Posso farlo solo io
Classe terza elementare sezione A.
"Dammela!"
Mirko mi ruba l'ennesima gomma che la mia mamma mi aveva comprato. Gonfio le guance imbronciato, perché sono stanco dei miei compagnetti di classe che mi rubano sempre le mie cose. Ogni settimane devo comprare i colori, le matite e le penne.
Mamma non lo sa. Gli dico sempre che li perdo perché mi vergogno a dire la verità e un po' ho paura che possano prendermi ancora più in giro. E mi prendono in giro sempre. Solo perché porto gli occhiali, mi ciuccio ancora il dito e mi piace studiare oppure perché preferisco trascorrere la ricreazione a colorare piuttosto che giocare con le figurine dei calciatori.
Ma oggi è uno di quei giorni brutti, perché Mirko insieme ad Alex e capitanati da Mario, hanno deciso di riempire il loro tempo facendomi i dispetti. Mario, tra i tre è il più carino ma anche il più cattivo. Ormai sono diventato bravo ad ignorare i loro nomignoli stupidi, e cerco sempre di non piangere davanti a loro.
Quindi non urlo quando Mirko mi ruba l'ennesima gomma, non lo dico alla maestra quando Alex inizia a tirarmi palline di carta sulla schiena, e non scoppio a piangere quando Mario prende un paio di forbici e mi taglia il mio bellissimo grembiule blu che mia mamma aveva comprato ieri.
Resto con lo sguardo basso e scarto il mio panino per mangiarlo, mentre loro tre continuano a ridere e prendermi in giro.
"Claudio ha i pidocchi! Claudio ha i pidocchi!" iniziano con un nuovo coro e io cerco di non farci caso, anche se ci sto male. Spezzo il panino a metà e con le mie mani paffute, ne do un po' alla mia compagna di banco che anche la mia amica per la pelle. Si chiama Marta e la mia mamma dice sempre che non è una bambina fortunata come me perché non ha tanti soldini per comprarsi le cose nuove. Indossa vestiti più grandi di lei e a volte non profuma di borotalco. Ha i capelli lunghi e ricci, che lascia sempre in disordine e a volte si gratta la testa per questo tutti pensano che abbia i pidocchi. A me non importa, Marta è simpatica. Non mi pesa dividere la mia merenda con lei e la difendo sempre quando gli altri gli fanno gli scherzetti.
"Adesso che sei seduto accanto a lei, ti prendi i pidocchi anche tu. Ew, che schifo." Alex mi si avvicina, mentre Mario si allontana e mi fa una pernacchia. Non rispondo e continuo a mangiare quando sento un taglio netto alla base dei mie capelli biondi. "Forse è meglio che ti rasi quel caschetto, aspetta che te lo faccio io."
"Basta." mi alzo in piedi, vedendo i miei capelli, ormai tagliati per terra. Le guance diventano rosse e gli occhi si colmano di lacrime. "Siete cattivi, cattivi, cattivi." urlo triste e proprio in quel momento Mario entra in classe, e si avvicina a me.
"Che cosa è successo?" mi chiede, mentre mi asciuga le lacrime con le sue mani che non sono paffute come le mie, ma sono dolci e morbide. E' bella la sua pelle.
"I miei capelli." mi lamento e indico ciò che rimane del mio caschetto per terra.
Mario guarda stupito e poi si rivolge ai suoi amici. "Alex, sei stato tu?"
"Eddai Mario, anche tu prima gli hai tagliato il grembiule." ride lui, ma Mario no. Lui non ride. Prende un fazzolettino e me lo passa e poi si avvicina al suo banco, buttando per terra tutti i libri di Alex.
"Infatti solo io posso. Posso farlo solo io." e così dicendo mi si avvicina nuovamente per asciugarmi le lacrime e nel frattempo lascia scivolare nella mia mano la gomma nuova che Mirko mi aveva rubato poco prima.
*****
Sono passate due settimane dall'ultima volta che io e Mario ci siamo parlati.
La situazione è stabile. Nico è partito e per le prossime settimane sarà lontano da Verona. Io mi divido tra università e studio, impiegando il mio tempo libero per portarmi avanti con lo studio.
Mario, beh Mario è un'enigma.
Quando c'è si fa sentire, quando non c'è lascia un vuoto. Va avanti così da giorni.
Ci incontriamo in università, lui si prende gioco di me e poi va via. E io lo lascio stare perché forse è meglio così.
Non ho bisogno di questo problema e Mario è un grande problema. Voglio continuare a vivere le mie giornate senza distrazioni, senza intoppi.
Ed è proprio per questo che ho deciso di reagire: non saranno certo due paroline o una carezza a cancellare tutto il male che Mario negli anni ha fatto e continua a farmi.
Come ha detto Nico, devo reagire e ci sto riuscendo anche bene. Dopo i primi due giorni di imbarazzo, ho deciso che devo trattare Mario come tratto tutti gli altri sconosciuti e devo un attimo ampliare i miei confini. Non a caso da dieci giorni ho iniziato a sentirmi con Luca, un conoscente di Nico, lui che mi ha scritto il suo numero sul cellulare prima di partire, e che si è rivelatore una vera boccata di aria fresca. Luca è simpatico, è gentile, abbiamo molti punti in comune ed è anche super intelligente. Ci siamo sentiti per un po' su WhatsApp e nell'ultima settimana siamo usciti anche insieme. Anche lui studia e anche se il suo corso è diverso dal mio, ci ritroviamo nella stessa sede. Così che nell'ultima settimana, le mie pause pranzo sono stati riempiti dalla sua presenza e mi piace davvero. E' la prima persona per la quale provo interesse dopo anni. Sa sempre come prendermi e non è mai scontato. Lui, con i suoi occhi marroni e i capelli ricci e dorati, potrebbe proprio essere il tipo ideale per uno come me.
Il problema è sempre uno.
Il problema però ha un paio di occhi neri e i capelli lisci come la seta.
Il problema è Mario che in tutto questo tempo non ha fatto altro che tenermi gli occhi di dosso. Mi guarda sempre e il suo sguardo è pesante, a volte anche imbarazzante.
Lo sento, mentre sto pranzando con Luca che mi fissa, con quell'espressione indignata di chi, se non lo conoscessi, direi gelosa. E io glielo faccio apposta. Rido di più, tocco il braccio di Luca, mi avvicino più a lui e Mario ribolle.
Giuro, non lo faccio per cattiveria, ma è una piccola soddisfazione personale.
Sono seduto in aula studio quando mi arriva un nuovo messaggio da parte di Luca.
"Posso accompagnarti a casa? Sono venuto in macchina."
Sorrido perché davvero nessuno mi aveva mai trattato così bene prima di ora, neanche il mio ex e quindi rispondo di "Sì!" col cuore che batte un po' di più.
"Oh guardalo, che faccia da ebete che hai. Cosa è? Ti ha scritto il tuo nuovo fidanzatino?" Alzo la testa di scatto dal telefono, scoperto in pieno fallo e Mario ride per avermi spaventato.
Tira la sedia sul pavimento, volutamente rumorosamente, per disturbare tutte le persone che stanno studiando e si siede accanto a me.
"Sei per caso geloso, Mario?" domando a bruciapelo, mentre riprendo il mio quaderno.
Magari se mi vede studiare mi lascia in pace.
Sì, credici.
"Oh andiamo, io di quello la? Ma mi hai visto?" mi chiede e io porto lo sguardo su di lui e vorrei dirgli che l'ho visto anche troppo, che per me è perfetto e che nessuno potrebbe competere al suo posto.
Poi mi ricordo ciò che mi sono promesso e quindi alzo gli occhi al cielo.
"Sei sempre il solito spocchioso."
"E tu il solito permaloso."
Sbuffo e chiudo il quaderno, capendo che ormai non potrò più concludere nulla e mi volto per di lui. "Cosa vuoi?" chiedo nuovamente, freddo come il ghiaccio.
Lui mi guarda con quel sorriso da schiaffi e poi mette su una finta faccia da angioletto e "Mi passi gli appunti della lezione di oggi?"
E io sono davvero senza parole.
Mario, che chiede gli appunti. Lui Mister sapientone studio tutto in una settimana senza problemi, sta chiedendo gli appunti a me. Rido, una risata isterica e "No." gli dico secco.
"E dai, Claudio." ritenta ancora e congiunge le me mani al centro del petto a mo' di preghiera.
"Eri in università stamattina. Perché sei non venuto a lezione?" e mi mordo la lingua subito dopo averlo detto. Come ogni giorno, sto attento ai suoi momenti, lo aspetto con lo sguardo che arrivi in università e che prenda posto in aula e ogni qualvolta ciò non accade, è come se mi sentissi un po' più solo. Un po' più vuoto.
Adesso e lui che ride e con quei occhi che brillano mi informa "Ero impegnato con quel ragazzo dai capelli rossi. Avevo ben altro da fare stamattina in bagno."
Un tuffo al cuore. Ecco, Claudio. Fai bene a ricordarti di chi è ogni volta che la mente vola.
"E adesso ti arrangi." ribatto incazzato. Prendo il mio zaino e sistemo i libri al proprio interno e poi mi alzo per lasciare l'aula studio e allontanarmi da lui.
Ma appena mi ritrovo nel cortile, la sua mano blocca il mio polso e cazzo, vorrei urlare.
"Dove vai adesso?"
"Esco, perché tanto di studiare non se ne parla con te che hai deciso proprio adesso di rompermi i coglioni." Urlo, e mi sento così tanto emotivo quando sono con lui. Sono sempre stato un tipo razionale, tendente al drama queen, ma lui, lui mi muove un mondo dentro ed è come se perdo il controllo sul mio corpo.
Mi sconvolge. Mi travolge.
"Non era nel mio scopo. Volevo solo gli appunti." e sembra sincero mentre mi stringe più forte il polso e mi ritrovo con le spalle al muro.
Gli occhi chiusi e il respiro affannato.
"E allora puoi chiederdegli a Gianni o a Nicholas. Tanto siete in confidenza no? Sbaglio o ti sei scopato anche loro?"
"Adesso chi è il geloso tra i due?" mi canzona e si fa vicino col suo maledettissimo sorriso.
"Io non sono geloso. E sai perché? Io un tipo come te non lo vorrei mai." Bugia.
"Non dicevi così quella notte che hai dormito a casa mia, ubriaco e abbracciato a me nel disperato bisogno di baciarmi." sfiata a un centimetro del mio volto e rompe l'ennesima magia.
Metto le mani sul suo petto e lo allontano come scontato da quelle parole.
"Perché te ne esci fuori così adesso? Dopo due settimane di silenzio? Possiamo dimenticare quello che è successo ed andare avanti?" e lo prego quasi disperato.
"No."
E non ce la faccio più. Mi sfinisce. E' una guerra persa in partenza. "Cosa vuoi da me, Mario."
E finalmente lo vedo serio. "Voglio sapere in che rapporti sei con quel Luca che ultimamente ti ronza sempre attorno."
E okay. Dove sono le telecamere? Mi lascio andare ad una risata vuota e "Ma saranno fatti miei!"
Sembra non farci caso e mi guardo ancora più serio in viso. "Ti piace?"
"Molto." Lo sfido e questa volta sono io a fronteggiarlo.
"Solo perché ti compra con dei cioccolatini e ti dice quattro complimenti, non significa che sia perfetto."mi sputa fuori e lo odio perché non ha fatto altro che spiarmi in questi giorni e adesso me ne ha dato la conferma.
"Lascialo decidere a me se è perfetto o meno." Rispondo a tono e lui sospira.
Per la prima volta lo vedo indifeso, lo vedo quasi tormentato da qualcosa.
Restiamo a guardarci per qualche secondo fino a quando non dice ciò che gli passa per la testa. "Vi siete baciati?"
"Non ti interessa." E davvero, trovo tutto questo assurdo perché lui si scopa uno nuovo a sera e io non dovrei baciare chi mi pare e piace? E' assurdo, è pazzo e io più pazzo di lui che gli vado ancora dietro.
"Dimmelo." Sussurra minaccioso e mi riprendo di nuovo il polso. Cerco di liberarmi, ma la sua stretta è forte.
Negli occhi la tempesta.
"Non ti riguarda, Mario e adesso lasciami o giuro che mi metto ad urlare."
"Me lo devi dire, Claudio. Cazzo, me lo devi dire." Mi urla contro e non ne vuole proprio sapere di lasciarmi andare.
Lo odio, dio, se lo odio.
"E perché? Cosa ti cambia a te?"
"Cambia."
"Cosa? Non ti devo niente e posso baciare chiunque."
"No."
E il suo sguardo non ammette replica e vorrei dirgli che Luca non è niente, che se fosse dipeso tutto da me non ci sarebbe stato spazio per nessuno nella mia vita.
O lui o nessun altro.
Ma questa vita non esiste e la realtà è ben diversa.
"Sì e se vuoi saperlo, sì l'ho baciato." Mento, ma lui è più furbo di me. Sa leggermi gli occhi e infatti sorride adesso più tranquillo.
"Sei un bugiardo, Claudio."
"Sei troppo sicuro di te stesso."
Scuote la testa e avanza, mentre io io indietreggio. Le spalle di nuovo contro il muro, il suo viso di nuovo troppo vicino. Il suo profumo che mi confonde. "Tu non devi baciarlo."
Chiudo gli occhi e cerco di trovare un briciolo di lucidità. Gioco anche io e sorrido mentre rispondo con la testa moneta. "Ah no?"
"No." Secco, diretto. Solo come lui sa esserlo. La sua mano che mi tiene stretto, il naso che sfiora la pelle del mio collo.
I brividi ovunque.
"E perché?" balbetto mentre il mio corpo reagisce a quella vicinanza. Urla baciami, oppure vattene.
E lui lo sa. Lui sa che parole usare per farmi uscire fuori di testa.
Mi accontenta.
"Perché posso farlo solo io. Solo io posso baciarti, Claudio."
Ed in un secondo, la sua bocca è sulla mia.
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