forever
Epilogo - Agosto, 2006
"Tu mi hai portato,
io ora porto te, nella mia eternità"
- John Keats
-
Eva sposò Chris.
Il migliore amico di Anthony, la persona che lui stesso avrebbe desiderato vedere al suo fianco.
Il giorno designato per le nozze, Eva scoprì di essere incinta.
Lo chiamarono Anthony, Anthony Anselmi, come il migliore amico del padre: se solo lui avesse potuto vederlo... si domandava ogni tanto lei, quando sedeva sulla veranda della casa, per sistemargli i capelli arruffati, dello stesso colore di quelli di Chris.
E fu proprio durante una di quelle sere, mentre Chris portava il piccolo Anthony a fare un giro nel prato dietro casa, che Eva ne approfittò per sistemare un vecchio cassetto del suo studio.
Dopo la morte di Anthony, l'ammiraglio Johnson, ora ritirato dalla vita militare, le aveva fatto avere tutti gli oggetti recuperati dall'F18 andato distrutto al momento dell'impatto.
Non si sarebbe potuto salvare: nonostante avesse resistito per giorni, sulle alture dei Balcani, la ferita era troppo profonda e nemmeno l'equipe di medici militari sul C-130 che lo riportò in America riuscì a salvarlo.
Ma quantomeno, il Governo americano consegnò alla famiglia di lui una medaglia d'onore e l'elevazione a grado di maggiore e... l'ammiraglio Johnson aveva dato ad Eva gli effetti personali di Anthony.
Lei li aveva sin da subito tenuti in un cassetto sottochiave del suo studio, nascosti tra temi da correggere e boccette di profumo vuoto.
Fu stupita di ritrovare, quella sera, tra il suo tesserino con il grado di capitano, una sua foto che lo ritraeva in divisa, sorridente, e anche una foto di lei, seduta sulla veranda di casa, mentre si pettinava i capelli, nell'estate del 97'.
Come ero giovane, pensò.
La rigirò tra le dita e fu stupita di ritrovare una lunga scia di parole scritte a mano dietro.
La portò al cuore.
Ma tu pensami. Pensami sempre. Quando sono distante e ti chiedi dove diavolo sia, quando le cose vanno male e io non sono lì con te a dirti che ti amo più della mia stessa vita.
Pensami quando al mattino me ne vado lasciandoti quel maledetto post-it sul comodino, quando sentirai tutti quei casini al telegiornale.
Pensami quando è il tuo compleanno, pensami ogni 26 luglio, ogni notte bianca sdraiati nel prato dietro casa tua, ogni canzone di Elvis che passeranno alla radio.
Pensami ogni bacio che darai, ogni nuovo amore, ogni lacrima che qualche bastardo ti farà scendere, pensami.
Ogni nuovo film che uscirà al cinema, ogni pizza la domenica sera, pensami quando ti capiterà tra le pagine di un libro una nostra foto ingiallita dal tempo.
Pensami quando ti senti sola e trovi che il mondo sia tutto sulle tue spalle.
Quando ti diranno ciò che non vuoi sentire, ciò che il tuo cuore rifiuterà di capire, tu pensa a me e soltanto a me.
Pensa a quando faceva caldo ed eravamo seduti sul molo di quella spiaggia del Massachussetts. La tua schiena abbronzata contro le mie spalle, i tuoi capelli sciolti che mi solleticano il collo, il sole sul fare del tramonto e le stelle che sbucano dall'orizzonte rosa, celeste, blu, rosso...
Ci siamo solo noi due. E un bar dietro di noi che suona San Francisco, di quel cantante di cui non ricordo mai il nome...
Schiena contro schiena, le tue mani cercano le mie e un secondo dopo sono intrecciate alle tue, pelle contro pelle, così uniti da diventare un solo corpo, una sola anima, un solo cuore.
Non si sente nemmeno più il rumore del mare.
Solo i nostri respiri, mischiati, incastonati l'uno con l'altro, in un'eterna danza così leggera e morbida da rimanere sospesa nella brezza salmastra di sfondo ad un America nuova.
Il tempo si ferma ed io, sono lì con te, in quell'eternità.
Pensami, pensa al nostro, infinito, momento.
Io farò lo stesso.
E sarò lì, con te, per sempre.
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