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Twenty-Eight

Frutto of my disperation perché domani ricomincia scuola e io voglio buttarmi dal balcone.

Spero che il capitolo vi piaccia, commentate, votate, condividete, stampatevelo in fronte, quello che più vi piace, perché ora si talka abauy qualcosa di important.

PER CHI SARA' AL SOUNDS LIVE FEELS LIVE DI VERONA: oltre alla fanaction italiana, io e altre ragazze abbiamo ideato un progetto che è facoltativo e che sembra comunque essere piaciuto. Questo progetto coinvolge tutta l'arena e si tratta di alzare dei cartelloni *vedete la foto in alto/lato sul capitolo* durante Vapor.

Ci sembrava qualcosa di bello da fare e niente, se vi fa piacere nei commenti lasciatemi il vostro: NOME, NUMERO DI CARTELLONI che potete fare (quelli in più verranno distribuiti alle ragazze del parterre principalmente perché ovviamente si vede meglio, ma anche nel resto delle numerate/non numerate sarebbe fantastico averne tanti) e un vostro NICK, in questo caso TWITTER o anche questo di wattpad va bene.

-Gil



Batto una mano sul materasso e guardo un paio di acari della polvere danzare nell'aria accanto al mio naso, illuminati da un raggio di sole che buca la stoffa di una tendina che poggia sbadatamente sul vetro socchiuso della finestra.

-Da quanto non pulite questo posto?- alzo un sopracciglio voltandomi verso i due adolescenti che ridacchiano in una strana ammucchiata sul divano al lato della stanza.

Michael mi ignora e continua a fare il solletico ai fianchi magri di Luke, che invece si volta con gli occhi lucidi e socchiusi, mentre ridacchia istericamente scalciando la figura del suo ragazzo che ora si è stravaccato sopra di lui.

-Sei pesante come una mucca, spostati- borbotta fingendosi seccato, prima di rispondere finalmente alla mia domanda -Non lo so- mi guarda per letteralmente due secondi prima di tornare a prestare attenzione a tutto (anche al cazzo di cuscino peluche abbandonato per terra) tranne che per me.

-Barattolo- mormora poi, interrompendomi nell'azione di raccogliere un paio di mutande (ci scommetto mio nonno con tutta la dentiera che sono sporche) e mettendosi seduto sulle gambe di Michael, che lo abbraccia stretto da dietro.

Giro lentamente la testa verso di loro e sento Michael sussurrare -Copriti, altrimenti quell'occhiata che ti sta mandando potrebbe bucarti la faccia- nell'orecchio di Luke, mentre questo non perde tempo a porta il naso tra la schiena del rosso e la stoffa bianca del divano.

Forse pensano che sia diventata improvvisamente sorda, altrimenti non si spiega.

-Non guardarmi così- aggiunge Michael, sorridendo con un angolo della bocca sollevato e schiacciando un'occhiolino nella mia direzione. -Sai che potrebbe succedere e ne vai anche piuttosto fiera- schiocca la lingua sul palato e carezza la schiena di Luke, che ancora si tiene al riparo da me.

-Sai che non è la migliore delle giornate Clifford, eppure la tua cazzo di bocca ancora si apre per dare aria ai tuoi pensieri- sorrido con la sua stessa intenzione ironica e sento di nuovo Luke avvertirmi di mettere i miei cazzo di soldi nel suo cazzo di barattolo di quelle cazzo di parolacce.

Sono grata a chiunque abbia permesso al genere umano di poter pensare qualcosa senza che gli altri la sentano, perché a quest'ora sarei sotto un ponte ad elemosinare gomme da masticare da un bel pezzo.

-Lo so Luke- mormoro, cacciando due dollari dalla tasca dei miei jeans chiari e mostrandoli alla coppia con un'espressione scocciata -Ecco- ficco i soldi nel barattolo di vetro e rimetto il tappo rosa al suo posto.

-Ora, fuori di qui, devo pulire- dico indicando il posto con lo spolverino in mano. Ashton non mi ha visto mentre lo prendevo dal suo armadio, quindi è tutto okay.

-Non possiamo restare a farci le coccole, ti giuro che non ci muoviamo da qui- Luke si alza in piedi e congiunge le mani in preghiera, fissandomi con il labbro inferiore sporgente e gli occhi ben aperti.

Mi mordo la lingua e mi trattengo dall'imprecare nuovamente, vorrei salvare qualche spicciolo per il pranzo di domani, e annuisco silenziosamente -se fate troppo rumore vi sbatacchio fuori come due cuscini- gli punto lo spolverino contro e Luke torna con un saltello accanto al suo ragazzo.

Sorrido sotto i baffi (non ho molto tempo per andare dall'estetista) e comincio a spostare un paio di chitarre dalla scrivania di Luke, spolverando casualmente le superfici di legno man mano che tolgo roba.

Sono grata a quei due di essersi finalmente messi insieme, perché ormai vivono praticamente insieme (più di prima) e se devono rendere la mia vita un dolce inferno, lo fanno sporcando una sola camera.

Non entro in camera di Michael da tre mesi circa e non ne ho la minima intenzione, nessuno oserebbe neanche poggiare la mano sulla maniglia e io spero (segretamente) che la sua mania di lavarsi le mani una trentina di volte al giorno, salvaguardi anche la sua stanza da qualsiasi tipo di germe.

Ignoro per una mezz'ora ogni tipo di suono sessuale alle mie spalle, mentre tolgo la polvere dagli scaffali e dalla collezione di vinili di Luke, che penso stai succhiando le labbra di Michael da cinque minuti filati.

Vorrei voltarmi e chiedergli consigli sulle make-out sessions, perché andare in apnea cinque minuti no stop non è mica una cosa così scontata.

-Hai finito?- mi volto quando sento la voce (roca aggiungerei) di Michael chiamarmi in quello che alle mie orecchie sembra poco più di un sussurro.

Ammicco nella loro direzione e mi avvicino lentamente -qualcuno qui ha bisogno del letto?- guardo verso la zip dei loro pantaloni e rido ad alta voce quando le loro mani si affrettano a coprirsi il pee pee.

-Okay okay, io vado in soggiorno e per favore- dico ancora sorridendo alle guance rosse di Luke -Non urlate troppo forte e non sporcate le lenzuola che le ho cambiate cinque minuti fa- mi chiudo la porta alle spalle e sento la voce di Michael alzarsi e pronunciare qualcosa di incomprensibile, tagliato ovviamente dalle labbra del biondo.

Torno seria in pochi istanti, quando il mio sguardo collide con quello di Calum, che mangia una tazza di cereali stravaccato sul divano.

Deglutisco e abbasso la testa, camminando verso la poltrona (il più possibile lontano da lui) e mi siedo, notando che sta guardando un programma di macchine su DMAX.

Ashton non è in sala e mai nel tempo che ho passato dentro questa casa, ho mai desiderato che il riccio fosse con noi. Di solito farei i salti mortali per assicurarmi un posto accanto a Calum, ma al momento non è decisamente il luogo in cui vorrei trovarmi.

Mi stendo il più silenziosamente possibile sul materiale di pelle della seduta, tentando di non attirare la sua attenzione su di me e trasformare questo momento imbarazzante in qualcosa di peggiore.

Ovviamente (ma vi pareva che una gaffe, almeno una, non la facevo pure adesso) il mio sedere scivola velocemente contro il materiale sintetico della poltrona, causando un orribile suono stile scoreggia.

Mi blocco in preda al panico, chiudendo gli occhi all'istante e lasciandomi andare completamente contro lo schienale.

Non mi azzardo ad aprire gli occhi per i successivi cinque minuti (anche se a me sono sembrati tipo cinque anni, un'altro lustro e due decenni) per evitare che i suoi occhi color cioccolato siano sulla mia figura.

Posso sentire il calore infuocarmi anche le orecchie, quando schiudo le palpebre ( e nonostante le precauzioni) la sua totale attenzione è su di me, invece che sulla televisione, come dovrebbe e come vorrei che fosse.

Il suo viso non è totalmente serio, anche se posso vedere i lati delle sue labbra pendere verso il basso.

-Mi hai evitato- la sua voce è ferma e taglia la tensione che avviluppa l'aria come farebbe un coltello col burro.

Deglutisco e non mi azzardo ad alzare i miei occhi dalle mie cosce, dove le mie dita si tirano a vicenda in segno di chiaro nervosismo. Non ho scusanti questa volta e sono pienamente consapevole di aver sbagliato.

-Non sto evitando solo te- ribatto in risposta e lo sento sospirare pesantemente, mentre il suo corpo scivola sul divano attraversandolo per giungere all'estremità più vicina al posto che occupo io, sulla poltrona rossa di Ashton.

Mi mordo un labbro, sentendomi dannatamente sotto pressione e sapendo esattamente dove sto sbagliando, anche ora -Non è una motivazione- lo sento scrocchiarsi le nocche per poi proseguire -è una scusa, e anche povera-.

Annuisco in silenzio, sentendomi male anche solo al pensiero di aver fatto ciò che ho fatto.

-Ashton ha chiamato mio padre- informo, dopo qualche istante di silenzio, sperando che l'argomento precedente sia terminato.

So che non avrei dovuto ignorarlo per così tanto tempo senza che ci fosse una vera ragione dietro, ma anche se ora mi scusassi con lui non cambierebbe nulla e io spero che lui sappia che mi dispiace.

-Lo so- ora la sua voce è più bassa e sfiora il sussurro. Al contrario del nostro argomento di conversazione, il suono tono è calmo e pacato.

Strofino una guancia contro la spallina della mia felpa (meglio nota come la sua -una volta lo era-felpa) asciugando una lacrima contro la stoffa.

Avverto a malapena i suoi passi, attutiti dalla consistenza morbida e voluminosa del tappeto rosso sotto i suoi calzini bianchi, ma sento chiaramente il tocco delle sue dita leggermente ruvide sulla pelle sensibile del mio viso.

Mi rifiuto di guardarlo, mentre si abbassa sulle ginocchia e si mette al mio livello, avvicinando il suo volto al mio. Posso sentire il suo respiro caldo contro il lato del mio collo, è questo che mi fa rabbrividire.

-Andrà tutto bene- mi sussurra -Noi staremo bene- prende una mia ciocca di capelli tra le dita e la attorciglia sull'indice, facendomi sorridere al ricordo che ne segue.

-Puoi tipo toglierti?- guardo Calum dal basso all'alto (dato che sono pochino più bassa di lui) e spingo via la sua mano, che si attorciglia per la centesima volta attorno ai miei capelli.

-Puoi tipo smetterla di lamentarti e far finta che ti da fastidio, così da lasciarmi continuare a coccolarti?- risponde con lo stesso tono retorico, sorridendomi a trentadue denti e facendo crescere il corruccio sul mio viso.

-La tua risposta retorica faceva davvero schifo- scuoto le spalle e mi abbandono con riluttanza sulla sua spalla.

-Era tanto difficile?- mi chiede con un sorriso da sapientone stampato sulla faccia, mentre continua a carezzarmi lentamente ciocche di capelli, portando il mio capo ad abbandonarsi sempre più sulla sua figura.

-No- borbotto -ma era meglio se me lo chiedevi prima- chiuso gli occhi e percepisco il suo petto sussultare, seguito dal ronzio della risata che gli contagia anche gli occhi.

-Insomma, hai sempre ragione tu- mi guarda sollevando un sopracciglio e ridendo un'ultima volta, quando io annuisco senza esitare.

-Mi dispiace- sussurro, prendendo la sua mano grande con la mia e accostandomela alla guancia. Chiudo gli occhi e mi concentro sul contatto tra la sua pelle calda e la mia, poco più fredda.

Calum ha questa magia nei suoi occhi, penso quando le sue iridi castane si incastrano con le mie, di riscaldarti l'anima solo guardandoti.

-Lo so- ripete, sorridendomi e infilando la mano che aveva poggiata sulla mia gamba, sotto le mie ginocchia rannicchiate.

Non ho il tempo di parlare, ma dalla mia occhiata interrogativa deve aver capito la mia confusione, che mi trovo tra le sue braccia e a un metro da terra.

Mi aggrappo con le braccia al suo collo mentre lo guardo socchiudendo gli occhi, lasciando che un sorriso mi pieghi le labbra -Non sei arrabbiato?- gli chiedo essendo momentaneamente seria.

-Pensavo che Ashton te lo avesse detto, quando ti ha sentito piangere ieri pomeriggio- ora si che sono confusa.

Gli do una pacca sul petto per istigarlo a raccontare -Credevi che fossimo tutti contro di te? Che stessimo chiusi nella stanza più lontana dalla tua ad odiarti?- mi guarda mentre si siede di nuovo sul divano, portandomi ovviamente con se.

Annuisco imbarazzata mente mi sistemo contro il suo petto, pressando una guancia sulla sua maglietta bordeaux e coprendoci con una coperta buttata affianco.

-In realtà eravamo tutti e quattro accampati fuori dalla porta, in corridoio- confessa senza troppi problemi, senza aver paura di una mia battutina sarcastica, che se non fosse per l'interno mood della situazione, sarebbe arrivata in quattro e quattrotto (la tastiera mi da' errore, ma non importa perché mi chiedo perché si dica quattro e non otto o dodici, o ventiquattromilacentoventisei).

-Perché sappiamo quanto i tuoi genitori ti abbiano ostacolato su questa storia della scuola e tutti noi non volevamo che passassi di nuovo quel brutto periodo- mentre ne parla sento le sue braccia stringersi attorno al mio corpo, rassicurandomi, e io d'istinto mi accoccolo ancora di più attorno a queste.

-E quando ti ho sentito piangere- si blocca per un attimo e lo guardo con gli occhi ben aperti, cercando di catturare ogni più piccola emozione sul suo viso, che ora si è fatto un poco più teso -Non voglio che tu pensi che potrei mai odiarti-.

Credo che l'argomento ora sia cambiato, sento che non stiamo più parlando di ciò che è successo, piuttosto su qualcosa di più importante, le sue emozioni.

Dio, faccio schifo con queste cose.

Fa che non combini casini.

Giuro che laverò i piatti per due mesi senza lamentarmi e che sarò carina con Luke quando mi costringerà a mettere i soldi nel suo stupido barattolo delle parolacce.

-Io non posso neanche pensare di non amarti- mi riprendo completamente quando sento il suo naso sfiorare il mio e le sue braccia tenermi stretta contro il suo torace, spingendomi fermamente contro di sé.

Allungo una mano per accarezzare una sua guancia morbida e traccio con tocco tremante il contorno approssimato delle sue labbra.

-Anche io- sussurro sulla sua pelle.






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