Non Ora
"Nico, dai. Non ho voglia. Possiamo stare in casa? Per favoreee" supplico il mio migliore amico, mentre stringo tra le braccia la mia coperta che lui prontamente mi tira via.
Nico è il mio migliore amico dalla prima elementare. Completamente opposto da me, eppure completamente perfetto. Dove non arrivo io, c'è lui e dove lui non riesce subentro io. È stato così da sempre e sono convinto che sarà per sempre.
Il perché? Semplice. Nico sopporta tutto il mio essere troppo melodrammatico alle volte e io ho sopportato le sue innumerevoli scopate con ogni ragazza diversa sulla mia macchina, perché si, la mia macchina è più sua che mia.
La cosa bella è esserci sempre, la cosa orribile è che non puoi nascondergli nulla. E lui sa tutto di me, della mia vita, di quello che ho passato, di Mario. E mi sopporta anche adesso che è venerdì sera e lui è tornato a Verona per il weekend.
Da quando si è trasferito a Firenze per gli studi, non ci vediamo molto, ma ogni volta che si trova in città, il suo unico obiettivo è quello di scollarmi dal letto e portarmi in giro con sé.
"Claudio, non te lo ripeterò un'altra volta. Alzati subito altrimenti mi mangio tutto il tuo gelato." mi minaccia mentre affonda il cucchiaio nel mio gelato al pistacchio e se lo porta alla bocca.
Mi metto seduto e mi allungo per strappargli la vaschetta dalle mani e urlare un "È mio!" e ributtarmi nuovamente a faccia in giù sul letto.
Lo sento sbuffare e poi sedersi accanto a me. La sua mano mi accarezza i capelli e "Mi vuoi dire cosa succede? È venerdì sera, Cla'. Non ci vediamo da due mesi, voglio trascorrere un po' di tempo col mio migliore amico e tu me lo vieti. Forse non sono così importante per te come lo ero un tempo..." sussurra e mi volto subito per guardarlo. Certe cose non si dicono, Nico sa quanto ci tengo a lui e quanto sia fondamentale nella mia vita. Gli darei un braccio se questo gli servisse e lui lo sa.
Per questo certe cose esattamente non può dirle. Ma quando lo vedo scoppiarmi a ridere in faccia, capisco che ha toccato questo tasto inviolabile, solamente per farmi alzare dal letto.
Lo guardo truce e "vai a farti fottere" gli sussurro mentre lui si spiega in due dalla risate.
"Dovevi vedere la tua faccia" mi indica, continuando a ridere, ma io non lo ascolto troppo orgoglioso per farlo. "Dai, ti sei offeso?" mi sussurra ma io continuo a guardare l'armadio per decidere cosa indossare.
Subito dopo le tue braccia mi cingono i fianchi e capisco che ogni tentativo di tenergli il muso, sparisce.
Gli sorrido e "Okay, usciamo."
Il sorriso che fa lo porta a stringermi maggiormente i fianchi e mi fa il solletico per farmi ridere.
"Ora noi usciamo, andiamo a divertirci, e se incontriamo quel Mario che la settimana scorsa ti ha fatto ciò che ti ha fatto è si azzarda ad avvicinarsi alla mia principessa, giuro che gli stacco le palle e le appendo all'albero di Natale. Chiaro?" mi dice serio e io so che potrebbe davvero farlo perché è sempre stato estremamente protettivo nei miei confronti e mi ha sempre voluto troppo bene.
Così ricambio il suo abbraccio e mi sento finalmente bene." Mi sei mancato un sacco" confesso.
"Lo so, coccolino" risponde lui, prendendomi in giro
"Smettila di chiamarmi così. Non ho più 10 anni, Cocco!" mi ribello stringendolo più forte e resto al suo gioco.
ride contro la mia spalla e "Forse, Lino"
Ridiamo entrambi e restiamo ad abbracciarci ancora un po', consapevoli di quanto sia fortunato ad averlo nella mia vita.
"Grazie per starmi sempre accanto."
****
Il locale dove casualmente mi ha trascinato con la forza Nico, è lo stesso locale dove la settimana scorso sono stato con Mario. Inutile dire che da quel nostro incontro-scontro, ho cercato di essere il più lontano possibile da lui e lui non ha fatto nulla per avvicinarsi.
È tornato ad ignorarmi. Come sempre.
E va bene così. Me lo ripeto ogni giorno. È solo stato uno sbaglio fidarmi, uno sbaglio pensare che lui potesse anche solo interessarsi.
Sono invisibile, trasparente per lui. Come sempre.
Così mi ritrovo nuovamente in questo locale, a bere tutto ciò che Nico mi sta passando. Ho iniziato con la mia solita aranciata, ma poi il barista ha iniziato a farmi gli occhi dolci e a passarmi un drink dopo l'altro, che ho buttato giù come se fosse acqua.
E ora ho perso il conto di quanto ho bevuto. Mi fa male la testa ma per la prima volta riesco a sentire il mio cervello scollecarsi dai miei pensieri e sentirmi improvvisamente libero, chiedendomi perché non ho mai bevuto prima di ora se poi la sensazione è questa.
Mi lascio andare al ritmo della musica e improvviso balli scoordinati. Decine di ragazzi si avvicino e mi chiedono di ballare e io glielo concedo, mi diverto, bevo, parlo, non penso.
"Nico. Ma perché in questo posto sono tutti così sfigati." dico al mio migliore, dopo un'ora che sono passato dalle braccia di un ragazzo a un altro.
"Claudio, smettila di fare l'asociale per una volta e divertiti." mi rimprovera mentre ordina l'ennesimo drink.
"Non sono asociale!" rispondo stizzito, mettendo su un broncio che lo fa scoppiare a ridere. Sbuffo e vado per allontanarmi, ma lui mi trattiene per un braccio
"Sì certo. E cosa è successo?" mi chiede e mi passa un bicchiere colorato che butto giù in pochi sorsi.
"Ho parlato con un sacco di ragazzi. Alcuni era anche davvero tanto belli, ma più vuoti di una pozzanghera. Io non voglio parlare con le pozzanghere. Vorrei qualcuno di profondo, come un lago. Ecco, direi che il lago andrebbe bene." inizio a balbettare parole a caso, mentre gesticolo. Mi sento così leggero stasera che potrei volare come una piuma.
Nico mi osserva trattenendo a stento le risate. "Claudio sei ubriaco. Stai straparlando."
"Non sono ubriaco." rispondo troppo velocemente che la mia credibilità è pari a zero.
"Certo..." dice lui.
Appoggio i gomiti sul bancone e mi stringo la testa tra le mani.
Perché Nico non capisce? Perché non mi capisce mai nessuno? "E poi uno mi ha baciato." continuo, lamentandomi ma nello stesso tempo riesco a captare nuovamente la sua attenzione.
"In che senso baciato? Dov'ero io?"
"Un ragazzo, non mi ricordo bene, penso fosse biondo, ma io odio i biondi. Cioè i biondi, sono biondi" descrivo sdegnato, ricordandomi poco dopo che il mio migliore amico è biondo. "Senza offesa ma non fanno per me. Mi ha offerto da bere e io ho accettato e poi si è presentato e mi ha baciato uno guancia!" urlo, portandomi la mano a toccarmi il punto.
"Oh, davvero e quale tra le due?"
"La destra... No forse la sinistra. Non mi ricordo. Ma Nico non è questo il punto. Hai capito che ha messo quelle luride labbra da plebeo sulla mia pelle!"
E Nico non può fare a meno di ridermi ancora più forte e io non capisco cosa ci sia da ridere. Un tizio viscido ha osato baciarmi, a me che non permetto neanche una mosca di sfiorarmi. Al solo pensiero di quelle labbra così sudate mi viene il voltastomaco.
"Se vuoi te ne do due io e così passa tutto" Mi risponde Nico e i miei occhi si illuminano.
"Sì, grazie" batto le mani contento e porgo prima una guancia poi l'altra, dove Nico mi schiocca un bacio perfetto e io mi sento improvvisamente meglio.
Ritorno a bere e a muovere la testa inventando un ritmo completamento opposto a quello della canzone, quando dalla folla individuo una statura. Non vedo molto, è solo una sagoma, ma quel portamento, del andatura, anche se è tutto sfogato, io la riconosco.
"Oh mamma. Nico, Nico. C'è Mario." Urlo allarmato, strantonando il braccio del mio amico.
"Dove?" Mi domanda Nico, e segue la linea immaginaria che traccia il mio dito fino ad indicarlo, lì in mezzo alla pista mentre ride con un gruppo di persone che non conosco.
"Lì, guarda. Nascondimi." continuo, e mi metto piegato sulle gambe, dietro le spalle di Nico. Strizzo gli occhi per mettere a fuoco l'immagine, ma dallo sforzo ottengo solo un mal di testa atroce.
"Ma come ti nascondo, Claudio. Calmati."mi tira su con un braccio e mi solleva il mento. Metto un broncio mentre mi volto nuovamente. Adesso sta ridendo. Butta la testa all'indietro mentre si formano quella stupende fossette all'angolo della bocca e le rughette agli occhi.
Che bello, dio mio. Non ho mai visto niente di più bello in vita mia e adesso che sono mezzo ubriaco mi sento anche meno rigido.
Ed è lì che mi viene un'idea
Alzo l'indice come quando da bambino trovato la soluzione a un problema e batto le mani felice. "Allora balla con me, baciami." Strascino Nico sulla pista e gli metto le braccia intorno al collo.
Tu mi fai rosicare e adesso io te la rendo.
E come se te la rendo, mio caro. Anche io so ballare, anche io so muovermi, anche io so divertirmi e posso baciare chi voglio.
Tu non mi consideri e io ti faccio ingelosire.
Inizio a strusciando in maniera troppo indecente su Nico e chiudo gli occhi per lasciarmi trascinare dalla musica.
"Cla, amico forse è meglio che ti porto a casa." Mi blocca il mio amico, e ferma le mie mani che vagano libere sul mio corpo. Apro gli occhi e lo vedo imbarazzato da quella soluzione.
"Noooo a casa nooo." lo supplico e me lo stringo addosso.
Voglio che mi guardi, voglio che capisca cosa si sta perdendo, perché prima o poi mi perderà. Ma proprio mentre mi volto, per verificare che mi stia guardando, lo trovo attaccato alla bocca di un nuovo ragazzo. E lo bacia in maniera così indecente che mi vengono i brividi, mentre a me da le spalle.
"Guarda, si sta limonando un altro, Nico. Un altro. Si limona tutti tranne me. Perché?" inizio a piagnucolare sulla sua spalle disperato. Non mi guarda, lui non mi vede mai.
"Forse dovresti andare a dirglielo" Mi suggerisce Nico e allora io capisco.
Mi metto di nuovo dritto. Mi sistemo gli occhiali e anche se la testa mi gira troppo, capisco che è la cosa migliore che posso fare.
"Dici? Sì vado." sussurro senza neanche pensarci un attimo.
Sarà alcol, sarà che stasera mi sento senza freni, sarà che anche se mi renderò ancora più ridicolo non me ne frega nulla, ma mi ritrovo a barcollare verso di Mario.
Sono solo pochi metri che ci separano, ma a me sembrano anni. Fare un passo mi costa una fatica, scansare i corpi di altra gente un miracolo, ma per fortuna, anche se sono tutto sudato, riesco ad avvicinarmi a lui.
E lui è proprio davanti a me che sta ancora limonando il tizio e gli tocco la spalla proprio come quella sera di pochi giorni fai.
Con un lamento, si stacca e quando si volta mi guarda sconvolto ma io non lo faccio parlare e "Cosa stai facendo?" gli domando serio.
"Oddio, sei appena diventato il mio incubo peggiore." Mi risponde lui e allontana il ragazzo. Poco dopo rimaniamo solo io e lui, in mezzo a un mucchio di gente e io mi perdo nei suoi occhio.
Mi perdo, e non mi ricordo neanche il perché sono qua.
"Tu non....tu non puoi fare così." balbetto e sul serio Claudio? Tu non puoi? La verità è che mi sono scordato tutto e ho un gran mal di testa che non capisco nulla.
"Così come, Claudio?"
"Come se non esistessi!" urlo isterico, provocando la risata dei suoi amici ma non della sua. Lui no. Lui mi guarda serio, quasi preoccupato oserei dire.
"Sei ubriaco." contesta.
"Questo cosa c'entra." sbuffo.
E poi inaspettatamente, mi metto un braccio ai miei fianchi e mi avvicina a se. "Vieni, ti accompagno a casa." e mi spinge per farmi camminare.
"Noooo sono con Nico." protesto, ma ogni tentativo è vano perché non mi reggo più in piedi e non so neanche dove sia finito Nico.
"Vieni con me, e non fiatare." mi ordina categorico e io non posso fare altro che appoggiarmi a lui. La testa incastrata tra il suo collo e la spalla, in quel posto dove ho sognato di essere per anni, completamento abbandonato a lui che mi tiene stretto a sé e mi trascina fuori dal locale.
****
"Devo tornare a casa mia."
Siamo fermi davanti al portone delle nostre due case. Come ci siamo arrivati qui, non lo so neanche io. Appena uscito dalla locale, i conati di vomito mi hanno investito e ho vomitato tutto ciò che avevo bevuto, mentre Mario mi teneva la testa e mi diceva di liberarmi. Poi mi ha pulito la bocca e mi portato fino alla sua macchina.
Durante il tragitto fino a casa, nessuno dei due ha parlato e la mia testa ha iniziato a martellarmi e ho cercato di sonnecchiare un po', ma avevo sempre i suoi occhi addosso e dormire è stato impossibile.
"Non puoi tornare da tua madre in queste condizioni. E' la tua prima sbornia, hai bisogno che qualcuno che si prenda cura di te." mi sussurra, mentre mi sgancia la cintura e io non capisco bene cosa voglia dire, ma non ho le forze per ribattere. Quindi mi faccio giostrare dalle sue mani.
"Ma tua madre?"
"Non c'è."
Mi attacca di nuovo le braccia ai fianchi e mi guida fino a casa. Facciamo fatica a salire i gradini perché proprio io non ce la faccio e allora inizio a ridere.
E rido come un pazzo. Rido mentre è costretto a sollevarmi per farmi entrare in casa. Rido mentre mi porta in bagno e mi lava la faccia, mi fa pisciare e poi mi obbligare a lavare i denti. Rido perché non riesco a tenere lo spazzolino in mano e allora me li lava lui per me.
E poi mi spoglia. Senza malizia, senza neanche guardarmi ed è lì che smetto di ridere.
Perché lui non mi guarda mai, neanche adesso che sono nudo davanti a se.
Mi fa indossare un suo pigiama e poi porta nella sua stanza. Li cado a peso morto sul suo letto a due piazze e lui mi fa sdraiare, togliendomi gli occhiali e mettendomi una bacinella ai piedi del letto in caso dovessi nuovamente vomitare.
Mi giro su un fianco e lo osservo mentre anche lui si spoglia, va in bagno e poi ritorna in camera e si stende dall'altra parte del letto.
E io sono triste, perché mi da le spalle e tutta l'euforia svanisce. Non rido più, non mi sento più libero.
Sono solo triste. Sono così triste che mai lo ero stato in tutta la mia vita.
"Perché lo fai?" rompo il silenzio assordante che era calato in camera da quando eravamo entrati.
"Cosa?" Mi chiede mentre si gira. E adesso non mi da più le spalle, adesso mi guarda in viso.
"Perché baci tutti, perché ti scopi un tizio nuovo a sera?" gli domando.
Mi osserva per qualche secondo e i suoi occhi sono ancora più liquidi adesso, sono le acque di un mare in tempesta. "Perché mi va" mi risponde solamente e sento chiaramente il mio cuore fare crack.
Gli occhi mi si inumidiscono e io lo so che dovrei tenere la bocca chiusa e non parlare, ma non ci riesco.
"Perché allora non baci anche me?" chiedo e il tono della mia voce è davvero disperato.
"Dormi, Claudio." Mi mette a tacere di nuovo lui e sta per ridarmi le spalle, quando lo fermo.
"Ti faccio così schifo? Sono così patetico?" ed è un sussurro, ma è disperato. E ormai l'alcol in corpo si è sciolto in lacrime che scendono e bagnono il mio volto.
Però lui mi guarda, a me piace essere guardato da lui e non me ne frega niente di sembrare ridicolo.
"Beh un po' patetico lo sei." mi risponde e sorride, mentre le una mano finisce sotto i miei occhi e mi scaccia via con tanta premura quelle lacrime maledette. "ma no. Non mi fai schifo."
"E allora perché? Voglio che mi baci." Insisto e mi porgo verso di lui nel vano tentativo di trovare la sua bocca. Ma lui mi ferma. Ancora. E ancora il mio cuore si spezza.
"Non ora. Non ti bacerò stanotte." Mi sussurra dolce, mentre mi fa sdraiare nuovamente.
"Perché?" chiedo e piango. Perché non ne posso fare a meno, perché questo dolore me lo portavo dentro da troppo tempo e ormai non esiste più una parte razionale in me. Voglio dirglielo, voglio saperlo.
E lui si fa più vicino, quasi arreso. Si porge verso di me e io spero che finalmente potrò avere l'onore di baciarlo, ma le sue labbra si fermano sulla mia fronte ed è lì che lascia un bacio accennato. E poi scende sulle guancia, e bacia anche quelle. Mi asciuga le lacrima, mi chiede di calmarmi.
Mi calma.
"Perché non ti farei mai questo. Il giorno che ti bacerò sarà perché tu lo vorrai e non perché sei ubriaco." E il tono della sua voce adesso è miele, mi stende, mi plasma.
"Sei tu che non vuoi, io l'ho sempre voluto." confesso ancora e stavolta lui ride.
Rido anche io, ma la mia risata è interrotta da uno sbadiglio. Gli occhi si fanno pesanti e sono costretto a chiuderli.
Poco dopo sento la sua mano che traccia dolcemente il mio profilo "Tu dovresti starmi alla larga." mi avverte e poi si corica anche lui.
Istintivamente, mi avvicino a lui e la testa finisce nuovamente in quel posto perfetto, tra il suo collo e il cuore, mentre le gambe si intrecciano alle sue. "Ma io non voglio." strascico assonnato.
"Potrei solo farti del male, Claudio. Adesso ti prego, dormi."
E io vorrei. Vorrei davvero ribattere, chiedergli cosa voglia dire e cosa intende ma non trovo più un barlume di forza per rispondergli che mi addormento.
E per la prima volta dormo bene. Dormo stretto a lui, col battito del suo cuore a farmi compagnia, il suo profumo pungente e la sua mano che non smette di accarezzarmi la schiena.
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Grazie per l'affetto che mi state dimostrando. Vi aspetto sull'# di twitter #vieniconmeff perché sono curiosa di leggervi 💖
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