9 - Totale diffidenza
Lasciami Léopolde! Devo trovare Laura! L'hanno presa non capisci?!
Laura sta bene! L'hai salvata tu
Florian? Pensi ci sia una spia che informa gli aggressori?
Sì Léopolde, erano troppi
"Guarda un po' chi abbiamo qui, l'eroe indiscusso della scuola, ancora dietro agli studi vedo. Vuoi vedere se riesci anche a prendere il posto degli insegnanti?" quel nomignolo venne pronunciato da Paul Lebrac nel modo più odioso possibile, un misto di disgusto e di scherno che dava un suono svogliato alla voce. Florian sbuffò alzando gli occhi al cielo sentendo l'ennesimo nomignolo e l'ennesima frase sbandierata in tutta la Sala Grande di Beauxbatons, come se fosse divertente... Se Paul voleva aggiungere altri motivi per cui Florian e Léopolde odiavano tanto il quidditch, stava allestendo una vasta lista.
Non era possibile che non avesse di meglio da fare che mettersi a recitare la parte dello stronzo, sembrava un talento naturale, altamente controproducente ed ingrato considerando che a livello di spasimanti non passava inosservato. A quanto pareva, essere capitano di una squadra comportava un peggioramento progressivo del quoziente intellettivo e dell'etica morale fino al midollo.
"Lasciami in pace Lebrac..." disse Florian con tono apatico, senza guardarlo in faccia.
Il capitano della squadra emise una risata odiosa con i suoi compagni, per poi prendere a punzecchiare la spalla di Lestrange in modo infantile. Léopolde fece per alzarsi ma il suo amico non glielo permise, non doveva dargliela vinta così. Si concentrò sul paragrafo del libro di Pozioni: era incredibile come il professor McMillan non avesse saltato una virgola durante la spiegazione, esatta parola per parola, gli pareva assurdo. Che fosse un alchimista molto stimato e conosciuto per le sue abilità era appurato, molto anche, ma sapere un interocparagrafo per filo e per segno a memoria... Era troppo perfetto.
Lo aveva letto e riletto diverse volte sotto le coperte, non capacitandosi di quanto potesse essere stato preciso. Lo aveva anche visto bene, era un uomo molto giovane, non poteva avere oltre trent'anni; quindi una tale conoscenza, a meno che non ci avesse speso tutta la vita, non era possibile.
Léopolde mostrò uno sguardo scettico, di sicuro leggendo la mente dell'amico che, alzando lo sguardo, gli lanciò un'occhiata di disappunto. Avrebbe voluto esporgli i suoi motivi, discuterne, ma con la Sala piena e con Lebrac intento ad infastidirli non potevano certo parlare ad alta voce.
Era chiaro cosa pensasse Delacour: Florian si stava facendo troppi film dopo l'aggressione, e per quanto lo capisse, non poteva ora designare il primo estraneo che gli capitava davanti come spia, non aveva prove per accusarlo. Nonostante questo, anche Léopolde aveva iniziato a farsi delle ipotesi, ma si concentrò su altri soggetti e su altri motivi: era chiara la somiglianza tra Laura e sua madre, ma i rapitori non potevano comunque essere sicuri al cento per cento di aver preso la ragazza giusta, almeno non subito. E per aver ottenuto una posizione certa, la spia poteva essere qualcuno che conoscevano.
E intanto al Ministero si era presentata un'altra gatta da pelare: corpi seppelliti in fosse comuni, disseminati per tutta la zona. Come se non fosse già abbastanza terrificante il solo sapere che nessuna ragazza Veela era ormai al sicuro in quel mondo. Il giornale informava del ritrovamento di una giovane vittima proprio da un bambino all'ingresso di un parco giochi, delle mani fratturate e ossute sbucavano dal terreno e lui pensando fosse un ramo con una forma particolare, l'aveva tirata fuori. Aggiungendola agli avvenimenti precedenti, non era da escludere che potesse trovarsi anche un covo nelle vicinanze, così gli Auror aveva setacciato ogni angolo della zona, ma come le altre volta, era già stato tutto smantellato.
"Allora?" Paul interruppe il loro discorso silenzioso con un tono odioso di voce, iniziando a picchiettare piu forte la spalla di Florian con il dito "Cosa c'è? Non vuoi affrontarmi? Hai paura? Eppure hai mandato al tappeto quattro bei omoni, no Lestrange?"
Questa volta Florian fece uno scatto e si ritrovò in piedi davanti a lui con uno sguardo torvo e molto infastidito. Quello seriamente aveva il coraggio di scherzare anche su qualcosa che non lo riguardava e che soprattutto non aveva sbocchi comici! Sia lui e Laura avevano rischiato di morire e lui osava anche prenderlo in giro?!
"Va a farti un giro Lebrac, e piantala con queste battutine del cazzo" disse in tono fermo e seccato, stringendo la mano nel punto dove era sistemata la bacchetta, non era da escludere che avrebbe anche potuto lanciare qualche schiantesimo, che per quanto fosse poi risultato deplorevole, Paul se lo sarebbe meritato. Paul per tutta risposta gli avvicinò il volto con una smorfia di sfida e gli piantò una risatina ironica in faccia.
Léopolde si alzò a sua volta e tirò leggermente l'amico per allontanarsi da quello stronzo, in fondo Florian per primo lo aveva detto: non valeva la pena discutere con quella testa vuota, specie per il fatto che Florian non era nelle condizioni di farlo.
"Non lo sopporto proprio quando fa il coglione in questo modo" sibilò offeso e irato Florian mentre si allontanarono di poco.
"Non farci caso amico, lo abbiamo sempre saputo che tra lui e un Troll di montagna c'è una bella gara in stupidità" lo rassicurò Léopolde. Erano ormai sette anni che lo sopportavano e che avevano, loro malgrado, appurato quanto la sua testa fosse incline a farli fare solo cazzate.
Purtroppo la loro piccola fuga non durò molto, Paul quella mattina doveva essere piuttosto nervoso o volenteroso di rovinare la giornata anche al resto dei suoi compagni di corso, e appena Laura varcò la soglia della Sala Grande, decise di marcarla: "Richis, piacere di rivederti dopo che hai involontariamente evitato ogni mio percorso" disse tagliandole la strada con i suoi amici di squadra. A sentire quella frase Florian e Léopolde arrestarono di colpo il loro cammino.
"Mi spiace riferirti questa notizia Lebrac" disse Laura con tono fermo "Ma non era involontaria la cosa"
"Andiamo, è ancora per quella scommessa? Non é certo colpa mia se sei la ragazza più bella del gruppo, e giusto per informarti, sarebbe ancora valida" ghignò il capitano della squadra avvicinandosi di più. Pur non volendo dargli una soddisfazione, Laura si trovò costretta a indietreggiare per non essere sovrastata e travolta dalla sua stazza robusta.
Sia per l'aggressione e sia per tutto il contesto, Florian sentì una strana sensazione salirgli dallo stomaco, e il suo migliore amico se ne accorse subito.
Paul oltretutto era troppo vicino alla ragazza, e lui non aveva modi carini di porsi con nessuno, ancora loro si chiedevano cosa ci trovasse tutta la aduola di bello in lui.
"Lasciami stare Lebrac, non é per niente il momento adatto per discutere delle tue inutili idee con i tuoi amici" disse Laura mantenendo un tono fermo e deciso, e fece per allontanarsi, non avrebbe dato ancora retta ad uno stupido come lui. Peccato che a Paul certi aggiri proprio non piacevano, tanto da bloccarla e riportarla alla sua posizione precedente con una spinta piuttosto forte e poco elegante: "Oh no Richis, tu non vai proprio da nessuna parte" disse in tono improvvisamente duro. L'espressione infastidita di Laura si tramutò in una preoccupata.
A Florian venne un brutto flash nella mente, e prima che potesse effettivamente realizzare la situazione fece uno scatto e si pose tra Laura e Paul con un volto adirato, non avrebbe accettato un'altra mano sulla ragazza se quello era il modo di porsi. Il problema fu che per quanto volesse cercare di allontanare il giocatore di quidditch da lei, il suo corpo aveva iniziato a tremare pian piano, e Laura se ne accorse subito. Tra l'altro Florian non era nelle condizioni di affrontare un'eventuale rissa, avendo ancora i segni evidenti dell'aggressione. Mentre Léopolde li raggiunse, lei avvicinò Florian di più a sé allontanandosi poco e cercando di portare l'attenzione del ragazzo su di sé. Florian stava iniziando a degenerare in fretta, scosso ancora da quell'evento.
"Cosa succede Lestrange, non sei abbastanza forte da afforntarci? Siamo solo in tre in fondo!" lo provocò Paul, che pareva trovare divertente la situazione.
"Basta fare il coglione Lebrac, non scherzare su queste cose, non é per nulla consono" disse Léopolde restando tra loro e i due amici.
Laura intanto cercava di portare l'attenzione visiva di Florina sul suo volto, aveva bisogno di contatto visivo per concentrarsi su di lei, e doveva anche impedirgli di vedere il braccio fasciato. Florian era in preda ai tremori, il viso si arrosava e gli occhi si riempivano di lacrime di paura, non era affatto lucido e lei doveva assolutamente calmarlo.
"Florian" lo chiamò a bassa voce e dolcemente "Florian tesoro, guardami, guardami negli occhi" portò le mani al suo volto spostandolo verso il suo, ripetendo l'azione diverse volte vedendolo di nuovo distrarsi.
"Non guardare il braccio, concentrati su di me, sui miei occhi. Guardami" era ammirevole la sua pazienza, Florian ansimava e spostava costantemente lo sguardo dal suo portandolo dove non doveva portarlo. Ma lei non demordeva, restava tranquilla e gli parlava dolcemente, sapeva che era confuso e che stava cercando di elaborare il tutto. Avvicinò il volto del ragazzo al suo, costringendolo a guardare dritto e a posare i suoi occhi su quelli di lei. Era incredibile come in un momento del genere riuscisse a rassicurarlo quando sostanzialmente doveva essere lei quella impaurita.
Florian finalmente mostrò segni di lucidità: alzò le mani prendendo le braccia della ragazza all'altezza dei gomiti e avvicinandosela per abbracciarla, e lei non lo fermò, sentendo il suo corpo addosso che piano piano si rilassava.
"Piano tesoro mio, sssh... Va tutto bene, io sono qui" disse lei in tono più dolce, sentendo le sue coccole fare effetto sul ragazzo. Florian iniziò a rilassare del tutto i muscoli, respirando di nuovo in modo regolare.
Laura a quel punto gli sfiorò il naso con il suo, sorridendogli e invogliandolo a fare la stessa cosa. Più che un sorriso venne fuori una smorfia strana, ma lei lo interpretò come uno sforzo. Gli diede un leggero bacio sulle labbra.
"Lo sai che adoro il tuo sorriso amore?" gli chiese mantenendo il suo. A quel punto Florian parve calmarsi del tutto.
Léopolde sospirò di sollievo e si avvicinò non appena ebbe libera la via e, vedendo la sitiazione ormai noiosa, non appena la squadra di quidditch si dileguò cercando qualche preda migliore. Laura gli rivolse un sorriso, sapendo che con lui a fianco il suo ragazzo sarebbe stato al sicuro. Inoltre lei doveva seguire un corso che non aveva in comune con i ragazzi, e non avrebbe potuto stare accanto a Florian. Léopolde intuì i suoi pensieri e le fece un segno di assenso come per comunicarle che sarebbe andato tutto bene.
Si staccò da Florian del tutto e lo salutò accarezzandogli il viso, poi la osservarono allontanarsi raggiungendo le sue amiche.
"Questa io la chiamerei connessione chimica Flo" disse Léopolde sorridendo "Laura ha capito il tuo disagio e ha messo al primo posto il tuo benessere, è una ragazza d'oro in tutti i sensi"
Florian riuscì a sorridere vedendola sparire oltre l'entrata ad arco dei corridoi, il suo amico aveva proprio ragione: anche in un momento del genere, dove avrebbe dovuto essere lui a rassicurarla e dove lei avrebbe dovuto pensare alla sua sicurezza, aveva preferito prendersi cura di lui, come se fosse stato lui quello da proteggere. Poi, come scosso da un improvviso pensiero, si girò dall'altra parte del corridoio dove si trovavano, dicendo a Léopolde di seguirlo.
L'amico inizialmente non capì quell'improvviso cambiamento, ma appena passarono davanti alle pareti aperte che davano alla foresta, quella maledetta foresta dove avevano passato anche troppi guai, superò Florian sbarrandogli la strada: "Stai scherzando spero!" disse con un tono piuttosto contrariato.
Florian però scosse la testa: "Non intendo restare fermo ad osservare quei bastardi che la prendono e la smembrano viva, non di nuovo Léo"
"Ti prego, per l'amor di Dio, non tornamo da Quell'Acromantula!" disse Léopolde con un tono implorante. Lui nom era mai stato aracnofobico e come il suo amico aveva una certa simpatia per tutte le Creature Magiche, ma trovarsi davanti ad un esercito di ragni giganti non era certo una cosa straordinariamente positiva.
"Senso dell'avventura proprio... " bofonchiò Florian "Comunque non dobbiamo cercare un'Acromantula, ma un'altra Creatura. Le Acromantule non ci saranno d'aiuto dato che sono sempre nascoste all'interno dove la foresta è più fitta e buia"
"Oh bene, sono proprio curioso di sapere cosa hai in mente adesso" chiese con curiosità Léopolde, anche se temeva per la risposta. Da quando aveva preso sul personale quella faccenda, cambiava umore con uno schicco di dita, il che era abbastanza preoccupante.
Florian tirò fuori dal libro di pozioni il suo piccolo quadernetto dove aveva annotato tutto su tutte le Creature e prese una pagina ben precisa mostrandola a Léopolde. Quando questi osservò per bene la pagina, sbiancò totalmente. Florian voleva andare a cercare un Centauro, ma era matto? I centauri non erano mai state Creature socievoli, specie con gli esseri umani. E lui era davvero convinto di poter combinare qualcosa? Va bene essere l'Incantatore di Creature Magiche, ma così era un po' esagerato...
"I centauri sono le uniche Creature che possono darci una mano, si spostano e avranno visto qualcosa" concluse Florian chiudendo il quadernetto.
Ma questa volta Léopolde non ci vide più: "Florian ma ti rendi conto della cazzata che vuoi fare?! I Centauri sono le Creature meno disponibili possibile! Non sono affidabili: passeranno tutto il tempo a parlare di pianeti e di costellazioni, ad insultarci sostenendo che siamo la peggio feccia e, se l'allineamento degli astri é a nostro favore, FORSE abbiamo una scarsa possibilità di sapere qualcosa!"
Florian assunse uno sguardo torvo, ma doveva ammettere che Léopolde aveva ragione: ma cosa pensava di ottenere? Davanti ad un impero del genere nessuna Creatura sarebbe rimasta scoperta. Però qualcosa doveva comunque combinare, altrimenti da quella situazione non si sarebbe più tolto. Ci aveva pensato tutta la notte, qualcuno DOVEVA sapere qualcosa, altrimejti come avevano fatto ad arrivare così vicini a Laura? Però... Era anche vero che se poteva esserci una minima possibilità di capire qualcosa...
"So che pensi sia una pessima idea, ma non posso tirarmi indietro adesso" disse risoluto, facendo intendere anche all'amico che voleva parare da un'altra parte. Voleva sapere una cosa che gli era venuta in mente durante la sua permanenza in infermeria, con quel sogno. Aveva avuto un sospetto ripensando alla madre di Laura, e quel lago insanguinato...
"Ho motivo di credere che l'Impero sia molto più vasto di quello che pensiamo Léopolde" disse ancora Florian abbassando la voce "Sono otto anni che va avanti tutta questa storia, eppure nessuno é riuscito a fermare i traffici. E la madre di Laura... Non credo sia stata la prima vittima"
Léopolde assunse uno sguardo confuso, ma Florian pareva convinto. Era vero che la madre di Laura aveva dato il via a tutti quei rpimenti e omicidi, però lei era già stata trovata smembrata, come avevano fatto i rapitori a sapere quali parti prendere? Dovevano aver condotto degli esperimenti che avevano potuto identificare le parti migliori, considerando che ogni vittima presentava dei segni ben precisi.
"Aspetta..." disse Léopolde "Mi stai dicendo che abbiamo a che fare con un esercito di trafficanti pronti ad uccidere anche innocenti?!" non poteva essere possibile, e allora in tutti quegli anni il Ministero che cosa aveva fatto? Non poteva essersene fregato.
"E non ti pare strano che, da quando abbiamo il professor McMillan, le aggressioni si siano intensificate?" disse ancora Florian, ma questa volta Léopolde assunse uno sguardo scocciato. Era evidente che al suo amico non piacesse il nuovo professore, maarrivare ad accusarlo indirettamente pareva eccessivo. Solo perché ricorava a memoria un procedimento... Allora loro due potevano essere considerati bracconieri: Florian sapeva tutto su ogni Creatura Magica, aveva insegnato lui a Newt e a Léopolde come comportarsi con davanti Creature magiche.
Un rumore sordo interruppe la loro discussione e poco più avanti videro Jean Morel per terra con Paul Lebrac che gli imprecava dietro allontanandosi. Era un caso perso quel giorno, Paul voleva proprio essere mandato a quel paese da tutti.
I ragazzi si avvicinarono e lo aiutarono ad alzarsi raccogliendo la borsa e qualche libro caduto. Povero Jean, non era mai stato il più forte degli studenti, e tante volte finiva per essere il mirino dei bulli.
"Tutto bene Jean?" chiese Florian aiutandolo ad alzarsi.
"Oh, si grazie Florian. Sono di nuovo finito in mezzo alla strada di Lebrac, che novità eh?" ridacchiò tristemente, cercando di drammatizzare la sua stessa figuraccia. Florian lo guardò comprensivo, gli dispiaceva vederlo sempre sotto agli altri. Avendo alcuni suoi libri, e sapendo la sua esile corporatura, si offrì di portargli qualcosa nell'aula dove era destinato. Fortuna che non erano molto lontani.
"Sei davver0 gentile Florian" mormorò Jean tra un passo e l'altro "Dopo quello che ti é successo..."
Florian gli fece un sorriso rassicurante: "Non preoccuparti, nessun disturbo"
"Anche dopo che hanno cercato di prendere Laura, non sapevo fosse una Veela" disse ingenuamente Jean.
Florian si arrestò di colpo facendo cadere tutti i libri che aveva in mano, come aveva fatto a sapere l'identità di Laura? Non lo sapeva nessuno, specie gli studenti. Léopolde si avvicinò all'amico, per vedere se si sentisse bene, non lasciando intendere che la notizia lo aveva sorpreso. Si abbassò con Florian araccogliere il tutto, ma jon si erano accorti di essere fermi davanti all'aula di Pozioni, in quel momento vuota. E quando alzarono lo sguardo...
"Bastardo di un ragazzo, guarda che occhio nero!" disse una voce.
"Su rilassati, devi ammettere che ha fegato, per essere un timidone" disse un'altra voce, molto simile a quella del professor McMillan. E guardando meglio, nella scrivania vi era una grossa ampolla con dentro del liquido rosso, con un'etichetta: Richis
Léopolde e Florian si guardarono con uno sguardo sconvolto: la spia era il professore.
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