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8 - Tentato rapimento

"Florian!"

"Floriaan!!!"

"FLORIAAAN!!!"

"Florian... Ho paura" la voce tremolante di Newt arrivò alle orecchie del ragazzo come un vento lieve e fin troppo leggero, quasi inudibile. La Chimera li fissava con occhi feroci e pronta ad attaccare alla prima occasione. In quella foresta non ne erano mai state avvistate, come ci era arrivata fino a lì? Soprattutto con la fitta presenza di alberi e conifere.

Florian deglutì, immobile come il suo amico. Sapeva che una mossa brusca l'avrebbe fatta scattare, e le Chimere non erano animali semplici da evitare o placare. Nonostante le zampe presentassero zoccoli e non potesse afferrare o graffiare, la testa di leone compensava con le sue fauci affilate e la coda lunga poteva tirare frustrate tali da scaraventarti violentemente contro qualcosa di duro.

A sapere che potevano esserci creature tanto pericolose, non avrebbe mai portato Newt e Leta in quella zona, se gli fosse successo qualcosa, non avrebbe saputo perdonarsi. Avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione a dove camminavano, contanto anche che non era una zona molto conosciuta, lui e il suo senso dell'avventura troppo spinto... Avrebbe dovuto fermarsi prima.

"Florian..." gemette ancora Newt, alzando poco la voce per farsi sentire.

"Resta lì fermo, dove sei ora" sussurrò lui tenendo una mano tesa per fargli segno di non muoversi. Leta si trovava dietro alla Chimera, fuori dal suo campo visivo, ma nemmeno lei osava muovere un dito, terrorizzata dalla situazione. Era riuscita ad allontanarsi prima che la creatura potesse accorgersi di avere tre intrusi nel suo territorio. La Chimera era al centro e scrutava i ragazzi davanti a lei come per scegliere la vittima migliore, ringhiava e mostrava i denti con gli occhi gialli che brillavano di crudeltà. Era dome se il mondo si fosse fermato, come se la foresta stessa temesse l'ira di quella bestia.

Florian doveva pensare a un modo per salvare i ragazzi, almeno loro, a lui ci avrebbe pensato poi. Ma come distrarre una Chimera inferocita che sta puntando proprio quello che lei ritiene il bersaglio più debole? Non staccava gli occhi da Newt, e lui adesso faticava a stare fermo sul posto, divorato lentamente dalla paura. Lo vedeva tremare come una foglia, gemere insieme al suo respiro pesante e ansimante. Doveva fare in modo che la Chimera si concentrasse su di sé.

Diede un rapido sguardo alla cugina che gli lanciò un'occhiata preoccupata, e aveva un bastone in mano, un mancato tentativo di difendersi. Gli venne un lampo: Leta avrebbe potuto lanciare il bastone in un punto indefinito, e Florian avrebbe poi corso in quella direzione per attirare la Chimera. Doveva però indicare a Leta il punto giusto. Sapeva che non molto distante vi era un oiccolo branco di crature, forse Unicorni, che pascolava tranquillamente. Doveva correre lì e sperare dicafferrarne uno che lo facesse scappare più velocemente.

Con un segno del dito, indicò a Leta un punto più o meno alla destra della Creatura, e avrebbe dovuto lanciarlo ben lontano per emettere un rumore non troppo udibile. E anche se lo sguardo di lei mostrava tutto il suo disappunto, lui era deciso a richiare.

"Cosa vuoi fare...?" chiese con un filo di voce Newt, intuendo che Florian stesse per fungere da esca.

"Ti salvo la vita" rispose Florian. Poi diede il segnale a Leta che lanciò il bastone, e appena la Chimera girò la grossa testa, lui prese a correre in quella direzione. I due ragazzi guardarono atterriti la scena, la Chimera fece uno scatto ruggendo in direzione di Florian, che sfruttò i cespugli e i rami bassi per dare un po' di difficoltà alla corsa della Chimera. Da dietro poteva sentire le voci dei due chiamarlo.

Ma improvvisamente vide la foresta cambiare lentamente aspetto, sfocandosi e riempendosi di nebbia. Era una nebbia strana, umida, secca allo stesso tempo, di un bianco ingrigito che toglieva il respiro. Era come se si stesse staccando dal mondo terreno, fome se la foresta fosse finita e si stesse materializzando un ambiente ultraterreno, e anche la presenza della Chimera pian piano pareva svanire. La nebbia rendeva ogni figura davanti a Florian irriconoscibile e deformata, tranne per un elemento: un lago. Quel lago lo conosceva era accanto alla scuola di Beauxbatons. Era a scuola? Noj era possibile, prima si trovava nelle foreste provenzali. E guardandosi nelle adque cristalline, si vide cresciuto, odierno, non era più lo stesso Florian che accompagnava Newt e Leta a vedere ogni creatura esistente. Ma cosa significava?

"Florian..."

Sentì una voce, una voce che conosceva. Era femminile, ma non c'era nessuno nelle vicinanze che lo stava chiamando o guardando.

"Florian..."

"Laura...?" il nome gli uscì dalla bocca senza che lui nemmeno se ne accorgesse. Quel nome lo conosceva, ma non era quello di sua madre. Ma di un'altra persone. Iniziò a sentire delle fitte alla testa.

"Florian!"

"La devi aiutare..." la voce improvvisa di Newt lo fece girare. Il suo amico era davanti a lui e in piedi, con Leta, non sembravano più spaventati. Il paesaggio continuava a sfocarsi, e la mente di Florian faticava a mettere insieme i pezzi, sentiva anche un forte mal di testa. Sempre più forte...

"Florian!"

"Laura..." non smetteva di chiamarla, la sentiva vicina ma non la vedeva, e faticava a ricordare il suo viso, i suoi occhi... Il lago dietro di lui iniziò a riempirsi di sangue, del suo sangue. Iniziava a ricordare qualcosa, ma molto confuso. L'avevano presa, era già troppo tardi?

"Florian!"

"Muoviti!" disse poi Newt, e Leta lo seguì: "Non puoi lasciarla lì, è in pericolo. Aiutala!"

"Florian!!"

"Laura!" Florian pronunciò il nome urlando e ritrovandosi sdraiato sul letto dell'infermeria. La testa prese a pulsargli in maniera molto fastidiosa. Sentiva delle bende intorno ad essa, aveva preso un colpo? Non ricordava, erano tutte immagini confuse. La vista iniziava a farsi pian piano più nitida, riconosceva le pareti candide dell'infermeria con le finestre che davano alla foresta, quella maledetta foresta dove aveva visto quei mostri prendere Laura con la forza. E il sangue che aveva visto in sogno? Un peso allo stomaco si fece strada, non poteva essere tardi, non potevano averla già uccisa. Sentiva il corpo debole e dolorante, dovevano averlo preso a botte per assicurarsi che non potesse seguirli.

"Florian! Sei sveglio finalmente!" la voce di Léopolde lo svegliò dai suoi brutti pensieri. L'amico si avvicinò velocemente al letto, mentre il suo volto tramutava da un'espressione sconvolta ad una di sollievo. Ma Florian non ci trovava nulla di rilassante, anzi tutt'altro! Lui doveva sapere dove fosse Laura e soprattutto cosa le fosse successo. Non avrebbe accettato un É troppo tardi, mai e poi mai. Fece per alzarsi ma Léopolde glielo impedì, come se non capisse la gravità della situazione.

"Lasciami Léopode! Devo trovare Laura!" gli disse trafelato e cercando di ignorare i dolori alle braccia e alle gambe "L'hanno presa non capisci?!"

"Tu ora ti devi calmare, sei pieno di lividi e contusioni, fermo!" lo rimproverò Léopolde spingendolo sul materasso.

Florian era sul punto di impazzire, possibile che il suo amico non si rendesse conto nel problema? Avevano rapito Laura! E probabilmente la stavano già torturando se non peggio. Perché si ostinava a non volerlo aiutare? E per quanto lui provasse ad alzarsi e a spiegargki il problema, Léopolde lo ammoniva di stare fermo. Ma Florian come poteva stare fermo? Aveva in testa tutta la scena pian piano, una scena terrificante: lei urlava disperata e loro le ridevano in faccia sadici.

"Florian basta!" lo rimproverò poi Léopolde "Laura sta bene! È qui fuori" il tono si addolcì.

Florian per un attimo nemmeno sentì le parole, ma quando arrivarono alle sue orecchie fece fatica a crederci. Come poteva stare bene? L'unico che poteva aiutarla in quel momento era lui, ma era fuori combattimento. Eppure Léopolde sembrava davvero serio. Magari aveva sentito le urla ed era venuto in soccorso, ma se così fosse stato, avrebbe dovuto presentare segni di lotta. Invece la sua uniforme era immacolata. Ebbe l'impulso di chiedere spiegazioni, ma un'infermiera che era ejtrata subito dopo lo aveva distratto, e si concentrò sulla donna che subito dopo si girò come per comunicare qualcosa a qualcuno. Infatti pochi secondi dopo, la figura di Laura si fece viva oltre la porta, e la ragazza corse verso Florian.

Florian vide il suo volto rigato dalle lacrime, lacrime di paura, e in braccio destro fasciato. Dovevano averle fatto qualcosa, a giudicare dalla lieve chiazza rossa, avevano cercato di prenderle del sangue. Ma lei era lì ed era viva, e per ora quello era l'importante. Laura prese a baciargli la tempia, la guancia, il resto del volto... E ringraziò Dio di vederlo sveglio, terrorizzata dall'averlo visto per terra privo di sensi.

Però a Florian non tornava una cosa: se sia lui che Laura erano lì vivi e vegeti, e Léopolde pareva non aver proprio partecipato allo scontro, come avevano fatto a liberarsi degli aggressori? Florian era completamente in balia di quei bastardi, e Laura era immobilizzata, non aveva senso.

"Sei stato tu Florian" dise poi Léopolde "L'hai salvata tu"

"Come...?" chiese Florian confuso. Non ricordava affatto di ssersi battuto per difendere Laura, ricordava solo di averle prese, tra schiantesimi e botte. Invece, stando a quello che dicevano i ragazzi davanti a lui, Florian aveva avuto come una forza incredibile. Prima era per terra, e un attimo dopo in piedi a prendere tutti a calci. Dopo che aveva sentito un colpo in testa, aveva perso i sensi, e dato che secondo tutti era fuori combattimento, anche il quarto aggressore si era avvicinato a Laura aiutando gli altri a tenerla ferma, mentre il terzo uomo, davanti a lei, le aveva scoperto il braccio destro tagliandolo per prendere il sangue. Poi, qualche minuto dopo, Florian aveva fatto un improvviso scatto spingendo via i due uomini davanti a lei, e si era scontrato con un altro, in una vera a propria collutazione, prendendo un altro colpo in testa per colpa di una roccia, ma aveva messo in fuga tutti e quattro i rapitori.

"Sono davvero stato io?" chiese Florian perplesso, oltre che un bel colpo, doveva anche aver avuto una bell'amnesia.

"Tu e nessun altro amico" disse sorridendo Léopolde "E ti dirò di più: non credevo fossi tanto bravo nella lotta corpo a corpo, persino Paul Lebrac ci é rimasto stupito"

Quell'affermazione preoccupò abbastanza Florian. Per avere un Paul Lebrac stupito, voleva dire che la notizia aveva già fatto il giro della scuola. Giusto perché non era già successo abbastanza per quel giorno, per quale motivo Léopolde avesse una tale attrazione per il gossip, lo sapeva solo lui.

"Scusami amico, ma dovevamo avvertire la preside e tutti gli insegnanti, in fondo due studenti sono stati aggrediti apparentemente senza motivo" sentenziò poi Delacour.

Ed effettivamente il ragionamento di Léopolde reggeva perfettamente: tralasciando loro due e il personale scolastico, nessuno era a conoscenza dell'identità di Laura, quindi per il resto della scuola, quegli uomini non avevano avuto alcun motivo di farli del male. La cosa sarebbe quindi risultata un'aggressione a scopo ricattatorio: qualcuno di sicuro avrebbe pensato che, siccome entrambi i ragazzi erano di buona famiglia, i quattro aggressori avevano organizzato un rapimento per ottenere un riscatto. E a pensarci bene, meglio che per il momento la motivazione fosse rimasta tale.

Il problema era che, se i rapitori erano sati quattro, e Florian una sera ne aveva visti solo tre, quanti erano i trafficanti coinvolti realmente?

Verso sera, contro il disappunto dell'infermiera e della sorvegliante, Florian venne dimesso a condizione che non facesse troppi forzi per qualche giorno, dato che non era certo se avesse danni più seri. Per assicurargli una ripresa adeguata, fu esonerato dalle lezioniper un paio di settimane, ma prima che potesse poi riprendere la frequenza regolare, avrebbe dovuto farsi visitare. Comunque sarebbe stato libero di girare per la scuola. E quella sera lui, Léopolde e Laura si sistemarono nell'angolo della biblioteca preferito dei due ragazzi, dove erano sistemate le poltrone e il tavolino a mo' di salottino.

Florian e Laura erano abbracciati sulla stessa poltrona, anche se per il regolamento non avrebbero potuto, ma proprio per quel motivo si erano rifugiati in quello spazio nasconsto della biblioteca. Non volevano sentirsi distanti quel giorno, non dopo quel momento di paura, sarebbe stato troppo, non erano nemmeno sicuri di essere fuori pericolo. Lei teneva la testa contro il suo petto mentre lui le accarezzava dolcemente la schiena e i fianchi, ogni tanto le posava qualche bacio sulla testa e sulla fronte, mentre lei le passava una mano sul petto fermandosi dove sentiva battere il cuore. Le sue dita sottili percorrevano la sagoma dei pettorali e ogni tnto incontravano quelle di Florian che orendeva ad accarezzarle la pelle. Léopolde era seduto di fronte a loro nella sua posizione altoborghese che leggeva un libro sulle origini delle foreste nei dintorni, e intanto si assicurava che nessuno disturbasse i due amici intenti a coccolarsi.

Nonostante non lo dasse a vedere, quell'evento lo aveva particolarmente scosso; non solo per le notizie che correvano da inizio Gennaio a quella parte, ma soprattutto perché aveva seriamente temuto di perdere il suo migliore amico; lui non era mai stato bravo a fare amicizia, e solo lo sguardo sorridente di Florian lo aveva convinto a provare a conoscerlo. Non aveva mai capito perché, la gente semplicemente diceva che parlava troppo, ma lui comunque sapeva che non era il motivo principale, gli bastava leggere dentro i pensieri. Non aveva mai trovato una risposta chiara, se non critiche piuttosto infelici, e quando aveva visto nella mente di Florian un incredibile entusiasmo nel voler fare amicizia, non ci aveva pensato due volte ad accettare.

Ma ora che avevano visto quante persone fossero in grado di mostrarsi allo scoperto pur di ottenere qualcosa, perfino la tranquillità della biblioteca era pesante, in quella scuola che da posto sicuro era finita per risultare una vera e propria prigione.

"Stai bene piccola?" sussurró poi Florian accarezzando il volto di Laura.

Lei emise un verso rilassato, come se si stesse addormentando, beandosi delle coccole del suo ragazzo. Voleva dirgli di non rischiare più così, di non correre pericoli o di morire per lei, non se lo sarebbe perdonato. Ma se lo avesse fatto, lui avrebbe sempre trovato una risposta pronta: tipo non sarebbe colpa tua, ma di quei mostri; oppure ti ho promesso che ti avrei protetta e intendo mantenere la promessa. In fondo era proprio questo che l'aveva fatta innamorare di lui: la sua volontà d'animo che sfondava ogni tipo di limite, non era importante la situazione. Sapeva che lui per primo era spaventato da quello che era successo, eppure la sua forza interiore gli permetteva di reggere.

"Florian? Pensi ci sia una spia che informa gli aggressori?" chiese poi Léopolde chiudendoil libro.

Florian parve pensarci un attimo, per poi dare una risposta che pure lui avrebbe sperato di non dare mai: "Sì Léopolde, erano in troppi"

Troppi per essere una semplice coincidenza.

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