3. FARSI LA GUERRA
Buona settimana! Vi lascio al capitolo❤️
Due settimane dopo, avevo visto pochissimo Michael. Aveva, praticamente, fatto di tutto per evitarmi, addirittura saltato un paio di lezioni di recupero pur di non vedermi. Rischiava l'espulsione! Ma perché mi odiava tanto? Mica l'avevo costretto io ad aprirsi?
Quella mattina, come sempre, arrivai a scuola in perfetto orario e subito mi precipitai nel bagno delle ragazze dove incontrai Jill che si stava lavando le mani.
«Ehi!» la salutai con un bacio.
«Ciao, amica. Indovina? Stasera ho un appuntamento» fece con sguardo languido.
«Sul serio? E con chi?» chiesi curiosa.
«Non ci crederai mai!» disse entusiasta.
«Addirittura? E chi è? Uno degli One Direction?» ridacchai.
«È Max Nelson!». Mi portai le mani alla bocca e lanciai un gridolino.
«Non ci credo».
«Credici amica. Sai, in queste settimane ci siamo conosciuti un po', abbiamo chiacchierato. Ovviamente ho fatto io il primo passo. Max è così chiuso, se ne sta sempre solo con Michael. Gli ho fatto conoscere Renee, Ron e Maryanne. Erano con me mentre lui è passato e ho colto l'occasione per presentarglieli. Sembrava un tantino imbarazzato, ma mi è sembrato a suo agio dopo un po'».
«Brutta stronza! Che amica sei... l'hai presentato a loro e non a me che sono la tua migliore amica!» feci un po' offesa.
«Tu non c'eri in quel momento. È capitato tutto per caso. E comunque pensavo che te lo avesse presentato Michael» disse giustificandosi.
«Lascia perdere. Non tocchiamo il tasto Michael» risposi sedendomi sul lavello del bagno.
«Non ti ha più parlato dopo che ti ha raccontato un po' di sé, nella sua auto?» chiese.
«No. Praticamente è come se non esistessi. Sembra che ce l'abbia con me ma non capisco come sia possibile» dissi sconsolata.
«Dai, vedrai che si risolverà tutto» sussurrò Jill mettendomi una mano sulle gambe. Ci abbracciammo e uscimmo dal bagno, ma, immediatamente, ci imbattemmo in Michael.
«Ah, Jill. Proprio te cercavo!» esordì senza nemmeno salutarmi. Mi stava ignorando volutamente.
«Ciao, Michael. Giusto?» rispose Jill un po' perplessa.
«So che stasera esci con mio cugino» disse lui senza giri di parole.
«Sì, beh...» provò a rispondere la mia amica, ma venne interrotta prima che potesse formulare una qualsiasi frase di senso compiuto.
«Voglio che annulli l'appuntamento!» fece Michael con sicurezza.
«Come?» esclamammo in coro io e Jill.
«Non ha bisogno di stupide distrazioni. Deve lavorare e pensare al suo futuro. Ha già abbastanza pensieri a casa, tra mia sorella piccola e le bollette da pagare. Non ha bisogno di una fidanzata che gli complichi ulteriormente la vita!».
«Ma sei fuori?» ribattei io sconvolta.
«Non ti immischiare negli affari che non ti riguardano, Sam» mi rispose lui acido. Ero allibita, senza parole.
«Ascolta. Io e Max non stiamo assieme. Non è il mio fidanzato, vogliamo solo conoscerci, e stasera sarebbe stato il nostro primo appuntamento» disse Jill con imbarazzo.
«Beh, non ci sarà nessun primo appuntamento. Annullalo, o per te saranno guai» fece Michael avvicinandosi con aria intimidatoria. Stava facendo sul serio?
«Mi stai minacciando?» ringhiò Jill incazzata.
«No, ma ti avverto, non mi piace che qualcuno entri senza permesso nella mia vita e in quella di chi mi sta accanto. Perciò faresti meglio a starmi a sentire. Puoi trovare quanti ragazzi vuoi, ovunque. Non lui!».
«Non credo di essere entrata nella tua vita senza permesso, Michael. È stato Max a invitarmi ad uscire, quindi non vedo dove sia il problema» rispose Jill con nonchalance.
«Il problema è che devi farti da parte. Ti ho già spiegato come stanno le cose e una persona intelligente, al tuo posto, sarebbe già da mio cugino ad annullare l'appuntamento».
«Mi stai dando della stupida?». Jill lo guardò in cagnesco e si avvicinò sempre più a lui, finché io non mi misi in mezzo.
«Sai cosa, Jill? Perché non vai da Max per metterti d'accordo con lui sull'orario in cui ti passa a prendere? Ci penso io al bifolco, qui» dissi guardandolo in cagnesco.
«Sicuro!» rispose Jill sorridendo beffarda e poi girò i tacchi e ci lasciò soli.
«Ma come diamine ti sei permesso?».
«Non sono cazzi tuoi» urlò facendo girare tre o quattro ragazze.
«Sono cazzi miei se metti i bastoni tra le ruote alla felicità della mia amica. Ma dico... come fai a essere così egoista? A tuo cugino piace Jill e ha tutto il diritto di viversi la vita che vuole!» gridai facendomi sentire.
«Lui non sa ciò che vuole!» disse Michael sicuro di sé.
«E tu invece sì, vero? Ascoltami bene, piccolo egoista che non sei altro. Non provare mai più a parlare così alla mia amica, non ti azzardare più a intrometterti tra lei e Max, altrimenti, giuro che te la vedrai con me!» minacciai.
Lui scoppiò a ridere in maniera sguaiata e poi divenne improvvisamente serio.
«Credi che non abbia il coraggio di affrontare una ragazza ?» disse ridendo
«No, credo di no» risposi seria.
«Accetto la sfida» disse, e si avvicinò pericolosamente, fissandomi dritto negli occhi. «Se proprio vuoi la guerra...»
«Guerra sia!». Finii la frase per lui e mentre mi allontanavo, urlai.
«Mai mettersi contro Samantha Felton!». Ma mentre mi allontanavo, una voce mi raggiunse.
«Mai mettersi contro Michael Bradin».
Ecco, doveva avere sempre l'ultima parola lui. Dio, l'odiavo a morte! Mi pentii persino di averlo compatito. Le persone così non vanno compatite, vanno messe in riga. Non si può usare il proprio passato doloroso come scusa per comportarsi come si vuole, senza preoccuparsi di ferire le persone! Sì... metterlo in riga, era proprio quello che avevo intenzione di fare. La guerra era cominciata!
***
Da quando io e Michael ci eravamo apertamente dichiarati guerra le cose, a scuola, stavano andando uno schifo. Ero davvero troppo presa da quella situazione, non ne valeva la pena! Non da rischiare la bocciatura. Sì, perché da quel giorno non facevamo altro che litigare nei corridoi, urlarci addosso persino a lezione e farci stupidi dispetti da bambini dell'asilo. Eravamo già stati sospesi due volte e una terza avrebbe compromesso la mia carriera scolastica.
Eravamo in palestra il giorno in cui decidemmo di metter fine a questa nostra stupida guerra. Ci stavamo urlando contro, distraendo così tutti i nostri compagni, così il professor Leery ci chiuse in palestra da soli e ci disse che non ci avrebbe fatto uscire fin quando non avremmo fatto una tregua.
La porta si chiuse e rimanemmo io e lui da soli, in silenzio, seduti sulle scalinate della palestra.
«Allora? Che ne dici se mettiamo una volta per tutte la parola fine a questa storia? Ti giuro non ne posso più di comportarmi con una bambina stupida e viziata, quindi stabiliamo una tregua ok?» dissi rompendo il silenzio.
«Sì, sono d'accordo» rispose, stranamente, Michael «neanche io ne posso più di questa stupida guerra, limitiamoci a non frequentarci e vedrai che le cose andranno bene».
«Mmmm...per la prima volta ci troviamo d'accordo su un argomento» dissi ridendo e notai che riuscii a strappargli un sorriso. Che strano, pensai, non l'avevo mai visto ridere.
«Bene, ora posso farti una domanda?» gli chiesi seria.
«D'accordo, spara!».
«Beh, volevo chiederti perché sei sempre così. Cioè... sei sempre scontroso, arrogante, presuntuoso, senza offesa!».
«E chi si offende? Comunque è nel mio DNA, non posso farci niente, il mio carattere è questo che ti piaccia o no. Ma dato che io non ti piaccio e neanche tu, francamente, mi sei tanto simpatica... il problema non si pone ».
«Lo so, è solo che sei strano come ragazzo; insomma... non sorridi mai!».
«E allora? Evidentemente non ho nulla per cui sorridere».
Rimasi qualche secondo in silenzio, con Michael che mi seguì a ruota, e poi chiesi:
«Beh, allora, ce l'hai la ragazza?».
«Ma che mi stai facendo il terzo grado? Mi sembra di partecipare ad un quiz televisivo. Devo rispondere prima dello scadere del tempo?» domandò sarcastico.
«D'accordo, calmati! Era solo curiosità, tutto qui. Come sei permaloso».
«Non sono permaloso, è solo che non mi va di parlare degli affari miei. E comunque quella era una domanda molto personale» finii Michael, ma subito ricominciò: «E tu invece? Ce l'hai il ragazzo?» mi chiese fingendo indifferenza.
«Cos'è, ora che devo rispondere io non è più personale?» chiesi arrabbiata.
«No, è solo che se mi rispondi prima tu dopo, forse, ti darò la mia risposta ».
Sbuffai spazientita e poi decisi di dargliela vinta.
«Ok, non sono fidanzata, contento? Ora tocca a te» dissi dandogli una spintarella.
«Nemmeno io, contenta? Ho appagato la tua curiosità?».
«Curiosità appagata» dissi con soddisfazione. «Ora che ne dici se ci facciamo tirare fuori di qui? Questo nostro parlare molto amichevolmente mi sta preoccupando un po'» continuai sarcastica.
«Sì, hai ragione, va a finire che diventiamo amici e questo potrebbe provocare la fine del mondo» rispose ironizzando.
«E non vorremmo scomodare Noè» dissi seria e questa mia ultima battuta ci fece scoppiare a ridere a crepapelle, tanto che per un attimo ci guardammo negli occhi e, forse, percepimmo qualcosa di diverso. Subito, però, abbassammo lo sguardo imbarazzati. E se fosse andata a finire che saremmo diventati davvero amici? No, un pensiero assurdo, ora non esageriamo, Sam! pensai tra me e me. Mentre ero ancora smarrita in questa assurda considerazione, arrivò il professore e ci tirò fuori di lì, mettendo fine allo stupido dilemma che avveniva nella mia testa.
Vi lascio questa gif del nostro Michael Bradin!
Niente male eh?
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