Addii
Avete presente le scene di quei film dove c'è il protagonista che piange disperato dopo aver fatto una cazzata?
Ecco, mi sento come se fossi stato catapultato in una di quelle commedie cinepanettoni melodrammatiche fino al midollo.
Con lo stereo a tutto volute e Michele Zarrillo che mi canta "Cinque giorni che ti ho perso", io che mi asciugo il naso con centinaia di fazzoletti sparsi per a stanza e gli occhi che mi fanno male per quanto hanno pianto. Minù è seduta sulle mie gambe e mi fa le fusa nel vano tentativo di farmi sentire meglio, ma io accarezzo la mia gatta e mi ricordo di lui e di tutte le volte che mi abbracciava o baciava e iniziava a starnutire perché allergico al suo pelo. E glielo facevo apposta. Quando dovevamo uscire, prendevo in braccio Minù e me la strapazzavo tutta e poi andavo da Mario che ormai come diceva sempre lui "c'ho fatto il callo" e neanche mi insultava per farlo stare male e io che gli dicevo sempre "Ma dai, devi solo abituarti e poi neanche la percepirai più" eppure ogni volta che eravamo nella mia stanza, teneva l'inalatore sul comodino.
Era un po' paranoico, Mario e io ridevo come un pazzo per questo suo lato da fifone. Ma mi diceva sempre che non gli importava se stava male, quella palla di pelo bianca gli stava simpatica ormai.
Invece adesso non ci sono più neanche i suoi starnuti e mi manco persino quelli, anche se mi lamentavo dei suoi germi. Mi manca tutto, anche i calci che da quando dorme e il solo pensiero mi fa affondare il cucchiaio nella mia vaschetta di gelato al pistacchio che ho quasi finito.
"Diventerò grasso e ciccione, Minù" mi lamento, tirando su col naso e porta il cucchiaio alla bocca "E se non faccio più esercizio fisico, sarò un pallone gonfiato e Mario non mi vorrà più, non gli piacerò e allora posso farmi prete." La gatta mi guarda prima di urlare un "MEOW" e scappare giù dal letto, lasciando la stanza.
"Ecco, mi abbandona tutti. Pure lei non mi sopporta più."
Rifaccio ripartire la stessa canzone per la centesima volta e uso il cucchiaio del gelato come microfono.
"Cinquee giorni che ti ho persoooo, quanto freddo in questa vita e tuuuuu non mi hai cercato piùùù"
Mi metto in piedi sul materasso e chiudo gli occhi come se fossi su un palco di fronte a un pubblico, col mio pigiama di pile con gli orsacchiotti che ho ripreso ad indossare perché ho troppo freddo la notte e perché mi ricorda di lui che mi ha preso in giro la prima volta che me lo ha visto indossare.
Prendo un gran respiro e "Amore mioo come faròòòò a rassegnarmi a vivereeeee. E proprio io che ti amoooo ti sto implorando, aiutami a distruggertiii"
"Claudio, adesso basta!"
Mia madre fa irruzione nella stanza interrompendo il mio spettacolo, con un mattarello in mano, stacca la musica. Ha le mani sui fianchi e la faccia incazzata.
"C'è una puzza in questa stanza! Ma ti lavi, Claudio?" urla e io mi tappo le orecchie per non sentirla.
"Perché mi devo lavare se non ho nessuno da vedere." borbotto e mi butto al letto, mettendomi le coperte fin sopra la testa.
Sento mia mamma avvicinarsi alla finestra e spalancarla e poi venire da me e tirarmi con forza le coperte. Lottiamo per qualche secondo e quando riesce a scoprirmi, mi da un colpo col mattarello in testa.
"Ahio, mamma!" mi porto una mano nel punto colpito e le lancio un'occhiataccia.
Lei non abbandona la sua faccia incazzata e devo dire che mi fa abbastanza paura quando la fa."Te lo meriti. Adesso mettiti seduto e parliamo prima e te ne dia un altro." batte le mani sul letto e mi tira per un braccio per farmi tirare su.
"Non voglio parlare, voglio restare in questo letto a piangere e a pentirmi di essere nato per il resto della mia vita." piagnucolo disperato.
"Dio mio, perché mi hai dato un figlio così coglione!"
"Ehi, non sono un coglione" borbotto "o forse sì" e il solo pensiero mi fa di nuovo affondare la testa sotto il cuscino.
"E anche così tanto melodrammatico. Alzati!" ritorna a stritolarmi e a tirarmi per la una spalla.
"Non ce la faccio, mamma. Mi sento morire, ho solo voglia di tenere in mente i giorni che sono passati da quando Mario mi ha mollato e scegliere una canzone per giorno, mangiare gelato a quantità industriale e poi piangere perché finirà tutto sui miei fianchi. Voglio vedere i film di Nicholas Sparks e disperarmi anche se so già la fine. Piuttosto, cosa mi guardo pomeriggio? "I passi dell'amore" oppure e"Dear John" ?"
"I passi dell'amore"
"Ecco perché la mia mamma preferita." sorrido e lei per pochi secondo sembra sciogliergli. Ma dura giusto un attimo che corruga nuovamente la fronte e torna a torturarmi col mattarello.
"Forse perché sono l'unica mamma che hai. Muoviti, Claudio non voglio un figlio puzzolente in giro per casa. Ti sei guardato, sei orribile." Gesticola e mi costringere a mettermi seduto.
"Una brava mamma dovrebbe dire al proprio figlio che è sempre bellissimo anche quando è combinato uno straccio." abbasso lo sguardo mettendo sulle labbra un broncio infantile.
"Mi viene difficile definirti bellissimo, col brufolo enorme che ti ritrovi sulla fronte."
"Sì lo so, è il mio nuovo migliore amichetto. Si chiama Jeremy."
Mia madre sembra ancora più disperata e prende i miei occhiali da vista, li pulisce con un angolo del grembiule bianco e poi me li mette sul naso.
"Claudio, per favore"
"Non mi va, mamma. Okay? Non mi va di alzarmi e fare finta che tutto vada bene, perché dentro sto morendo. Non penso di aver mai provato così tanto dolore in tutta la mia vita e voglio restare qui a piangermi addosso perché me lo merito di stare male."
E finalmente riesco ad uscire da quella stupida commedia drammatica per guardare in faccia la realtà. E mi fa male. Mi fa così tanto male che mi manca il respiro, che sento ogni parte del mio corpo dolorante, ogni arto come un pezzo di legno e il cuore che ormai pompa sangue su una ferita pura che non vuole arginare.
"Non risolvi niente se resti su questo letto a deprimerti. Alzati e vattelo a riprendere!"
"Non posso."
"Perché non puoi?"
E come glielo dico adesso? Come glielo dico che ho fatto la cosa più meschina al mondo? Che mi sono comportato come mio padre, che tra tutte le caratteristiche che potevo ereditare da lui ho preso l'infedeltà?
Sarò una delusione anche per mia madre?
"Perché gli ho fatto troppo male. L'ho ferito troppo. Io e le mie insicurezze facciamo solo casini e e lui non si merita un trattamento del genero."
"Ma si sbaglia in amore. E' normale"
"L'ho tradito." sputo fuori e mi viene da tremare anche al solo ricordare quelle parole. "E l'ho fatto del modo più meschino, per poi giustificarmi dicendogli che non sapevo che stessimo insieme, capisci? E lui ha pianto davanti me, posso giurare di aver sentito il suo cuore spezzarsi."
E vedo anche qualcosa spezzarsi negli occhi di mia madre. Eccola la delusione, eccolo il dolore che ancora lei porta dentro. Mi ha sempre detto che è una cosa che non ha superato. Anche se è andata avanti, anche se ha una relazione stabile con un altro uomo da mesi, la paura di essere tradita è sempre dietro l'angolo e non l'abbandona mai.
Me lo diceva sempre quando ero più piccolo di non tradire mai, perché poi non si può riparare il danno compiuto, soprattutto se quella persona tu la ami e ci tieni davvero.
Deglutisce e dopo minuti passati a fissarmi negli occhi riesce a sussurrare un debole "Perché lo hai fatto?"
Abbasso lo sguardo sulle mie mani e ritorno a torturarmele, cercando le parole giuste "Perché avevo paura e perché le cose tra di noi stavano diventando serie. E quindi me la sono fatta sotto e mi sono detto che non era possibile e che stessimo insieme, che non eravamo quello che sembrava. Solo che ho fatto sesso con un altro e dentro di me ho capito che amavo lui e anche lui mi ama, me l'ha detto. Ma adesso non ha più importanza. Potrei stare ore a dire quanto mi dispiaccia e quanto mi sono sentito uno schifo anche solo per aver toccato labbra che non sono le sue, una pelle diversa dalla sua. Ma ogni momento che ho trascorso in quel letto io immaginavo ci fosse lui con me." sospiro a corto di fiato, con le lacrime che sono ritornate prepotenti agli occhi. Alzo lo sguardo su mia madre e adesso sta piangendo anche lei, in silenzio con la lacrime che gli rigano le guance. "E mi dispiace ancora di più, perché per tutta la vita ho creduto che l'amore non esiste, è solo un'invenzione degli umani che non riescono a stare da soli e io volevo invece dire a tutti che sarei riuscito a realizzarmi anche da solo. C'ero quasi, era a un passo così ma poi lui ha deciso di irrompere nella mia vita e ha cambiato tutti i piani." singhiozzo. I nostri respiri diventano affaticati. "Per tutta la vita ho desiderato averlo, è sempre stato quel tormento nella mia vita e lo volevo così tanto che ho capito adesso di essere stato innamorato di lui da tutta la vita."
Mia mamma mi prende la mano e la stringe alla sua, mi accarezza la guancia e mi dice che va tutto bene. "Non va bene. Lo amo da quando ci siamo baciati la prima volta. Avevo 17 anni, eravamo in gita a Roma eppure la mia paura ha fatto si che io rimuovessi tutto. E sai perché ho paura? Perché per tutta la vita ho visto te piangere per quel bastardo di mio padre e ho giurato con tutto me stesso che non avrei mai fatto lo stesso sbaglio, che non sarei mai diventato come lui. E invece lo sono diventato. Sono uno stronzo, approfittatore, che ha tradito alle spalle come proprio lui ha fatto con te." Urlo disperato "Sono come lui e mi faccio schifo. Schifo."
"Sh, Claudio. No, no"
Le braccia di mia mamma mi stringono e io mi abbandono nel suo abbraccio. Non riesco a smettere di piangere e così lascio che mi sfoghi sulla sua spalla, che bagni la maglia e lei mi accarezza i capelli come quando ero bambino e mi consolavo dopo assere caduto ed essermi sbucciato le ginocchia. Continua a sussurrarmi parole dolci all'orecchio e a dirmi quanto io sia diverso da lui, ma non ci credo neanche un po'.
"Non sei come lui. Lui mi ha tradita perché non mi amava e tu sei stato un incidente di percorso per lui." confessa e non dovrebbe farmi male questa verità, eppure mi ritrovo a pensare a quanto sarebbe stata anche migliore la vita di mia madre se non fossi nato. "Lui non ne ha volute ragioni e ti ha lasciato, per poi tornare il giorno che sei nato e darti il suo cognome. Ma è solo un nome. Tu non sei lui, perché tu ami. Hai sbagliato, hai fatto una cosa orribile ma tu ami, Claudio. Sei una persona fantastica e io sono così tanto orgogliosa di te."
E non so il perché ma poco lacrime infiniti e sogni distrutti, le sue parole riesco a farmi riemergere dalla merda dove sono caduto e mi fanno sentire un po' meglio.
*
E' pomeriggio quando mi decido ad uscire dopo cinque giorni da quella stanza. Mi faccio una doccia, indosso vestiti puliti, cambio le lenzuola al letto e scendo in cucina per mangiare qualcosa.
Proprio in quel momento sento qualcuno bussare alla porta e il cuore inizia a battermi prepotentemente dal petto.
Ti prego, fa che sia lui, fa che sia lui.
Vado ad aprire col cuore in gola ma ciò che mi trovo davanti è l'ultima persona che mi aspettavo. Gloria è di fronte a me, con gli occhi rossi e lo sguardo omicida.
Sto per aprire bocca ma ogni mio tentativo viene fermato da un dolore acuto sulla mia guancia destra.
Uno schiaffo.
La mamma di Mario mi ha appena dato uno schiaffo... e ahia.
"Questo è per aver fatto del male a mio figlio." mi sputa fuori velenosa e non c'è più traccia di dolcezza nei suoi occhi, nessun sorriso che mi aveva sempre mostrato. C'è solo odio, lo stesso odio che ho letto negli occhi di Mario prima che cinque giorni fa uscisse da quella stessa porta.
"Vorrei restare qua ad insultarti perché mi ha deluso, Claudio. Mi hai deluso così tanto che adesso guardandoti mi viene da vomitare. Ma non ti darò la soddisfazione di vedermi furiosa. Resta qui col tuo dolore." continua e io non sono capace di formulare neanche una vocale. "Questa è per te. E sappi che non te la sto consegnando per farti un favore ma solo perché Mario mi ha pregato di farlo." mi passa un foglio di quaderno piegato a metà e io lo afferro tremolante. "E' meglio per te se non ti fai vedere in giro per un po'" conclude e poi mi da le spalle e se ne va.
Chiudo la porta ancora sotto shock e mi porto la mano alla guancia picchiata, dove solo adesso provo del male.
Mi siedo al tavolo della cucina e chiudo gli occhi, prima di leggere la lettera che mi ha portato.
So ancora prima di aprirla che è di Mario e so ancora prima di leggerla che mi fa male e farà piangere ancora. E quasi quasi sono tentato a buttarla perché gli addii non mi sono mai piaciuti e questo è sicuramente uno di quello.
Però devo, devo leggerla e così che tocco di nuovo il fondo e affogo negli abissi, cercando qualcosa da afferrare per risalire su, ma trovato solo un infinito buco nero dove mi perdo.
"Tu non sai quante volte avrei voluto chiamarti Amore, quante volte mi sono addormentato pensandoti o delle notte che ho passato sveglio a guardarti dormire. Ti ho sussurrato il mio amore mille volte in quelli notte, quelli dove tu riposavi e non ce la facevo perché ero così felice, così felice che tu fossi proprio li, a sonicchiare con la testa sul mio petto. Era il mio momento preferito della giornata quello di andare a dormire insieme, quello di sapere che saresti stato la prima persona che il giorno dopo avrei visto una volta aperti gli occhi. E tu non sai quanto soffrivo quando invece non avremmo dormito insieme, e dormivo col telefono sul cuscino aspettando la risposta a un mio messaggio, una tua chiamata o solamente uno squillo per farmi capire che mi stavi pensando.
Era tutto così bello quello che stava accadendo nella mia testa negli ultimi tre mesi, ma non capire che la realtà era un'altra.
Ho capito perché lo hai fatto, lo so, amore. Ma non posso giustificarlo. Ti ho sentito piangere dalla mia finestra questa mattina, mentre parlavi con tua mamma e vorrei tanto dirti che tu non assomigli a lui, come ha fatto lei, ma ti direi una bugia.
Sei lui, perché come lui preferisci ferire piuttosto che parlarne.
Ma non sei lui, perché a me ci tieni un po' veramente.
Ma non mi ami, anche se continui a dirlo, non mi ami. Perché non hai ancora capito come si fa, perché anche se dici di no, sai vivere senza di me molto meglio di quanto io lo sappia fare. Perché io sono scappato a 19 anni quando ti sei messo col tuo primo ragazzo, ho preferito studiare a Milano, tornare poco a casa a causa del pensiero di te insieme a un altro che non ero io. E sapevo che non ti avrei mai avuto. Sono ritornato come un vigliacco solo quando ho saputo che vi eravate lasciati e ho pensato di fare la magistrale qui con te. Ma io sono uno stronzo, opportunista che si è scopato mezza città solamente per attirare l'attenzione su di te. E quindi non sono migliore di te.
Ho spezzato cento cuore, ho tradito anche io, ho ferito gli altri, e l'ho fatto avendo te in testa. E poi le cose sono scambiate e io ero cambiato. Pensavo che tutto si sarebbe sistemato, ma si sa il male che fai in giro poi ti ritorna indietro. E a me è ritornato.
Quindi questo dolore da una parte me lo merito. Ho imparato ad avere un cuore spezzato anche io, eh?
Ma nello stesso tempo, non posso accertarlo. Non subito. Vorrei tanto dirti che va bene, che sei perdonato, perché lo sei, che possiamo ricominciare. Ma se ti guardo vedo te con lui, con altro diverso da me e mi fa male.
Ho bisogno di andare via. Ho bisogno di allontanarmi da te, ho bisogno di imparare a vivere senza di te e di dimenticare quello che è successo.
Non cercarmi, Claudio. Non scrivermi, non chiamarmi. Questa volta è diverso. Non è come l'ultima quando dopo una settimana sono tornato perché tu ti eri scopato un altro dopo averti baciato. Allora non eravamo niente e ti confesso che anche io a Milano sono stato con qualcun altro solo per ferirti, anche se ho finito per ferire me stesso.
Adesso ho bisogno di metabolizzare l'accaduto ed accettarlo.
Tornerò quando sarò pronto, quando questa paura, questo incubo sarà superato.
Per il momento mi devi lasciare andare.
Non è un addio, ma qualcosa che ci avvicina.
Pensami, ma non troppo. Impara a convivere con quel sentimento che ti porti dentro come ho fatto io e vedrai che andrà tutto bene.
Io continuerà ad amarti anche da lontano, così come ho fatto per dieci lunghi anni.
E non odiarti, perché io non lo sto facendo.
Ci sarà sempre qualcosa di tuo in me.
A presto (forse).
Tuo, Mario."
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