21 - In fuga
Posso felicemente contrastare che l'erba cattiva non muore mai, vero?
Ed io che la gente come te è disposta a tutto, TROPPO, pur di guadagnarci dietro. Te lo ripeterò solo una volta: lasciala andare o ti spezzo le ossa con un colpo solo
Voi non avete idea della qualità di risorse che questa ragazza porta con sé, vero? Non avete idea della ricchezza che si trascina dietro da diciotto anni! Questa ragazza è una fonte di guadagno vivente, una risorsa fondamentale per il settore che tutte le streghe adorano di più in assoluto! Vi immaginate cosa vorrebbe dire avere sempre una fonte per le vostre ricchezze? Ho passato otto anni a cercarla, quando ho scoperto che sua madre era sposata. Non è stato facile, ho dovuto nascondermi, lo scandalo aveva fatto troppa strada.
Ve la siete voluta... questa me la pagate.
Percorsero le scale e il tunnel a ritroso correndo più velocemente che poterono. Volevano allontanarsi il più possibile da quel postaccio. Florian tenne Laura ben stretta a sé, a ritmi regolari si assicurava che stesse bene e che non si stesse stancando. Sentirono troppi movimenti dietro di loro e questo ebbe il solo risultato di agitarli di più.
Uscirono dalla porta blindata sbattendola forte per poterla bloccare poi con qualsiasi cosa avessero trovato. Dovevano impedire a quel mostro di avvicinarsi ancora una volta alla ragazza.
"Chiamate mio padre... lo arresterà..."
"Non è una soluzione purtroppo" sentenziò Florian sbarrando la porta con una sedia ed evocando delle assi ben resistenti.
"Come...?"
"Gli Auror ci vogliono catturare, pensano che siamo noi i responsabili del tuo rapimento. E anche se ti portassimo da loro... non cambierebbe niente".
Léopolde tirò via il mantello dell'invisibilità dai suoi sostegni, sarebbe tornato utile per scappare dalla scuola. Avrebbero voluto tentare di raggiungere Arnauld Richis per riportargli Laura e farsi scagionare, ma c'era qualcosa che gli stava facendo credere che non sarebbe stato abbastanza semplice.
Ma mentre erano intenti a mettere gli ultimi blocchi, Florian appoggiò l'orecchio per sentire oltre la lastra di metallo, e non avvertendo alcun rumore o movimento, gli altri due lo videro impallidire. La cosa più allarmò: in condizioni normali avrebbe dovuto rilassarsi, tirare un sospiro di sollievo perché questo significava che i carnefici non si erano ancora ripresi, che potevano avere un bel lasso di tempo per fuggire e non farsi più vedere. Eppure Florian non parve affatto contento della situazione.
"Florian?" lo chiamò Léopolde battendogli una mano sulla spalla, "Perché hai quella faccia? Siamo scappati. Siamo fuori dalla sua portata".
"Léo... questa non è l'unica entrata..." balbettò Lestrangegirandosi piano con uno sguardo inorridito, "Loro non sono più lì sotto..."
"Cos... no fermo. Cosa vuol dire non è l'unica entrata?"
"Facci caso: quante Veela hanno ucciso? Non possono averle portate tutte da qui, sarebbe stato troppo facile beccarlo!"
Lo sguardo di Léopolde mutò da un'espressione confusa ad una sconvolta: come avevano fatto a non pensarci? Il ragionamento aveva perfettamente senso, anche solo il fatto di aver portato lì sotto Laura, una studentessa che a Beauxbatons conoscevano tutti. Avevano tralasciato un elemento troppo importante.
Fu come una scarica fulminea il tempo che scorse dopo: i tre ragazzi si precipitarono sopra alla scaletta che dava all'entrata della botola per poi chiudere fuori dall'aula di Pozioni, ma ora erano più scoperti. Non si potessero nemmeno in riflessioni per trovare un nascondiglio, adesso l'unica cosa che importava davvero era scappare da quella scuola o sarebbero stati arrestati come dei criminali.
Sfrecciarono lungo il grande corridoio principale, ignorando i quadri che si erano messi a imprecare e a insultarli per il baccano che stavano facendo e per il fatto che il loro modo di muoversi avrebbe fatto male a qualcuno. Loro li ignorarono completamente, era come se i rumori intorno a loro si fossero abbassati di volume a tal punto da non riuscire più a percepirli, era come l'ambiente che li circondava stesse pian piano perdendo forma e nitidezza. Il panico si stava impossessando delle loro menti e Florian stava cercando di mantenere quanto più possibile la lucidità per non sprofondare nell'oblio della paura.
No: era fondamentale che lui RESTASSE lucido. Per Laura e per Léopolde; era fondamentale che lui non si perdesse d'animo e che non portasse anche i suoi amici a farlo.
Ma qualcosa attirò la loro attenzione in lontananza: un rumore di passi sconosciuti lì bloccò sul posto, inducendo i due ragazzi a impugnare la bacchetta e proteggendo Laura con un braccio. Avrebbero impedito a chiunque si fosse fatto avanti di avvicinarsi e di toccarla. Non potevano fidarsi più di nessuno.
Un'ombra si mostrò oltre l'entrata della Sala Grande, un'ombra che la ragazza riconobbe subito: pochi passi dopo Arnauld Richis si fece avanti eretto nella sua postura piazzata. A quel punto la reazione iniziale della ragazza fu comprensibile: voleva corrergli incontro e stringerlo, felice di vederlo e certa che che lui avrebbe ricambiato; ma appena cercò di fare un passo, sentì Léopolde tenerla ferma, come se per lui non fosse sicuro.
"Laura... tesoro, stai bene..."
"Papà... Léo, perché non mi lasci andare?"
"Perché non è tuo padre. Non del tutto almeno".
Léopolde Delacour era sempre stato in grado di vedere qualsiasi tipo di pensiero nella testa di tutti. Dal più simpatico al più crudele. Certe volte era capitato che mettesse in imbarazzo molti suoi compagni, portando questi ultimi ad allontanarlo come se fosse stato un essere odioso e terrificante. Non aveva mai potuto farci niente, e l'unico che aveva accettato subito quella condizione era stato proprio Florian, lodando e acclamando il suo potere di leggere la mente come se fosse stato un super potere che gli avrebbe permesso di avere una vita fantastica e incredibile; questo lo portò ad accettare una condizione da lui sempre sofferta. Ma mai come quel momento la sua abilità si rivelò utile: nella testa dell'uomo c'era qualcosa di anomalo, una strana mancanza di pensieri nitidi e una nube scura che impediva la visione, come se stesse tenendo la mente imprigionata.
Quella condizione poteva essere causata da una sola cosa: la Maledizione Imperius.
"Florian" disse con voce fredda e stringendo di più la bacchetta, "È imperiato. Non ha volontà".
L'uomo fece tre passi in modo meccanico, e a quel punto si poté vedere il suo sguardo vuoto e privo di espressione; gli occhi spenti e fissi, come se non riuscisse a vedere davvero.
"Merda... perché credo di sapere chi sia il responsabile?"
"Ho sempre invidiato la tua mente, Lestrange. Dal primo momento che ti ho visto a lezione" Richard McMillan apparve da dietro Arnauld con un sorriso orribile, "Sapevo che con te e con Delacour non sarebbe stato facile agire, anche se me la sono cavata abbastanza bene. Il tuo incredibile senso della responsabilità, la tua abilità con le Creature... ti ho visto con i Centauri, nessuno li avrebbe mai calmati ma tu, invece, lo hai fatto. Riconosco che voi due siete dei validi avversari, ma credo che ora siate arrivati al capolinea".
"Privare della volontà un uomo già distrutto dai tuoi traffici è davvero un gesto meschino quanto disumano McMillan" ringhiò freddo Florian, muovendo due passi indietro per mantenere una distanza consistente tra loro e gli uomini.
"Be', lo imparerai presto: una volta dentro il giro della criminalità non ne esci più".
McMillan si avvicinò pericolosamente con Arnauld tra le mani, costringendo i ragazzi ad avvicinarsi sempre di più al muro. Laura assunse uno sguardo tra il terrorizzato e il disperato: vedere suo padre in quelle condizioni, una delle poche persone con cui si era sempre sentita al sicuro... temette che quell'inferno che si era formato non avesse mai fine.
Ma improvvisamente Richard sentì un dolore alla gamba, come un morso all'altezza del polpaccio. Distolse lo sguardo per capire cosa avesse provocato quel dolore e dove prima sentiva solo una presenza, vide un Demiguise diventare visibile e staccarsi dalla gamba allontanandosi subito. I ragazzi approfittarono della distrazione del loro nemico e corsero verso l'uscita della scuola, dove i Centauri la bloccarono appena li videro uscire, così che nessuno potesse intralciarli ancora.
"Scappa Incantatore! Pensiamo noi a farvi guadagnare terreno! E che i pianeti vi proteggano!" Il capo della mandria lanciò un grido di battaglia, permettendo a Florian e agli altri di fuggire.
Percorsero il prato senza guardarsi indietro, non potevano permettersi nessun tipo di arresto o avrebbe significato morte certa. Una volta raggiunta la punta della collina, abbastanza distanti dal castello di Beauxbatons, lanciarono un'ultima occhiata a quella gabbia dorata sapendo che adesso sarebbe iniziata la loro latitanza.
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