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Capitolo 3

Il suo nome era Charlotte. Frequentava una scuola di sole ragazze che volevano diventare la nuova Lauren Hutton o Cheryl Tiegs, ragazze che indossavano i jeans a gamba di elefante con dei top floreali. Leggevano tutti i tipi di riviste e compravano tutti i prodotti di bellezza, come tante altre teenager di quella società. Flirtavano con i ragazzi e attaccavano i poster di Harrison Ford sulle pareti delle loro camere.

E fisicamente, lei era come tutte loro. Aveva un'altezza media e un peso nella norma; il suo corpo non era affetto da nessun tipo di malattia e da nessun difetto visibile.

Ma lei non si vestiva come le altre, non si acconciava i capelli ogni mattina, non usava nessun tipo di ombretto colorato, non indossava vestiti con stampe floreali.

C'erano tante altre ragazze come lei, ragazze cui non importava della moda del momento o di come apparivano. Nonostante ciò, Charlotte si distingueva anche da loro.

Lei era una ragazza silenziosa, non iniziava mai una conversazione e non usciva mai per farsi degli amici. Le sue compagne di classe non erano invitanti, e quando loro le rivolgevano la parola, lei cominciava a balbettare e a cercare di trovare le parole giuste con cui rispondere. Le poche persone che erano abbastanza gentili da rivolgere la parola alla timida ragazza, si ritrovavano subito dopo a rinunciarci e a trovare nuovi interessi.

Forse era dovuto anche al fatto che lei si allarmasse troppo facilmente e che avesse degli enormi occhi grigi, che incutevano un pizzico di paura, come se fossero sempre alla ricerca di qualcosa in particolare. La sua pelle era pallida, come il marmo, e anche i suoi capelli, che accarezzavano dolcemente la sua schiena, erano di un biondo chiaro.

Una delle ragazze più popolari della scuola l'aveva beccata a parlare da sola, una mattina, mentre si dirigeva a scuola, affermando lei stesse scrutando una corteccia di un albero e farfugliando qualcosa con la sua vocina.

Tutti pensavano lei fosse strana e le voci su di lei giravano velocemente, provocando una sorta di "evitiamo tutti Charlotte". Ovviamente non si mostravano cattive dinanzi a lei, ma nessuno cercava di esserle amica.

Tuttavia, a lei non importava poi così tanto. Era difficile per lei conversare con la gente, non sapeva mai come o cosa dire. E a dirla tutta, non si sentiva poi così sola. Adorava avventurarsi nella foresta, le piaceva la sensazione delle piante, dell'erba e della terra sotto i suoi piedi. Provava gioia quando un coniglio saltellava attorno a lei, o quando intravedeva uno scoiattolo mordicchiare una noce. Le piaceva leggere e canticchiare durante le sue passeggiate, amava esplorare. Era piena di curiosità, curiosità che la teneva occupata, mentre i suoi coetanei erano fuori al cinema o a scuola di danza.

E, in un pomeriggio come quello, fitto di aria fresca e pungente, con le foglie che si stavano trasformando lentamente in un colore che tendeva all'arancio, Charlotte non riuscì a pensare a niente di meglio che a leggere un romanzo nel suo posto preferito. E, per l'aggiunta, era Sabato, per cui lo stress della scuola e dei compiti non avevano la priorità quel giorno.

Scese docilmente le scale che portavano al suo salotto. Il suo patrigno era sdraiato sul divano, i suoi occhi stanchi non si scostavano tuttavia dalla televisione. Si fermò davanti a lui, giocherellando con le dita. "Um. . .va bene se vado a fare un giro?" Domandò lei. Dalla sua posizione, riusciva a vedere dei piatti da lavare nel lavandino della cucina e sperò che lui non se ne fosse accorto.

Lui continuò a guardare lo schermo della televisione, annuendo pigramente. "Mmmmh, non tornare troppo tardi."

"Okay," annuì lei, sorpassandolo velocemente e afferrando La Valle dell'Eden dal bancone della cucina, prima di sgaiattolare via dalla porta sul retro.

La cornice della porta provocò uno strano rumore mentre veniva chiusa, facendo sì che Charlotte sobbalzasse. Sospirò e si incamminò verso gli alberi.

La foresta era proprio dall'altra parte della strada, dietro casa sua, per cui la raggiunse in pochi secondi.

Il bosco sembrava essere più fitto quel giorno, gli alberi più ammassati gli uni agli altri. Per lei, era come se si stessero scambiando dei segreti o come se si stessero proteggendo. O forse erano semplicemente le nuvole grigie, che quel giorno coprivano tutto il cielo, a dare quell'illusione di densità.

Ogni tanto, Charlotte vagabondava anche quando erano previste tempeste, per cui due nuvolette non la intimorivano affatto.

Si fermò in un posto meravigliosamente isolato; vi erano solo lei e i suoni della natura. Gli unici rumori udibili erano quelli prodotti da grilli, rane, cimici e da qualche uccellino, che di tanto in tanto le passava sopra; solo questi suoni, accompagnati dal suo canto leggero.

Il suo posto preferito era un albero caduto, accanto a un altro albero, ancora in piedi, creando così una sorta di schienale per sedersi. Scansò ramoscelli, foglie mentre si incamminava verso quel luogo; i suoi piedi si incontravano e infangavano di terra; le piaceva la sensazione.

Charlotte continuò il suo percorso all'interno della fitta foresta, giungendo finalmente al suo confortevole posto e aprendo il suo romanzo. Aveva già iniziato a leggerlo qualche giorno prima, le piacevano molto i personaggi della storia. La sua mente si immerse completamente nel libro e il mondo attorno a lei scomparve per un po'. Non si trovava più nel bosco, ma stava leggendo di un uomo, Adam Trask, prendersi cura di sua moglie nella loro cucina. Charlotte non era un'appassionata di romanzi - non erano reali - e proprio questo era il motivo per cui le piacesse quel libro; era più focalizzato sui gemelli che la coppia stava per avere; uno di loro sarebbe stato socievole ed estroverso, mentre l'altro sarebbe cresciuto in modo diverso e più oscuro. Era come se Charlotte si trovasse lì con loro, i due bambini stavano ancora crescendo nell'utero della madre, mentre il padre condivideva con lei i sogni riguardo alla loro nuova casa e al loro futuro brillante. Charlotte divorò pagina dopo pagina, giungendo a metà romanzo.

Ma improvvisamente, sentì lo schiocco di un ramoscello, facendo sì che la sua testa scattasse e si distogliesse dal libro. Vi era uno scoiattolo incastrato sotto il tronco dell'albero; doveva essere lui il colpevole.

Charlotte sorrise mentre lo scoiattolo correva via, e fu allora che realizzò che la foresta fosse diventata più buia. Dovrei probabilmente tornare.

Ma voleva girovagare un altro po', prima di andare a casa. Chiuse il libro e saltò dall'altra parte del tronco, infilandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Vagabondò nella foresta per altri minuti, ascoltando ancora una volta i suoni emessi da rane e insetti; ma subito dopo, si ritrovò dinanzi a qualcosa di stano.

Sarebbe stato difficile notarlo se qualcuno avesse fatto una semplice passeggiata, ma Charlotte era una ragazza molto attenta.

Le foglie erano più schiacciate e vicine, alcune di esse scricchiolavano. Come se qualcuno fosse passato da queste parti. Si guardò intorno, prima di chinarsi a dare un'occhiata alle foglie; sarebbe stato strano per lei incontrare un'altra persona durante le sue piccole avventure.

Per cui, probabilmente, non era nessuno, ma controllare non avrebbe fatto del male a nessuno. Dopotutto, Charlotte era sempre stata una ragazza curiosa.

Osservò attentamente le foglie, seguendole e schiacciandone un paio con i suoi piedi. Le piaceva il suono che producevano, e le piaceva anche la dolce sensazione che provocavano sotto ai suoi piedi. E persino il loro colore era molto carino - quello di tutte lo era in quel periodo dell'anno. Si guardò attorno, gli alberi e le loro foglie vibranti e -

Qualcosa si mosse. I suoi occhi scattarono verso la fonte - un albero enorme alla sua sinistra. E poi, rimase paralizzata.

Poiché da dietro il tronco, spuntò fuori un ragazzo. Quest'ultimo, incappucciato, emerse cautamente, avvicinandosi lentamente a lei, senza dire una parola.

E qualcosa riguardo il modo in cui camminava era. . .terrificante. Alcuni avrebbero potuto pensare che fosse semplicemente un ragazzo timido, ma per come la vedeva lei, i suoi passi cauti incutevano terrore. Riuscì a intravedere dei lividi sul volto di lui; un occhio nero, un labbro tagliato.

Improvvisamente, il corpo di lei cominciò a tremare. Qualcosa nel suo intestino, una sensazione che la sommerse in pieno, le implorava di correre.

Ma qualcosa di ancora più forte, la teneva ferma in quel posto, non permettendole di muovere, nonostante il suo corpo le dicesse di fare tutto il contrario. Poiché, dietro le sue cicatrici,  dietro il suo minaccioso passo, lui era da togliere il fiato; era probabilmente il ragazzo più bello che lei avesse mai visto.

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Speriamo che la storia vi stia piacendo e che la traduzione sia in grado di farvi leggere i capitoli in modo scorrevole e piacevole, a presto, xx

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