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N, W, A

Come ormai tutte le mattine, anche oggi mi sono svegliata presto, prima delle mie compagne di stanza e dei miei amici, sono subito scappata in bagno e come di routine dopo essermi lavata mi son catapultata nell'armadio e ho deciso cosa indossare, un jeans con dentro la pelliccia e una felpa enorme beige.

In questi ultimi due giorni il freddo si stava facendo sentire in modo alquanto prepotente, eravamo arrivati a toccare persino meno venti gradi, soprattutto la sera.

Subito poi scendo e corro giù andandomi a sedere sotto il mio solito albero spoglio, ma innevato.
Anche questa era diventata ormai una mia piccola, ma bellissima routine.
Appena arrivo mi siedo e poggio lentamente la testa sul suo tronco e chiudendo gli occhi inizio a pensare un po' a quello che mi era successo da quando ero arrivata qui.

Durante questi due giorni il ragazzo dalla sciarpa bianca non si era fatto più vedere, era totalmente scomparso non solo dall'hotel, ma bensì dalla faccia della terra.
Non mi capitava di incontrarlo neanche per caso e questo un po' mi rattristava, voglio dire mi ero affezionata ai nostri continui battibecchi, ai suoi occhi grandi come pochi, alla sua voce... a lui, mi ero probabilmente presa una cotta pesante per quel ragazzo di cui non sapevo nulla, se non la sua probabile data di nascita.
20 dicembre.

Dopo poco apro subito gli occhi ormai lucidi e inizio a guardare questo panorama innevato, questa sarebbe stata la nostra ultimo giorno qui e poi domani saremmo andati via.
Non ci saremmo mai più visti.
Appena realizzo per davvero che questa sarebbe stata la mia ultima giornata qui le lacrime si fanno insistenti ed io ci provo con tutte le mie forze a non farle scendere, ma tutti noi siamo esseri viventi e come tali abbiamo bisogno di una valvola di sfogo.
La mia erano sempre state le lacrime sin da quando ero piccola.

Subito quindi mi porto le mani sul viso e solo dopo ben cinque minuti inizio a fare dei grandi respiri per calmarmi, mentre con le mani cerco di asciugare il più velocemente il mio viso ormai inondato di lacrime.
Poco dopo prendo un fazzoletto dalla tasca della felpa e nel farlo i guanti al loro interno cadono.
Li lascio lì sulla neve per un po' fin quando poi li prendo e lentamente li porto al naso.
C'era il suo odore impresso sopra.

Subito dopo li porto davanti i miei occhi ed inizio ad osservarli, c'erano ricamati una N e W.

L'altro ieri avevo trovato il guando destro sulla mia sedia, mentre ieri ho trovato il guanto sinistro proprio qui, vicino il mio piccolo albero.
Erano i suoi guanti e sapere che uno dei due si trovava qui, accanto a quest'albero mi aveva un po' rallegrata.
Il ragazzo forse era scomparso soltanto dalla mia vista, non dalla terra.

D'improvviso mentre ero persa nei miei pensieri sento qualcuno avvicinarsi, subito quindi rimetto i guanti all'interno della tasca della felpa e girando di poco la testa vedo una Silvia tutta infreddolito avvolta nel suo giubbotto rosa che tremando come una foglia mi dice: <<A-Anna dovre-dovremmo entrar-e>>
Di tutta risposta subito mi alzo da terra e sorridendole le intimo di iniziare ad entrare.

Appena la vedo varcare la soglia della porta dell'hotel decido di entrare anche io.
Appena entro vedo tutti i miei amici seduti a tavola intenti a fare colazione, subito quindi mi dirigo al mio posto, tra Silvia e Celia.
Subito mi siedo tra le mie amiche e nel farlo noto uno sguardo confuso di Celia.

Il suo sguardo non era però rivolto a me, bensì era rivolto all'interno della mia tazza.
Subito quindi porto il mio sguardo all'intero della razza e con gran stupore noto un'altra lettera.
A.

Resto a fissarla per minuti interi fin quando poi Celia mi guarda e curiosa mi dice: <<Vedi anche tu quella lettera?>>
Di tutta risposta mi limito ad annuire e questa volta ad interrompere quel silenzio è Silvia che prendendo la tazza ci dice: <<Ragazze a quante lettere siamo arrivate?>>
Subito vedo Celia fare il conto con l'aiuto delle dita per poi dire: <<Dovremmo essere arrivate circa a cinque lettere se non erro>>
Di tutta risposta le guardo e con una flebile voce dico loro: <<Sì, cinque lettere.
La prima H, la seconda S, la terza N, la quarta W e la quinta A>>

D'improvviso dopo le mie parole vedo Celia frugare tra le tasche del suo giubbino per poi tirare fuori un blocchetto di post-it.
Subito io e Silvia ci guardiamo confuse per poi dire all'unisono: <<A cosa ti servono?>>
Di tutta risposta Celia ci sorride e poco dopo, voltandosi verso di me mi dice: <<Puoi ridirmi per favore le lettere una ad una?>>
Subito dopo le sue parole corrugo la fronte e alzando le spalle le dico: <<Uhm si certo>> mi fermo un secondo per guardare Silvia che si limita ad annuire e subito poi girandomi nuovamente verso Celia le dico: <<H, S, N, W, A>>

Appena pronuncio le lettere vedo la ragazza con gli occhiali intenta a scriverle su cinque foglietti, uno per ogni lettera.
Solo dopo aver terminato il suo lavoro ci guarda e sorridendo ci dice: <<Allora ragazze, questo è il nostro ultimo giorno qui, dunque per rigor di logica credo che le lettere siano terminate>>
Si ferma un secondo giusto il tempo di guardarle e poi continua dicendoci: <<Credo che queste lettere formino il suo nome>>

Il suo nome.
Appena dice queste ultime parole il mio cuore perde un battito o probabilmente più di uno.

Subito poi inizio a scuotere la testa e immediatamente ritorno con i pensieri rivolti a quelle cinque lettere sopra il tavolo.
A parlare questa volta è Silvia che prendendo i fogliettini tra le mani dice: <<Celia hai avuto un'ottima idea a scrivere le lettere qui, se il suo nome è formato da queste lettere ci basterà semplicemente metterle in ordine per scoprirlo>>

Ecco perché Celia aveva scritto le lettere lì, adesso si che tutto aveva un senso.
Che amica geniale!

Di tutta risposta prendo tutti i piccoli fogli e inizio a metterli un po' in ordine.
Appena finisco guardo le mie due amiche e dico loro: <<Potrebbe essere Hawns il suo nome>>
Poco dopo però Celia prende i fogli e li ordina a modo suo.
<<O Nahsw>> ci dice con aria confusa.
Subito poi questa volta è Silvia a prendere i fogli e a dire: <<Secondo me si chiama Wahns>>

Quello di Celia era un metodo geniale sì, ma comunque faceva acqua da tutte le parti, voglio dire con cinque lettere i nomi da comporre sono infiniti, magari tra quei tre poteva anche esserci la soluzione esatta ma nessuno ci avrebbe mai detto "Si hai ragione".

Di tutta risposta poggio lentamente la testa sul tavolo e a voce bassa dico loro: <<Ragazze sarà impossibile indovinare il suo nome...>>
Subito dopo però sento qualcuno poggiarmi una mano sulla spalle, di tutta risposta subito mi giro per vedere chi era e con gran stupore noto Roland che allegro ci dice: <<Bene ragazzi oggi è la vostra ultima escursione qui, vi porterò nuovamente sulle montagne>> si ferma un secondo per sorridermi per poi continuare a dire: <<Finite in fretta di fare colazione così subito possiamo andare!>>
E detto ciò mi sorride e si allontana via lentamente.

Subito quindi contro voglia inizio a mangiare il mio cornetto, notandolo Celia mi guarda e sorridendo mi dice: <<Ho visto passare i ragazzi accompagnati da lui  prima, quindi credo ci siano anche loro>>
Dopo le sue parole subito le sorrido e inizio a mangiare un po' più volentieri.

Forse finalmente l'avrei rivisto dopo due fottutissimi e lunghissimi giorni!

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