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4. LA PICCOLA TRACY

Buon giovedì e buona lettura ❤️

You're beautiful, you're beautiful, you're beautiful it's true. Le note della canzone di James Blunt riecheggiavano nella mia stanza e tutto ad un tratto mi sentii triste, non sapevo perché; forse perché a diciassette anni non avevo ancora una storia seria con un ragazzo, forse perché nessuno mi aveva fatto mai sentire davvero bella, forse perché mi sentivo sola.

You're beautiful, you're beautiful, you're beautiful it's true. La canzone infieriva sul mio già provato stato d'animo, così spensi la radio.

«Basta compatirsi!» mi dissi e decisi di uscire a fare una passeggiata per sentirmi meno triste.

Camminavo per le vie di Glen Rose da ormai venti minuti e mi ritrovai davanti alla tavola calda Molly, così entrai per prendermi un caffè.

Mi sedetti a un tavolo e venne a servirmi proprio Max, il cugino di Michael.

«Ciao Max» dissi salutandolo.

«Ciao, Sam. Benvenuta da Molly!» rispose con un sorriso finto. Era sempre così che ti accoglievano in quel locale, e, probabilmente, anche lui era stato costretto a dire la solita frase che i camerieri ripetevano tutto il giorno ad ogni singolo cliente.

«Ti ringrazio!» esclamai sorridendo «prendo un caffè macchiato».

«Arriva». Lo vidi allontanarsi e mi chiesi se con la mia amica era un tantino più chiacchierone. Avevo avuto occasione di conoscerlo a scuola, Jill lo aveva praticamente obbligato a pranzare con noi, ma era davvero un tipo di poche parole, peggio di Michael, quasi.

Quando arrivò col mio caffè lo invitai a sedersi due minuti con me. In fondo era molto presto e non c'era nessun altro cliente. Max titubò un po' e poi decise di accontentarmi.

«Allora, come vanno le cose con Jill?» esordii con tono squillante.

«Non te lo racconta già la tua amica?» rispose lui un po' scostante. Cavoli, l'acidità era un difetto di famiglia, allora!

«Sì, certo, era solo per fare conversazione» feci un po' imbarazzata.

«Senti, scusami Sam, io... non volevo essere scortese. Non amo parlare di me e Jill. È tutto così nuovo per me e... ho già mio cugino che ficca abbastanza il naso nella mia vita».

«Michael» sospirai.

«Già. Jill mi ha detto che vi conoscete, che fate un corso di recupero insieme. È strano, lui non mi ha mai parlato di te. Ho capito che tipo di rapporto c'era tra voi quando vi ho visto litigare in mezzo ai corridoi. Così Jill mi ha spiegato un po' di cose. Grazie per aver difeso la nostra storia, comunque» disse sorridendo.

«Figurati, l'ho fatto col cuore. Guai chi tocca la mia amica! Ad ogni modo... non mi sorprende che Michael non ti abbia mai parlato di me. È un ragazzo così strano!» feci sorseggiando il mio caffè.

«È difficile capirlo, dall'esterno. So che non è tanto gentile con gli altri e che apparentemente può sembrare uno stronzo, ma... se lo conosci bene non è cattivo, cerca solo di proteggersi. Il suo è una sorta di atteggiamento di difesa: attacca prima di essere attaccato. Quando avevamo tredici anni dei bulli gli hanno dato il tormento, e questa cosa, unita a varie perdite che ha subito, lo ha cambiato molto. Ora è sempre scostante, arrogante, odioso. Ma ti è assicuro che è solo una facciata» disse premuroso.

«Lo immagino, cioè... credo di averlo capito in parte. Una volta mi ha raccontato un po' la sua vita. Mi ha detto di sua madre e di tuo padre. Mi dispiace molto per le vostre perdite» commentai.

«Ti ha raccontato queste cose? Sul serio? Wow! Io non lo credevo possibile. Michael non si è mai aperto con nessuno» disse sconvolto.

«Beh, con me un po' lo ha fatto. Posso dire di conoscerlo, anche se molto molto poco. Diciamo che per varie vicissitudini siamo diventati una specie di "amici", se così si può dire. Ma la verità è che non ci possiamo proprio sopportare. Comunque sia, almeno è divertente attaccarsi» risposi sorridendo e lui scoppiò in una risata fragorosa.

«Michael che litiga con una ragazza? Questa è bella! Devi averlo proprio colpito per farlo litigare con te. Di solito cerca di stare alla larga dalle ragazze».

«Beh, diciamo che mi piace stuzzicarlo! Ma anche lui non scherza. Fa di tutto per provocarmi. Delle volte è davvero insopportabile!».

«Non dirlo a me che ci vivo assieme!» fece ironico.

«Non vorrei mai essere al tuo posto!» risposi con una punta di sarcasmo.

«Senti, ora è meglio che torni a lavorare. Più tardi attacchiamo scuola».

«Vero. Buon lavoro, Max» salutai.

«Grazie, Sam».

Finii il mio caffè e poi andai a scuola.

La giornata trascorse veloce e di Michael nemmeno l'ombra. Dovevo ammettere che un po' mi mancava non litigare con lui. Mi divertivo proprio coi nostri battibecchi.

Quando tornai a casa mi misi a fare i compiti e si fece orario di cena. Così, dopo aver mangiato insieme a mia madre e aver video chiamato mio padre per un saluto, salii in camera mia per mettermi il pigiama.

Mi distesi sul letto e abbracciai forte Mr. Teeth, il coniglietto che mi aveva regalato mio padre quando avevo sette anni. Lo abbracciavo sempre forte quando mio padre era via. Era il mio modo per sentirlo più vicino.

Vivere con un padre militare non era affatto facile, e a me mancava ogni istante.

Mi si inumidirono gli occhi e cacciai indietro le lacrime. Non dovevo piangere!

L'unica cosa da fare era cercare di addormentarmi prima possibile. Il giorno seguente mi aspettava una giornata lunga e faticosa: c'era la sagra del cioccolato, evento annuale per noi abitanti di Glen Rose, e io ero una delle organizzatrici. Non mi andava proprio di preparare quella stupida serata, ma dovevo farlo. Così mi addormentai pensando all' indomani. Si prospettava una lunghissima giornata per la piccola Sam.

***

Il giorno dopo mi svegliai prestissimo. Scesi in cucina per fare colazione e trovai mia madre super indaffarata, intenta a preparare dolci e torte per la sagra.

Quando arrivava la sagra del cioccolato passava tutta la giornata a cucinare e più passavano gli anni più si stressava per quella stupida festa.

«Non devi essere così precisa, mamma» le dissi «in fondo, anche se un dolce non viene perfetto nessuno ti dirà niente».

«Cosa? Stai scherzando, vero? Deve essere tutto perfetto per stasera. Lo sai quanto ci tengo a fare bella figura. E poi la sagra viene una volta all'anno e se non si lavora così tanto quel giorno quando si deve fare, scusa? Ora vai a prepararti che per le 7.00 devi essere pronta e andare al palazzetto dello sport per aiutare la signora Cohen con i festoni e tutto il resto».

«Mamma, ma è fra un'ora!» mi lamentai, esasperata dalla sua ansia.

«Sì, ma devi muoverti comunque. Forza, sbrigati!» strillò lei agitata.

«Ok, come vuoi» risposi rassegnata e andai di sopra a farmi una doccia e a vestirmi.

Dopo mezz'ora ero pronta e mi avviai al palazzetto dello sport dove, come ogni anno, si sarebbe tenuta la famosa sagra del cioccolato. Arrivai in perfetto orario e trovai la signora Cohen, affettuosa come al solito, che mi diede un mucchio di lavoro da fare.

Alle 11.00 arrivò anche Jill con sua madre, per dare una mano, ed ero contenta che avrei passato il resto del tempo in compagnia. Certo... attaccare festoni e spillare cartoncini non era il massimo, però, almeno non sarei rimasta sola per tutto il pomeriggio. Odiavo con tutta me stessa le feste di paese, soprattutto la sagra del cioccolato che era una delle più noiose. In più, ogni anno, la facevano di sabato, quindi avrei perso una giornata buona per uscire e divertirmi.

Alla sagra venivano solo ciccioni per rimpinzarsi di dolciumi e partecipare a stupide gare del tipo: "Chi riesce a finire 50 barrette di cioccolato nel minor tempo possibile" e cose simili. Che noia! Si prospettava una serata fantastica.

Sembrava che il tempo non finisse mai: erano solo le tre ed ero ancora lì ad attaccare festoni. Non ne potevo più. Anche Jill era stanca e aveva solo voglia di andare a casa a riposarsi un po', in vista della serata alla quale, anche lei, era costretta a partecipare.

«Non ne posso più, voglio andare via! Già stasera passeremo una noiosissima serata tra cioccolata e grassoni affamati. Voglio tornare a casa e buttarmi sul letto. Magari... fare una chiamata a Max!» disse facendomi l'occhiolino.

«A proposito di Max, come vanno le cose tra voi? Sai che ieri mattina l'ho incontrato da Molly? Abbiamo chiacchierato un po'!» esclamai agitandomi entusiasta sulla sedia.

«E perché diamine non me l'hai detto ieri, a scuola?» fece un po' offesa.

«Scusami. Mi sarà passato di mente. Tra compiti, ripetizioni e corsi... e poi ieri avevo la testa tra le nuvole! Forse, perché sapevo che giornata del cavolo mi avrebbe atteso oggi!» sbuffai.

«Va bene, ti perdono! Comunque sia... ieri sera siamo usciti di nuovo e... ci siamo scambiati il nostro primo bacio» disse guardandosi le unghie, come a fingere indifferenza.

Lanciai un urlo che fece girare tutte le vecchiette che erano con noi al palazzetto.

«Dio mio, Jill, e cosa aspettavi a dirmelo? Avresti dovuto chiamarmi!» replicai.

«Si era fatto tardi e non sapevo se eri sveglia. Scusa» ribatté lei mortificata.

«Lascia perdere! Piuttosto, dimmi com'è stato! Romantico? Passionale? Bello? Insomma, voglio sapere tutto» cinguettai battendo le mani come una bimba.

«È stato molto dolce, ma anche passionale. Eravamo in auto, sotto casa mia, mi aveva appena riaccompagnato. Io faccio per andare via e aprire la portiera ma lui mi blocca un braccio e dice "aspetta, ho dimenticato il bacio della buona notte". E così mi prende il viso e mi bacia. È stato meraviglioso, Sam» raccontò con aria sognante.

«Dio, è così romantico!! Chissà quando troverò anch'io qualcuno che mi farà battere il cuore» dissi un po' triste.

«Ehi, vedrai che accadrà presto, Sam. E comunque, anche se Max mi sembra davvero un bravo ragazzo, è troppo presto per parlare. Ci frequentiamo da poco! E dopo l'esperienza di Toby, per me, tutto è possibile. Insomma, quel cretino è stato capace di buttare al vento una relazione di quasi un anno, e per cosa, poi? Per una sgualdrina che passerà al prossimo bersaglio in men che non si dica! Non so se è stato più scemo lui o io che mi sono fatta abbindolare così» ribatté arrabbiata.

«Ohi, non darti colpe che non hai! Se c'è un colpevole qui, quello è Toby. Anzi sono in due, quella stronza di Genevieve non è da meno. Odiosa, ridicola e perfida puttanella» ringhiai con astio. Jill scoppiò a ridere e poi mi diede il cinque. Eravamo proprio una bella squadra!

Quando finimmo il nostro lavoro, si erano fatte le 18.30. Cavolo! Questo è sfruttamento minorile!

Tornammo a casa per mangiare qualcosa al volo e prepararci per la sagra. Decisi di indossare un vestito color ruggine a fascia e con la gonna a campana. Era elegante ma non eccessivo. Legai i capelli in una specie di chignon e mi aggiustai la frangia. Stavo davvero bene! Peccato che non ci sarebbe stato nessun bel ragazzo ad ammirarmi.

Arrivammo al palazzetto per le otto e la sala era gremita di persone di tutte le età. Quella sera mia madre era più euforica del solito, non faceva altro che ridere, sembrava ubriaca.

Vidi Jill vicino al buffet. Come sempre era splendida e sorridente.

Mi avvicinai a lei: «Ciao tesoro, sei uno splendore».

«Grazie, Sam, anche tu stai benissimo. Bella festa, vero?» disse sarcastica.

«Hai voglia!» risposi altrettanto sarcastica «che dici se mi avvicino a quel ciccione con i baffi? Secondo te, se ci provo lui ci sta?».

«Oh puoi tentare» replicò Jill ed entrambe scoppiamo a ridere.

Mentre eravamo lì a scherzare e a prendere in giro gli invitati più buffi, con nostra grande sorpresa, dalla porta entrarono Max e Michael vestiti di tutto punto tenendo per mano quella che immaginai fosse la loro sorellina.

Jill era al settimo cielo: «Hai visto? Ci sono Michael e Max. Non mi aveva detto sarebbe venuto. Dio, che fantastica sorpresa! Vado da lui... anzi, aspetta. Come sto? Il trucco?».

«Sei una bomba, baby» le feci l'occhiolino e la lasciai andare dal suo ragazzo. Beh, non lo era ancora formalmente, ma erano carinissimi assieme; ed ero sicura che non ci sarebbe voluto molto per farli ufficializzare.

Quando Jill andò da Max vidi che si allontanarono, lasciando Michael con la sua sorellina, così decisi di andare a salutarlo.

«Ciao» dissi sorridente.

«Ciao» rispose lui un po' imbarazzato «e così, questa è la famosa Sagra del cioccolato? È la prima volta che vengo».

«Davvero? Quindi non sei uno che ama le feste a quanto pare» ribattei guardandolo bene. Era davvero carino vestito elegante. Aveva un pantalone scuro e una giacca nera, con una camicia anch'essa nera. In effetti il suo abbigliamento rispecchiava un po' il suo animo, ma era comunque niente male!

«No, infatti. É stata la mia sorellina a convincermi; fosse stato per me non ci sarei venuto, l'ho fatto solo per accompagnare lei. Ci teneva tanto a vedere questa famosa sagra».

«Quindi lei è tua sorella?» feci incuriosita «Piacere piccola, io sono Sam».

«E io Tracy» mi rispose con tono dolce la bimba «è la prima volta che vengo qui, Michael non mi permette quasi mai di uscire perché sono malata. Comunque qui è bellissimo». La piccola si guardò intorno con aria sognante, sembrava estasiata. Era come se vedesse il mondo per la prima volta.

Ci fu qualche istante di silenzio e poi Michael parlò.

«Tracy lei è una...una mia...amica». Non riuscivo a credere che mi aveva definito "amica".

«Sì, sì, amica. Si dice sempre così. Guarda che anche se sono piccola non sono scema. Comunque, sono contenta che mio fratello ha finalmente deciso di farsi una fidanzata. Se non fossi arrivata tu avrebbe passato la vita da solo» insinuò guardandoci. Io scoppiai a ridere e Michael serrò la mascella, non se fosse più per rabbia o imbarazzo.

«Tracy, lei non è la mia fidanzata! É solo una amica» spiegò Michael.

«Sì, sì, come vuoi! Oh, c'è la signora Archer. Michael, posso andare a salutarla e resto un po' con lei?» chiese Tracy.

«Ok, ma non ti allontanare da lei, intesi?» fece Michael con durezza. Povera bimba! Non avrei mai voluto sopportare Michael come fratello maggiore.

«Ok. Ciao Sam, è stato un piacere conoscerti» disse Tracy dandomi un bacio.

«Il piacere è stato mio, piccola». La salutai e la vidi andar via correndo tra gli invitati.

«Certo che per avere solo sette anni, quella bambina sa davvero il fatto suo!» dissi ridendo.

«Già, me ne sono accorto» rispose Michael.

«Allora, vieni ogni anno a questa sagra?» proseguì guardandosi attorno.

«Sì, questo sarà il milionesimo. In pratica è da quando sono nata che vengo alla sagra. Mia madre ci tiene molto. Inoltre ogni anno devo contribuire offrendo il mio aiuto per attaccare festoni, spillare cartoncini, scegliere il colore adatto per le tovaglie. É stressante» sbuffai.

«Però! Allora ti dai parecchio da fare. L'hai scelta sempre tu quella tovaglia color giallo canarino? Perdonami ma fa schifo» disse con una smorfia Michael.

«No, Michael, quella non l'ho scelta io ma Jill. Per fortuna non ho i gusti dell'orrido, io. Insomma... adoro Jill, ma in quanto ad abbinamenti di colori è un disastro».

Michael mi sorrise e io continuai: «Allora, alla fine anche tu hai deciso di far parte del mondo dei vivi. Insomma, non è da te partecipare a feste come questa».

«Infatti, non lo è. Ti ricordo che se ci sono venuto, è solo perché Tracy mi ha supplicato, io odio questo genere di feste» si lamentò lui.

«Andiamo, dì la verità. Alla fine ha fatto piacere anche a te venire qui, in fondo non è così male» dissi stuzzicandolo.

«Oh, certo! É solo un modo per buttare al vento tanti soldi ed evitare di spenderli per cause più giuste. Invece di organizzare questa stupida sagra avreste potuto impegnare i soldi in un fondo benefico per i bambini dell'Africa o cose del genere. Ma a quanto pare preferite cucinare dolci e guardare stupidi obesi affamati che fanno a gara a chi mangia più cioccolato in minor tempo. É assurdo» disse tutto d'un fiato.

«Wow, che cuore tenero che hai. Strano che tu non sia così tenero anche con tua sorella. Ha detto che non la fai uscire quasi mai perché è malata. Ma che razza di comportamento è? Dovresti farle scoprire il mondo proprio per quello, Michael, non tenerla reclusa» sbottai alterata.

«Questi non sono problemi tuoi, ok? E comunque Tracy non è come gli altri bambini, non può permettersi una vita normale. Non può uscire quando e dove vuole!».

«Ma facendo così la farai sentire diversa, malata, più di quanto lei non si senta già. Non rovinarle la vita solo perché hai paura»

«Stanne fuori, chiaro? È la mia vita non la tua, è mia sorella non la tua e la educo come meglio mi piace. Che cavolo puoi saperne tu di bambini?» rispose Michael arrabbiato.
«Sai, forse io non ne saprò niente, ma una cosa la so per certo: se avessi una sorellina malata non la chiuderei in casa facendola sentire diversa, ma le farei godere ogni attimo della sua vita come se fosse l'ultimo. Perché quando non ci sarà più almeno avrà vissuto felice» ribattei.

«Come potrà mai essere felice se potrebbe morire da un momento all'altro, eh? Me lo spieghi? Per una volta che stavamo avendo una conversazione civile, senza litigare, tu rovini tutto intromettendoti nella mia vita come fai sempre. Per un attimo mi sono illuso che potessimo provare ad avere un rapporto normale, ma come sempre finiamo per litigare» disse alterato.

«Ah sì? E di chi è la colpa? Di certo non mia» risposi arrabbiata.

«Sai, forse se tu ti intromettessi meno nella vita delle persone e pensassi un po' di più agli affari tuoi, potremmo anche provare ad essere amici» disse Michael guardandomi con astio.

«Amici? Io voglio esserti amica, ma tu non me ne hai dato mai l'occasione. Sei sempre così freddo e ostile, è il tuo carattere Michael, parole tue».

«Sai una cosa, Sam? Forse io e te non saremmo mai amici, siamo troppo diversi e tu per me sei troppo invadente. Quindi, da adesso in poi stammi lontana, chiaro?» strillò e girò le spalle andando via. Ma non lo feci allontanare molto, perché prima che potesse scappare urlai: «No! Stammi lontano tu!».

Dopo un po' vidi Jill che mi disse che aveva passato una bella serata con Max, il quale le aveva chiesto come doveva considerarsi nei suoi confronti e Jill gli aveva risposto che poteva reputarsi a tutti gli effetti il suo ragazzo.

Ero davvero felice per lei e per questa nuova relazione, ma allo stesso tempo ero arrabbiata per il comportamento di Michael.

Per tutto il resto della serata mi ignorò, mentre Max venne accanto a me e Jill con la sorellina. Era davvero adorabile. Non riuscivo a credere che quella piccola rischiava di morire! Non era giusto!!

Quando la festa volse al termine, tornai a casa stanca e mi addormentai pensando a Michael e alle nostre assurde discussioni.

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