perché non esiste futuro per quelli come me.»
***
Il religioso silenzio che lo circondava era assordante, così forte e intenso da alimentare lo sconclusionato flusso sconclusionato di pensieri che lo aveva colto una volta lasciato l'ufficio della preside e che era sicuro, non avrebbe smesso di tormentarlo per il resto dei suoi giorni.
Scorpius era seduto sul divano centrale della propria sala comune, con lo sguardo perso rivolto al camino e il labbro inferiore, martoriato dai pugni di Avery, che ancora pulsava dolorosamente, desideroso di un appiglio che gli impedisse almeno per quella notte di sprofondare in quel vortice scuro e senza speranza che era diventata la sua vita.
Quando a varcare la soglia del ritratto fu però Rose Weasley, con un labbro stretto tra i denti, la folta chiama di ricci rossi raccolta in una coda frettolosa che la lasciva scoperto il collo nudo e la fronte corrugata in un'espressione combattuta, Scorpius sollevò prontamente gli occhi al cielo, trattenendo più di un'imprecazione nei confronti di Merlino.
Il suo sguardo scivolò con mal celato fastidio lungo i contorni del suo volto, fino ad arrivare alla cassetta di primo soccorso che la Grifondoro stringeva tra le esili mani tremanti, prima di lasciarsi andare in un piccolo sbuffo seccato che non lasciva presagire nulla di buono da quell'incontro.
«Non ho bisogno del tuo aiuto Weasley, puoi tornare da dove sei venuta.» Rose, che conosceva abbastanza Scorpius da prevedere a monte quella reazione, sollevò i grandi occhi azzurri al cielo, scacciando con un gesto annoiato della mano quelle poche ma dure parole.
«Oppure trova qualcun altro con cui litigare, per oggi ne ho avuto abbastanza.» tra tutti, Rose l'unica persona che Scorpius desiderava in quell'istante il più lontano possibile da sé e che invece continuava ad osservarlo a pochi metri di distanza più ostinata che mai.
Sarebbero bastati una manciata di minuti, qualche sguardo di troppo alle sue labbra piene e la maschera costruita con tanta fatica sarebbe crollata, proprio come accedeva ogniqualvolta la Grifondoro fosse nella sua stessa stanza.
«Smettila di fare il bambino capriccioso Malfoy, prima che sia io a prenderti a pugni.» Rose lo raggiunse con fin troppa sicurezza, ignorando l'occhiata seccata del Serpeverde che la invitava chiaramente a levare le tende.
Perché se c'era una cosa che Scorpius aveva imparato durante quella lunga e sofferta convivenza, era che Rose Weasley possedeva tra le mani il potere di renderlo inquieto, privo di qualsiasi razionalità, con il suo profumo di primavera ad inebriargli i sensi e i grandi occhi azzurri a ricordargli il cielo più limpido che avesse mai visto.
«La prossima volta che decidi di sparire cerca di non farlo per così tante ore. Al ha dato di matto per una buona mezzora, prima che James decidesse di affatturarlo.» con la coda dell'occhio Scorpius la vide prendere posto al suo fianco, seppur a debita distanza, mentre concentrata armeggiava con morbidi batuffoli di cotone e disinfettante dall'aria poco rassicurante.
«Come vedi Weasley, sono sano e salvo. Puoi rimettere a posto quelle diavolerie babbane e tornare da lui.» il tono brusco e sprezzante non scompose Rose, che al contrario si limitò a sorridere con l'aria di chi ne conosceva una più del diavolo, prima di bagnare con mani esperte un batuffolo di ovatta per raggiungere il volto del Serpeverde.
«Weasley.» Scorpius però aveva bloccato il suo polso a mezz'aria, richiamandola in un sussurro roco e minaccioso nonostante Rose non fosse dello stesso avviso. La vide inclinare il capo, quanto bastava per sorridergli con un'aria angelica che non le si addiceva per niente.
«Dimmi pure, Malfoy.» le labbra piene delle Grifondoro si piegarono in una smorfia saccente e fu inevitabile per Scorpius lasciar vagare le tempestose iridi grigie sui lineamenti delicati del suo volto, rapito dall'armonia e dalla perfezione di quelle linee.
«Non mi toccherai con quella robaccia Weasley.» Rose profumava di begonie, primule e narcisi, un mix letale che gli ricordò ancora una volta quanto irrazionale fosse la voglia di sentirla sempre più vicina.
Agli occhi della Grifondoro invece, Scorpius appariva stanco, spento, circondato da una spessa coltre di ghiaccio che aveva smesso di proteggerlo o che forse, non lo aveva mai realmente fatto. E pur ricordando a sé stessa quanto inteso fosse l'odio che li legava, Rose non poté fare a meno di sparare che quelle tempestose iridi grigie tornassero a guardala proprio come quando erano insieme, così pulsanti di desiderio e vita.
«Vorrà dire che sarai costretto a seguirmi da Poppy.» Rose strattonò con forza il polso con il quale Scorpius la teneva ferma, sorridendogli con un perfido sorriso sulle labbra piene che fece scattare infastiditi gli occhi del Serpeverde al cielo.
«Dannazione Weasley, si può sapere cosa ci fai qui?» un sospiro frustato lasciò poi le sue labbra, mentre stancamente passava una mano tra le ciocche bionde ancora umide dalla doccia fatta precedentemente. Rose invece, finalmente libera dalla sua delicata ma decisa stretta, si era solleva ostinata dal comodo divano, con le mani poggiate sui fianchi e i grandi occhi azzurri che ardevano di mal celata caparbietà.
«Mi ha mandato Albus.» Scorpius inarcò entrambe le sopracciglia chiare in un'espressione beffarda, sollevando con arroganza il mento.
«Sei una pessima attrice Weasley.» la rimbeccò l'attimo dopo schioccando rumorosamente la lingua sul palato e trattenendo, a fatica, un gemito di dolore per il labbro inferiore che ancora doleva.
«E tu un grandissimo idiota Malfoy, ad ognuno il suo.» ai suoi occhi Rose sembrava una bambina, con le labbra imbronciate e la fronte corrugata, in piedi di fronte a lui e con i grandi occhi azzurri che gli restituivano per la prima volta uno sguardo preoccupato.
Perché era proprio quello a rendere Scorpius più nervoso di quanto già non lo fosse: Rose Weasley, a pochi metri da lui, incapace di trattenere tutte le emozioni contrastanti che le attraversavano il bellissimo volto.
La vide sospirare, passare stanca una mano sul volto e mordere ancora una volta le labbra per stemperare la tensione di quegli istanti. Non si azzardò però a scostarla quando la Grifondoro gli si avvicinò completamente rossa in volto, prendendo posto sulle sue gambe come se nulla fosse.
Rose era leggera come una piuma e il calore rassicurante del suo corpo fu un vero e proprio balsamo per le ferite della giornata, alla ricerca dello sguardo del Serpeverde e con un accenno di sorriso titubante sulle labbra.
Occhi negli occhi i loro respiri ansanti si mescolarono e fusero per svariati minuti, in cui nessuno dei due ebbe il coraggio di proferire parola. Rose impegnata a far tacere tutti quei fastidiosi insetti che svolazzavano con prepotenza nel suo stomaco e Scorpius incapace di accettare l'idea che averla tra le braccia, fosse la cosa più giusta che avesse mai fatto durante tutti quegli anni.
Fu fin troppo complicato per il Serpeverde distogliere lo sguardo da quella spruzzata di lentiggini chiare appena sopra le sue guance, dalla piccola e impercettibile cicatrice che segnava il labbro inferiore o da quelle iridi azzurri così belle da fargli male, prima che il morbido batuffolo imbevuto di disinfettante sfiorasse le sue di labbra facendolo trasalire dal dolore.
Rose sorrideva soddisfatta mentre rapito, Scorpius seguiva con lo sguardo anche il più piccolo dei movimenti. Le esili mani si muovevano esperte e con una delicatezza inaudita, la fronte corrugata in un'espressione buffa ma vittoriosa e le iridi azzurre concentrate come non mai.
Seduta sulle sue gambe, Rose percepiva i battiti del proprio cuore risuonare con forza nel petto e il caldo respiro di Scorpius ad un passo dalle sue labbra.
«Grazie.» mormorò poi, in un sussurro appena udibile quando i suoi occhi incontrarono le tempestose iridi grigie del Serpeverde. Al contrario, Scorpius batté più volte le palpebre, confuso e stordito dalla sua vicinanza, dalla premura dei suoi gesti, fino a quando non si accorse di aver poggiato entrambi i palmi delle mani sui fianchi sinuosi della Grifondoro.
Lì dove le mani di Scorpius la tenevano ferma, come se da un momento all'altro potesse scivolare via senza mai più tornare indietro, Rose percepiva la pelle ardere e fondersi esattamente al suo tocco. E nulla, in quei miseri sedici anni, gli era mai sembrato così giusto, così naturale e tremendamente perfetto come stare tra le braccia del suo acerrimo nemico.
«Per cosa mi stai ringraziando esattamente Weasley?» le labbra di Scorpius si piegarono in un accenno di sorriso sghembo, mentre osservava divertito le gote della Grifondoro colorarsi di un rosso intenso.
«Per aver difeso Albus e fatto da spalla a quella testa calda di James, che altro sennò?» il tono concitato e lo sguardo sfuggente di Rose ampliarono maggiormente il suo sorriso, che da sghembo divenne colmo di mal celata spavalderia.
«Ne sei proprio sicura?» come facesse quella piccola furia rossa, dopo appena una manciata di parole, a renderlo così leggero e libero dalle catene di un passato che non gli era mai appartenuto, per Scorpius restava uno di quei misteri che con molta probabilità non avrebbe mai risolto.
«Vuoi proprio sentirtelo dire eh?» il sorriso sulle sue labbra di restava uno dei più sinceri e genuini che Rose gli avesse mai visto fare, ma non per questo si trattene dall'alzare prontamente gli occhi al cielo.
«Grazie per avermi difeso Malfoy e per aver ricordato ad Avery di essere migliore di lui. Più di quanto tu stesso creda.» per la prima volta dopo sei lunghi anni, Rose vide le tempestose iridi grigie di Scorpius lasciare le sue, mentre attraversate da una fitta di insopportabile dolore si soffermavano su un punto impreciso alle sue spalle. La presa sui fianchi si fece più debole, il volto scuro e la mascella tesa, con la spessa coltre di ghiaccio, quella che da sempre lo circondava, che si innalzava volutamente come non mai prima di allora.
«Non ne sarei così sicuro.» il sussurro di Scorpius fu flebile, intrinseco di sofferenza e malinconia.
«Avery sarà anche un completo idiota, ma ha ragione. Ha sempre avuto ragione Weasley ed è arrivato il momento di guardare in faccia la realtà.» Rose batté più volte le palpebre, stordita dalla dolorosa rassegnazione che percepiva nella sua voce.
Era davvero il suo Scorpius quello che stava guardando? Così arrendevole e schiavo di un destino che non aveva mai scelto e che mai gli sarebbe appartenuto.
«Deve averti colpito abbastanza forte per riuscire a sparare così tante idiozie in così pochi minuti. Dannazione Malfoy, è di Avery che stiamo parlando e di Mulciber, Rosier. Sono anni che vanno in giro con i loro mantelli scuri a maltrattare ragazzini con l'aria da vissuti mangiamorti e il marchio nero disegnato con i pastelli per bambini su un braccio.» per un misero istante, Rose percepì l'impellente impulso di stringerlo tra le proprie braccia, di ricordagli realmente come stessero le cose. Al contrario, si limitò a farsi sempre più vicina, ancora seduta sulle sue gambe e nello sguardo la speranza di infondergli quel calore che gli era stato brutalmente strappato.
«Non siamo i nostri genitori, me lo hai detto tu ricordi? Quella sera, nella stanza delle necessità mi hai ricordato che non siamo destinati ad essere il frutto delle loro scelte.» ma per quanto quelle brucianti verità gli restituissero per una manciata di secondi il respiro, Scorpius non riusciva a smettere di pensare a quanto il suo cognome fosse in realtà una condanna. Un fardello eterno che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita e che non gli avrebbe mai permesso di sentire il cuore leggero, come quando si perdeva nei grandi occhi cielo di Rose.
«Hai idea di cosa significhi essere un Malfoy?» Scorpius si sentì piccolo, smarrito e senza alcuna via d'uscita, così vicino a quel ragazzino biondo che aspettava impaziente di conoscere il proprio futuro mentre sperava ardentemente di non essere smistato in Serpeverde.
«Sono tutti lì Weasley, sempre pronti a giudicarmi per delle scelte che non ho mai preso. Non sarò mai il figlio di mio padre ma solo il figlio di un mangiamorte e sono stanco di sentirmi in bilico, di portare questo peso.» Rose lo guardava con occhi lucidi, un labbro inferiore stretto tra i denti e le mani che gli tremavano visibilmente in grembo. Scorpius gli aveva appena donato un pezzo di sé, un fetta di quel dolore che da anni lo accompagnava senza mai dargli tregua e che nessuno avrebbe mai potuto comprendere, se non quella piccola furia rossa che ancora sedeva sulle sue gambe.
«Hai davanti la figlia di ben due salvatori del mondo magico e mia madre è Hermione Granger. Ma non importa chi sei o cosa fai, ovunque tu vada ci sarà sempre qualcuno pronto a giudicarti, anche per delle scelte che non hai mai preso.» il tono di Rose era basso, delicato ma spezzato dal dolore, da quella sofferenza che accomunava entrambi e che li aveva tenuti insieme, seppur a debita distanza, durante tutti quegli anni.
«Dannazione Rose, i tuoi genitori hanno salvato il mondo magico. I miei hanno invece contributo ad annientarlo.» al suono del suo nome, pronunciato con così tanta malinconia, Rose trasalì, pur mantenendo quella flebile vena di caparbietà che l'aveva condotta fino ai gelidi sotterranei.
«E' dei tuoi genitori che stiamo parlando, delle scelte fatte da un ragazzino spaventato che aveva solo sedici anni. Ogni anno tuo padre non fa altro che rimpinzarmi di biscotti ai lamponi mentre architettiamo l'ennesimo piano su come far saltare in aria la tua camera. Tua madre non smette mai di abbracciarmi, di regalarmi fiori tutte le volte che passo a trovarla. Non importa chi o per cosa hanno combattuto, importa chi sono adesso.» c'era qualcosa in quelle parole, pronunciate con così tanta intensità, che fecero credere a Scorpius che un giorno quel senso di inadeguatezza sarebbe sparito. Nessun peso sarebbe più gravato sulle sue palle, nessuna condanna avrebbe più condizionato la sua vita e il merito restava solo e soltanto di Rose Weasley, della piccola donna a cui sapeva di dovere infondo, anima e corpo.
«Meno di ore fa non hai esitato un solo istante nel colpire Avery per difendermi, che ti piaccia ammetterlo oppure no. Ed è esattamente questo che ti rende diverso da tutti loro.» ma come poteva Scorpius non credere a quelle misere parole, quando a pronunciarle erano le labbra di Rose? Il tono basso della Grifondoro era carico di urgenza, traboccante della più pura sincerità e quando incontrò i suoi grandi occhi azzurri, Scorpius sperò più volte di perdersi completamente in essi, convinto che tra quelle iridi avrebbe ritrovato un po' di sé stesso.
«Sei insopportabile, arrogante, sfacciato, odioso e Merlino, potrei continuare per le prossime ore senza mai fermarmi.» entrambi i palmi delle mani di Rose raggiunsero con premura il volto del Serpeverde, avvicinando i loro volti affinché i loro respiri si mescolassero in una danza mai prima di allora, così familiare.
«Odio il tuo profumo, quel maledetto shampoo alla menta che usi e il fatto che la tua divisa sia sempre impeccabile anche dopo esserti rotolato nel fango.» le labbra di Scorpius si piegarono in un impercettibile sorriso mentre le mani stringevano maggiormente la Grifondoro a sé, senza alcun timore o ripensamento. Nulla gli parve più giusto in quel momento, che Rose stretta tra le sue braccia.
«Non sopporto il fatto che tu sia l'unico in grado di farmi perdere le staffe, né il modo in cui ti prendi gioco di me quando faccio saltare in aria qualche stupida pozione. E Godric, potessi ti affatturerei ogni singolo giorno.» quando le mani di Rose, iniziarono a tremare con forza sul suo volto, Scorpius le ricoprì sulle proprie, beandosi del calore di quella morbida pelle che gli restituì per un istante il respiro.
«Cos'è Weasley, stai per farmi una dichiarazione d'amore?» dalle labbra di Rose fuoriuscì un piccolo sbuffo insolente, con i grandi occhi azzurri che riflettevano il più limpido dei cieli.
«No idiota, solo cercando di ricordarti che nonostante tutte le cose che odio di te, io so chi sei.» il cuore di Scorpius vacillò pericolosamente, mancando qualche battito al suono melodioso di quelle poche parole, mentre annegava tra la bruciante sincerità delle iridi azzurre della Grifondoro. Ancora una volta Rose lo aveva afferrato per una mano, con i suoi metodi poco ortodossi e la solita intelligenza fuori dal comune, per risollevarlo dal fondo degli abissi senza nemmeno accorgersene.
«Sei il ragazzino che ha salutato Albus sul treno, quello che ha sistemato la mia pozione credendo di non essere visto. Lo stesso ragazzino che ha pestato Sullivan quando mi ha scaricato al portone di ingresso e che per il mio compleanno mi fa da sempre trovare una scatola di piume di zucchero ai lamponi sotto il letto.» Scorpius non osò interromperla, incapace di proferire parola mentre pendeva da quelle labbra così piene e sincere. Rose lo stava salvando regalandogli pezzi di sé che nemmeno sapeva di conoscere, con i grandi occhi azzurri che riflettevano alla perfezione quegli anni trascorsi tra fatture, scherzi e gesti celati agli occhi dell'altro.
«Smettila di guardarti con gli occhi degli altri e inizia a farlo con quelli di Angelica, di James e perfino con quelli di Lorcan. Guardati con i miei occhi Scorpius e saprai che non mi sbaglio.» una lacrima solitaria, che Scorpius catturò prontamente, rigò le gote di Rose, nello stesso istante in cui le labbra si piegavano in un dolce e rassicurante sorriso.
E poi la strinse. Rose tese le braccia in avanti e Scorpius non esitò un solo istante nell'affondare il volto nell'incavo del suo collo, respirando tra i suoi capelli che ora profumavano di primavera e libertà.
Perché Rose era esattamente quello: libertà, spensieratezza, pace, con i grandi occhi azzurri che gli permettevano di restare a galla e le labbra piene a cui avrebbe donato incondizionatamente anima e corpo. E la strinse, senza la solita diffidenza o alcun imbarazzo, così forte da sentirla tremare e sospirare sulla sua spalla.
Un abbraccio che sapeva risanare la più profonda delle ferite, capace di restituirgli un po' di quell'amore da cui da tutta una vita scappava e che fece tremare ad entrambe le viscere ma soprattutto il cuore.
«Io so chi sei Scorpius, l'ho sempre saputo. Ora tocca a te crederci davvero.»
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