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13 - Mossa del nemico

Chissà però perché tutti adorano questo lago, intendo per sceglierlo come posto romantico. È stato così anche per te e Laura vero?

E tu come lo sai?

Ti chiedo scusa Florian. Mi ha promesso una ricompensa se l'avessi aiutato... Mi ha promesso che Paul Lebrac non mi avrebbe più fatto fastidio...


"Entra, forza" lo esortò il professore con una voce fredda.

Lo stanzino odorava di chiuso, il tanfo era percepibile anche a tre metri di distanza, dove si trovava Léopolde. Già a quella distanza, poté notare quanto lo spazio fosse buio, probabilmente per l'assenza di fonti di luce come candele o finestre. Vide il professor McMillan fargli cenno di avvicinarsi con la mano ed entrò muovendo pochi passi.

Allungò il collo quel tanto che bastasse per poter vedere nitidamente, e la quantità di ampolle, provette e contenitori di tutti i generi: un'enorme quantità di parti animali si parò davanti ai suoi occhi inorriditi. Léopolde però, per qualche strano motivo, non riuscì ad allontanarsi da quello spettacolo orribile.

Il professore parve intuire i suoi pensieri e un sorriso raggelante si dipinse nel suo volto.

"Sai? Quando hanno scoperto che dalle Veela si poteva utilizzare anche la più piccola parte del loro corpo, il mercato di cosmetici era salito alle stelle. Centinaia di migliaia di streghe avevano preso d'assalto tutti i negozi delle loro città, fino a dover addirittura importare i capelli, la pelle e, più importante: il sangue" spiegò l'uomo alzando una piccola bocetta con dentro il sangue di Veela, il sangue che giorni prima era stato sottratto a Laura.

Fece cadere una sulla goccia dentro una pozione preparata prima, e subito questa assunse un colore rosa chiaro ed emanò un profumo inebriante. Léopolde inspirò quasi rapito quel profumo che pervase in poco tempo la stanza.

Quello doveva essere un altro detto tanti fattori che spingeva i trafficanti a rapire e uccidere le Veela, chiunque avrebbe pagato per sentire un profumo simile, capace di rilassare anche i tesi nervi della mente.

Poi l'uomo fece cadere una goccia di sangue di una diversa boccetta in un'altra pozione: il colore rosa, a differenza della prima, si presentò più sbiadito e il profumo meno intenso. Léopolde guardò perplesso il professore.

"Hai capito perché voglio quella ragazza?" chiese McMillan avvicinandosi al ragazzo lentamente.

"Laura ha una qualità nettamente superiore..." rispose Delacour abbassando sempre di più la voce.

Il cenno di assenso da parte dell'uomo non gli dire dubbi. Laura valeva oro; doveva essere per quella ragione se tutti la cercavano, solo per riprendere l'antico splendore che sua madre aveva loro regalato. Le gambe di Léopolde presero a tremare, e subito dopo tutto il corpo. Quello che aveva davanti era il suo principale nemico ma lui non riusciva a scappare, come se fosse incollato al pavimento.

"Fidati ragazzo, quella creatura è in grado di farmi guadagnare abbastanza da superare il patrimonio di tre famiglie benestanti mese insieme, un vero tesoro. Mi spiace solo che il tuo amico vi abbia trascinati in una situazione più grande di voi" il professore gli mise le mani sulle spalle, come se volta sostenerlo in una difficile decisione, quando di difficile non aveva niente: tradire o meno Florian.

E lui non lo avrebbe mai fatto: non avrebbe mai messo in pericolo né lui né Laura. Quella possibilità non era affatto contemplata nella sua mente. Eppure in quel momento sembrava troppo vulnerabile per reagire, qualcosa gli diceva che non poteva sottrarsi a quella tortura mentale che stava subendo. Non si avute nemmeno che il professor McMillanc si avvicinò alla porta dietro di sé. Gli continuò a parlare con quel tono persuasivo, impedendogli di ragionare in modo lucido, non riusciva a concentrarsi.

"E tu? Non vorresti avere quello che da troppo tempo ti lasci seguire solo per uno stupido sentimento che qualcuno non vuole accettare?" chiese poi l'uomo camminando intorno ah ragazzo che ancora aveva il naso sulle pozioni.

Sapeva bene dove stava parando: avrebbe solo dovuto premere ancora un po' su quel tasto e Léopolde sarebbe stato suo, incapace di reagire in tempo. Doveva solo temporeggiare ancora un po'; non avrebbe mai creduto che un piano pensato in modo tanto semplice potesse funzionare senza intoppi. Ma perché il risultato fosse perfetto, come nell'alchimia, l'ingrediente migliore era sempre il tempo.

Separare i due ragazzi era stato più semplice del previsto; non avrebbe mai pensato che Florian potesse essere tanto inferno da cadere davanti ad una banale richiesta di aiuto. Jean Morel si era rivelato una perfetta esca, osservarlo subire la prepotenza di Paul Lebrac si era rivelato utile. Così quando decise di impegnarlo come suo complice, il ragazzo, accecato dalla voglia di farla pagare al giocatore di quidditch, accettò senza battere ciglio.

Adesso gli ultimi passi sarebbero stati: rapire Laura ed eliminare i tre ragazzi. A quel punto la strada della ricchezza sarebbe stata dritta e libera degli ostacoli.

Si avvicinò al ragazzo da dietro mettendogli le mani di nuovo sulle spalle: "So che lo desideri più di ogni altra cosa al mondo. Ed io posso dartelo. Solo... devi lasciarmi avvicinare a lei"

"... no!" improvvisamente Léopolde parve svegliarsi da un trance e si girò di scatto verso il professore che lo guardò sorpreso "Non la aiuterò mai in questo traffico osceno! Non mi metterò contro Florian!" estrasse la bacchetta e la puntò conto l'uomo.

Aveva capito il gioco, e non si sarebbe fatto ingannare. Il professor McMillan aveva commesso l'errore di condurlo nel suo stanzino segreto, e Léopolde avrebbe usato questo errore a suo vantaggio.

Ma nel volto dell'uomo si dipinse un brutto sorriso, ed entrambi sentirono un lieve rumore alla porta, come qualcuno vicino che bussava. Quello che succede dopo averne molto velocemente: Richard McMillan uscì in fretta dalla porta dopo aver fatto cadere, con uno schiantesimo senza bacchetta, alcuni campioni di pozione soporifera e chiuse la porta a cose con un colpo secco.

Il povero Léopolde si precipitò davanti ad essa e prese a batterci contro i pugni assiduamente. Se avesse inalato tutte le nuvole di fino che si erano nel frattempo formate, avrebbe subito una sonnolenza tale da renderlo inerme per diversi giorni. Sarebbe morto nel sonno senza accorgersene a causa della carenza di cibo e acqua. Non poteva lasciare che accadesse.

Jean Morel, subito dopo aver iniettato il siero paralizzante a Florian, chiamò aiuto inventando un incidente con uno scame di Velenotteri. Non gli fu facile tenere la bugia, la professoressa di Cura delle Creature Magiche lo guardò con una certa perplessità. Ma vedendo in che condizioni era Lestrange, non fece ulteriori domande.

Così Jean poté portare Florian in infermeria e, una volta rimasti soli e assicuratosi che non ci fosse nessuno nei paraggi, si precipitò dal professore per riferirgli della riuscita del piano.

"Immaginavo che avrebbe opposto resistenza" commentò McMillan con un sorriso per nulla dispiaciuto. Lasciò che lo studente lo conducesse da Florian, ignorando i colpi che l'altro ragazzo batté contro la porta cercando di sfondarla. Rifletté, percorrendo le scale che davano ai piani superiori, ad un modo semplice ed efficace per attirare l'ha ragazza e catturarla al momento opportuno. Forse Jean Morel avrebbe potuto tornare utile un'ultima volta.

Una volta superato il corridoio principale del primo piano, e arrivato davanti agli portone di legno chiaro dell'infermeria, il professore si voltò verso il ragazzo mingherlino: "Fammi un favore Jean: cerca Laura, vorrà certamente sapere che fine ha fatto il suo amore" mormorò con voce fredda ed entrò.

Florian tremava, lottava con le poche forze che ancora si sentiva per cercare di risvegliare i muscoli paralizzati, ma senza riuscirci. Il siero che gli era stato iniettato gli impediva anche di parlare, per quanto cercasse di emettere dei suoni, dalla gola uscirono solo versi strozzati. Sentì le goccioline di sudore barbari la fronte e tutta la pelle, il sudore freddo della paura.

Sentì la porta aprirsi e dei passi avvicinarsi lentamente. Tutto quello che riuscì a fare fu muovere gli occhi e vedere il crudele sorriso di Richard McMillan.

"Povero Florian, mi sembri un po' mal concio" commentò in tono ironico.

Gli si avvicinò con il volto fino ad averlo a pochissimi centimetri di distanza, l'espressione cambiò in una severa e raggelante. Florian poté solo fissare quegli occhi freddi senza poter reagire e scansarlo.

"Non avresti dovuto metterti in mezzo a questa faccenda, Lestrange. Avresti dovuto restare buono al tuo posto e lasciarmi fare il mio lavoro indisturbato. Ma hai voluto fare l'eroe per la tua adorata Laura" sussurrò quasi premendo il suo volto su quello del ragazzo.

Poi si allontanò emettendo una risatina nervosa. Si diresse verso un carrello con delle pozioni e dalla sua tasca estrasse una siringa. Prelevò una piccola quantità di pozione soporifera. Il ragazzo cercò di muoversi, ma sentiva il corpo pesante e le gambe inesistenti. Vide il professore prelevare la stessa pozione con un secondo ago.

"Sai quale sarebbe lo scenario peggiore per te in questo momento?" chiese il professore voltandosi osservando il primo ago, senza aspettarsi una risposta "Il tuo corpo vive solo perché sei sveglio e stai facendo di tutto per respirare. Ma se per pura disgrazia dovessi addormentarti..."

Tornò alla posizione assunta entrando in infermeria, con il volto vicinissimo a quello di Florian e prese a canticchiare, come una cantilena, tutti i propositi che il ragazzo si era ripromesso, quasi fosse stata una beffa.

"Chissà il povero Fulcran Lestrange, quando saprà della terribile dipartita del suo unico figlio. Prima sua moglie, poi suo figlio. E il grande ex Auror Arnauld Richis? Le donne di famiglia uccise entrambe allo stesso modo" disse picchiettando il dito sull'ago per regolare il liquido.

Un brivido lungo la schiena lo fece sussultare, un'azione che richiese un grande sforzo da farlo gemere di dolore. Odiava tutta quella situazione: essere completamente inerme e debole e costretto a guardare il suo carnefice mettere lentamente fine alla sua vita. Avrebbe voluto difendersi tirando un calcio o un pugno, avrebbe voluto urlare come un dannato per impedirgli di agire contro la sua volontà.

"Non ti preoccupare Florian, ridotto così non sentirai nulla" disse il professor McMillan sorridendo sadico.

Florian gli lanciò un'occhiata carica d'odio, cercando di non mostrarsi spaventato davanti al suo nemico, nonostante le circostanze non gli permettessero di difendersi. Vide la siringa sollevarsi lentamente tenuta ben salda tra le dita dell'uomo; cercò di raccogliere quante più forze possibili pur di opporsi, ma la paralisi in corso ormai non permetteva di muovere più niente.

Ma poco dopo un rumore di passi, svelti e leggeri, interruppe quel momento. Laura aprì la porta mostrando uno sguardo decisamente preoccupato. Florian era paralizzato, ma poté giurare di essere quasi riuscito a spalancare gli occhi dal terrore. Laura era finita nella trappola come lui, e dietro non poté fare a meno di lanciare lo stesso sguardo inorridito vedendo Jean che rimase fuori, come una sentinella.

Vide la ragazza correre nella sua direzione: "Per l'amor del cielo Florian! Tesoro stai bene? Jean mi ha detto che hai avuto un incidente..." gli disse prendendo il suo viso tra le mani, ignara di quello che stava realmente succedendo.

"... N-no... no... v-ve..." Florian emise poche sillabe con una voce roca e soffocata, impossibilitato ormai del tutto. Non ci voleva, non avrebbe accettato di restare inerme a guardare la sua ragazza venire aggredita da un posso trafficante e non poter fare niente per salvarla. L'ha cosa peggiore inoltre era che lei non si stava rendendo conto del pericolo.

"Non parlare amore mio, devi risparmiare le forze" lo rassicurò lei. Poi si voltò verso il professore: "Oh, professor McMillan. Le chiedo scusa, non l'avevo vista" fece in tono mortificato.

Florian lanciò un'altra occhiataccia all'uomo sentendolo rivolgere alla ragazza parole rassicuranti e comprensibili; un'odiosa ma efficace recita che riuscì ad ingannare anche lei. Il ragazzo prese ad agitarsi, il tremore del suo corpo fu tante da trasferirsi nel letto facendolo tremare. Questo fatto attirò l'attenzione di Laura, ma non sarebbe bastato, senza parole o movimenti non sarebbe mi stato in grado di metterla in salvo.

Dietro di lei, il professore prese la seconda siringa, e con un passo silenzioso si avvicinò di nuovo alla ragazza. Laura, in un secondo contato, vide il figlio dell'uomo stavo una vetrinetta avanti al letto di Florian, ma non fece in tempo a realizzare il pericolo che si sentì afferrare con forza da dietro e riesci di peso.

Non riuscì ad urlare, lui le permette una meno sulla bocca per sorridere ogni suono, e mentre la gente ferma le piantò l'ago nel collo prendendo per iniettare il liquido soporifero: "Desolato cara, ma tu ora verrai con me"

Laura sentì la sonnolenza impadronirsi del suo corpo, la meno di McMillan ancora contro la sua bocca, le palpebre farsi pesanti, le gambe cedere.

"Bene" disse il carnefice lasciandola cadere svenuta. Poi si voltò verso Florian, con la siringa ancora inutilizzata: "Ora fammi un favore Lestrange: muori!" ringhiò piantando con forza l'ago nel braccio del giovane.

Florian lottò con tutto sé stesso per non addormentarsi, ma l'ultima cosa che vide prima di cadere nell'oscurità fu il professore tirare su di peso il corpo esanime di Laura.

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