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18 - Più furbi di Lui

Monsieur Delacour... a cosa devo la vostra presenza qui e non in classe?

Andavo in infermeria Madame Adéle, mi sono ferito.

Ciao piccolo amico... ti sei perso?

Dai Florian... ma dove sei? Léopolde percorse la stanza da letto diverse volte, ora avanti, ora indietro, lottando contro il nervosismo per non mangiarsi le unghie. Si fidava del suo migliore amico, sentiva che se la sarebbe cavata, ma i pensieri e gli eventi passati non lo tenevano tranquillo. Quel professore sembrava avere occhi e orecchie dappertutto: prima nel bosco, poi Jean e adesso anche la sorvegliante era sua complice; a quanto pareva Laura non era mai stata al sicuro e sarebbe stata solo questione di tempo prima dell'inevitabile.

Non la ucciderà subito, lei è la Veela più pezziora che ha, farà di tutto per goderne il più possibile. Non è così stupido da ucciderla in fretta.

In cuor suo, Léopolde spero che le parole di Florian fossero assolutamente veritiere. Da un lato lo erano di sicuro, e comunque aveva molte altre vittime prima di lei; uno dall'altro sapere che l'essere umano aveva il brutto difetto di essere avido.

"Léo!" la voce del suo amico lo fece trasalire. Si girò di scatto e dentro di sè l'immensa sensazione di sollievo nel vedere il suo volto cristallino invase le viscere e le vene.

"Grazie a Morgana... mi hai fatto preoccupare!" disse sospirando e liberandosi dalla tensione. Volle andare ad abbracciarlo, ma appena gli si avvicinò notò che teneva le braccia in una posizione anomala, come se stesse stringendo qualcosa a sè: "E... posso sapere cosa stai facendo?"

"Ma come?" chiese Lestrange aggrottando le sopracciglia "Non vedi che... oh: si è reso invisibile"

In una frazione di secondo, a Léopolde si illuminarono gli occhi. Conoscevano una sola creatura in quelle zone in grado di rendersi invisibile.

"Flo... non mi dirai che in braccio hai..."

"La soluzione ai nostri problemi. Ricordi il Demiguise che abbiamo notato qualche anno fa? Be adesso è qui, o quasi... e può esserci molto utile per salvare Laura!"

L'amico gli rivolse un'occhiata interrogativa, e Florian si approssimò a spiegare: sotto alla botola che aveva esaminato aveva notato un dettaglio inizialmente inutile: una tenda dello stesso colore della parete. Inizialmente, racconto, non ci aveva fatto molto caso essendo anche impegnato a cercare indizi, e anche le foto di Laura e delle altre Veela lo avevano ulteriormente distratto. Ma quella visione gli si era ripresentata e la curiosità aveva avuto il sopravvento, e approfittando in un momento di pausa e del pedinamento di Léopolde nei confronti di Adéle, Florian di era di nuovo recato in quel pozzo segreto, scoprendo che la tenda era un mantello dell'invisibilità. Dietro ad esso vi era una porta di metallo molto resistente.

Florian era certo che dietro quella porta avrebbero trovato la sala delle torture dove ogni povera ragazza e Veela terminava violentemente la sua vita.

In tutta quella spiegazione però, Léopolde non trovò il nesso tra la botola e il Demiguise, per quanto potesse essere facile. Perché mai una Creatura Magica avrebbe dovuto essere la chiave?

"Il professore tiene un mazzo di chiavi attaccato al pantalone. Una di quelle ha una forma strana. Ricordi quando ha aperto l'aula per la prima volta? Non avevo fatto caso a quel dettaglio"

"E come lo hai capito? Quello é furbo, non permette a nessuno di muoversi fuori dal suo schema"

"Ho sentito un tintinnio quando mi ha aggredito" rispose il ragazzo appoggiando il Demiguise ancora invisibile sul letto, si formò una piccola zona concava sul materasso "E poi... mi sono ricordato di un dettaglio"

"Ti sei ricordato di tante cose. Il rapimento di Laura su questo aspetto é stato positivo"

Florian lo guardò storto per un attimo: "Non c'è nulla di positivo in questo. Però sì, in effetti ho considerato tante parti che prima per me non avevano significato" si avviò verso il comodino, aprì il primo cassetto e tirò fuori una piccola pila di lettere "Mesi fa ho ricevuto questa. É anonima, ma credo ci serva adesso"

I due ragazzi si sedettero sul materasso di Delacour, aprendo piano la lettera. All'interno vi era un foglio totalmente bianco, senza sbavature o virgole. Rimasero confusi in un primo momento, perché spedire una lettera anonima e in più senza nessuna scritta? Non aveva senso.

Sentirono il pendolo della scuola da lontano rintoccare la mezzanotte, era meglio andare a dormire e pensarci più avanti. Al dodicesimo rintocco il Demiguise torno visibile assumendo un'espressione incuriosita. Léopolde lo guardò estasiato, mai avrebbe pensato di trovarsi davanti una Creatura tanto bella, e in luogo tanto privato.

"A cosa stai pensando?" chiese Florian già sotto le coperte.

"Che dici di... Demì? Suona bene non credi?" rispose l'amico accarezzando l'animale che ora si trovava accanto al suo letto.

Florian alzò la testa sorpreso: "Non starai pensando di... non puoi prenderlo come un animaletto da compagnia!"

"Oh andiamo! Fuori di qui c'è un esercito intero di contrabbandieri che rapisce ragazze, donne, Veela e forse anche bambine; che le squarta vive e vende i loro organi per scopi loschi e personali, e il problema sono io che adotto un Demiguise?!"

Dovette ammettere che la spiegazione risultò molto convincente, Lestrange sorrise e scosse la testa certo che Léopolde non avrebbe ceduto molto volentieri né tanto facilmente, anzi. Lo vide accogliere la Creatura sul letto e accoccolarsi accanto.

Le ore notturne parvero non passare mai in un primo momento. Florian ebbe la testa completamente immersa in pensieri di tutti i tipi: non aveva idea di niente,non sapeva se tutto il lavoro sarebbe servito a qualcosa, se Laura sarebbe sopravvissuta e se sarebbe finito tutto. Ebbe la tentazione di rivedere la lettera un'altra volta, ma a cosa sarebbe servito? Fissò la finestra dove ancora si vedevano le stelle, sperando che la sua ragazza fosse ancora viva.

Non si accorse nemmeno di chiudere gli occhi e addormentarsi, i pensieri si fecero più nitidi quasi fossero effettivamente luoghi ed eventi reali. Quella porta gli si materializzò davanti, riuscendo a sentire addirittura dei rumori. Urla, percosse, una lama che strideva sul tavolo freddo. Gli venne un brivido e la strana sensazione di voler aprire la porta, ma era bloccata. Percepì il contatto sulle dita, il braccio fare forza per tirare la grossa l'atra pesante.

Eppure qualcosa dentro all'animo di Florian si fece strada, la remota sensazione che fosse tutto fin troppo facile e che, incredibilmente, McMillan avesse commesso un errore troppo banale per la mente che possedeva. Ed essere così stupido da nascondere il proprio laboratorio sotto ai piedi di centinaia di studenti rischiando di essere scoperti da un momento all'altro? Non era possibile, Richard si era trasferito da poco.

Un dolore alla testa lo sposto dalla scena della porta. La botola perse tutta la sua nitidezza. C'era molto di più, troppo per due persone come loro ma ormai erano dentro fino al collo e non si tornava indietro.

I tiepidi raggi del mattino gli accarezzarono il viso, accogliendo il nuovo giorno con una calma quasi surreale. Florian si accorse di essersi girato spesso nel letto, il lenzuolo era completamente scomposto e fuori posto. Il cuscino poi, completamente fradicio e la sgradevole sensazione di non aver solo sognato ancora faceva pressione sul petto. Un altro giorno in balia di quella gabbia dorata e senza sapere nulla di Laura, quell'attesa stava iniziando a consumarlo dentro.

La scuola come sempre si riempì di voci e di profumi tipici del mattino: l'essenza vagamente umida nell'aria che si respirava dalle finestre; l'odore caldo e avvolgente delle poste che venivano sfornate dagli elfi domestici; il vociare preoccupato degli studenti per gli esami. Solo che elementi rendevano quella tipica atmofera diversa e anomala: un via vai di Auror spingeva di tanto in tanto gruppi di ragazzi guardando lo spazio circostante con attenzione e diffidenza,  e la pesante assenza di Laura. Florian sentì il bisogno di quello sognando, il suono della sua voce e quel sorriso capace di schiarire anche il peggiore dei temporali.

Improvvisamente Léopolde lo tirò per un braccio nascondendosi in un angolo. Io vide guardare il resto del corridoio con aria disgustata e diffidente.

"Che ti succede?" egli chiese Lestrange in un sussurro.

"Non ti ho detto com'è andata ieri: stai attento ad Adéle, è lei la spia"

A Florian si raggelò il sangue nelle vene. I suoi sospetti erano fondati: Adéle era sempre stata impeccabile nel suo lavoro, era la sorvegliante piu fidata della preside e molto vicino a Laura, possibile che fosse anche una doppiogiochista? Per quanto sembrasse perverso e macabro... dannazione, tornava perfettamente: il professore poteva essere stato informato solo da qualcuno di molto vicino alla ragazza. Questo poteva voler dire solo che Laura non era mai stata al sicuro.

"Pensi tenga informato McMillan?"

"Eccome se lo tiene informato, e c'è di più: lei fa da sentinella e lui in cambio le da campioni di creme e filtri. Quella ha parti di Veela della testa ai piedi"

"Merda..." Florian digrignò i denti "Se penso che con quelle manacce era solita toccare Laura..." sentì la mano di Léopolde sulla spalla e si decise a darsi un contegno, avrebbe fatto pagare a tutti quello che tantissime e povere ragazze avevano subito . Avrebbe consegnato il conto a tutti coloro che avevano osato distruggere vite e famiglie senza il minimo ritegno.

"Non la toccherà più dopo che l'avremo salvata Florian. Ma... cosa faremo poi?"

Cosa avrebbero fatto? Bella domanda. Non avrebbero potuto restare a scuola, troppe figure coinvolte. Avrebbero dovuto scappare e sperare che si perdessero le tracce.

Si diressero verso la Sala Grande, cercando di evitare gli sguardi interrogatori degli Auror che sembravano voler scavare e cercare informazioni nascoste attraverso strati e strati di pelle e anima. La loro presenza li inquietava, e soprattutto il fatto che li fissavano troppo rispetto a tutti gli altri. Che avessero scoperto il corpo di Jean? Lo avevano trovato per forza. E se stessero sospettando di loro come colpevoli? Ci mancava anche questa.

Léopolde si passò una mano in fronte. Tutta questa situazione gli provocava delle brutte emicranie. Ma come avevano fatto a finire in quel circolo vizioso? Come avevano fatto a finire coinvolti? Osservarono i loro movimenti tra un boccone e l'altro, e tra un sorso e l'altro. Il signor Richis non si era ancora fatto vivo, così come il professore. Era strano, normalmente si presentava a richiamare i suoi studenti.

"Sospetta di lui, ne sono certo"

"E anche di noi. Guarda come ci guardano quelli" commentò Delacour indicando i maghi con la forchetta.

"Proprio per questo dobbiamo farci vedere, ma solo in pubblico. Una scenata non la vogliono in pubblico, ma se siamo soli son capaci di arrestarci"

"Ma noi che abbiamo fatto?!"

"Niente, ma tutto quello che é successo ci collega. Jean, Laura... un passo falso e noi siamo finiti"

Florian osservò di sottecchi la Sala Grande svuotarsi, le sorveglianti accompagnare i piccoli studenti, le calpanelle suonare e gli Auror seguire grandi gruppi. Fece cenno a Léopolde di andare e di coprirlo per qualche minuto. Voleva constatare una cosa, e quello era l'unico momento. Appena si presentò l'occasione, tirò fuori dalla tasca la lettera bianca. Se gliel'avevano spedita, doveva esserci un motivo.

Il Demiguise sulla sua schiena si rese visibile, il ragazzo gli rivolse un sorriso incoraggiante. Quella mattina, per una strana fortuna, il professor McMillan aveva deciso di tenere la lezione fuori all'aperto. Forse lo avrebbe incastrato, ma se aveva davanti un'occasione del genere...

"Ho bisogno che tu faccia una cosa per me Demì. Conto su di te" gli sussurrò. Demì, come mosso da una forza segreta, si staccò dalla schiena di Florian ed uscì dalla porta. Ci avrebbe messo un po', e il ragazzo incrociò le dita sperando che non gli succedesse niente.

Entrò nell'aula, scoprì la botola e si calò nella botola segreta e tirò il mantello, lo sentì sotto le dita. La porta era proprio lì, davanti a lui, non se l'era immaginata. Accostò l'orecchio, non sentiva nulla, solo il freddo del metallo. Un freddo così inquietante da fargli percorrere un lungo brivido in tutta la schiena.

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