Capitolo 2
Era un vagabondo. Non era trattenuto da nessun impegno, imprigionato da nessun affetto. Non aveva frequentato una scuola in cui i maestri distribuivano caramelle ai bambini, non aveva dei fratelli o degli amici che scorrazzavano sui marciapiedi di fronte casa sua. Lui era uno sconosciuto e, solo ed esclusivamente per il suo volere, vagabondava da un luogo a un altro. C'era sempre stata una mera essenza nell'aria, una sorta di qualità sconosciuta che gli faceva decidere dove sistemarsi per un certo lasso ti tempo. E il cielo aiutava a decidere questo luogo in cui riposare per un po'.
Finalmente l'oscurità era completamente schizzata nel cielo. Era giunta l'ora, un'ultima volta; perlomeno fino a quando non fossero svaniti i lividi.
Era tardi; aveva girovagato per un po' e ora i ragazzini erano tornati nelle loro case per la notte. Ma ciò non importava più di tanto poiché, dallo sguardo inciso sul suo volto, l'uomo sfortunato pareva vivere da solo.
Quest'ultimo era più vecchio di lui; probabilmente sulla cinquantina. Forse sua moglie l'aveva lasciato, forse i suoi figli si erano trasferiti. Ma a lui non importava. Al contrario, rivolse la sua attenzione sulla dimora in cui viveva il pover uomo. Era tutto buio, a eccezione di una piccola lucina in una camera. E nessun passo fu compiuto da dietro i cespugli, fino a quando anche quest'ultima non si spense.
Proprio quando l'oscurità aveva inghiottito tutta la casa e l'uomo stava probabilmente scivolando in un sonno profondo, lui decise di spuntar fuori da dietro i cespugli. E allora, inalò l'aria fresca e pungente, sfumata di energia che ora aveva colmato i suoi polmoni, mentre camminava sull'erba.
Il cortile era piccolo, i passi da dover compiere, brevi. E dopo aver osservato per alcuni giorni, aveva appreso che l'uomo nella casa fosse un patetico, incurante ubriacone - probabilmente una propaggine della moglie o dei figli o di entrambi. Proprio come aveva ipotizzato, girò la maniglia per scoprire che l'uomo non l'avesse chiusa a chiave; che scelta sfortunata e fatale.
I piedi tastarono il pavimento, uno dietro l'altro, accompagnati da pazienza e silenzio. Non c'era bisogno di affrettare le cose. Lo scopo di quest'atto non era di certo la sua efficienza.
Passò davanti un salotto vuoto, con a destra la cucina. La casa era piccola e le scale in moquette. Man mano che percorreva i gradini, aumentava l'odore di sigaretta. Non c'era nessuna luce per cui le sue nocche stringevano la rampa di scale mentre proseguiva.
La scalinata portò a un corridoio stretto e lui sapeva che la sua destinazione fosse alla fine di esso, sulla destra. Era molto vicino ora, e ciò comportava prudenza e controllo. Si mosse con leggerezza e calma; e poi, finalmente, raggiunse la camera da letto.
Ed ecco che arrivava il divertimento.
Ruotò la maniglia lentamente così come aveva fatto tutto il resto, ma il pomello arrugginito emise un lieve rumore che ruppe quell'atmosfera silenziosa. L'uomo si agitò.
"Chi-" farfugliò, girandosi sul letto. "Chi c'è. . .lì?"
L'uomo col cappuccio aspettò nel corridoio.
Ci fu un momento di silenzio. E dopo, improvvisamente, le coperte vennero tirate via dall'uomo, che sobbalzò in piedi. Capì di non essere solo.
"Mildred? Sei tu?" Domandò, con in pizzico di speranza, ricoperta da un'immensa paura.
Ciò che ottenne in risposta fu una bassa e vibrante risata.
E l'uomo fece un passo indietro, come se fosse sul punto di scappare via, ma un secondo dopo percepì due forti mani aggrappargli la camicia. Venne scaraventato contro il muro. Prima che potesse urlare, prima che potesse liberarsi dalla presa, sentì il freddo metallo sul suo collo.
Improvvisamente, udì una voce profonda vicino al suo orecchio. "Fai un passo in avanti e ti apro il fottuto collo."
L'uomo ansimò ma non si mosse. "Ti prego," supplicò. "Ti prego, farò tutto ciò che vuoi. Ti darò tutto ciò che vuoi, ho del denaro, ho -"
"No, no," lo interruppe il ragazzo. "Temo di non essere venuto per questo. Sono venuto solo per ucciderti."
L'uomo cominciò a piangere. Si ritrasse, ma la lama spinse leggermente sul suo corpo.
"Non lo faccio perché devo farlo," continuò a dire con quel tono di voce lento e vellutato. "Non ho bisogno dei tuoi soldi. Non ho bisogno di alcun favore. Voglio solo ascoltare le tue patetiche grida e vedere la luce sparire dai tuoi occhi."
"Oh, Dio, ti prego," disse l'uomo. "Oh, Dio, oh, Dio, oh, Dio. Dio, aiutami tu."
"Shhhh," lo interruppe il ragazzo. "Non ha senso. Il tuo fato è stato già scritto. Pregare non ti aiuterà affatto. Vedi, vecchio mio, qualsiasi potere in cui credi, qualsiasi Dio tu pensi ti stia proteggendo in questo momento, . . .beh, lo stai guardando con i tuoi stessi occhi."
E dopo, fece scorrere il coltello lungo la gola dell'uomo.
Era esilarante, la pressione della lama che tagliava la pelle, la facilità del metallo nell'attraversarla, la sensazione di calore e potere che si scatenò dentro di lui; il suo respiro divenne affannoso, mentre il corpo dell'uomo cadeva a terra. Fissò il sangue schizzato sulle pareti, prendendo atto di ciò che aveva appena fatto con le sue mani e una semplice arma. Un ghigno si formò sulle sue labbra e riuscì a pensare solo a due parole da dire dopo ciò che aveva appena fatto.
"Felice Halloween."
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