2 - Discorsi sospetti
Il numero delle Veela sta drasticamente diminuendo a causa del bracconaggio e del mercato nero di filtri e cosmetici. Il ministro della Magia francese ha chiesto disponibilità anche agli altri paesi per controllare le Creature e prevenirne l'estinzione
Prendono il sangue, lo usano come come ingrediente principale per filtri di bellezza; anche la pelle per le creme e i cosmetici
Ultimamente i bersagli si erano estesi anche ad esseri umani. Le Veela potevano accoppiarsi con esseri umani avendone i lineamenti simili, e questo aveva portato ad una serie di sparizioni misteriose di ragazze, trovate poi morte e in pessime condizioni.
Un carro cigolante si fermò davanti ad una piccola porta di legno nella prima mattinata. L'aria era fredda e la nebbia delle prime ore copriva il paesaggio circostante, rendendolo grigio e inquietante. Una mano nodosa si avvicinò alla piccola porta battendo due colpi, per poi tornare al carro e controllare il contenuto, perché non si raffreddasse troppo con quelle temperature.
Dalla porta si fece vedere un volto, nella penombra, che scrutò per bene chi aveva davanti. Dopo essersi assicurato che nessuno avesse seguito il mendicante e che lui stesso fosse da solo, lo fece entrare con un sorriso inquietante e con un cenno della mano. L'uomo dalle mani nodose afferrò il carro e lo trascinò con difficoltà dentro, sentendo i rimproveri del secondo uomo e le ammonizioni di fare piano.
"Ha portato tutto quello che ho chiesto? Non le darò un soldo fino a che non ne sarò sicuro" disse con tono freddo l'uomo chiudendo la porta dietro di sé.
"Avete idea di quanto io abbia rischiato venendo qui a quest'ora?" ribatté il mendicante seccato "Questa merce è di qualità superiore a tutti gli altri simili, difficile da trovare. Ultimamente i controlli sono aumentati e la domanda anche" raccolse un foglio dal carro mentre l'altro si occupava di cercare le ampolle e le boccette che gli servivano.
Le esaminò una per una, controllando il contenuto e lo stato del contenitore. Si avvicinò alla scrivania e da un piccolo cassetto tirò fuori un blocchetto di etichette. Afferrò una piuma imbevuta di inchiostro e scrisse qualcosa su uno dei piccoli foglietti, poi con esso coprì l'etichetta originale dell'ampolla che aveva in mano, ripetendo lo stesso procedimento su tutte le altre.
Il mendicante rimase a guardarlo, aspettando il pagamento, e ad ogni boccetta rinominata alzava un sopracciglio. Preparò il resto della merce da consegnare e controllò a sua volta di avere tutto il necessario da vendere. Poi si portò il foglio raccolto prima agli occhi: "Io ho mantenuto la mia promessa e ho fatto la mia parte. Ora tocca a voi signore"
"Sì... " fece pensieroso e indaffarato il cliente "Ho buone notizie riguardo a quello"
Il mendicante lo osservò aspettando di sapere quali fossero le buone notizie. Aveva già fatto molta strada e lungo un sentiero troppo esposto con della merce illegale, sperò con tutto sé stesso che le notizie fossero non solo buone, buonisime per la sua attività illecita. Il cliente prese un registro da un altro cassetto e lo sfogliò per bene, controllando e passando con il dito ogni riga scritta. Poi lo picchiettò su una riga in particolare, verso la fine del registro e si avvicinò all'uomo dalle mani nodose.
"È questo il nome di cui avevate bisogno?" chiese mostrando la pagina. Al sorriso maligno del mendicante, continuò: "Posso darvi la buona notizia che la ragazza si trova qui in questo momento"
"Sua madre ha riempito le tasche a molti miei colleghi. Lei invece com'è?" choese il mendicante grattandosi il mento.
Il cliente ridacchiò: "Oh non immagina nemmeno. È su tutto un altro livello, deve essere l'effetto delle nuove generazioni" posò il registro sulla scrivania e da un porta-provette prelevò una piccola provetta di vetro opaco dove all'interno vi era un liquido rosso. Lo portò agli occhi del vecchio uomo e lasciò che aprisse la provetta per esaminare per bene il contenuto: "La scorsa settimana si era fatta male durante la preparazione di un antidoto. Io collaboro con l'infermiera, mi sono offerto di medicarla" disse nel mentre.
Il mendicante emise un verso interessato, sentendo l'odore inebriante che emanava il campione di sangue dentro la provetta. Agitò l'oggetto per controllare la densità del liquido e per controllare che non presentasse impurità di alcun genere. Quel sangue era tanto pregiato e prezioso quanto pericoloso per la legge e il traffico illegale di filtri; avevano iniziato tutti a trafficare con ogni parte del corpo di quelle creature, ma le antenne della burocrazia magica si erano alzate solo quando iniziarono a rapire e uccidere anche giovani ragazze umane che avessero il sangue bramato da tutti i pozionisti e alchimisti del Mondo Magico. Il punto era he nessuno, comunque, era disposto a fermarsi, lui compreso.
Per questo andava a ricatti: il modo migliore per far funzionare gli affari era proporre un compenso che potesse eguagliare ciò che avrebbe offerto. Nel caso del suo attuale cliente, aveva saputo che in zona esisteva una giovane fanciulla con il sangue di Veela, che presentava anche caratteristiche molto simili ad una Veela che tempo addietro era stata uccisa per rifornimento. Ciò portò a credere che fosse la prole, e se la madre aveva frutato un guadagno triplo rispetto all'inizio dell'attività, la figlia li avrebbe aumentati ulteriormente.
Ma lui era stato più furbo dei suoi colleghi: facendo dei calcoli, aveva potuto fare una stima dell'età effettiva e restringere il campo. Era stato fortunato a trovare un cliente disposto ad aiutarlo in cambio di sangue, pelle e capelli di Veela. Lo vide triturare questi ultimi ingedienti in modo che fossero irriconoscibili; i capelli erano troppo identificativi, così lunghi e spesso setosi, che non davano affatto l'idea di essere resti di pelliccia.
"Sarò diretto signore: la voglio. Con lei nelle mie mani, sa quanti filtri e cosmetici riuscirò a produrre? Sarà una fabbrica vivente" disse il mendicante con un tono inquietante.
"E come? Se la uccide non potrà produrre oltre il primo giorno" sentenziò il cliente chiudendo in una valigetta tutta la merce acquistata e raccolgiendo la cifra che doveva.
Il mendicante ridacchiò: "Lo so. Nessuno uccide subito la Veela: finché ha da offrire, la si tiene. Quando ha esaurito le materie prime, ci si sbarazza raccogliendo il più possibile"
Qualche ora dopo, ai piani superiori della scuola di Magia di Beauxbatons, Florian Lestrange e Léopolde Dlacour uscirono sospirando dalla lezione di Incantesimi. Era più forte di loro: la professoressa Francœr era una delle più pignole esistenti di tutto il personale scolastico, per lei la postura e il portamento erano vitali per eseguire un incantesimo alla perfezione. Questo non conferiva una buona stima nei confronti degli alunni, sapendo che aveva anche palesi preferenze.
Florian guardò fuori dalle finestre, dove prima aveva liberato Montblanc sperando di vederlo volteggiare nel cielo che si era aperto mostrando un modesto sole luminoso. La luce bianca e sbiadita penetrava allinterno illuminando il corridoio dove stavano camminando, diretti alla prossima lezione. Léopolde invece si massaggiò gli occhi, qualche loro compagno aveva per sbaglio acceso la bacchetta emettendo una quantità di luce spropositata, tanto che per poco non erano diventati tutti cechi.
"Non preoccuparti" disse sempre Léopolde appena alzò di nuovo lo sguardo "Tutti sanno che é una stronza"
"Poteva anche essere più comprensiva" sbuffò Florian "In fondo tutti sanno che Jean fa molta più fatica nell'apprendere gli incantesimi e le trasfigurazioni"
Léopolde emise un versetto di assenso, non poteva dare torto al suo amico, in fondo una volta si erano ritrovati a doverlo aiutare e aveva potuto vedere con i suoi stessi occhi quanto il povero Jean Morel fosse impedito.
"In ogni caso... " disse poi Delacour sorridendo "Laura non ti staccava gli occhi di dosso, ad ogni tuo intervento sorrideva. Secondo me le hai rubato il cuore"
"Mmh" fece Florian poco convinto. Non credeva di poter ammaliare le donne solamente concle sue conoscenze, era più dell'idea che poteva avere molte altre qualità e che rispondere correttamente a delle domande non fosse molto eclatante. Vero anche che risetto a tutti gli altri era stato capace di rispondere meglio e alla maggior parte delle richieste, ma questo lo avrebbe saputo fare chiunque con un po' di impegno.
Laura passò accanto ai ragazzi insieme a delle sue amiche, e appena si accorse di aver superato Florian si girò incrociando il suo sguardo e gli sorrise. Molto probabilmente lo stava ancora indirettamente ringraziando per averla aiutata, altrimenti avrebbe dovuto trasportare un peso maggiore di libri che nemmeno le competevano.
Il ragazzo ricambiò il sorriso timidamente, vedere il volto radioso di Laura Richis era un vero toccasana, era in grado di ribaltare in meglio anche la più pesante delle giornate e dava la forza di arrivare alla sera. Con l'inizio del settimo anno la mole di studio era aumentata drasticamente molti studenti erano ancora più convinti che non sarebbero arrivati agli esami finali, ma per Florian quella sfida era anche un'opportunità per distinguersi da gli altri, e con il sostegno indiretto della bella Laura e quello diretto di Léopolde, era sicuro di riuscire nell'impresa.
"Io la vedo così: vi cercate a vicenda" sentenziò Léopolde mentre scendevano le scale.
"Certo; e che cosa ci troverà mai in me? Un ragazzo che ha costantemente la testa fuori dalla scuola per raggiungere ogni tipo di Creatura Magica esistente" chiese sarcastico Florian.
Léopolde roteò gli occhi sospirando: "Da un ragazzo del genere niente, sono d'accordo; ma al migliore Incantatore di Creature Magiche quale sei tu... Io rivaluterei la previsione" disse, ricordandogli poi che era stato lui ad insegnare all'amico di sua cugina come avvicinare qualsiasi tipo di Creatura Magica di piccole dimensioni, dicendo che per quelle di medie grandi dimensioni era ancora troppo presto.
Florian rise dolcemente ricordandosi lo sguardo ammaliato di Newt e quello trionfante di Leta appena un piccolo Snaso decise di avvicinarsi alle loro mani. Forse Léopolde non aveva tutti i torti, in fondo Laura si era sempre mostrata interessata alle conoscenze dei ragazzi in quel campo. Ma poteva considerarla una buona qualità? Suo padre gli diceva sempre che il modo migliore per tirare su famiglia era un lavoro fruttuoso e una posizione sociale adeguata.
Improvvisamente Léopolde venne urtato pesantemente da qualcuno, e l'impatto fu tale che per poco non cadde dagli ultimi gradini e, afferrando la divisa di Florian per l'improvvisa perdita di equilibrio, per poco non trascinò con sé anche l'amico.
Paul si fermò in mezzo al corridoio aperto ridendo beffardo e osservando quello spettacolo imbarazzante: "Oh scusa Delacour, spero i non averti rovinato la tua povera e debole spalla!" esclamò adottando un tono infantile.
Florian lo guardò con tutta la rabbia che poteva mostrare negli occhi silenziosi, ma Léopolde non era disposto ad incassare passivo il colpo: "Scemo!" esclamò con tutta l'ira che aveva nella voce "Potevi farci male seriamente!" ed ebbe quasi la tentazione di colpirlo con un pugno, cercando di imprimere abbastanza forza da provocare un discreto segno, ma l'amico accanto a lui lo trattenne sussurrandogli che non ne valeva la pena.
"Che cosa c'è Lestrange? Prima ti gonfi tutto mostrandoti forte ed ora scappi via? Coraggio fatti valere! Adesso che non c'è Richis a guardarti ti fai piccolo piccolo!" cantilenò Paul vedendo Florian che quasi dovette trascinare Léopolde per allontanarsi più velocemente. Non avrebbe risposto a quelle provocazioni da quattro soldi, erano solo uno stupido modo per decretare chi fosse più forte fisicamente, non c'era gara né gloria. A volte la superiorità di una persona la si poteva valutare in base all'autocontrollo.
Portò Léopolde ancora furioso fuori dalla scuola, percorrendo il grande prato che normalmente ospitava piccole Fate e altri animaletti che volteggiavano indisturbati nella natura. Di solito quel luogo era in grado di rilassare i nervi di tutti e due, circondati solo da esseri viventi che avevano un reale rispetto per loro. Lasciò andare il suo amico, che allontanò le sue mani con un gesto secco e rimase in piedi a capo basso respirando pesantemente.
"Perché lo hai fatto?!" chiese poi voltandosi "Quello merita una lezione!!"
"Non é così che si risolvono queste situazioni, fai solo il suo gioco" rispose calmo Florian. Aspettò che Léopolde si sfogasse e si calmasse da solo, aveva solo bisogno di smaltire il torto subito e comunque sarebbe sato d'accordo con lui: finire coinvolti in una rissa non avrebbe risolto il conflitto, ma avrebbe peggiorato la reputazione di tutti i responsabili. Certe situazioni bisognava superarle con silenzio e pacatezza, invece che abbassarsi all'ira.
Léopolde fece un bel respiro chiudendo gli occhi e tirando la testa all'indietro, per poi guardare il suo amico con un volto più calmo dandogli ragione. Si sedettero sul prato ignorando l'aria fredda che penetrava dentro i vestiti, ad osservare l'orizzonte.
"Scusami per prima, ho perso le staffe" disse poi Léopolde ad un certo punto guardando Florian.
Lui fece spalluce sorridendo: "Paul le fa perdere a tutti, non devi sentirti in colpa"
"Secondo me era ancora scottato per prima, credo sia invidioso" ridacchiò Léopolde. Quella frase, almeno la seconda parte, era di prassi ogni volta che si ritrovavano a parlare da soli. Sosteneva che tutti gli studenti di Beauxbatons avessero almeno un elemento da invidiare a Florian, anche se quest'ultimo non era mai riuscito a capire quale.
Poi Florian ebbe la mente che ripercorse i minuti passati: il dolce sorriso di Laura gli tornò davanti agli occhi. Lei batteva le ciglia in un modo così delicato e timido da sciogliere anche il più freddo dei ghiacci. Si chiese se quello che aveva dichiarato prima il suo amico fosse vero seriamente: lei poteva davvero vedere in lui qualcosa che negli altri non vedeva? Il fascino dell'Incantatore di Creature Magiche forse dava il suo effetto e lui non se ne rendeva conto.
"Tu pensi... Che io le piaccia?" chiese poi rompendo il silenzio.
"A Laura? È palese. Ogni volta che può incrocia gli occhi con i tuoi, sorride alle tue battute come non fa con nessun altro... Io non avrei tutti questi dubbi"
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