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11 - Ore pericolose

Sarebbero stati in pericolo in ogni momento opportuno per il carnefice, e chi li avrebbe aiutati? Non potevano esibire prove, e lui pensava bene a camuffarle in modo da non renderle utilizzabili. Non poteva pensare ad una situazione del genere, non adesso che aveva rischiato di perdere Laura.

Forse lo era davvero, sangue di Salamandra, non poteva essere tanto stupido da sprecare un elemento tanto prezioso per i suoi loschi affari. Ma proprio per questo, chi li assicurava che non stessero preparando loro stessi dei filtri illegali? 

La stanza era buia e fetida, si sentivano odori di tutti i generi, ovviamente sgradevoli. Si faticava a identificare lo spazio, a capire quanto fsse grande, a sapere se ci fosse qualche presenza. Quell'odore di sangue non le dava tregua, le sue narici erano impregnate dello stesso odore di morte che tutte le altre sue simili avevano sentito e, subito dopo, subito.

Non riusciva a muoversi, qualcosa la teneva incollata al tavolo freddo e per nulla rassicurante. Lo sentiva umido, bagnato, non sapendo se fosse per il suo suore freddo o per i resti di chi prima di lei era stata brutalmente assassinata. La paura si impossessava del suo corpo, cercava in tutti i modi di non urlare. Aveva sentito il rapitore: finché dorme non possiamo toccarla, la sua voce deve sentirsi forte e chiara. Ma non avrebbe potuto rimanere zitta ancora a lungo, il terrore voleva prendere il controllo delle sue corde vocali e lanciare un grido di aiuto perché potesse sentirla qualcuno. Si guardava intorno nervosamente, sentiva rumori lontani e sordi, per nulla rassicuranti. Urla, pianti...

L'idea di diventare solo un mucchio di ingredienti per filtri la terrorizzava; aveva ancora una lunga vita da vivere, perché doveva finire in quel modo?

Otto lunghi anni a nascondersi, per poi scoprire che il nemico era quanto più vicino a lei, con la possibilità di prenderla in ogni momento. Ed ora era in quella stqnza delle torture buia e impregnata di sangue e di dolore di altre Veela o discendenti di Veela che non avevano saputo difenderi da quelle mani familiche.

Poi sentì dei passi. Passi che conosceva, passi che avega già sentito e che contribuirono a farle perdere del tutto la calma e la ragione. Lui si avvicinava, e lei prese a dimenarsi don tutte le forze che aveva in corpo, cercando di ingorare il dolore dei polsi e delle caviglie legati al tavolo. Non voleva morire, non adesso che la sua vita aveva preso una svolta positiva dopo tutto il dolore che avev visto in suo padre. Gli aveva scritto, gli aveva parlato del suo ragazzo, e lui ne era felice. Avrebbe voluto presentarlo e potergli lasciare il tempo di conoscersi...

"Florian..." gemette lei, invocando il nome dell'unica persona he voleva accanto a sé. Cercava di chiamarlo, non sapendo se potesse sentirla o meno, mentre quei passi risuonavano nel pavimento come i rintocchi di un orologio, l'orologio che segnava pian piano la sua ora. Sentì la porta scattare e il respiro farsi peante, ansimando velocemente.

"No... Per favore..." implorò sapendo bene chi si era appena palesato accendendo tutte le fonti di luce che permisero di vedere la stanza in tutto il suo orrore: banchi pieni di fiale e di tubicini che trasportavano sostanze filtrate e trattate; cestini e bidoni che ancora mostravano stracci colmi del liquido rosso, sciupati per averli strizzati troppo; alcuni pezzi di pelle seminata per il pavimento grigio e freddo; in un carrello strumenti accuminati e affilati sporchi e consumati.

"Laura Richis, é un piacere vederti faccia a faccia senza scomode interruzioni" Richard McMillan mostrò un sorriso sadico e crudele, nel volto freddo con occhi famelici.

Laura si raggelò di colpo, fissando quegli occhi con tutto il terrore che i suoi mostravano. Percepiva la voglia di uccidere, vedeva le mani ancora sporche avvicinarsi alla sua carne. Non le voleva sentire quelle mani, non voleva vedere quello sguardo sadico mentre la sua pelle veniva brutalmente strappata dal corpo senza nemmeno tanti complimenti.

"Florian... Aiuto..." gemette distogliendo lo suardo terrorizzata, mentre la risata sarcastica del suo carnefice rompeva del tutto il silenzio che li avvolgeva. Nel giro di pochi secondi avrebbe sentito le lame affilate taglirarle la pelle, separandola dai tendini e dai muscoli, strato per strato; l'avrebbe punta con mille aghi per prelevare il suo sangue, bucandola come una spugna e riempendo damigiane intere, altro che fiale; avrebbe strappato a mani nude intere ciocche di capelli senza lasciare nemmeno il cuoio capelluto. E guardava i suoi occhi azzurri, impregnati di terrore, temette che volesse addirittura estrarli dalle orbite.

"Lui non ti può sentire, cara Laura, e non verrà certo a darci fastidio, non può più ormai" McMillan parlava come se avesse commesso un omicidio al di fuori del modus operandi che eseguiva con le Veela, Laura temette di sapere il reale significato della frase.

"Adesso stai ferma, sennò imbratto tutto!" disse ancora McMillan brandendo un coltello logoro e sporco, sia di ruggine che di sangue. E per quanto Laura urlasse e implorasse, la lama feriva la pelle lasciando colare rivoli copiosi di sangue, larchi almeno un centimetro e colorando di rosso il tavolo dove lei era legata e il pavimento sottostante. Le braccia e le gambe, private dei vestiti erano colme di tagli lunghi e paralleli mentre lui aveva già preso a spellarla ignorando le sue grida di dolore di paura, e le sue suppliche che gli chiedevano disperatamente di risparmiarla.

"NO TI PREGO!! NON FARMI QUESTO!! FLORIAAAN! AIUUTOOOOO!!"

"LAURA!! LAURA!!!!" Florian aprì gli occhi a suon di scossoni da parte di Léopolde che lo chiamava a gran voce, la voce che aveva iniziato a sentire mescolata a quella della ragazza. Era nel suo dormitorio, con il letto bagnato di sudore come la sua fronte e i suoi capelli, e lo stesso i vestiti. Si svegliò ansimando, come se prima qualcosa gli avesse impedito di respiare, e a poco a poco gli occhi misero a fuoco la stanza circostante. Era stato solo un sogno, eppure era parso così reale.

Florian si lasciò cadere sul letto pesantemente sul letto, passandosi una mano sulla fronte fradicia e sospirando a lungo, era solo un incubo in ogni caso, non era la realtà, o almeno non ancora.

Léopolde gli teveva una mano sul petto, all'altezza del cuore, che batteva all'impazzata e se avess avuto abbastanza forza sarebbe certamente uscito di prepotenza dalla gabbia toracica, e aspettava che si calmasse piano continuando a tranquillizzarlo. Non lo aveva mai visto in quello stato, di solito i suoi incubi, quelle poche volte che li aveva, lo spaventavano ma la cosa finiva subito. Era chiaro che quella tematica lo stesse logorando da dentro.

E a pensarci bene non gli dava affatto torto: se lui si fosse trovato al suo posto, forse sarebbe crollato anche pima; vedere la propria metà in un pericolo del genere era davvero destabilizzante, specie se si sapeva quante persone fossero coinvolte.

Si prese un breve momento per guardare fuori dalla finestra, verso la foresta, per poi rivolgersi all'amico: "Forza, andiamo"

"Andiamo?" fece Florian confuso "E dove andiamo a quest'ora?"

"Ma dai Centauri ovviamente" Léopolde assunse uno guardo risoluto e sorridente, determinato ad andare fino in fondo.

"Ma non avevi detto che sarebbe stata una perdita di tempo?"

"Sì l'ho detto. Ma é anche vero che, come hai detto tu, spostandosi non possono non aver notato nulla di strano" disse Léopolde mettendo le mani sui fianchi "Inoltre di sera abbiamo meno probabilità di incappare nei apitori, visto il circolo di Creature pericolose. A quest'ora non si sogneranno certo di entrare dentro la scuola"

Florian inarcò un sopracciglio perplesso: "E come fai ad esserne sicuro?"

"Per un motivo molto semplice amico" Léopolde si sedette nel letto dell'amico "Prendendo come punto di riferimento l'orario in cui abbiamo visto McMillan con il contrabbandiere che ti ha aggredito, lui ha solo tre orari disponibili per non essere visto: al mattino molto presto, durante la pausa pranzo e verso sera mentre ci ritiriamo. E sai perché?"

"Ehm..." fece Florina cercando di collegare.

Léopolde assunse uno sguardo spazientito: "Ma perché i sorveglianti sono troppo impegnati ad accompagnarci stupido! Hanno da controllare sette anni di studenti, non possono stare in due porti contemporaneamente, quindi i corridoi al piano terra e le aule sono completamente incustodite salvo quelle che prevedono le ultime ore del giorno, che sono tre e tutte ben lontane dall'aula di Pozioni. I rapitori hanno a disposizione solo tre possibilità di successo su dieci visto che al cambio orario Laura é costantemente osservata"

Florian alzò le sopracciglia come risvegliato da un pensiero, non ci aveva pensato. In effetti Léopolde aveva ragione: la scuola era spesso sorvegliata ma in alcuni orari era deserta, dando modo a chi di dovere di compiere i suoi loschi affari. E poi continuando a ragionar su questo, la notte la utilizzavano per preparare i filtri, e non potevano uscire allo scoperto per quanto le ore notturne lo permettessero, dato che gli Auror erano anche aumentati dopo quei frequenti ritrovamenti.

"E come sei riuscito a scoprire tutto questo?"

"Caro Florian Lestrange: non sai che per ottenere gossip e notizione in questa scuola ho tutti i miei giri? Ho chiesto a Michelle, che mi ha mandato da Audrey, che lo ha detto a Xavier che mi ha mostrato un tabellone con degli orari nello sgabuzzino verso l'uscita secondaria. Stando a lui, i sorrveglianti hanno orari precisi che occupano la maggior parte del tabellone, ma senti senti" si allontanò un secondo per prendere un foglio dal cassetto del suo comodino e tornò indietro "C'é una righa di tabellone completamente vuota tra le sei e le sette e mezza, tra le dodici e le tredici e trenta e tra le venti e le ventuno e trenta. Poi il coprifuoco" passò il foglio a Florian, che lo osservò perplesso. Poi continuò ancora: "Dopo sono andato da Adrien, che mi ha mandato da Julien, che mi ha mostrato anche delle stanze piccole dove i sorveglianti si riposano, con una piccola copia del tabellone" finì con un sorriso sornione.

Florian  lo ascoltò come in trance, era incredibile come il suo migliore amico avesse un vero e proprio business per scoprire tutti i segreti inconfessabili e le ultime notizie inerenti a Beauxbatons, lui non sarebbe stato in grado di ricordare tutte quelle indicazioni.

"Ma aspetta" disse poi, prima di convincersi del tutto "Quando sei riuscito a fare tutto questo?"

"Mentre ti visitavano in infermeria. Quando vi ho trovati e Laura ha raccontato tutto, ho visto le facce di due sorveglianti piuttosto sconvolte, come se oltre alla vostra aggressione, che era già sconvolgente, ci fosse di più. Poi una é andata verso un corridoio, in una delle stanze che ti ho detto" spiegò Léopolde grattandosi il naso. Florian dovette riconoscerlo, il suo amico era davvero un grande.

Lo osservò con quello sguardo perplesso anche mentre si vestiva, togliendosi il pigiama e indossando uno dei suoi completi quoidiani, e lo ide invogliarlo a muoversi. Una volta che anche Florian fu pronto, sgattaiolarono fuori dalla porta del dormitorio. Adesso veniva la parte difficile: stando alla tabellina, alcune sorveglianti erano presenti nei corridoi ai piani di sotto, quindi dovevano trovare il modo di eludere la loro guardia.

"Mi é venuta un'idea" bisbigliò Florian prese una candela e la trsfigurò in un passerotto che prese a svolazzare contro i quadri svegliandoli. I quadri imprecarono e si lamentarono facendo un gran baccano per tutto il perimetro dei corridoi dove era volato il piccolo volatile. Trattenendo una risata, i due ragazzi presero le scale e dopo essersi assicurati che non ci fosse nessuno di guardia, uscirono all'aperto.

L'aria gelida penetrò fin dentro i vestiti pesanti, raggiungendo le ossa in poco tempo. Ma Florian e Léopolde non avevano tempo per pensare al freddo, in quelle ore i Centauri erano più attivi, e loro DOVEVANO parlare con quelle Creature. Certo ripercorrere la foresta, dopo quello che era successo a Florian pareva un vero e proprio tentativo di impazzire del tutto, ma se poteva mettere al sicuro Laura, andava fatto.

Percorsero pochi metri appena dentro la foresta, quando Léopolde vide qualcosa sbucare dal terreno. Sembrava una radice particolare, aveva una forma buffa. Gli ricordava... Una mano.

"AAAH!!" Florian lo sentì urlare e si girò di scatto, Léopolde era seduto per terra con una faccia inorridita e davanti a lui vi era un cadavere. Una mano ossuta e priva di pelle e carne spuntava fuori come fosse stata una radice, anche così si potevano vedere i segni di tortura; e percorrendo piano quel che restava del braccio si poteva intravedere la spalla e buona parte del cranio spaccato.

Quella era in assoluto la prima volta che vedevano un effettivo cadavere di Veela da quando avevano scoperto il contrabbando il mese scorso, e la vista era davvero terrificante. Florian era in piedi impietrito dal terrore e non era sicuro di voler tirare fuori quel povero corpo per sapere cpse il braccio putrefatto fosse stato solo il risultato di una creatura affamata o peggio, insomma quei segni sulle ossa avrebbero potuto tranquillamente essere opera di una creatura con denti affilati, pura natura; eppure qualcosa dentro di lui lo portava a tutt'altro pensiero.

"Léopolde..." disse dopo una pausa apparentemente interminabile, deglutendo "Vieni qui... N-non guardare quel corpo, vieni..." allungò il braccio per invogliare l'amico a seguirlo.

Ma Léopolde era completamente immobile, inorridito e terrorizzato dalla vista della Veela martoriata, e lui aveva sempre avuto una certa riluttanza per viste del genere. Si era addirittura sempre rifiutato di sezionare piccoli animali per Pozioni proprio per quella fobia.

"Coraggio Léo... Avanti" cercò ancora di invogliarlo, ma l'amico tremava troppo per ascoltarlo. L'unica soluzione era andarlo a prendere di peso. Florian si fece strada tra i pochi rovi che vi erano intorno e raggiunse piano l'amico, evitando che i rumori bruschi potessero farlo sussultare. Odiava vederlo in quello stato, c'erano tante cose che lo spaventavano e per questo Florian aveva sempre avuto l'istinto di stargli vicino e di proteggerlo.

Ma appena fu abbastanza vicino da tirarlo su, i due vennero circondati d un branco intero di Centauri nel giro di pochi secondi. Nella paura generale Florian nemmeno si era reso conto che si stessero avvicinando. le creature erano possenti in fatto di statura e dimenzpsioni del corpo; la parte equina non smetteva di tremare e i loro sguardi erano oltremodo minacciosi. Alcuni con il manto sauro reggevano nelle mani un grande arco con delle frecce che parevano essere state affilate di recente. I due ragazzi si ritrovarono in poco tempo circondati e tenuti sotto tiro.

"Cosa ci fanno due umani come voi in giro?! Stavate controllando se il lavoro svolto fosse buono?!" sbottò un Centauro dal manto morello avvicinandosi, a giudicare dalla statura pareva essere il capo del branco. Aveva anche una lunga a ispida barba del medesimo colore del manto equino, e lunghi capelli legati in piccole trecce ai lati della testa. Gli occhi neri parevano penetrarti dentro. Florian aveva sempre avuto un certo fascino per i Centauri, ma quella sera lo spaventavano parecchio. La frase da lui pronunciata doveva riferirsi certamente al corpo della Veela.

Adesso veniva la parte più difficile: convincere un Centauro era anche più complidato che parlare con un'Acromantula; i ragni di solito li riesci a tenere buoni guadagnando un po' di tempo soprattutto se ti trovi alla luce, loro la odiano; ma un Centauro ha una mentalità molto simile a quella umana, ovvero totalmente diffidente alle parole piuttosto che ai fatti. Léopolde era passato da pietrificato al suolo ad essere aggrappato alla gamba di Florian, rischiando di farlo cadere per la perdita di equilibrio.

"Ve lo richiedo una volta sola!" minacciò ancora il Centauro tendendo l'arco "Siete voi i responsabili di quest'atrocità?!"

"Assolutamente no!" fece Florian raccogliendo il coraggio che lo stava lentamente abbandonando.

Un altro Centauro, dietro al capo, con un manto palomino, si avvicinò con fare più amichevole. Guardava Florian con occhi diversi da tutti gli altri, come se lo conoscesse. Era un Centauro visibilmente più giovane di tutti gli altri, il corpo presentava le stesse dimensioni dei due ragazzi. La oelle della parte umana era candida e pura, sembrava più essere metà Unicorno che metà cavallo.
Il Centauro morello lo ammonì di fermarsi vedendolo avvicinarsi ai ragazzi, ma il giovane lo giardò di traverso per poi continuare il suo percorso.

"Tu sei..." disse con uno sguardo curioso ma per nulla spaventato, rivolgendosi a Florian "...L'Incantatore di Creature Magiche?"

Florian annuì piano, incerto nel sapere se la risposta potesse o meno dare loro una possibilità di salvezza. Tutti gli altri Centauri presero a guardarsi l'un l'altro, borbottando o dando uno sguardo al cielo stellato per vedere se le costellazioni potessero dare qualch risposta. I due ragazzi si guardarono perplessi, non credendo possibile che un semplice potesse in qualche modo fargli guadagnare la fiducia dei Centauri.

"Non può essere lo stesso di cui parlava l'Acromantula! Un umano non può avere una tale capacità!" fece un Centauro col manto color castagna sbiadito da dentro il branco.

Da un'altra parte, una voce più roca: "Eden aiutato quindi da un umano? Inaccettabile, il ragazzo mente!"

In un punto vicino al capo, un manto grigio sbiadito: "E le Sirene? Hanno forse motivo di mentire?! Guardatelo!"

"Gli umani... Solo mentire per il successo sanno fare! Le stelle intanto continuano a cadere pericolosamente!" un manto marrone più scuro elevò al cielo l'arco.

Tutto quel vociare dovette durare per un quarto d'ora buono, con toni sempre più forti e sempre più arrabbiati. Chissà cosa dovevano essersi aspettati da quel nomignolo che Leta e Newt gli avevano affibbiato per puro affetto. Di sicuro alla vista di un essere umano dovevano aver pensato ad uno scherzo. La testa di Florian iniziò a martellare, tutte quelle contestazioni ad alta voce iniziavano a nuocere alla sua salute mentale e fisica.

Il Centauro morello alla fine si girò verso tutto il brano prendendo una buona dose di fiato: "FATE SILENZIO!!" urlò con il tono più autoritario che aveva. Poi guardò Florian furioso girandosi di scatto: "Se sei veramente colui che tutte le creature magiche del mondo vedono come un mito, PROVALO!"

Provarlo? E che cosa si aspettava? Florian non aveva la minima idea di come soddisfare una tale richiesta, o meglio, ordine. Ogni volta che aveva avuto a che fare con una qualsivoglia creatura non aveva mai eseguito particolari movimenti o riti. Tutto quello che aveva sempre fatto era stato allungare una mano e svuotarsi da tutta la tensione e da possibili pensieri negativi. Nemmeno un Tuono Alato o un Occamy si erano mai ribellati. Ma quel modo di approcciarsi non avrebbe mai convinto il Centauro.

Florian lanciò uno sguardo preoccupato a Léopolde, ancora aggrappato alla sua gamba; e vedendo in lui la stessa espressione incerta, non poté fare altro che eseguire il solito procedimento di sempre. Questa volta però non tenne la mano tesa ad angolo retto come per accogliere il muso di un animale, ma la tese come per aspettare una stretta di mano. Fece un lungo e profondo sospiro rilassandosi e chiudendo gli occhi. Si sarebbe mostrato come sempre.

Il Centauro, come attratto da una forza improvvisa, allungò la mano a sua volta. Era come se non potesse fare a meno di stabilire un contatto con il ragazzo davanti a sé. Così inoffensivo e indifeso pareva essere la creatura più innocua possibile. Gli altri Centauri rimasero a fissarli sbigottiti, tutta la rabbia e la possenza del loro capo era come scivolata via. Léopolde rimase a bocca aperta nonostante per lui non fosse più una novità quel meccanismo, ma era sempre sorprendente.

La creatura si staccò dalla mano del ragazzo molto più rilassata di prima, e volse lo sguardo ai suoi compagni: "Vengono in pace, non vi sono minacce" poi ri girò di nuovo verso i due ragazzi "Non sappiamo che abbia commesso una crudeltà simile. Sappiamo solo che la foresta é disseminata di corpi seppelliti come questo. Arrivano molto presto da quella parte - indicò un piccolo sentiero che dava sul retro della scuola - e una volta lasciata la loro merce abbandonano i carretti nelle vicinanze aspettando che qualcuno li distrugga"

"Esattamente a che ora si fanno vedere? E se può rispondermi, quanti sono?" chiese Florian assumendo un tono cortese.

Il Centauro si passò una mano sulla lunga barba nera: "Quando le stelle iniziano a scomparire. Ma non so quanti siano, il numero cambia sempre. Sono attenti"

Florian e léopolde si sambiarono un'occhiata. Il numero ancora non lo sapevano, potevano essere due come centinaia, ma almeno ora sapevano in che momento potevano farsi vivi.

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