•Glitchy - Capitolo 4•
"Lui... lui!" Disse Doom, allontanandosi invano, poichè Glitchy l'aveva già riacciuffato.
"OH, AVANTI. COSA VUOI DA ME?" Aggiunse con tono seccato l'essere, sedendosi sull'erba, nonostante il biondo continuasse a tenerlo per la coda.
Un sorriso beffardo si dipinse sul volto dell'ultimo, prima di domandare, freddamente: "Chi sei?"
"IO... io sono io!" Rispose, nella sua voce si intuiva una nota di sorpresa.
"Eh eh eh... cosa ci fa-eh? METTIMI SUBITO GIÙ!" Doom l'aveva preso per la maglietta e poi portato in volo su un ramo alto di un albero lì vicino.
"METTIMI GIÙ!" strillò ancora, per poi perdere l'equilibrio e precipitare sull'erba folta.
"Ahi..." sussurrò, per poi sedersi delicatamente.
"Su, forza, andiamo" concluse l'essere.
"An... diamo?" Chiese incuriosito e un po' frastornato dalla caduta il ragazzo, che era tutto intento a massaggiarsi la spalla sulla quale era caduto.
L'essere lo guardò per un attimo, ma il suo sguardo poteva essere interpretato in un solo modo: Indescrivibile. Un misto inquietante di divertimento e imbarazzo, a detta di Glitchy. "Posso farti una domanda?" Chiese, poi.
Quando il biondo annuì, Doom domandò, guardandolo con lo stesso sguardo di prima: "Sei una femmina, vero?"
Glitchy rimase spiazzato da quella domanda. Sapeva anche lui di non essere il più mascolino dei ragazzi e che i suoi capelli necessitavano di una tagliatina, ma sembrava davvero una femmina?
"C-CHE RAZZA DI D-DOMANDA È?!" Farfugliò.
"Lo prendo come un sì?" Chiese l'altro, quasi come se desiderasse una risposta positiva.
"NO, ovviamente no!" Replicò il biondo.
Doom rimase un po' sconcertato dall'affermazione del ragazzo, ma niente di così percepibile, dato che l'essere sembrava essere quasi completamente apatico e fuori luogo, in quel mondo.
"Ma però..." cominciò Glitchy, per poi venire interrotto.
"Non si dice ma però" lo rimproverò con tono secco.
"Non si risponde neanche con Io sono io!" Replicò, con tutta l'aria di uno che, fiero come non mai, aveva tutta l'intenzione di attaccare lite.
Una becera disputa inutile, ma sembrava la soluzione più divertente e... intelligente.
"Ma IO sono IO, quindi come risposta è sicuramente sensata!" Sbuffò l'interlocutore, che sembrava avere le stesse intenzioni dell'altro.
"Ah, sì?"
"Sì"
"Aaah, sì?"
"Ho detto di sì"
"Sicuro sicuro sicuro?"
"SÌ"
"NE SEI CERTO?"
"CERTO!"
I due si guardarono nei rispettivi occhi, che in entrambi normali non erano a dirla tutta, probabilmente soddisfatti. Ma di cosa? Più probabilmente i loro sguardi erano solo pieni di imbarazzo, magari di rabbia, magari si odiavano. Magari avrebbero iniziato una rissa.
Però, una cosa saltava all'occhio più di tutte: Erano profondamente ridicoli.
Nessuno dei due sembrava eccellere nè per forza nè per intelligenza, ma neanche sembravano due ignoranti, forse erano solo tanto gonfi di superbia e di voglia di mostrare chi dei due fosse il più forte, ma era una cosa talmente insensata ed immotivata da considerarsi ridicola. Fondamentalmente, c'erano innumerevoli comportamenti e tratti che li accomunavano, ma nessuno dei due l'avrebbe mai ammesso.
Però dovevano essere talmente ridicoli che anche una forma di vita semplice come Bubby dev'essersene accorta. Forse per porre rimedio, forse per attirare a sè un' attenzione che fino ad ora non aveva minimamente avuto, il Blob saltò in faccia a Glitchy, strillando, con tutte le sue forze, qualcosa di incomprensibile, nella sua solita vocina acuta e che sembrava provenire dagli abissi oceanici.
"Okatu da!"
"Togoma!" rispose a tono il ragazzo, che ora non pensava più a mostrare al mondo le sue doti nel risultare ridicolo ma privilegiava togliersi l'essere gelatinoso dalla faccia.
"Nupa!" Strillò l'esserino, quando Glitchy finalmente riuscì a scollarselo dal viso.
Prima che questo potesse attaccarsi ad un' altra parte del suo corpo, lo rinchiuse a forza nello zaino, che fin ora gli era stato di grande aiuto.
"Su, forza, andiamocene." Disse calmo Doom.
"Ma..."
"Ma cosa? Cos-"
L'essere non fece neanche in tempo a finire la frase, che Glitchy, mollato lo zaino sul terreno, gli saltò addosso con un gesto fulmineo e gli prese un oggetto rettangolare argentato dalla tasca della piccola giacchetta nera che indossava Doom, per poi ricadere sul prato e rannicchiarsi in posizione fetale, stringendo il parallelepipedo al petto, per impedire all'essere di riprenderselo.
Doom si girò di scatto verso il ragazzo, che intanto lo guardava, soddisfatto.
"Ridammela" provò a dire, ma Glitchy stava già esaminando l'oggetto, senza alcuna apparente intenzione a renderglielo. Era una scatolina che sembrava luccicare, al tatto era ruvida ed era di un bel color argentato, con un'incisione nera che sembrava non riflettere in alcun modo la luce.
Glitchy poteva riconoscere i caratteri dello Skevelineo, un' antichissima lingua a cui era dedicato anche un' ora di giovedì a scuola, e per questo il ragazzo conosceva lo stretto necessario per poterla decifrare, che non era neanche difficilissimo, per alcune parole. Però quei caratteri non li aveva mai visti, e non era neanche sicuro si trattasse di Skevelineo, che era simile allo Skyleno.
"Lei'na kahanu leuleo." La voce di Doom interruppe i pensieri del biondo. "Su, apri la scatola..." si arrese, e si sedette su un ramo di un albero lì vicino, osservando il ragazzo sedersi a gambe incrociate e aprire la graziosa scatolina.
L'interno era di seta nera che rifletteva i tre colori delle luci provenienti dagli oggetti all'interno, uno arancione simile al rosso, uno verde acceso e uno azzurro ghiaccio. I tre oggetti erano più che singolari. Sembravano dei ciondoli, non troppo grandi. Stavano perfettamente nel palmo della mano di Glitchy. Erano di colori diversi, ma l'aspetto era uguale per tutti. Erano una falce di luna, con tre sporgenze triangolari nella parte esterna, e in basso. Al centro c'era un cerchio, che sembrava fluttuare, dato che non era collegato a niente. Non sembravano tanto spesse, ma nè completamente piatte. Non sapeva di preciso di che materiale fossero, ma brillavano di una luce fioca ed erano meravigliose. Ogni collana era collegata ad una catenina argentata, fatta di anelli piatti e allungati, molto piccoli, ed era molto lunga.
"Devo..." Disse lui, ma venne subito interrotto da Doom, che gli rispose in modo affermativo.
Glitchy prese in mano quella azzurra. Era molto fredda al tatto, sembrava fatta di ghiaccio. Poi quella verde. Gli dava una sensazione strana. Non sapeva descriverla bene. Gli dava un senso di potenza, ma al contempo la sensazione che un fantasma avesse preso possesso del suo corpo. Poi prese l'ultima, quella arancione. Era calda al tatto e molto liscia.
"Coso, lo sai che sei stato predestinato solo ad una di quelle? Pensavo lo sapessi. Perchè non lo sai?" L'essere sembrava essersi scocciato.
"Ah, ehm, no. Quale dovrebbe essere la mia, allora?" Rispose mettendo giù quella che teneva in mano, mentre il suo petto prese a brillare debolmente dello stesso colore dell'ultima collana.
"L'ultima Lei che hai preso. La Keahi Lei. Quella verde è la Loko Lei mentre quella azzurra la Hau Lei. A te, stranamente, spetta la Keahi Lei. Anche se non sei femmina."
"Cosa centra il fatto che io sia maschio con tutto ciò?" Chiese, prenendo in mano la Keahi Lei titubante, mettendosela al collo. Il petto smise di brillare e la Lei di scottare, anche se Glitchy aveva l'impressione che non fosse lei a non essere calda ma lui a non poterne sentire il calore.
"Centra che in teoria il potere di poter portare quella Lei avrebbe dovuto averlo tua sorella, ma a quanto pare è toccato a te." Si affrettò a dire. "Comunque, da oggi sei un prescelto, un possessore di Lei, una mia cavia, quello che vuoi. Quindi sarebbe meglio andare a cercare gli altri due scemotti che non hanno ancora ricevuto la Lei. Fate e Destiny in teoria dovrebbero essere già da loro, che strano. Ieri però Faith l'ha detto esplicitamente che avremmo dovuto farlo in tempi accettabili, entro il prossimo Hokaonu'lei. Era abbastanza irritabile, strano anche questo. Probabilmente sua moglie non gli ha preparato la crostata ai frutti di bosco che tanto voleva. Ah, povera donna. Oltre ad essere la regina degli Skylands deve sopportare per tutta l'eternità Faith. Non è facile, dal momento che approfitta di ogni occasione per fare scherzi a qualunque essere, vivente e anche non. Una volta l'ho beccato a far prendere vita ad una statua, e a farle uno scherzo. Che re fuori dagli schemi. Tra l'altro ho fame, hai qualcosa da mangiare? Glitchy?"
Glitchy, che aveva ignorato bellamente il monologo di Doom, era tutto intento ad arrostire margherite vicino ad un fiumicello.
L'essere sospirò. "Non dovresti usare i tuoi poteri così."
Detto fatto. Glitchy lo guardò, euforico, per poi dargli fuoco. "Così posso usarli?"
Doom, che non dava segni di preoccupazione per l'accaduto, gli tirò un potente calcio e lo fece cascare in acqua, spegnendosi le fiamme con un gesto della piccola mano. "No." Rispose, secco.
Glitchy risalì in superfice sputacchiò acqua. Uscì e si sedette sulla sponda, a guardare i riflessi della foresta nell'acqua limpida.
"Muoviti, andiamo."
Il ragazzo annuì, e poi prese lo zaino, sentendolo stranamente leggero. Troppo. Controllò che ci fosse tutto. E non c'era tutto, mancava Bubby.
"Abbiamo perso la gelatina." Sbuffò Glitchy, si mise lo zaino in spalla e incominciò ad addentrarsi nella foresta.
"Dobbiamo trovarlo?" Chiese Doom. "Ma non è la cosa più ovvia da fare? Non possiamo abbandonarlo? Non possiamo andare a trovare un ristorante?"
"No." Sbuffò Glitchy. "Andiamo a cercare gli altri due e intanto troviamo Bubby. E non ho soldi qui, quindi non mangi." Detto ciò, i due sparirono nella vegetazione di quel posto.
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