31
Pov. Carlotta
Era stato un viaggio movimentato. La ruota di Joshua, il mio aiutarlo perché Madison doveva far asciugare il suo nuovo smalto verde baccello. Era ovvio che gli piacessero le cose verdi.
Comunque lo avevo aiutato per arrivare in tempo e godermi i quattro giorni di libertà assoluta in mezzo alle colline. A sentire il
Cinguettio degli uccellini ed a respirare aria buona. Far uscire dalla mente pensieri negativi e farvi entrare quelli positivi.
Era facile pensarlo, un po' meno applicarlo poiché Joshua sarebbe stato una presenza costante e Madison una piovra.
Sapevo che non sarebbero mancati i battibecchi ma sicuramente sarei riuscita ad evitarli e ad essere completamente ed assolutamente indifferente alle sue provocazioni di qualsiasi natura esse sarebbero state.
Per tutto il tempo mi ero sorbita lo starnazzare di Madison, benché non sapesse assolutamente cantare, sfalsando tutte le note. Un'ora di tortura. I loro ammiccamenti e battutine allusive a ciò che avrebbero fatto, la mia faccia allibita ad ogni singola parola che captavo, come lo sdegno e forse gelosia?!
Fortuna che non potevano vedermi poiché erano nei sedili posteriori e non mi sarei mai girata verso la loro parte. Mi bastava vedere dallo specchietto. Mi ero rimbeccata più volte mentalmente ma il mio sguardo voleva scivolare lì. Anche se molto spesso Michael mi richiamava nel presente con dolci carezze, rassicurandomi con il suo verde bosco più chiaro quando il sole batteva sul suo volto.
Quando arrivammo, scendemmo dall' Opel Corsa nera, permettendo alle suole delle scarpe di strusciare sull'erba umida.
Alzai gli occhi che da prima erano puntati sull'erba che sembrava quasi finta dato il verde brillante.
Ci trovammo difronte una baita in legno tinteggiata di rosso con delle grandi vetrate incorniciate da persiane bianche.
Un porticato di legno con piante arrampicanti e fiori di lillà ad adornarlo ed alberi che si stagliavano di varie altezze con folte chiome e tronchi arbusti.
Subito dinanzi ai nostri occhi vi era il fiume Hudson. Ci potevamo specchiare lì. Il sentiero di ciottoli portava al piccolo appalto di legno, è legato ad esso un motoscafo per fare il giro intorno.
Era proprio l'aria che avrei voluto respirare, trasudava pace.
Ero esterrefatta ed ammaliata dalla bellezza di quel posto dove regnava quiete.
Mi girai vedendo Joshua e Michael prendere le Valigie ed i borsoni dietro mentre Madison si era già fiondata dentro la casa. Sicuramente per vedere se ci fosse stata la sua adorata rete Wi-Fi.
"È bellissimo, non trovi?" Sentii le mani di Michael stringermi dolcemente i fianchi, incrociandosi sul mio ventre, mentre annuii lasciandomi andare indietro con la testa che finì sul suo petto.
"Magnifico azzarderei" constatai sincera con occhi ancora affascinati, mentre scese a darmi piccoli baci sull'incavo del collo. Finché la voce possente di Joshua non ci rianimò portando a staccarci.
Entrò prima Michael, mentre stavo per raggiungere la porta Joshua mi fermò avvolgendo la sua mano con una presa salda sul mio polso, tanto da non riuscire a ritirarla o semplicemente volevo restare legata a lui a quel contatto che mi mandava in fibrillazione.
"Che vuoi?" Domandai pacata mantenendo lo sguardo sulle foglie, poiché non avevo voglia di litigare volevo godermi la pace. Come se fosse stato semplice con la sua presenza.
"Volevo ringraziarti" affermò gracile portandomi a spostare lo sguardo lentamente su i suoi occhi.
"Te l'ho già detto l'ho fatto per scopo puramente personale" ribattei forse troppo coibente. Il suo sguardo da prima dolce tramutò con uno scintillio particolare. Quello scintillio che avevo imparato a cogliere.
"Ti aspetti che io ci creda...Carlottina?" Domandò innalzando un sopracciglio delineato, attirandomi di più verso la sua parte, con il tremore che potesse arrivare Michael da un momento all'altro o Madison.
"Non mi aspetto che ci credi, è così e basta Joshua" lo ripresi assertiva. Mi mandava su i nervi il suo sorrisetto beffardo, il modo in cui ammiccava ed alludeva a cose non vere...o forse lo erano?! Insomma mi dava fastidio.
"Se non ti conoscessi penserei che stai parlando sul serio. Peccato che conosco ogni tuo minimo gesto e linee del viso" rivelò con tono profondo talmente tanto da farmi precipitare dentro quelle parole. Non c'era traccia di divertimento nei suoi occhi più scuri al centro dell'iride azzurra, le pupille apparivano come puntini neri quasi impercettibili, come se fosse stato tutto risucchiato da quel celeste intenso e travolgente, esattamente come la sua vicinanza ed il suo contatto che mi portava sempre più vicino a lui come se fossi stata comandata o soggiogata, ed il mio corpo cedesse ai suoi comandi senza ribellarsi.
"Ch...che vuoi dire?" Balbettai intimidita con una lieve trepidazione. Sgranai gli occhi, mordendomi l'interno del labbro inferiore trascinando la carne morbida con i denti per rilasciarla. Il corpo tremava, ero senza difese.
"Conosco bene i tuoi sorrisi, l'espressioni del tuo volto ed i tuoi sguardi. Te li posso elenca..." non finì di pronunciare quelle parole che mi stavano facendo tremare che la voce di Michael arrivò al nostro udito dall'interno della casa, chiamando il mio nome.
Lo sentii allentare la presa sul mio polso, fino a sfilare le sue dita sentendomi persa senza quel contatto che adesso non aveva neanche più su i miei occhi che avvertivo lucidi e scintillii si propagavano come se avessi perso per un momento la normale visibilità.
"Il tuo principe ti reclama" fece un risolino quasi amaro, mentre non risposi, andando dentro.
Rimasi un attimo strabiliata da quella visione.
Il pavimento era rivestito in parquet Rovere, lungo tutto il salotto, dove filtrava una forte luce dato la vetrata grande difronte. Il divano ad angolo Beige in tessuto con due Chaise-longue ai lati dove davanti era disposto un tappeto di pelliccia finta grigio fumo.
Il televisore affisso sul lato destro del muro fatto in mattoni bordeaux e sotto un camino incastonato.
Mi girai e dietro di me trovai una cucina piccola e confortevole in muratura su i toni del beige e rosa pastello come le piastrelle che ricoprivano il dietro dei fornelli fino al lavabo di ceramica bianco, tenuto impeccabilmente.
Alzai gli occhi scorgendo dei faretti applicati sulle travi. Ed a sinistra una scala in legno ciliegio che conduceva alle camere sopra, esattamente da dove proveniva la voce di Michael.
Salii le scale, scorgendo la sua figura che sbucava dalla camera a sinistra, mentre un'altra era a destra ed in mezzo il bagno. Uno solo?! Un pensiero strano s'insinuò dentro di me con tanto di pelle d'oca, ma scacciai via il pensiero entrando dentro la camera.
Si stava infilando una maglietta nera, quando si girò vedendomi divenire porpora sulle guance, inarcò un sopracciglio divertito. Gli addominali scolpiti perfettamente ed i pantaloni a vita bassa lasciavano intravedere la V ma meno pronunciata rispetto a Joshua.
"Scusa ne ho approfittato per cambiarmi" si scusò con voce pastosa, mentre non doveva scusarsi di nulla. Infondo avremmo condiviso la camera anche se ero titubante su quel fatto ma sapevo che non mi avrebbe mai spinto a fare niente che non volessi.
"Figurati. Noto che hai già scelto il lato" cambiai volutamente discorso per dimezzare l'imbarazzo di poco prima, vedendolo annuire, ripiegando alcune maglie con cura per riporle dentro il borsone nero di cuoio.
"Si. Sono abituato al lato sinistro ma se vuoi posso cederti il posto" ammise pacato mentre dissentii con la testa.
"Andrà benissimo il lato destro" lo rassicurai con un sorriso prima che si scusasse per andare un attimo in bagno.
Mi misi a sedere dal mio lato, toccando con i polpastrelli il tessuto morbido del piumino d'oca di vari colori striati come se fosse stato dipinto con acquerelli sfumati.
Fissai la vetrata dove delle tende color salmone scendevano formando delle pieghe, fermate ai lati solo da una calamita a forma di rosa rossa con brillantini, lasciando intravedere il vetro e le rifiniture bianche.
Due comodini beige erano disposti ai lati del letto ed un baule verde bottiglia ai piedi di esso.
Mi sfilai la giacca di pelle, stendendomi sul letto, voltando il viso nel preciso istante in cui sentii il rumore delle suole di Joshua e svoltare l'angolo per andare in camera sentendo il tonfo rimbombare quando la chiuse. La camera dove c'era lei, magari svestita ad aspettarlo.
Basta Carlotta! La mia vocina protestava. Ma il mio cuore mi sembrava che lo reclamava. Sentimenti idioti!
Mi alzai di scatto, vedendo rientrare Michael che mostrò un sorriso dolce contornato da una leggera ricrescita scura come i capelli.
"Che ne dici se andiamo a farci un giro in motoscafo?" Domandò euforico mantenendo il sorriso a labbra chiuse e distese. Meditai cogitabonda, per annuire subito con veemenza poiché mi ero ripromessa di non badare a Joshua ma pensare solo a Michael che mi fece cenno con il dito che mi avrebbe aspettato al piano di sotto.
Mi piegai sulle ginocchia, aprendo il borsone per prendere un elastico dentro al beauty-case, e farmi una coda. Uscii dalla stanza richiudendo piano la porta, e poggiai il palmo sul corrimano di legno lucido, avvertendo dalla camera di Joshua e Madison delle risate e da quello che potei captare degli ansimi dolci. Premetti le unghia sul legno quasi graffiandolo, per poi scendere tirando su con il naso per ridestarmi e darmi della completa idiota per aver voluto udire e la mia mente accompagnava la scenetta come un film erotico facendomi ribollire il sangue nelle vene.
"Tutto bene?" Mi chiese carezzevole Michael notando probabilmente i miei occhi che maledivo per essere così rivelatori da non celare nessun tipo di emozione.
Scesi gli ultimi gradini mentre lui aprì la porta, e annuii.
"Credo un'allergia. Mi succede spesso in questo periodo dell'anno" mentii spudoratamente stropicciandosi gli occhi per rivolgergli un sorriso più tirato che potessi anche se non se ne accorse.
Volevo sapere che tipo di sorriso avevo, che cosa rivelavano le mie espressioni ed i miei sguardi. Ed evidentemente lui sapeva leggermi bene dentro e furi di me.
Ci avviammo sull'appalto il legno sentendo un fresco venticello accarezzare il viso e far fuoriuscire alcune ciocche dalla coda che mi ero appena fatta, stringendomi di più nella giacca in pelle. Michael sciolse abilmente il nodo del motoscafo, salendo sopra con un balzo per protendere la mano verso di me che accettai, salendo sopra sentendo il rumore dell'acqua e il dondolio del motoscafo, mettendomi piano a sedere intimorita.
"Hai paura?" Più che una domanda suonava come un'affermazione ma il mio scuotere la testa lo fece rasserenare, tirando il filo dietro per mettere in moto. Sentii il rimbombo forte del motore iniziare ad ingranare e lo sciabordare dell'acqua sotto di noi in modo pigro e rilassante, mentre portava con se alcuni ramoscelli e foglie cadute dagli alberi e di piccoli e pungenti pini.
Michael si sedette di fianco a me, iniziando a muoverci con le gambe che tremavano ma il suo palmo poggiato sopra la mia gamba mi fece placare l'ansia.
Girammo avvertendo la quiete assoluta, accompagnati solo dallo scrosciare lento dell'acqua e cinguettii leggeri.
"È un posto bellissimo" girovagò estasiato quanto me lo sguardo, soffermandosi su ogni piccola cosa, su ogni rumore anche quello che arrivava più lontano e debole al nostro udito. Suoni che quando sei assorto nella città non avvertii e non percepisci o semplicemente non ci badi, preso troppo dalla frenesia.
Mentre il tempo in quel posto sembrava fermarsi, come una magia.
Si avvicinò di più a me, rimettendomi dolcemente dietro l'orecchio una ciocca, sentendo il suo polpastrello delicato sfiorarmi la guancia ed attirarmi in un bacio soave ma passionale. Uno di quei baci che non ti vogliono far male ma semplicemente coccolarti amabilmente. Insinuò la lingua vellutata, incontrandosi con la mia lentamente e dolcemente. Infilò piano le mani sotto la mia giacca, cingendomi i fianchi per stare più a contatto stretto con me, mentre le mie mani finirono su i suoi capelli portandogli il ciuffo all'indietro e scoprire quei magnifici occhi così verdi da confondersi con lo spettacolo che avevamo davanti.
Finché non li chiusi, e mi apparve quell'azzurro più chiaro, più scuro, sempre più profondo portandomi a staccarmi anche se in modo lento per non destare sospetti riguardo la mia mente che iniziava a scarseggiare e pensare sempre di più a quell'odioso.
Mi sorrise felice continuando a fare il giro, finché non facemmo rientro in casa.
Entrammo in camera, vedendo Michael distendersi sul letto, mentre tirai fuori la biancheria ed il cambio per darmi una rinfrescata prima di cena.
Entrai nel bagno, iniziandomi a svestire ed entrare dentro la doccia, tirando la tendina sentendo il suono degli anelli di metallo sbattere tra loro, e subito dopo azionare il getto dell'acqua da prima fresca che mi portò ad accapponare la pelle e piano piano più calda.
Lasciai scorrere l'acqua ed il bagnoschiuma, rinvigorendomi, mentre scendeva lenta come carezze morbide sulla pelle. Finché non avvertii la porta aprirsi, ed il mio sguardo sbiancare quando Joshua aprì la tendina sgranando gli occhi azzurri più chiari in quel momento che scivolarono sul mio corpo come incantati, e mi sentii cedere.
Afferrai la tendina staccandola per avvolgermela sul corpo, sopprimendo un urlo che sarebbe uscito strozzato.
"Joshua" lo rimbeccai digrignando i denti con il viso rosso di rabbia e puro imbarazzo.
"Scusa, cazzo. Pensavo eri Madison, non l'ho vista in cam..." lo fermai con un'alzata di mano spiegando una mano davanti a lui per fargli intendere che ero sotto la doccia. Mi spostai da un piede all'altro mentre lo vedevo che si divertiva beatamente a vedermi rossa ed intimidita dalla sua figura che continuava imperterrita a scrutarmi.
"Puoi andare fuori" alzai il tono di voce irosa contro di lui, che alzò le mani incurvando le labbra in modo sfacciato da farmi bagnare ancora più di quanto lo fossi ed avvertendo freddo per le goccioline sul mio corpo e caldo per i suoi sguardi ardenti.
Si girò avviandosi verso la porta, rilasciando piano un sospiro pesante quando si piantò di nuovo con la mano sulla maniglia d'ottone.
"Comunque è trasparente la tendina. Ma niente che non abbia già visto" commentò vittorioso e potevo intravedere ancora il sorriso lascivo con tanto di fossetta, mentre afferrai la boccetta di bagnoschiuma scaraventandola nell'esatto momento in cui richiuse la porta, sentendo il tonfo quando cadde sul pavimento. Quasi come il tonfo del mio imbarazzo, sprofondandoci dentro.
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