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5 - Figure inquietanti

Le Veela sono in pericolo di estinzione, i bracconieri le catturano e le uccidono

Nessuno ha fatto niente per loro ed ora si nascondono

Hai visto nessuno che possa aver lasciato qui gli ultimi strumenti ritrovati?

Chiunque abbia lasciato qui le prove, é molto più vicino di quello che pensiate

L'atmosfera della biblioteca dava un senso di calore e di tranquillità che non si trovavano da nessuna parte; l'odore dei libri e il rumore della carta che veniva sfogliata dava un senso di casa. Gli studenti si erano divisi sia per anno che per gruppi nei vari tavoli adibiti per lo studio. C'era chi si organizzava per le prossime lezioni, chi voleva approfondire le proprie conoscenspze e chi era disperato per i compiti in classe.

Florian si guardava intorno nervosamente rimettendo costamentente lo sguardo su Laura, intenta a leggere un libro nella poltrona poco distante alla sua, e ignorava volutamente i discorsi di Léopolde su quale fosse il miglior atteggiamehto da usare per evitare problemi con le insegnanti. Dentro di lui vorticavano pensieri ed emozioni di ogni tipo: paura per Laura, che era in grave pericolo; rabbia per tutte quelle povere Veela che erano state uccise per un puro guadagno, ignorando ogni minimo riguardo; sospetto per tutti coloro che gli venivano intorno. Dopo quello che aveva detto l'Acromantula, non aveva più perso di vista la ragazza, ogni possibile sogetto poteva rappresentare un pericolo per lei.

Non sapeva nemmeno come muoversi, come operare, ma il ragno aveva ragione: se in tutti quegli anni il bracconaggio non si era fermato, voleva dire che nessuno aveva né avrebbe fatto niente. Laura sarebbe stata inesorabilmente vittima di quei mostri e avrebbe sofferto morendo sotto i loro colpi e le loro risate sarcastiche e sadiche. Gli venne un brivido lungo la schiena al solo pensarci.

"Terra chiama Florian Lestrange" Léopolde lo riportò alla realtà, forse accorgendosi del suo tremore "Ci stai ancora pensando vero?"

"Vorrei vedere te al mio posto" disse Florian con la mascella serrata, la frase fu appena appena udibile. 

Léopolde lo sentì ugualmente e per un attimo arricciò il naso offeso, per poi rendersi donto che lo stresse nel suo amico era davvero arrivato alle stelle. Dentro di sé, temeva che Florian potesse commettere qualche pazzia; l'incapacità di accettare una situazione più grande di lui lo stava dilaniando dentro e il rischio che potesse provare a fermare tutto quello con le sue maniera davvero alto. Se fosse successa una cosa del genere, Léopolde non se po sarebbe mai potuto perdonare.

Prese il polso dell'amico, sperando in un po' di collaborazione: "Ehi, è inutile che ti affliggi così, non hai le capacità per fermare tutto questo"

"Dovresti sostenermi, invece di cercare di dissuadermi sai?" fece Florian voltandosi verso di lui "Una volta mi sono già voltato dall'altra parte, non lo rifarò una seconda volta"

Léopolde sapeva perfettamente di cosa stesse parlando Florian: aveva visto sua madre morire nella sua stanza molti anni fa, si era ammalata gravemente e nessuno, suo padre compreso, aveva avuto modo di aiutarla. Ma ai tempi Florian era un bambino, cosa poteva fare? Era una responsabilità troppo grande per un piccolo di soli tre anni. Eppure a Florian pesava, tanto anche, come se in quel momento avesse voluto ignorare la cosa invece di capire che non era in grado di sostenerla. Sua madre era proprio come Laura: bionda e con occhi luminosi, per questo la sua affinità nei confronti della ragazza era scattata subito, era come avere di nuovo sua madre, in qualche modo, vicino a lui.

Ma adesso Florian vedeva quella cuola come una prigione dove lei restava ignara del pericolo che correva, doveva fare qualcosa per impedirle di essere rapita e uccisa da quei mostri. Quella scuola che emanava tranquillità da tutti i muri, ora sembrava quasi un laboratorio delle torture mascherato da scuola, il luogo ideale dove attirare e colpire la vittima. Ebbe uno scattovquando un insegnante si vvicinò a Laura.

"Ehi ma che hai?" chiese Léopolde rimettendolo seduto sulla poltrona.

Florian sbatté il libro che aveva in mano vicino al tavolino accanto alle sue gambe, proprio di fronte come se fosse un poggiapiedi: "Non sono tranquillo, non resterò a guardare mentre me la ammazzano"

"Certo: un ragazzo appena maggiorenne crede di poter schiacciare il mondo e asfaltare un esercito intero di malviventi che operano nell'ombra facendo soldi!" rimbeccò Delacour "E come pensi di salvarla da tutto questo?"

"La porterò via da qui" disse Florian sicuro.

Strapparla da quel luogo er la sola cosa che agrebbe funzionato: farla uscire da lì e nasconderla fino a quando non avrebbero preso tutti i rapitori e la situazione si sarebbe, finalmente, calmata. A quel punto Laura avrebbe potuto vivere in santa pace e lui avrebbe pasato il resto dei suoi anni a cuor leggero e con la donna che voleva accanto a sé. L'avrebbe protetta da ogni pericolo, da ogni trafficante.

Léopolde scosse la testa, ammirava il coraggio del suo amico, ma affrontare quelle persone non era cosa da niente! Non stavano giocando! Se avesse davvero provato asfidarli, probabilmente suo padre avrebbe anche perso suo figlio oltre che sua moglie.

"É un suicidio Florian" disse a tono basso Léopolde, cercando comunque di farsi capire dall'amico.

Ma anche durante il tragitto verso i dormitori, Lestrange non pareva affatto intenzionato a mollare, anzi: si guradava intorno sopstando gli occhi, come per controllare ogni angolo e scorgervi dei passaggi segreti. Sua cugina gli aveva parlato di alcuni passaggi segreti ad Hogwarts, forse Beauxbatons ne possedeva qualcuno, era pur sempre una scuola di magia. Ma per poter fare una ricerca più accurata, avrebbe dovuto muoversi senza che nessuno lo potesse vedere, e l'unico momento dove c'era poco movimento era proprio di notte. Ma di notte lui non poteva lasciare il dormitorio.

Si fece la doccia e si sdraiò sul letto in modo svogliato, ignorando i discorsi di gossip del suo amico accanto. La sua testa era ancora dall'Acromantula e focalizzato sul meraviglioso volto di Laura.

"Lascia stare, vai a dormire" gli disse poi Léopolde facendolo sussultare.

"Non mi piace quando mi leggi la mente in momenti del genere" gli disse Florian mettendosi una mano sulla fronte. Odiava le doti da legilimens di Léopolde anche se si rivelavano molto utili nella maggior parte dei casi.

Durante la notte, però, Florian dalla finestra sentì dei rumori sconosciuti. Era solito lasciare la finestra aperta in caso Montblanc fosse tornato con la risposta di Leta e di Newt, che normalmente spedivano nel cuore della notte per dargli poi tempo per leggerla appena sveglio. Ogni tanto riconosceva il batter d'ali di un Thestral, piuttosto che il nitrito e lo sbuffo di un unicorno, e con solo quei rumori era in grado di immaginarne la forma, la dimesione e i lineamenti che lo caratterizzavano. Quei rumori, di quella notte, invece erano diversi. Qualcosa che veniva trainato, come ruote che si muovevano, e voci, sussurri ma comunque distinguibili.

Florian si alzò di scatto dal letto e guardò verso la finestra, ma da quell'angolazione era impossibile poter vedere verso il suolo, doveva sporgersi di più. Poté intravedere delle ombre ai piedi della foresta muoversi verso l'interno, figure umane che parlavano tra loro. Che fossero i bracconieri? Avevano trovato un'altra vittima e si stavano preparando? Non poteva saperlo dal dormitorio, così uscì in silenzio e percorse i corridoi illuminati dalla luna cercando di non fare rumore. I lacci della veste notturna rischiavano costantemente di impigliarsi nei piccoli pali della ringhiera delle scale, ma Florian non ci diede troppo peso, non aveva tempo per quelle cose. Percorse il corridoio aperto restando basso per non farsi vedere dai quadri con il sonno leggero ed uscì verso il grande prato ignorando le pantofole che si stavano pian piano inumidendo per l'erba che stava acquistando brina e rugiada.

La foresta non distanziava molto, si poteva raggiungere in poco tempo a qualsiasi ora del giorno, anche in momenti tirati. Purtroppo di notte non godeva della stessa tranquillità e magia che si poteva vedere alle ore mattutine, quando Unicorni e Cavalli Alati pascolavano e sorvolavano le chiome dei grandi alberi; nelle ore notturne, quando l'oscurità e il freddo scendevano a capo fitto, delle piccole Creature uscivano allo scoperto. Di solito non si avventuravano in quelle ore, erano piccoli esseri che preferivano comunque la luce del giorno, ma evidentemente in quei luoghi la notte dava più gioia del sole.

Erano dei Doxi, assomigliavano a dei Folletti della Cornovaglia, ma presentavano un paio di gambe e uno di braccia di troppo. In quella foresta non erano particolarmente amichevoli e il rischio dicessere morsi era alto. Florian li vide svolazzare in giro per gli alberi e dovette fare molto piano, altrimenti i loro denti velenosi lo avrebbero anche costretto a cercare un antidoto in fretta. Si abbassò nascondendosi dietro ad un cespuglio e sentì delle voci più distinte. Avevano usato degli incantesimi di protezione, ma non avevano insonorizzato la zona protetta.

"Non dovresti essere qui, potrebbero vederti" disse una voce profonda, lo si poté sentire ridacchiare.

"Sta zitto, ho delle buone notizie da darvi se mi date quello che voglio" disse un'altra voce, pareva scocciata.

"É tutto qui, ma noi non vediamo il nostro premio" disse una terza voce, sembrava diffidente. Forse erano due contrabbandieri con un cliente e lui aveva promesso qualcosa di grosso che però non aveva portato con sé. Florian deglutì, temendo di sapere a cosa si riferissero.

"Lo avrete, ma con calma. Non posso svegliarla così in piena notte, si spaventerebbe" disse quello che pareva il cliente. Stavano parlando di qualcuno. Forse Laura.

"Per poter eguagliare il suo valore, abbiamo pensato di portare il doppio della merce: due Veela molto consistenti, la pelle é la loro caratteristica migliore"

Gli incantesimi di protezione iniziarono ad affievolirsi improvvisamente, Florian poté vedere pian piano un carro, simile a quello che avevano ritrovato giorni prima, con delle bottigliette piene e... Pezzi interi di pelle di Veela. Sentì lo stomaco iniziare a buttare fuori la cena, dovette fare un grande sforzo per non rigettare tutto. In quel carro vie erano parti intere di una Creatura torturata, e loro non si facevano il problema di farsi vedere da qualcuno. Non poté comunque distinguere le figure, erano coperte dai mantelli, ma in uno poté riconoscere lo stemma della scuola di Beauxbatons.

"La ragazza è al corrente di tutto questo?" chiese uno dei contrabbandieri, presentava una mano ustionata e rovinata da graffi.

"Diciamo che sa che la cercate, ha visto le ultime notizie sui giornali ed ha avuto un mancamento" disse il cliente, quello con il mantello della scuola.

Florian iniziò a respirare pesantemente, sentiva la tensione percorrere il basso ventre fino al petto. Parlavano per forza di Laura, era lei ad aver avuto una sincope dopo aver letto il giornale ed era figlia di una Veela, ossia la prima vittima di tutto quel circolo brutale. Allora le sue paure erano vere: lei in quella scuola non era affatto al sicuro, era solo più esposta e in pericolo. Nessuno si sarebbe mai fatto dei problemi se qualche insegnante le fosse andato vicino, con la scusa di approfondimenti didattici. E a quel punto non gli sarebbe stato difficile rapirla e portarla da loro.

Florian si vide quella scena terribile davanti agli occhi, spalancati dal terrore. Doveva portarla via, subito anche.

Sentì improvvisamente una mano sulla spalla e dovette fare un enorme sforzo per non urlare, ma ebbe un sussulto tale che il cespuglio si mosse fragorosamente.

"Cosa fai qui?! Vuoi farti uccidere?!" Léopolde lo guardò male sussurrando quel rimprovero.

"Cazzo, mi hai spaventato!" rimbeccò Florian infastidito.

Sentendo quei rumori, i tre uomini bloccarono il loro discorso e si guardarono intorno, accorgendosi che l'incantesimo di protezione era svanito. L'uomo con il mantello di Beauxbatons si voltò a guardare verso il cespuglio, ma i due ragazzi non riuscirono a vedere il volto.

Léopolde fece appena in tempo ad evocare un incantesimo di Disillusione non verbale, mentre vide i tre criminali avvicinarsi. Trattennero il fiato, erano davvero vicini e l'odore di sangue e violenza pungeva dentro le narici. Qualche Doxi si fece vedere ridacchiando, e i tre uomini mossero le mani per scacciarli tornando verso il carro: "Questi piccoli parassiti, se valessero qualcosa sai quante gabbie avrei portato?"

Appena si presentò l'occasione, ritornarono in fretta e furia nel dormitorio, dove Léopolde non perse occasione per fare il terzo grado a Florian chiedendogli perché si fosse avvicinato tanto.

Ma Florian non lo ascoltava, aveva altro per la testa, l'orribile certezza che quella scuola fosse una trappola mortale per Laura e che la visione del suo corpo inerme non lo avrebbe mai risparmiato. Doveva salvarla, non poteva permettersi sbagli.

"Sei un idiota Florian! Potevano vederti!" fece Léopolde irritato da tanta sconsideratezza.

"Io la porterò via da qui! Non la lascerò nelle grinfie di quei mostri! Léopolde uno di loro è di questa scuola!" sbottò Florian senza preoccuparsi del fatto che qualcuno potesse sentirlo.

Léopolde sospirò scuotendo la testa, mentre Lestrange afferrò dei fogli di carta e prese la piuma sedendosi smessamente nella sua scrivania. Fece una rapida piantina della scuola ricordandosi meglio che poteva le dimensioni e le stanze. Spiegò all'amico come agire per evitare che Laura venisse rapita. Il piano era pieno di buchi e non molto curato, ma vederlo così determinato fece pensare a Léopolde di aiutarlo invece di dissuaderlo.

"Vuoi davvero rischiare il tutto e per tutto?" chiese mettendogli una mano sulla spalla.

"Con ogni mezzo. Lei deve vivere"

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