16 - pozzi segreti
Florian... perché le fai questo?... glielo avevi promesso... lo avevi promesso a lei...
Non importa ... davvero... presto sarà tutto finito...
No! Non finirà in questo modo!
Florian e Léopolde sgusciarono fuori dall'infermeria assicurandosi che nessuno, soprattutto il professor McMillan, fosse nei paraggi. Scrutarono il corridoio con attenzione e chiusero il portone di legno piano per non farlo scricchiolare.
MmcMillan aveva giocato le sue carte, ma loro non gli avrebbero lasciato campo libero e avrebbero fatto di tutto per strappare Laura dalle mani di quel bastardo che aveva osato prenderla contro la sua volontà. Se anche solo una goccia del suo sangue fosse caduta, non glielo avrebbero mai perdonato.
Florian non aveva idea di quanto tempo avesse passato in quello stato inerme, ma a giudicare dal movimento che sentirono ai piani di sotto, la scomparsa di Laura doveva essere stata notata in fretta.
Quando scesero l'ultima rampa di scale, passando per il corridoio esterno che dava al cortile, sentirono delle voci familiari, tra cui una alquanto alterata e preoccupata.
"Dov'è mia figlia?! Esigo sapere chi l'ha rapita!!" urlò Arnauld Richis in preda ad una crisi di nervi, sostenuto per le braccia da un Auror e una delle insegnanti di Beauxbatons "DITEMI SUBITO CHI É IL RESPONSABILE!!"
Davanti a lui, la preside della scuola e la sorvegliante cercarono di tranquollizzarlo, sostenendo che denunciare il rapimento fosse ancora troppo presto, che forse la ragazza si era solo allontanata più del necessario. Come se avessero potuto convincere un uomo già provato da un evento simile... ma la verità era che nemmeno loro volevano credere che fosse successo davvero; avevano sempre sorvegliato ogni centimetro della scuola con costanza e attenzione, non volevano credere che una semplice svista avesse firmato la sua condanna.
Arnauld Richis non parve convinto della spiegazione datagli: "Mia figlia non é una persona che si allontana o che trasgredisce! Sono due giorni che non ricevo le sue lettere. Qualcuno l'ha rapita ed io voglio sapere chi é stato!!"
"Per favore signor Richis si calmi. Continueremo a cercarla, ma la prego non urli in questo modo" lo implorò Adéle portando le mani avanti cercando di richiamare la calma.
Florian ebbe un nodo allo stomaco sentendo dell'intenzione della sorvegliante, dovevano allontanarsi il prima possibile prima che potessero raggiungere l'infermeria.
Prese per un braccio Léopolde e lo trascinò verso le porticine che erano soliti varcare da ormai sette anni, ritrovandosi velocemente nel grande prato dove avevano semore studiato ogni tipo di creatura. Aveva il espiro pesante, forse ancora provato da quello che aveva subito in infermeria prima che arrivasse l'amico.
Sperò di aver sentito male ma... due giorni? Era rimasto in uno stato inerme per così tanto tempo? Se così fosse stato, allora Laura poteva già essere stata uccisa. Scacciò via quel pensiero: sentì dentro di sé che non era ancora troppo tardi.
"Florian!" esclamò Léopolde una volta trovatisi In mezzo al grande prato eben lontani dalla scuola "Mi spieghi che cosa stai facendo?!"
"Dobbiamo essere visibili il meno possibile a scuola, o saranno guai per tutti" rispose Lestrange senza smuoversi dal suo essere risoluto.
Léopolde lo guardò senza capire, a detta sua quella era la loro occasione per dire tutto e far arrestare il professor McMillan. Lo avevano visto e avevano subito le sue minacce, potevano smascherarlo.
"Florian possiamo dire tutto e lui non avrà scampo" obiettò cercando di tornare indietro.
"No" lo bloccò Florian "Con quali prove pensi di incastrarlo?" chiese allargando le braccia.
L'unico che effettivamente poteva confermare tutto era Jean Morel, ma purtroppo non avrebbe potuto dire niente, non più. Diede un rapido sgusrdo dove si intravedeva il lago vicino al quale era situata la tomba della signora Richis: "Dobbiamo agire da soli. Se coinvolgiamo anche gli Auror, Laura é condannata"
"Aspetta... credi sia ancora viva?" chiese sorpreso Léopolde notando la sicurezza dell'amico.
"Sì. Sono certo che é così: Laura é viva"
"Come fai ad esserne sicuro?"
"Me lo sento dentro. E poi lei é la garanzia migliore che hanno, la loro più grande risorsa. Faranno di tutto per conservarla il più possibile" affermò Florian con estrema certezza. Sapeva bene che Laura era la loro migliore fonte di guadagno, se l'avessero uccisa subito ci avrebbero soltanto perso. Lanciò uno sguardo sicuro a Léopolde: "Per ora nascondiamoci nei dintorni, adesso la scuola ha troppo movimento"
Léopolde annuì accondiscente. L'amico non aveva torto: adesso che Armauld Rischis era nei paraggi, la situazione si sarebbe solo fatta più difficile.
Ai piani alti di Beauxbatons, Adéle condusse gli Auror e il loro ex capo fino alle aule dove Laura era stata vista l'ultima volta. Nemmeno chiedere alle due amiche era servito a qualcosa, la ragazza parve scomparsa nel nulla e suo padre iniziò a perdere davvero la pazienza.
Aveva affidato loro la cosa più importante che aveva dopo la perdita di sua moglie ed ora sua figlia rischiava di fare la stessa fine. Se l'avessero trovata... ridotta come la altre vittime, sarebbe stato capace di far arrestare tutti e di chiudere la scuola. Non gli sarebbe poi importato del futuro, senza Laura la sua stessa vita non aveva più senso.
"Signore!" lo chiamò Alexis attirando la sua attenzione "Non abbiamo controllato l'infermeria"
"E che diavolo state aspettando?!" sbottò l'uomo facendo dietrofront. Non riuscì a concepire come potessero dimenticare ispezioni importanti in un momento del genere. Erano o non erano Auror?
Alexis aprì il portone ed Arnauld entrò in un modo tanto sgarbato da spingerlo di lato. Non aspettò nemmeno l'infermiera e prese a setacciare ogni letto, comodino e angolo che potesse dirgli qualcosa. Se avesse anche solo trovato un capello, avrebbe messo sotto chiave tutta la stanza.
Per un certo momento niente parve fuori posto: le medicine erano ben posizionate nei mobiletti e visibili atteaverso le ante di vetro e tutte con le loro etichette; i letti ben fatti non lasciavano spazio a possibili movimenti precedenti e l'infermiera, palesatasi pochi secondi dopo, aveva un'aria del tutto tranquilla.
François, ispezionando il lato alla sua sinistra della stanza, venne poi attirato da un piccolo armadietto con un'anta semiaperta, e poco distante uno dei letti, nascosto per metà dalla tenda, era sfatto. Si insospettì e mosse qualche passo prima verso la tenda scostandola leggermente e notando il letto vuoto con accanto un carrello vuoto, poi si fermò davanti all'armadietto.
Ma pri a che potesse aprirlo del tutto, il corpo senza vita di Jean Morel gli cadde ai piedi.
"Buon Dio! Signore! Un ragazzo é morto!" esclamò alzando la voce. L'urlo risultò tale che un gruppo immenso di studenti si mostrò poco dopo a vedere la scena.
Arnauld si precipitò dall'Auror seguito dalla sorvegliante che appena vide il corpo del ragazzo si portò una mano alla bocca sconvolta: "Il signorino Morel!"
"Lo hanno strangolato..." obiettò piano Richis con voce grave "Si vedono i segni sul collo" diede poi un rapido sguardo intorno scoprendo a sua volta il letto vuoto e sfatto. Come poteva essere possibile una cosa del genere? Possibile che nessuno si era accorto di un fatto del genere?
"Chi era sdraiato lì?" chiese indicando il letto con il carrello accanto.
Ma l'infermiera parve troppo sconvolta per rispondere. Fissava il cadavere impietrita e poco ci mancò che non le venisse una sincope.
"Lestrange. Lo aveva portato qui lui" mormorò una voce dal portone, dove erano accalcati gli sudenti incuriositi.
Gli Auror e il loro ex capo si voltarono all'unisono con un sguardo che lasciava intuire confusione e sorpresa, sconvolti da quella dichiarazione. Conoscevano bene la famiglia Lestrange e soprattutto l'unico membro che frequentava quella scuola in quel periodo; Arnauld ricordava bene le parole che sua figlia gli aveva scritto nelle lettere spedite ogni sera, faticò a credere che potesse essere l'unico sospettabile.
Si fece strada fino ai ragazzi accalcati chiedendo con un filo di voce: "Chi ha parlato... ?"
Uno studente alto e muscolo spinse via chi c'era davanti a sé: "Io signore, mi chiamo Paul Lebrac"
*****
Muoversi per i corridoi in piena notte non era mai risultato così difficile come in quella. Perfino i muri sembravano ascoltare ogni respiro e ogni sussurro, diventando più un pericolo che una fonte sicura. Nemmeno i quadri davano una possibilità di calma, sapendo che un solo dei loro urli avrebbe svegliato tutto il personale.
La penombra a tratti bluastra della scuola lasciava intravedere pochi centimetri chiari di quelli che sarebbero dovuti essere gli scalini e le rampe secondarie dei corridoi color marmo, togliendo ogni nota di sicurezza in quell'atmosfera che avrebbe fatto venire la pelle d'oca perfino ad un drago.
Ma niente avrebbe distolto Florian e Léopolde dal loro obiettivo, non questa volta, non più. Avevano una missione molto importante, una questione di vita o di morte e dovevano agire in fretta prima che il tempo avrebbe suonato gli ultimi e freddi rintocchi.
Percorsero a passo felpato i pavimenti candidi, tenendosi attaccati alle pareti per diminuire il rumore il più possibile e tastando di tanto in tanto qualche mattone che pareva irregolare. Florian era certo che Laura, dovunque fosse, non doveva trovarsi lontana. In fondo il carnefice non aveva avuto tutto questo tempo per scappare lontano e doveva comunque tenere le lezioni. Avrebbe potuto smaterializzarsi ma risultava lo stesso rischioso.
"Sicuro che sia in queste zone? Non lo vedo tanto stupido" sussurrò Léopolde toccando dei mattoni alternando le mani e di tanto in tanto bussarci sopra.
L'amico non rispose, troppo concentrato nel seguire una linea precisa come se nel buoi fosse chiara come la luce della luna. Percorse in punta di piedi o a passi molto lenti un rettilinero che li condusse al corridoio principale dove si trovava l'aula di Pozioni. Anche con la tranquillità della notte, quel posto parve inquietante e pieno di fantasmi in attesa di un corpo da possedere. Florian si fermò quasi in mezzo sospirando il più lentamente possibile. Doveva restare calmo.
"Florian?"
"Deve essere qui da qualche parte..." mormorò Lestrange a un certo punto senza voltarsi a guardare l'amico. Si avvicinò al portone dell'aula, la aprì evocando un'Alohomora e si guardò intorno per assicurarsi che nessuno stesse sorvegliando il posto.
Fece segno a Delacour di restare a fare da sentinella in caso si palesasse qualcuno, e dopo aver visto il cenno determinato di lui, entrò piano osservando quell'ambiente che se un tempo fosse stato piacevole adesso pareva una sala delle torture. Posò gli occhi su tutte quelle ampolle che avrebbero potuto contenere ogni frammento di pelle di Laura, ogni capello, ogni goccia di sangue... celati da etichette false che impedivano di constatare la natura dell'ingrediente.
Gli venne il voltastomaco a pensare che ogni boccetta avrebbe potuto contenere un pezzo della sua ragazza, dove ogni elemento lo allontanava sempre di più dalla possibilità di trovarla viva.
Non sapeva bene dove cercare, né cosa cercare. Di sicuro una botola, una porta, qualcosa che gli desse l'impressione di stanza segreta. E mentre tendeva l'orecchio per sentire se l'amico lo chiamasse, sentì improvvisamente il pavimento irregolare.
La zona dove si trovava la cattedra del professore aveva un gradino che alzava di poco il livello del pavimento, in modo che lo spazio per insegnare risultasse poco più visibile. Florian notò per la prima volta che sotto alla cattedra era posizionati un tappeto, e che i piedini del mobile avevano lasciato un segno come se fosse stato spostato.
"Léopolde!" sussurrò voltandosi "Ho trovato qualcosa" e si chinò per alzare un lembo del tappeto. L'amico si voltò restando al suo posto potendo vedere bene anche da lontano.
Florian dovette fare un grande sforzo per non urlare dal trionfo: c'era una botola nascosta. Il cuore fece un balzo nella gola, temendo di trovare il peggio: da resti di cadaveri a Laura stessa, ma con un po' di buon senso rifletté sul fatto che tenere una studentessa rapita sotto il pavimento della scuola non sarebbe stato molto saggio.
Ora quello che doveva fare era spostare la cattedra. L'unico modo era farla levitare. Puntò la bacchetta contro: "Wingardium Laviosa" mormorò con voce bassa.
"Pensi ci sia qualcosa di utile?"
"In cuor mio spero davvero di no. Almeno non quell'utile" deglutì Florian spostando del tutto il tappeto.
Aprì a fatica la botola, risultata più pesante del normale, e una zaffata di chiuso e di muffa aleggiò in un attimo per tutto lo spazio circostante. Era completamente al buio e si vedeva solo una scala a pioli che portava in fondo. Florian si abbassò cercando di non cadere e scese. I pioli scricchiolavano ad ogni passo, e ogni volta gli sembrò che mancasse poco a cadere nel vuoto. Non vedeva il fondo, non aveva la percezione della strada che stava percorrendo.
Léopolde si sporse dopo qualche minuto, per poter eventualmente aiutare l'amico. Osservò a sua volta la botola evocando una scintilla con la bacchetta, ma anche in quel caso fu difficile vedere quando finiva.
"Va tutto bene Florian?"
"Al momento sì. Stento a credere che il professore riuscisse ad infilarsi qui sotto, diventa sempre più stretto" mormorò a fatica Lestrange mettendo il piede sinistro nell'ultimo piolo.
La penombra che gli parò davanti parve un muro. Se avesse teso un baccio avrebbe quasi potuto sentirne lo spessore sulle dita. Dovette muoversi a tastoni, l'umidità formava una cortina grigiastra simile alla nebbia. Nemmemo il suo Lumos ebbe un grande effetto. Pochi passi lo condussero contro un muro freddo e pieno di muffa, la botola si scoprì essere un passaggio, un lungo corridoio che diede fino ad una porta. Da ogni angolo si sentirono gocce di condensa cadere sul pavimento freddo.
I passi rimbombarono per tutto lo spazio, echeggiando fino all'apertura dove Léopolde era appostato per controllare la situazione. Ogni tanto lanciò uno sguardo alla porta con un volto teso.
Florian raggiunse una porta pesante e incrostata. L'odore di umidità e muffa gli penetrò nelle narici facendogli prudere il naso. Fece un bel respiro con un nodo allo stomaco, il battito accelerato, spinse la porta faticando un po'.
Quello che gli si parò davanti lo lasciò senza fiato, avrebbe cento volte scorgere le solite ampolle falsificate, ma invece no: fogli, fogli interi contenenti informazioni che nmeno il Ministero aveva in mano. Florian osservò tutto con un sudore freddo che gli imperlò la fronte. Foto di Veela, donne, ragazze… il professore non solo aveva rapito e ucciso le più belle, le aveva intercettate e tenute d'occhio.
"Laura…" sussurrò con la voce tremante. Intere foto di Laura erano appese su tutte le pareti; disegni e frasi, non si era fatto mancare niente. E tuttp quello che vedeva il ragazzo non lasciava spazio ad altri pensieri.
"Léopolde!" esclamò risalendo e cercando di non cadere.
"Che succede?!"
"Altro che trafficante! McMillan é il capo!"
Léopolde sbiancò in un attimo, e subito dopo sentirono dei rumori lontani, dovevano filare via prima di essere scoperti.
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