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Capitolo 3

La casa, anche all'interno, è enorme e maestosa. L'ingresso, con il pavimento in marmo bianco e nero, si staglia in tutta la sua estensione. Al soffitto, uno splendido lampadario di cristallo luccica. Rimango a bocca aperta. Non ho mai visto tanto lusso. Di fronte a me, si erge una scalinata interamente bianca e dorata.
I mobili antichi risplendono in una casa così lussuosa, e i quadri rappresentano scene della mitologia pagana. Rimasi qualche secondo senza parole. "È bellissima," dissi.

Il vampiro, imperscrutabile, mi rispose: "Ho vinto questo terreno l'anno scorso. La casa l'ho costruita io con alcuni amici che venivano a trovarmi. Non ho badato a spese per l'arredamento; è il mio piccolo gioiello... subito dopo la mia collezione di auto." Lo guardai di sottecchi, senza commentare ulteriormente.
"Ti mostro il resto, seguimi," mi ordinò.

Attraversammo un corridoio a destra, dove vidi velocemente un salotto e una maestosa sala da pranzo. Proseguimmo fino alla cucina, anch'essa enorme, con un forno a legna e uno a gas, piani di cottura e un frigorifero... ma a cosa gli serve tutto questo? Non può mangiare.
"Qui passerai le tue giornate, studierai e leggerai. Quando ci sono ospiti, dovrai essere pronta per ogni mia richiesta. Puoi mangiare e bere quello che vuoi," disse freddo.

Poi mi mostrò una porta finestra. "Puoi uscire in giardino un'ora al giorno, ma devi avvisarmi." Proseguì per le scale. "Ora ti mostro il tuo piano," disse, salendo due rampe di scale. "Qui ci sono le tue stanze personali: due camere, un bagno, una sala studio e una cabina armadio. Qui puoi fare quello che vuoi," disse annoiato.

Sbirciai oltre il suo sguardo, curiosa di vedere il mio piano personale. Prima non avevo nemmeno un letto mio. "Grazie, signore," dissi avanzando per i corridoi.
Un braccio però mi tagliò la strada. "Tra un'ora e mezza di sotto, ora di cena. Preparati, i vestiti di cortesia sono già nel tuo armadio." Disse, prima di scomparire.

Sospiro sollevata. Quel vampiro fa paura.
Percorro il corridoio con moquette bianca fino alla prima porta, il bagno, con una vasca idromassaggio. Sfioro malinconica le superfici, sapendo che quel lusso non cambierà o migliorerà la mia situazione.
Sono una schiava, mi guardo allo specchio.
La mia testa è un disastro dopo la caduta. Sciolgo piano l'acconciatura per controllare la botta in testa; fa ancora male.
Mi lavo via il trucco e cerco un kit medico per disinfettare le ferite. Frugo tra i vari ripiani finché non trovo i medicinali.

"Devo preparare qualcosa da mangiare?" chiedo.
Lui scuote la testa e alza gli occhi al cielo. "Vai verso il frigorifero, dovresti trovare dei cubetti di ghiaccio. Portameli."
Annuisco ed eseguo gli ordini.
Torno con il ghiaccio, ma lo guardo confusa.
Lui prende uno straccio, avvolge il ghiaccio e me lo porge. "Tieni, mettilo sul collo," dice.
Sorpresa, annuisco.
"Seguimi," dice, dirigendosi verso il salotto.
Per non sbagliare, rimango in piedi con il ghiaccio in mano, in disparte.
Lui mi fa cenno di sedermi sul divano di fronte a lui.

"Dobbiamo parlare delle regole per una buona convivenza. Ti occuperai della casa, mi fornirai nutrimento e farai tutto quello che ti dico. Per il resto, non hai limitazioni. Ah, per i primi cinque anni di servizio andrai a scuola. La regola fondamentale è che non dovrai rivelare a nessuno ciò che faccio, cosa succede in questa casa e i segreti che potrei raccontarti in futuro. Siamo soli adesso. Non puoi fidarti di nessuno, se non di me. Hai capito tutto?"
"Sì... dobbiamo collaborare, padrone," rispondo.
Per la prima volta, lui accenna un sorriso. "Esattamente."

Poi mi guarda fisso e dice: "Vieni qui."
Io non mi muovo, spaventata.
Lui stringe le labbra e ripete l'ordine: "Vieni qui, ho fame."
Non ho scelta. Ho sempre più paura, ma tremando mi avvicino. Mi fa sedere sulle sue ginocchia.
Il suo contatto, stranamente, mi calma.
"Non avere paura, so come non fare male. Devi fidarti. Tra gli umani ci sono tabù che per noi non esistono."

Comincia ad accarezzarmi il collo mentre parla. "Le prime volte può fare male, mi hanno detto... ma se sei già sul divano, non puoi cadere." Sento il suo alito caldo sul collo, e insieme alle carezze, dei brividi mi percorrono tutto il corpo. La sua vicinanza mi confonde, ma la paura resta opprimente.
"Fai piano, per favore," dissi. Lui ride vicino al mio collo. "Basterà una tua parola e mi fermerò, te lo giuro." Abbasso lo sguardo, non gli credo. Lui mi solleva il viso, fissandomi con i suoi occhi color smeraldo. "Te lo giuro," sussurra. Sembra sincero.

Mi sposta i capelli, cercando di distrarmi parlando. "Stai tremando, non avere paura, o rovinerai il sapore del sangue," disse.

Si abbassa sul mio collo per darmi un piccolo bacio. Sobbalzo spaventata, poi sento i suoi denti che mi pungono la pelle. Ma non mi morde il collo, prende un polso. Il morso non fa male, mi sento solo più debole, ma non è spiacevole. Più beve, più sento un legame crescere tra noi. Sento che si sta prendendo una parte di me, come una fusione a metà. Io ora faccio parte di lui, ma lui non sarà mai parte di me.

Il vampiro si stacca dal polso, lecca la ferita che si richiude subito.
"Come ti senti?" mi chiede.
"Debole, ma sto bene," rispondo.
"Le prime volte è normale," dice. "Prepara qualcosa da mangiare anche per te."
Mi alzo barcollando verso la cucina, lui mi segue da vicino.
"Vorrei cucinare qualcosa di semplice," dico, avvicinandomi al frigorifero.
Lui si appoggia al muro, braccia incrociate, mi osserva. Probabilmente vuole mettermi alla prova o teme che possa cadere dopo la trasfusione.
"C'è della pasta," dice.
La pasta è perfetta. Prendo dei pomodorini e del formaggio con olio, e li metto a rosolare.
Trovare la pasta, invece, non è semplice. Controllo quasi tutti i ripiani prima di orientarmi.
Klaus sembra divertito dalla scena. Resta incollato al tavolo a guardarmi tutto il tempo, ridacchiando. Pessimo.

Con un po' di fatica, riesco a portare a termine l'impresa e torno a tavola soddisfatta.
"Fatto. Buon appetito a me," dico, iniziando a mangiare.
"Cucini bene," è il suo unico commento. "Bene, sarà un problema in meno."
Tra un boccone e l'altro, lo guardo male. "Questo può essere un problema?"
"Sì, non tutte sanno cucinare. Se tu non fossi capace, avrei dovuto farlo io," dice, guardandosi le unghie. "Ma io non ho tempo per queste cose."
Alzo un sopracciglio scettica. "Vorrei proporre anche io delle regole per la convivenza," dico.
Lui mi guarda incuriosito. "Tu?" La sua occhiata gelida mi blocca. "Con che coraggio. Dimmi."
Mi sistemo a disagio sulla sedia.
"Signore, vorrei solo andare a trovare una persona."
"Hai fatto il tuo giuramento. Gli affetti sono in secondo piano," dice.
Abbasso la testa.
"Vedremo cosa ci riserverà il futuro," aggiunge pensieroso.

"Com'è la vita fuori dalle mura?" mi chiede all'improvviso, rompendo il silenzio.
Avevo appena finito il secondo piatto di pasta, quindi, placata la fame, rispondere fu facile. "È un luogo molto semplice, non ci sono grandi edifici. Tutte le case sono in legno, tranne la scuola e il comune."
"Mi annoierei subito," commenta.
"probabile "dissi "Abbiamo tre strade e una piazza dove vengono fatte le feste per l'agricoltura. È pieno di bambini e bambini . Famiglie, tutte unite anche nella povertà più dura " sorrisi " il mio cuore sarà sempre lì ".

"Interessante il concetto che avete di famiglia "disse klaus "Gli umani sono animali così emotivi . È avvincente guardarvi distruggervi con le vostre stesse mani "disse
Non sapevo come reagire.
"Siamo imprevedibili , perché seguiamo le emozioni " dico "Siamo carne viva che ama , odia , vendica o viene odiata . Siamo anche coloro che vi hanno creato ".
Lui sorrise "Si e poi si è fatta battere dalle sue stesse creature . Ne è la prova la tua presenza qui ".
Non risposi ,infastidita .
"Com'è invece vivere qui , nel regno dei vincitori?"chiesi.
Lui si stiracchiò "Bello . Hai tutto e puoi fare tutto ciò che vuoi . Viviamo al massimo la vita , non ci pesa l'eternità".
"Ho sempre sentito molte voci su questo mondo da fuori le mura " dico guardandomi in giro " Ma ora è strano viverlo per davvero ".
Lui sospira " Si lo è sempre " dice
"Scusa se te lo chiedo ma quanti anni hai padrone ?"chiesi
Lui era sorpreso dalla domanda "Sono un vampiro molto giovane , ma ovviamente le età dei vampiri viene contata in modo diverso ... considerando i tuoi anni ne ho 150 . Un vampiro medio ne ha almeno mille ".
" e come ... come nascono i vampiri ? " chiesi insicura .
Lui mi guarda corrucciato " Non vi hanno detto proprio nulla prima di venire qui ?".
Scuoto la testa "queste cose no".
" Beh ovviamente come per gli umani , serve sempre un vampiro e una vampira e beh , puoi immaginare " ci pensò su un attimo "Però non è una loro decisione, cioè qui sposarsi è un onore e viene deciso dagli anziani. Le donne vampire sono poche , pochissime e si sposano con molti uomini nel corso della loro vita ".
"sono matrimoni combinati per procreare ?"
mi guarda più serio " Il governo crea dei balli , qui ci si conosce è solo i più meritevoli possono avere l'onore di dare una progenie, quindi si . È tutto scritto " disse .
Sono sorpresa, questa è una società molto individualista ,ognuno per se , per la società.
"Ma poi i bambini ?"
"Crescono con la madre o il padre , certe volte entrambi per qualche hanno, spesso uno o due . Poi iniziano la scuola per i primi cento anni e compiuti i 150 ci è data la possibilità di avere una nostra Liars ".
Ora capisco di più la loro freddezza, già da piccoli vengono allevati senza amore.
"Spero di aver chiarito tutti i tuoi dubbi , ora se mi vuoi scusare devo andare " disse alzandosi "Sistema e torna nel tuo piano , riposati e fai ciò che vuoi nei tuoi alloggi " dice uscendo dalla stanza .
" va bene padrone " dissi solo .
La porta d'ingresso si chiuse lasciandomi sola in quella casa enorme .
Sospiro , non è andata male , il mio vampiro è più calmo dopo essersi nutrito , ha risposto a tutte le mie curiosità , non me lo aspettavo .
Rimisi tutto in ordine e salii al mio personale piano della casa . Avrei potuto esplorare tutto ma ero davvero stanca e in più la casa mi inquietava parecchio , era troppo grande per essere così vuota .
Il secondo piano aveva parecchie porte ma dopo il secondo tentativo trovai la mia camera e mi chiusi dentro . Non mi sentivo al sicuro .
La stanza era molto carina , avevo anche un bagno privato .
Mi faceva star male pensare che quella stessa stanza era più grande di tutta la mia vecchia casa.
Girai intorno per la stanza senza sapere cosa fare . Avevo sonno ma l'adrenalina non mi concedeva di riposare .
Rimasi li delle ore , in piedi a girare in tondo e aprire tutti i cassetti della camera finché non crollai a letto troppo stanca per continuare .

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