Vieni Con Me, Oppure No
Io lo sapevo che non dovevo fidarmi. Sono uno stupido per aver pensato che lui volesse scusarsi davvero.
Invece mi ha portato qua solo per continuare la sua tortura e il suo sporco gioco, solo per prendersi gioco di me ancora e deridermi davanti ai suoi amici.
E io non devo piangere, non si merita di vedermi distrutto, spezzato. Non si merita di vedermi fragile e indifeso.
Quindi incasso il colpo, l'ennesimo, anche se questo fa un po' più male del solito e chiudo il mio cuore per lui.
E questa volta devo farlo davvero.
Devo farlo per me.
****
Poche ore prima.
"Vieni con me."
Il cuore inizia a battermi come un pazzo. Mi sento un dodicenne e forse lo so. Non sono mai uscito con nessuno, cioè mai con nessuno di così bello. Se poi si aggiunge il fatto che sia il sogno erotico della mia vita, beh è anche peggio.
Mi svesto di quel orrendo pigiama che anche stasera indossavo, e apro l'armadio per cercare qualcosa di carino da indossare. No che abbia grande scelta, i miei gusti suoi vestiti sono sempre stati particolarmente tristi. Prendo un paio di pantaloni beige che non avevo mai messo, forse perché mi fasciano troppo le gambe e sono troppo attillati sul sedere, ma per un volta nella vita, forse posso anche osare. Tiro fuori una camicia celeste a quadri beige e bianchi, i miei immancabili mocassini e mi vesto velocemente.
Mi guardo allo specchio che riflette una immagine di me che conosco bene. Quella del solito sfigato che non sa vestirsi, se non fosse che almeno stasera indosso un paio di pantaloni decenti. Ci ho provato a cambiare, anche mia mamma ha insistito più volte, ma io non ci riesco. E' come se mi sentissi a disagio col mio corpo. Come se questi vestiti ce li avessi tatuati addosso. Sospiro, mentre tiro su il ciuffo e mi affretto a scendere le scale in punto di piedi, a piedi scalzi per non farmi sentire da mia mamma. Quando arrivo davanti al portone, prendo le mie chiavi e silenziosamente lo apro per uscire. Sotto i tre scalini, con le braccia incrociate, appoggiato alla sua moto, c'è tutto la mia vita.
Resto un secondo in più immobile a fissarlo. I jeans neri lucidi e strettissimi, quelle benedette caviglie scoperte, la maglia anch'essa nera leggermente più larga che ricade sui suoi fianchi, e l'immancabile giubbotto di pelle. E' stupendo, è un angelo nero, il mio diavolo personale mandato da non so chi per rendere la mia esistenza un inferno.
"Ti è caduta la mandibola?" mi chiede lui e mi rendo conto di essere rimasto con la bocca aperta a sbavarci sopra. Letteralmente.
Scuoto la testa imbarazzato e mi abbasso per infilarmi le scarpe. Lo sento ridere per l'ennesima battuta e gli do le spalle mentre mi piego sulle gambe per sistemarmi i calzini e l'altra scarpa. E questa volta sono io a beccarlo mentre mi fissa attentamente, una volta che mi sono sollevato.
Non capisco bene il suo sguardo e mi mette in soggezione perché non mi aveva mai guardato così.
"Tu sei sicuro di voler venire con me vestito così?"
Ed eccomi, affondato. Mi tiro sul naso gli occhiali, mentre abbasso il viso sentendomi ancora una volta ridicolo per il mio abbigliamento. "Scusa. Sapevo che non dovevo indossare questi pantaloni" sussurro, mentre risalgo i graniti e prendo la chiave per rientrare a casa.
Ma lui inaspettatamente mi prende il polso e sono costretto a voltarmi. La sua mano mi solleva per il mento e improvvisamente ci ritroviamo faccia a faccia, ad una vicinanza così inaspettata che mi fa arrossire ancora di più. I suoi occhi sono davvero gli occhi più belli che abbia mai visto. Così neri, con le ciglia così lunghe che quasi gli accarezzano le guancia ad ogni battito. E io mi perdo quando poi apre la bocca e con un tono di voce più dolce che abbia mai sentito mi fa sentire per la prima volta... bello. "Tu non hai idea dello spettacolo che sei, Claudio."
Me lo sfiata sul vicino e io mi sento svenire. La sua voce calda e il suo profumo mi stanno inebriando. Mi manca l'aria. E poi lui indietreggia e mi lascia il polso e io torno a respirare.
"Te lo dicevo perché ti sto portando in un posto speciale, dove penso che col culo che ti ritrovi non passerai inosservato." Mi canzona, facendomi l'occhiolino.
E okay io vorrei semplicemente morire.
"Dove andiamo?" chiedo.
"Facciamo un giro in moto e poi andiamo a una festa." risponde, passandomi il secondo casco.
"Io non salgo con te su quella cosa." rispondo stizzito.
"Hai paura per caso?" ribatte mentre ride sarcastico.
Non rispondo e gli prendo il casco dalle mani.
Sono terrorizzato.
Stasera ho detto che non avrei avuto paura. Che sarei andato oltre i miei confini e ho tutta l'intenzione di farlo. Così in silenzio mi sistemo, mentre lui mi guarda ancora e ride. Aspetto sbuffando che monti in sella e poi impacciato faccio lo stesso.
Non sono mai salito su una moto, non di questo calibro. Il mio massimo è stata la vespa quando andavo in vacanza a mare, ma lui questo non lo saprà mai.
Accesso il motore e "Tieniti stretto." mi ordina e io stranamente ubbidisco perché dopotutto ci tengo alla mia vita. Allaccio timidamente le braccia ai suoi fianchi, ma involontariamente mi ritrovo ad abbracciarlo quando inizia a corre.
E corre troppo, e adesso capisco perché non mi sono mai piaciute le moto. Serro gli occhi e appoggio la testa alla sua schiena. Lo sento borbottare qualcosa ma non capisco.
Sento la nausea che prende possesso di me e vorrei solamente che tutto questo finisca presto.
La parmigiana della mamma mi sta per risalire tutta.
"Claudio?"
"Mh?"
"Tutto bene?" mi chiede apprensivo. Non sento più il vento sul viso e così apro gli occhi, accorgendomi che siamo fermi a un semaforo.
"S-sì, ho solo mangiato troppo a cena." balbetto.
"Tieni gli occhi aperti, Claudio. Se li chiudi è peggio e fidati di me. Vedrai che non vorrai più scendere." mi sussurra con lo stesso tono dolce di prima e io sono davvero confuso.
Questo Mario non ha nulla a che vedere con lo sbruffone arrogante che oggi in classe mi ha umiliato. Vorrei tanto dirgli di smetterla di essere così perché mi confonde, invece mi lascio trasportare dalla sua voce che è capace di tranquillizzarmi e mi rilasso.
E aveva ragione, cazzo, aveva ragione. Non poi così male sentirsi liberi, non è poi così male quando ti fidi un po' perché andiamo, mi sto divertendo. Allento la presa sui suoi fianchi e mi lascio andare e mi godo la corsa. Qualche urletto di entusiasmo sfugge dalla sua bocca e lo sento ridere divertito. Viaggiamo tranquilli per un paio di minuti e io mi sento di vivere. Le luci della città davanti a noi, il suo profumo, io che non stacco la testa sulla sua spalla e scopro che mi piace stringerlo e vorrei rimanere così per sempre, fermi a un attimo di pace, di illusione, dove sento i battiti del suo cuore sotto il palmo delle mie mani e il calore del suo corpo ovunque.
Devo lo sento un po' mio e mi illudo che un po' lo sia davvero.
Ma tutto ciò che bello finisci quando vedo che ci fermiamo davanti all'ingresso di una discoteca. Mario spegne il motore della moto e mi fa cenno di scendere. Ubbidisco, togliendomi il casco e improvvisamente ho freddo, freddo di non sentire più il suo corpo stretto al mio.
"Dov'è che siamo?" chiedo, abbracciandomi con le braccia.
Sì sistema il ciuffo, spettinandoselo ancora di più e "È il compleanno di un mio amico. Entriamo. Spero che tu ci sia mai stato in una discoteca prima di ora."
"Certo." rispondo sbuffando. Lo odio. Mi da fastidio questo suo comportamento da sono il più figo del mondo. Anch'io ho vissuto questa vita. Chi si crede?
Lui mi sorride ma io non gli do peso e lo seguo mentre si avvicina al butta fuori, che mi squadra dalla testa e i miei, e pronuncia il suo nome.
Il tizio controlla il nominativo sulle liste e poi si rivolge con sdegno a me.
"Lui e con me." Risponde Mario, prima ancora che possa aprire la bocca.
"Sul serio, Mario?" risponde il tizio abbozzando una risata e Mario lo segue.
"Sì, lo so. Ci sarà da divertirsi" aggiunge prima di ridere ancora e io resto lì a guardare due uomini che non conosco, ridere per qualcosa che non ho capito e da un lato rimpiango il mio letto, la mia gatta e il mio pigiama con gli orsacchiotti.
Ma non ho tempo di elaborare che Mario mi prende per il braccio e mi trascina dentro al locale e io... E io capisco che aveva fottutamente ragione.
****
"No, sto bene così." rispondo all'ennesimo tizio che mi si avvicina, chiedendomi se può offrirmi da bere.
E non sto bene, per niente. È da un'ora che sono seduto su questo sgabello a sorseggiare una aranciata mentre intorno a me c'è il caos.
Quando Mario aveva inteso che si sarebbe divertito, non mentiva. Appena entrati ho capito che si trattava di una festa privata a tema anche se non so bene come spiegarlo. Indossano tutti pantaloni neri lucidi così stretti da lasciare poco all'immaginazione, e sopra top pieni di paillettes nere e lustrini tutti esclusivamente neri.
Capisco che si tratta di un black-code quando avvicinandomi al bancone leggo il volantino dell'evento. È tutto nero, tranne che per i cocktail colorati e i bracciale fluo che indossano tutti.
E io mi sento semplice un pesce fuori d'acqua. Anche se la musica è così alta e assordante, tutti hanno notato il nostro arrivo e gli occhi di molti si sono puntati su me e quella mia camicia a quadri bianchi e blu e i miei pantaloni chiari. Ho abbassato lo sguardo e mi sono voltato alla mia destra per insultare Mario, ma lui era già andato. L'ho perso di vista subito, fino a quando non l'ho visto prendere il post del DJ e ho capito che la vera stella qui dentro stasera è lui. E ci sa fare, suona veramente bene, ha saputo fare un mix di pezzi latini e pop straordinario e tutti lo adorano, tutti lo amano, tutti ballano con lui.
Tutti tranne io.
Io me ne sto in un angolo ad osservarlo.
Non so ballare, non so farlo e non sono mai stato a una festa a tema. Ho sentito i commenti delle ragazze che mi ridevano dietro per il mio abbigliamento, mentre i ragazzi hanno scommesso su di me, su chi per prima sarebbe stato capace di offrirmi da bere e poi portarmi a ballare.
Sarò pure ingenuo, ma stupido no.
Così ho evitato tutti e ho aspettato che Mario smettesse di suonare per poterlo riempire di schiaffi.
In realtà sto amando quello che sto vedendo. Mario è semplicemente sesso in polvere. È l'impossibile, quello irraggiungibile. La sua bellezza non può essere reale e ora vedendolo sotto i riflettori, con le cuffie sulle orecchie e la testa che si piega indietro a ritmo di musica, capisco che quello è proprio il suo mondo. Sorrido. Forse mi ha voluto qua per scoprire questo lato di lui che non sapevo esistesse. E mi illudo veramente che sia così.
Ma si sa, ogni illusione ha la sua fine. Il vocalist lo saluta. Mario ha finito il suo turno. Lo vedo che guarda e ride con altra gente e io lo guardo nella vana speranza che si ricordi che ci sono anche io e venga da me. Ma la delusione mi trafigge in pieno.
Si avvicina a un ragazzo, gli sorride, gli mette una mano dietro il collo, poi guarda nella mia direzione, mi sorride e se lo tira addosso. Lì proprio davanti a me, sto vedendo l'amore della mia vita, che sta letteralmente limonando uno sconosciuto. Una fitta di gelosia mista a rabbia mi brucia nel petto. Non dovrebbe farmi così male, ma mi fa male. Perché quelle braccia, quel corpo, stavano abbracciando me poche ore fa. Perché quelle labbra erano le miei, mi ero illuso che lui potesse per una volta interessarsi a me.
Invece no.
Mi ha portato qua col desiderio di farmi vedere questo, per scoparsi anche l'aria davanti ai miei occhi.
Ed è proprio questo pensiero che mi fa prendere l'aranciata che avevo ancora sul bancone e mi fa avvicinare a loro due che si stanno ancora divorando la bocca. Tocco la spalla di Mario e quando con un lamento stacca la sua lingua da quello dell'altro, gli tiro il liquido in faccia al tipo.
"Ma sei pazzo! Ma che cazzo vuoi?" mi urla contro l'uomo, mentre cerca di pulirsi. "Mario. Ma tu lo conosci questo?" gli chiede e anche io mi volto verso di lui, ma Mario mi scoppia a ridere in faccia.
"E' solo uno sfigato che non accetta il fatto che io non voglia scoparmelo. Nessuno di importante, Gian." e lo dice così, guardandomi fisso negli occhi e sorridendomi come se nulla fosse.
"Beh, ci credo. Chi se lo scopa uno che viene vestito a una festa come se stesse andando al catechismo. Peccato, ha un bel culo però. " continua l'altro e si unisce alla risata di Mario.
E io mi sento morire.
Avevo accettato di venire a questa festa perché pensavo volesse scusarsi del suo comportamento di questa mattina, e invece.
Invece il suo intento era solo rendermi ridicolo davanti a tutti ancora e ancora.
Lo osservo, mentre ride e accarezza il petto di quel ragazzo.
Lo osservo mentre mi indica e si piega in due per le risate.
Gli occhi mi diventano lucidi, ma non piangerò perché lui non si merita questo.
"Vaffanculo." gli dico e giro le spalle per andare via.
Corro verso l'uscita e quando sono all'aperto, l'aria fredda mi sbatte sul viso. E vorrei urlare, perché sono in mezzo al nulla, perché sono venuto con lui, per questo mio carattere di merda che mi rende fragile davanti a tutti.
"Claudio. Aspetta" la sua mano mi afferra il polso.
Ancora lui.
Lo strantono e "Mi devi lasciare in pace. Torna a limonarti il tuo amico."
"Claudio." mi chiama ancora e io sono costretto a girarmi per guardarlo. Nel suo volto non c'è più traccia di felicità solo qualcosa mista al dispiacere. "Vieni con me, lascia che ti accompagni a casa almeno."
"No. Non vengo da nessuna parte con te e tu mi devi lasciare in pace." gli urlo e mi allontano da lui. Tiro fuori il cellulare dalla tasca e chiamo un taxi per farmi portare a casa.
Lo ignoro e cammino, lasciandomelo indietro. Cerca di chiamarmi ma io non ho intenzione di sentirlo ancora parlare, perché lo so che se solo mi girarsi un attimo potrei cedere e io non voglio cedere.
"Mi dispiace." mi sussurra proprio mentre il taxi arriva.
Apro la portiera e mi volto solo per dirgli "Col cazzo." e scappo via. Via da lui, via da questa mia maledetta attrazione, via dai suoi occhi.
Via.
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