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Non lo abbiamo fatto

Tic, Toc, Thud.

Piatti che sbattono, martelli che lavorano, pugni contro un tavolo.

Dolore e rumore.

La testa che mi sta letteralmente scoppiando.

Con un lamento mi giro nel letto, con la faccia schiacciata sul cuscino cercando di mettere a tacere il rumore che c'è dentro la mia testa, quel dolore perenne alle tempie.

Ma niente. E' come se dentro il mio cervello ci fosse attivata una scimmietta che sta sbattendo i piatti, accompagnata a un'orchestra di tamburi, trombe e triangoli.

Sbuffo e mi stiracchio nel letto, consapevole che ormai non riuscirò più a dormire per la forte emicrania, quando tocco col il piede un'altra figura, qualcuno che sta dormendo...accanto a me.

Apro gli occhi di stacco. 

Questo non è il mio letto, assolutamente no. Sono sdraiato su un letto matrimoniale con le lenzuola nere, che profumano di un profumo che conosco perfettamente ma che adesso non riesco a ricordare. E c'è qualcuno accanto a me. 

Qualcuno.

Una fragranza maschile.

Un ragazzo.

Mi porto la mano alle fronte nel vano tentativo di mettere a freno quel concerto gratuito che sta continuano imperterrito e per cercare di ricordare come ci sono finito in questa casa che non è mia.

Cerco di mettermi seduto, ma il corpo è intrappolato dal un braccio di un uomo che mi tiene accorato a se e la sue erezione mattutina, struscia violentemente tra le mie natiche, che per fortuna, sono coperte da pigiama che non è il mio pigiama con gli orsacchiotto bianchi. 

Sono congelato in questo letto e non è possibile che io sia andato con uno sconosciuto, che abbia fatto sesso con qualcuno. 

Prendo la mano del ragazzo e lentamente la allontano dal mio petto, così che possa liberarmi. L'uomo alla mia destra mugola qualcosa e si avvicina nuovamente al mio culo, continuando a strusciarsi come se niente fosse, anzi con più forza ed emette suoni sconci col la bocca attaccata al mio orecchio.

Sto per mettermi a piangere quando improvvisamente sento un "Buon giorno." alle mie spalle.

E non è un Buon giorno qualunque, no. Io quella voce la conosco, è pure bene.

Mi metto seduto, scansando il suo braccio malamente, ma dalla troppa velocità mi gira la testa così forte che sono costretto a chiudere gli occhi e appoggiarmi con le spalle allo schienale del letto.

Recupero i miei occhiali da vista sul comodino e me li fisso sul naso, voltandomi per la prima alla mia destra.

E la visione più celestiale che io abbia mai visto, mi si propone davanti. 

Mario.

Gli occhioni neri assonnati che mi osservano preoccupati. Le sopracciglia sollevate e i capelli neri sparati da tutte le parti. E' assolutamente perfetto e io mi sento morire.

"Che c'è? Stai poco bene? Hai mal di testa?" mi domanda apprensivo e quella voce rauca mattutina è tremendamente eccitante, mi manda in confusione e adesso non batte più solamente la testa ma anche il cuore.

"Io.." cerco di dirgli ma lui ormai è andato. 

Si alza dal letto ed esce dalla stanza. Lo guardo uscire mentre mi lascia sul suo letto e io davvero, vorrei capire come ci sia finito qui dentro ieri sera.

Torna dopo cinque minuti, cinque minuti dove io ho fissato il vuoto davanti a me, con un vassoio con sopra un caffè, una spremuta, dei biscotti e una aspirina.

"Tieni. Mangia qualcosa, bevi e prendi questa." ubbidisco, troppo intontito per ribatte e in poco meno di due minuti ho già termino. 

Beh, in realtà avevo un po' di fame e la visione di Mario che mi porta la colazione al letto è una di quelle cose che mai avrei immaginato in vita mia. Questa è una degna scena uscita fuori da un film di Nicholas Sparks, assolutamente.

Resta seduto tutto il tempo accanto a me anche se adesso il suo sguardo non è più preoccupato, anzi ha rimesso su quel sorrisetto da stronzo e gli occhi brillano di malizia.

Sospiro, mentre appoggio sul comodino il vassoio ormai vuoto e capisco che è arrivato il momento della resa dei conti.

"Mi vuoi dire come ci sono arrivato qui o restiamo tutto il giorno a guardarci?" rompo il silenzio e lui inizia a ridere.

"Davvero non ricordi nulla?" mi domanda e io ci provo, spremo le meningi e tutto ciò che riesco a ricordare sono io che ballo insieme a Nico, io che bevo che parlo con tanti ragazzi ma nessuno che mi soddisfi. Io che vedo Mario e mi avvicino a lui, lui che mi stringe i fianchi e mi chiede di seguirlo.

E poi.. il nulla.

"Ricordo che ero con Nico e poi sono uscito dal locale con te. Del resto ho proprio un vuoto."

"Che peccato, così mi ferisci." mi sussurra lui in maniera melodrammatica. "Eppure, ieri sera eri così eccitato." mi strizza l'occhio e no.

No, non è possibile.

"Cosa stai insinuando? Noi...cioè. No è impossibile. Noi non lo abbiamo fatto." quasi urlo e lui ride ancora di più.

"Invece sì, Claudio. Abbiamo fatto sesso, una volta sola ma lo abbiamo fatto."

E mi sento sprofondare. Spalanco la bocca e cerco di capire se mi sta prendendo in giro oppure no.

E sono incazzato, cazzo. Perché non può essere vero.

Io non ho potuto fare sesso col mio sogno proibito di una vita per non ricordarlo.

Mi prendo per scemo da solo, perché lo sono.

Io non bevo mai, mai e mi devo ubriacare proprio la notte che faccio sesso con Mario per poi dimenticarlo.

Bravo, Claudio. Sei proprio un coglione. Sei il re dei coglioni.

"E' stata la tua prima sbornia, ci sta che non ti ricordi nulla, ma devo dire che ieri sera eri molto collaborativo mentre mi spingevi al muro e mi baciavi. Le tue mani sono finite velocemente sulla pacca dei miei pantaloni e io non volevo perché non avrei voluto approfittarmi di te. Ma avevo bevuto anche io e tu mi hai supplicato così tanto che poi si sa, una scopata non si rifiuta mai, e poi diciamo me la chiesto in modo così disperato che mi facevi un po' pena." continua lui a raccontarmi cosa è successo, come se niente fosse, come se fosse normale.

E io sto per impazzire perché gli ho elemosinato una scopata. Le guance mi si tingono di rosso e mi porto le mani in faccia per nascondere il mio imbarazzo.

Dio. Sono un coglione, cretino, demente, stupido. Mi sono reso ridicolo davanti a lui e adesso me lo rinfaccerà a vita. Il bello è che non posso neanche ribattere perché non ricordo nulla.

"Però devo dire che non sei stato un granché. Ti do un cinque e mezzo solo per il pompino che mi hai fatt-"

"Basta." lo interrompo. "Ti prego, basta." 

"Basta? Eppure stanotte la parola che dicevi di più era Ancora, ti prego. Menomale che a casa mia non c'era nessuno" continua con quel sorriso da schiaffi.

Mi sento uno schifo. Mi sento una nullità oltre che ridicolo. Mi alzo dal letto e trovo i miei vestiti perfettamente piegati sulla sedia. 

"Il bagno è la prima porta a destra." mi canzona lui, non smettendo neanche un secondo di ridere e non facendo altro che farmi sentire ancora più imbarazzato.

Trovo il bagno e mi chiudo dentro, con le spalle sulla porta. Mi accascio per terra e sento gli occhi pizzicarmi con lacrime che non riesco a non trattenere.

E mi faccio ancora più schifo, perché sono a casa di Mario a fare la figura del coglione e a piangermi addosso come una ragazzina. Mi asciugo gli occhi con la manica del pigiama e mi alzo. Mi lavo il viso e mi cambio i vestiti. Evito di guardarmi allo specchio perché non voglio provare pena nei confronti di me stesso.

Cerco di darmi un contegno e dopo una decina di minuti apro la porta del bagno per uscire. E Mario è ancora qua, davanti a me che mi osserva.

"È tutto okay?"

"Sì."

Taglio corto e gli lascio il pigiama nelle sue braccia. Torno nella sua camera e trovo le mie scarpe. Le indosso velocemente, mettendomi anche la giacca.

"Claudio..." 

Non lo faccio parlare e mi allontano da lui. 

Non ce la faccio a guardarlo negli occhi dopo questa ammissione, non ce la faccio a farmi prendere ancora in giro. Esco da casa sua e corro verso il portone di casa. 

Suono, mia mamma mi apre chiedendomi se va tutto bene e io non le rispondo perché non va bene proprio un cazzo e sto troppo male.

Mi chiudo nella mia stanza, chiudo le tende così che non possa vedere la sua camera. E mi butto a letto.

Mi sento uno schifo e in più i postumi della ubriacatura si fanno ancora sentire. 

Sbuffo e prendo il telefono che non tocco da ieri sera.

Ci trovo una decina di messaggi di Nico dove mi chiede come sto, se va tutto bene, che ha detto a mia mamma che sarei rimasto a dormire da lui ieri sera e  che ha ricevuto un messaggio da Mario dicendogli che se ne sarebbe occupato lui di me.

Occupato di me.

Certo. 

L'ho fatta nel suo modo strano di dimostrarmi le cose, senza perdere l'occasione per deridermi e facendo sesso con me.

E io lo so perché sto così. Non perché non sia successo qualcosa ma perché io non la ricordi e questa cosa mi fa impazzire.

Sbuffo e digito un messaggio per Nico.

"Sto bene. Dopo ti spiego."

invio e la risposta arriva immediatamente.

"Stasera film e pizza a casa tua come ai vecchi tempi? ;)" 

E io l'adoro davvero.

****

Siamo stesi sul mio letto a mangiare pop corn mentre vediamo un film scelto a caso su Netflix. Nico parla, cerca di coinvolgermi nella conversazione, raccontandomi della ragazza che ha conosciuto ieri sera e di quanto sia diversa rispetto a tutte quelle con le quali fino ad ora è uscito.

Sorrido mentre lo ascolto, ma in realtà non gli sto prestando attenzione. La mia testa vola sempre a Mario, al modo in cui stamattina mi ha chiesto se stessi bene, a come mi ha portato la colazione a letto e a come ha rovinato tutto subito dopo.

Cerco di concentrarmi sul film ma proprio mentre la coppia protagonista si sta per baciare, si accendono dei flashback dentro di me.

"Perché allora non baci me? Ti faccio così schifo? Sono così patetico?"

"Beh un po' patetico lo sei, ma no. Non mi fai schifo"

Io gli ho chiesto un bacio. Io l'ho quasi supplicato e lui non l'ha fatto.

"Non ora, non ti sto bacerò stanotte. Perché non ti farei mai questo. Il giorno che ti bacerò sarà perché tu lo vorrai e non perché sei ubriaco. Dormi, Claudio."

Lui non mi ha baciato. Non abbiamo fatto sesso. Lui mi ha rispettato.

E io non ricordo perché non è successo nulla. Mi sono addormentato su di lui e lui mi ha stretto a sé tutta la notte.

E adesso ricordo tutto. Ricordo lui che si prende cura di me. Che mi lava i denti, che mi mette il pigiama e mi fa coricare. Lui che mi asciuga le lacrime e mi fa sentire speciale. Lui che mi bacia la fronte e di nuovo i capelli. 

Lui e i suoi improvvisi sbalzi di umore che mi confondono.

"Cla'. Ci sei?" mi chiede Nico. 

Sorrido e "Sì, devo solo mandare un messaggio."

Mi avvicino alla finestra e lo vedo da dietro la tenda mentre si muove della sua camera. Tiro fuori dalla tasca il cellulare e scorro sulla sua chat di WhatsApp. 

Non ci siamo mai scritti, io e lui. Ho rubato il suo numero dalla rubrica del telefono di mia madre e l'ho conservato spiando a volte la sua immagine del profilo.

Chissà se lui avrà il mio.

Non ci penso due volte e digito un "Grazie." inviandolo senza neanche pensarci. 

Lo spio e vedo come si ferma e posa su una sedia la maglia che stava piegando per prendere il telefono. Legge e poi alza gli occhi verso la mia finestra. E io potrei nascondermi, invece non lo faccio. Restiamo a guardarci attraverso vetri delle nostre case. E poi lui abbassa lo sguardo e scrive qualcosa che ricevo subito.

"Non bere stasera, mangia e se hai ancora mal di testa, prendi una pastiglia per il dolore e vai a dormire presto."

Niente di più e niente di me, ma mi basta. Alzo nuovamente lo sguardo ma la luce della sua stanza adesso è spenta. Non mi sta guardando più lui ma non importa.

Ancora una volta si è preso cura di me, si è preoccupato per me.

E vorrei capire il perché. Perché prima mi fa sentire speciale e poi mi tratta male.

E questo eterno enigma che mi porta solamente a volerlo di più, a volerlo con tutto me stesso, anche se lui mi sfugge di continuo.

E dovrei essere incazzato perché mi ha fatto credere che abbiamo fatto sesso quando non è vero e invece gli sono riconoscente, perché sotto quello scudo da duro c'è molto di più e io voglio scoprirlo.

Chi sei veramente, Mario?

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