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il ritorno di faccia incipriata

"TU COSA??!!"

Mastukawa stava prendendo seriamente in considerazione l'idea di buttarsi da un balcone mentre osservava ancora stizzito il caffè sputato sulla finestra di un color scuro e spigoloso come il mio stato d'animo in questo momento-

"Ti ho chiamato apposta, imbambolato"

"Ok, calma calma calma, spiegarti meglio magari no?"

"Mmmmm è una lunga storia"

Gli fece un sorrisetto dall'altra parte dello schermo - che a Matsukawa faceva venir ancora più voglia di prenderlo a schiaffi - e gli mostrò l'enorme valigia che aveva con sé nell'ascensore del suo condominio, facendo più o meno percepire a Issei che probabilmente avrebbe dovuto comprarsi un nuovo armadio per tutta la roba stipata che ci poteva essere all'interno di quel trolley color ceruleo.

"Dato che mi sono deciso a prendermi una pausa dagli studi e Iwa-chan sta in Spagna con i suoi, ho approfittato per chiamare i nonni e chiedergli se potevo venire da loro a passare qualche settimana~"

"Mm, e quand'è che torni?"

La città era abbastanza lontana dai quartieri in periferia dove abitava Issei, quindi sarebbe stato un suicidio arrivare nel giro di un giorno-

"Ma sei stupido? Torno oggi!!"

"...mi do allo spaccio"

"Mattsun!!!"

"Scherzo scherzo"

"Sarà meglio per te... ok adesso te la posso fare io una domanda?"

Oikawa - si vide dalla fotocamera che continuava a muoversi - arricciò un po' il naso e corrugò le sopracciglia, come se stesse per tirare il telefono per terra mentre stava cercando di catturare inutilmente un Dratini su pokèmon go.

"Mi dica"

"Sei finito sotto una Jeep, per caso? No perché sembri sconvolto, compare mio"

Issei ci rimase un attimo.
Cos'è che stava facendo prima che quel testa laccata lo chiamasse?
Allora, si era alzato, aveva sbattuto il mignolino sull'anta del mobiletto del bagno, aveva tirato un imprecazione da premio nobel, si era diretto di mala voglia in cucina, si era fatto un caffè - che ricordiamo, era finito sulla sua finestra - e stava per controllare le notifiche di insta quando-

"....a si omMIO DIO OIKAWA!!??"

Tooru, probabilmente ora in pubblico dato che aveva sfoderato le sue airpod, sobbalzò visibilmente mentre si faceva trada tra la folla di città per chiamare un taxi.

"Oi oi, calmati sono qui"

"Allora praticamente davanti a casa vostra c'era questo tipo coi capelli fucsia che boh non so ha avuto la magnifica idea di prendere la bici alle sei di mattina- le SEI DI MATTINA ti rendi conto??!!- e come se nulla fosse se né andato- ma io dico ma chi è che la mattina ha così tanta forza di volontà per alzarsi, andare fuori casa e pedalare???- io veramente ne ho viste e fatte tante di cazzate ma quando ho guardato fuori non me lo sarei mai aspettat-"

Venne interrotto dalla risata fragorosa di Oikawa - una signora nello sfondo del telefono lo guardò male.

"Cosa hai da ridere adesso?? Poteva benissimo essere un serial killer nell'intento di nascondere un'arma-"

"No no scusa- jahahahhahaha- è solo che- pfff- non pensavo lo avresti incontrato così- ahahahahaha"

Oikawa - che stava letteralmente morendo sul marciapiede di fronte al suo palazzo universitario - si teneva la pancia con una mano e con l'altra cercava di non far cappottare il telefono. Ancora una volta dietro di lui si vide uno studente, leggermente alterato dall'ostruzione al passaggio sulla pedonale a causa dell'immensa valigia di Tooru, che avrebbe potuto benissimo essere l'ultima persona che il bruno avrebbe visto in vita sua-

"Scusa se sono leggermente ritardato, ma chi avrei dovuto incontrare scusa? Oh guarda Harry Potter che mi sbuca con la metropolvere dal camino di casa tua-"

Matsukawa improvvisamente sbadigliò e si dovette zittire per cercare di mantenere ancora quel poco di riguardo e ritegno che aveva. Intanto Oikawa si era... calmato... più o meno.

"Allooora~"

Si riprese il bruno, alzando di poco il mento perfetto. Oh no già partiamo male-

"Il 'tizio che ha tanta forza di volontà', o come lo hai descritto tu, che è uscito da casa della mia adorata nonnina e il mio adorato nonno, in sella a una fantastica bicicletta... è semplicemente mio fratello"

Issei si ristrozzò con il suo caffè, tanto bene quando pensava di avere un secondo di pace - incredibile, dio doveva avercela con lui quella mattina - e guardò torvo attraverso la telecamera, domandando pietà con lo sguardo a Oikawa.

"Tuo fratello??? Ma non stava con te in città-"

"Sì, lui abita con me ma dato che in questi giorni non ci sarò, ha deciso di venire anche lui a trovare i nonni; tra l'altro, dato che tra poco riaprirà il famoso fioraio di mia nonna, si è proposto per aiutarla in laboratorio, sai per distrarsi un po'. Oggi era il suo primo giorno di lavoro mi pare di avergli sentito dire. Lo hai visto solo adesso probabilmente perché è partito l'altro ieri ed è arrivato di sera"

Disse orgoglioso il bruno, che era finalmente riuscito a fermare un'auto gialla.
Matsukawa, ancora leggermente attonito, lasciò la sua tazza di caffè alla sua sorte - non una bella, sappiatelo - e si diresse verso l'altra stanza principale di casa sua, il salotto. Non se lo sarebbe mai aspettato di vedere una persona, di cui sentiva parlare ormai da anni, in quel modo.
Era davvero quello il fratellastro di Tooru? Lo stesso Tooru, che a parte di parlare di costellazioni e Star Wars, cosmetici per i capelli e gossip inutili, non voleva saperne di muovere il culo e fare altro? Insomma era diligente nelle sue passioni ma senza il suo caro Iwa-chan - il ragazzo di Oikiwi che verrà introdotto calorosamente molto più avanti - non sapeva fare nulla.
No ma più che altro era quella la persona che era riuscita a sopportare Oikawa per tutto quel temp-?

"Oi Mattsun, so che stai pensando male di me"

"Chi? Io? Sia mai"

"Va bene va bene, ti credo, ad ogni modo Takahiro è venuto già da un paio di giorni, come ti ho già detto, quindi non incominciare già da subito a rompere-"

"Sei tu lo scassa palle qui-"

"-insomma, si sta ancora ambientando e non è molto aperto con gli sconosciuti- cosa hai detto??!"

"Ok, afferrato il concetto, non fare l'Oikawa con..."

"Takahiro. Hanamaki Takahiro, è il suo nome, già già, splendido"

"Wow, non pensavo che l'enorme diva leggendaria quale fosse il signor Oikawa Tooru potesse complimentare qualcuno all'infuori di sé stesso medesimo"

Gli fece in tono signorile e sarcastico.
Ah che bello prendere per il culo il tuo migliore amico di prima mattina, già!

"Duh, per Makki questo ed altro!"

"Makki... mi piace"

Fece divertito a Tooru, che un'altra volta era rientrato in un circolo vizioso di vanti e complimenti al suo amato fratellino - uwu im soft for those two.
Sedutosi sul primo divano sotto tiro, Issei si era lasciato sprofondare sui cuscini, ancora troppo assonnato per risalire in camera a vestirsi decentemente. Perso nel suo rimuginare della nuova conoscenza e persona che si era presentata quella insolita mattina, non potè fare a meno di pensare che sarebbe stato proprio bello diventarci amico; insomma questo certo Takahiro era molto carino e sembrava un ragazzo simpatico, qualcuno con cui puoi usare battute avanzate o acculturate insomma - il senso dell'umorismo era sacro santo per Issei. Già sarebbe stato proprio fico.

"Adesso che ci penso - si sembrò risvegliare Oikawa - il fioraio di nonna è vicino al tuo negozio"

Issei realizzò... inserire il meme stonks nella cartella ore sei e tre quarti della mattinata.

Issei, difatti, aveva un negozietto di tatuaggi che gestiva insieme ad altri tre colleghi - un certo Terushima, studente del quarto anno di università che cercava di arrotondare le spese lavorando part time un po' ovunque, un certo Daisho, vecchio compagno di corsi e conoscenza molto... difficile, da un caratterino abbastanza curioso e a volte indecifrabile, e un certo Kunimi, l'asociale diciottenne di turno che veniva interpellato solo quando gli altri due lavoratori rincominciavano a battibeccare, facendolo distrarre da qualsiasi videogioco stesse giocando sul suo telefono - insomma, una bella e variegata crew.
Aveva iniziato con la sua attività qualche anno prima, quando si era deciso a rimanere nel piccolo quartiere indisturbato di periferia in cui si era trasferito quando era ancora un nanerottolo. Ad ogni modo, il suo lavoro era abbastanza conosciuto lì intorno, insomma il posto bruricava di teenager ribelli e punk senza scrupoli con la voglia di impastrocchiarsi le braccia, quindi le vendite andavano a gonfie vele. Dopo aver imparato a usare bombolette e aerografo, Issei si era permesso di azzardare con stencil e pittura su pelle - un passo nel vuoto a sua opinione - ma ne era valsa la pena, aveva scoperto un nuovo mondo e imparare cose nuove gli risultava divertente in fin dei conti.
A parte i vari piercing sulle orecchie - cartilagine e lobi - e il suo preferito, sopracciglio sinistro - aveva un debole per quello - si era piuttosto limitato nel farsi inferrare e tatuare anche lui. Andava piuttosto fiero del grande maori che sfoggiava sulla spalla destra, per non parlare del nome della madre immacolato e ben scritturato a mo di bracciale sul medesimo polso. Inoltre aveva altri piccoli disegni sparsi per tutto il corpo in posti come caviglie e bicipiti. Un bel figurino - aveva imparato dall'esperienza su campo che l'uomo tatuato faceva bella figura in giro.
Non era un tipo a cui piaceva fare troppa scena in realtà - a differenza del finto biondo qual'era il collega Terushima - ma badava molto all'estetica, e aveva optato per colori chiari e rilassanti quando decise la palette per colorare i tatuaggi, per non rovinarsi completamente la pelle perennamente abbronzata.
Già, se la passava veramente bene per un neo adulto stranamente non disoccupato dopo aver lasciato gli studi all'ultimo anno - si era rassegnato, non ce la faceva più - e la vita nel negozietto era piacevole e amichevole, non si annoiava mai con tutto il lavoro e i gratta capi che gli procuravano i suoi colleghi.

"Va bene Mattsun, quando arrivo ti chiamo io"

"Sì sì, tu muoviti, ho proprio una grande voglia di vedere la tua orrenda faccia"

Fece ancora una volta sarcastico Issei.
Tooru gli riattaccò in faccia. Già... che bella coppia di amici che erano...

Saltando la parte noiosa in cui Matsukawa si decideva finalmente a scomodarsi ed andare verso camera sua, per mettersi qualcosa di più decente della mezza tuta con cui stava girando per casa, arriviamo alla parte in cui dopo aver afferrato le cuffiette, il portafogli e le chiavi di casa, Issei uscì definitivamente - non prima di aver ripulito la macchia di caffè sul vetro del cucinino, ovviamente.
Chiudendosi dietro la porta leggermente invecchiata del suo pianerottolo dalle travi in leccio, il moro si incominciò ad avviare a piedi verso la parte più abitata e commerciale del quartiere.
Sì, avrebbe potuto prendere la macchina che era da un bel po' parcheggiata in garage a prendere polvere, ma preferì godersi il paesaggio mozzafiato mattutino andando a lavoro a piedi - in realtà il suo negozio era abbastanza vicino e camminare lo avrebbe fatto svegliare un pò. Inspirò profondamente, l'aria appena fredda gli rincarò pace e gli incominciò a circolare per le vene e i polmoni chiusi dall'aria notturna e impastata dal sonno.
Certo che questi erano proprio dei bei momenti. Forse i migliori, chi lo sa, fatto sta che Issei a volte si perdeva sulla sua via solo per poter guardare e ammirare le nuvole sopra di sé ancora un'altro po'.
Erano questi i bei momenti che riusciva a godersi, silenziosi, tranquilli, solitari...
Le grandi nubi, rade e spensierate per il cielo, si muovevano caute e quasi in modo statico. Avevano quelle soffici forme che si amalgamavano divinamente con l'arancione e il rosa dell'alba e del sole che sbucava appena oltre i colli più in là. La mezzaluna della notte prima si poteva ancora intravedere in lontananza, come uno spettro che sta solo aspettando la luce della lanterna del viaggiatore curioso.
Si ricordava le volte in cui, insieme a quell'angelo di sua madre, si svegliava prima, solo per vedere cotanto spettacolo e bellezza naturale; le luci giallognole e ocra incorniciavano il viso sottile della madre, donandole giovinezza e un pizzico in più di gentilezza a quell'espressione tanto solcata da litigi e dolore... ma poi guardavano in su e immaginavano di essere come le nuvole volteggianti, liberi.
Ah, che poeta che sei vecchio mio
Se la rise di buon gusto Issei mentre continuava a dirigeri verso il suo piccolo negozietto.
Certo che... essere una nuvola deve essere proprio bello in fin dei conti...

an: salve sono leggermente euforica-
ho aggiornato prima che potevo, qui le ragnatele si creano velocemente e non avevo nulla da fare quindi eccovi il secondo cap,,,
anyway ultimamente mi sto rilassando molto di più e ormai ho abbandonato i buoni propositi per la scuola - non c'ho voglia scusate - ed è da più di una settimana che ascolto in loop solo just right dei got7...è un problema?
inoltre sento che questa ff partirà poco sobriamente - evviva insomma,,, non mi sono in realtà prefissata una data di uscita per i capitoli ma almeno uno alla settimana dovrei riuscire a portarli,,,per finire....oikawa è un palo in cul-

-glo

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