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30

Pov. Joshua

Era arrivato il grande giorno, il giorno dell'apocalisse per la precisione. Avrebbero dovuto trasmetterlo in tutti i telegiornali del pianeta terra, ma lo sapevamo solo io e quella spocchiosa di Carlotta. Sapere di andare quattro giorni a Hudson Valley mi eccitava e mi frustava al contempo. Perché? Il motivo era semplice, ci sarebbero stati anche Michael e lei. Quella ragazza che mi faceva impazzire letteralmente in tutti i modi da gli impulsi desiderosi a quelli di puro odio.

L'aveva presa bene il fatto che ci fossi anche io, ma sapevo che stava mentendo. I suoi occhi azzurri e furbi mi dicevano che mi avrebbe fatto passare i quattro giorni più pesanti della mia vita, come se non bastava la sua presenza. Ma sorrisi vittorioso comunque alla rivelazione di Madison. E se voleva la guerra Joshua Wilson gliel'avrebbe concessa con molto piacere, finché non avrebbe sventolato la sua Cara Bandierina bianca.

Mi issai dal letto scalciando le lenzuola, per avviarmi a fare una doccia prima della partenza.
Mia madre si era raccomandata svariate volte di andare piano per quelle strade, poiché mio padre mi avrebbe prestato la sua fedele Peugeot 308 grigio metallizzato che teneva come riserva.

Mi lavai velocemente usando un bagnoschiuma al muschio bianco, l'odore che Madison amava mentre Carlotta detestava facendole salire dei conati, arricciando il naso per la fragranza.
Sorrisi a quel pensiero immaginandomi bene il suo viso quando me lo misi la prima volta, e il suo modo di tapparsi le narici quasi schifata, neanche fosse stato il fetore dell'immondizia.

Mi vestii con una maglia bianca a mezze maniche con dei disegni di palme sopra, un jeans chiaro e le mie fedeli All Star rosse.
Misi dei pantaloni verdi militari, dei jeans neri strappati ed alcune maglie e felpe con il cappuccio dentro al borsone, piegate in maniera scomposta. Non ero certo un tipo preciso. Poiché La poltrona nella mia camera poteva essere scambiata per una pila di vestiti da gettare in lavatrice dato l'ammasso, coprendo interamente la poltrona.

Scesi giù, vedendo mia madre bere uno dei suoi centrifugati o meglio intrugli. Verde e dall'odore sgradevole. Fatto con cetrioli, sedano e barbabietola. Diceva che la depuravano dalle scorie.

Portò sulle labbra il suo beverone, per poggiarlo sul tavolo delicatamente.
"Sei in partenza?" Chiese indicando con l'indice il borsone che tenevo sulla spalla.

Annuii, sapendo che mio padre era già a lavoro perciò lo salutai la sera prima.
"Ricordati delle raccomandazioni Joshua" mi riprese flebile e speranzosa che non facessi il gradasso.

"Dai Ma'. Stai tranquilla, mi conosci" affermai sfoggiandole un sorriso laterale in modo innocuo.

Ridusse gli occhi a due fessure come esasperata.
"Proprio perché ti conosco" elargì risoluta per poi venirmi incontro, con la sua tuta attillata rosa, ed i boccoli biondi raccolti in una coda alta. Probabile che tra poco sarebbe andata a fare la sua corsa mattutina.

"Dai batti il pugno...Jo" imitò mio padre nel tono di voce basso e profondo portandomi a ridere, vedendola chiudere la mano in un pugno per farlo combaciare con il mio e riaprirlo come se fosse avvenuta un' esplosione, così simulai il rumore con le labbra socchiuse in avanti.

Afferrai le chiavi, ed aprii la porta.
"Ti voglio bene" affermai, mentre mi abbracciò, per richiudere la porta alle mie spalle.

Guardai la macchina di Michael fermarsi in quel momento davanti a casa di Carlotta, e subito dopo vederla apparire dalla soglia con un borsone rosa sulle spalle, che prontamente Michael si affrettò ad uscire dalla macchina e prenderglielo per sistemarlo nel bagagliaio.

"Ciao" accennai asettico, mentre Michael si girò richiudendo la bauliera sfoggiando un sorriso.

"Ciao Joshua. Madison?" Domandò innalzando un sopracciglio, non vedendola.

"Devo andarla a prendere" confessai con tono moscio, dirigendomi verso la macchina.

In tutto ciò Carlotta non si prese la briga di salutarmi, evitando il mio sguardo mentre dava un bacio sulla guancia a sua madre che invece mi salutò con un'alzata di mano così come a Michael che ricambiò gentilmente. Aveva sempre quel cazzo di sorriso sul volto. Forse lo aveva fermato con degli spilli ai lati.

"Veniamo dietro di te" mi richiamò la voce di Michael entrando dentro la macchina, vedendo Carlotta accingersi a mettere la cintura, e aggiustarsi i capelli castani.

Entrai in macchina per innestare la prima è partire, fino ad arrivare a casa di Madison. La guardai fuori dalla porta rivolgendomi un sorriso dolce, per trascinare il trolley fucsia più grande di lei, con degli adesivi affissi sopra.

Aprii lo sportello scendendo ed aiutandola, mentre salutò agitando la mano, Michael e Carlotta che erano dentro la macchina dietro di noi.

"Ciao" mi salutò melliflua, mentre l'attirai con il palmo premuto dietro la schiena in un bacio dolce, finché non ci staccammo e salimmo per partire.

Il viaggio stava trascorrendo tranquillo, ogni tanto gettavo un'occhiata dallo specchietto retrovisore per guardare ciò che faceva Carlotta. Sembrava rilassata e cantava armoniosamente con Michael sicuramente qualche canzoncina melensa che passava per radio. Strinsi più forte il volante tanto da vedere le nocche da prima rosee divenire bianche.

Sentii un forte odore di acetone assalirmi le narici, ed aprii il finestrino storcendo il naso e la bocca.
"Ma che cazz..." mi fermai girando il volto verso Madison che si stava mettendo lo smalto con il pennellino con una precisione quasi fastidiosa. Avrebbe dovuto scrivere sul Curriculum: esperta a mettere lo smalto con le curve ed i dossi in macchina.

"Non è che potresti chiuderlo?" Le domandai quasi supplicandola anche se l'odore stava lentamente svanendo nell'aria fresca che entrava dal finestrino abbassato.

Si girò un attimo, non capendo a cosa mi riferissi per poi alzare le spalle.
"È la nuova tonalità della primavera, devo finire di metterlo" rivelò come se fosse stata una cosa di rivelante importanza, mentre non me ne fregava un cazzo, ma lasciai perdere.

Finché non sentii qualcosa sotto la ruota sinistra ed un rumore strano.
Inchiodai la macchina vedendo anche Michael fermarsi con la fronte corrugata.
Scesi in fretta dalla macchina mentre Madison mi richiamò ma non ci badai.

Mi chinai per vedere cosa fosse successo, e toccai con le dita la gomma, appurandomi che si era fottutamente bucata.
Era ovvio che ora avevo tutti i pianeti contro.

"Perché ti sei fermato Joshua?" Domandò Madison scendendo così come Michael.

Mi alzai pulendomi i jeans anche se avevo i polpastrelli macchiati di grigio fumo.
"Si è bucata la ruota" mi grattai la nuca furioso.

"Oh. Mi dispiace" pronunciò abbassando lo sguardo.

"Allora dammi una mano a spingerla se ti dispiace" le spiegai in modo pacato, anche se stavo corrodendo dal nervoso. Alzò le mani voltando il dorso verso di me.

"Ho lo smalto fresco" proclamò scioccata e basita dalla mia richiesta, mentre iniziai ad imprecare mentalmente in tutte le lingue possibile ed anche quelle ancora da scoprire.

"Amico mi dispiace. Madison può venire con me. Vedrai che adesso troviamo un carrozziere" mi rassicurò gentilmente, portando una mano sulla mia spalla mentre annuii speranzoso.

Vidii Madison aprire lo sportello dietro scivolando dentro, e Michael sul lato del guidatore. Iniziai a spingere con tutte le forze, digrignando i denti per poi notare due mani poggiarsi iniziando a spingere con me.

Mi girai e sgranai gli occhi nel vedere Carlotta, spingere, concentrandosi.
"Smettila di guardarmi e spingi" mi rimbeccò ispida, continuando a tendere i bracci e spingere insieme a me.

"Come siamo pretenziose" la ripresi beffardo, incurvando le labbra in modo seducente ed un sopracciglio innalzato.

"Deficiente" affermò tagliente tentando di sopprimere un sorrisetto.

Ed anche se aveva utilizzato un tono freddo era scesa per aiutarmi, stava spingendo con me la macchina per non lasciarmi da solo. Non sapevo come sentirmi ma ero compiaciuto ed immensamente felice nel guardarla con me, mentre Michael andava piano stando al nostro passo. Fortuna volle che nessuno passasse per quelle stradine immerse nel verde.

"Perché mi aiuti?" Le domandai sornione, anche se manteneva lo sguardo in avanti.

"Per scopi puramente personali. Non sarai ne te..." si fermò per esalare un respiro, con il fiato corto.
"Ne Madison a rovinarmi questi quattro giorni" terminò riprendendo ossigeno, ed ero sicuro che il suo cuore pompasse quanto il mio per lo sforzo.

Girovagai con lo sguardo finché non scorsi un uomo sopra un trattore rosso.
Mi fermai andandogli in contro, mentre Carlotta si parò una mano davanti agli occhi come per proteggersi dai raggi del sole e vedere dove andassi.

"Salve" lo chiamai avvicinandomi di più, notandolo girarsi con un sorriso sbieco. Aveva i capelli ricci brizzolati e il volto smunto ed infossato. Tanto da mettere paura anche ad uno spaventapasseri.

"Non è che saprebbe dirmi se c'è un carrozziere da queste parti?" Alzai il tono di voce, nel mentre si fermò annuendo con un cenno del capo.

"Certo figliolo. Si trova cento metri più avanti. È un capannone rosso e mal messo ma fa miracoli Robin" parlò come se lo conoscesse da una vita, e probabilmente era così piccola la cittadina che si dovevano conoscere bene.

Lo ringraziai con un sorriso girandosi tornando verso il trattore mentre vidii Carlotta avanzare nella mia direzione.
"Allora?" Chiese frettolosa attendendo una risposta per tornare verso la macchina.

"Abbiamo la soluzione. Spingi" aggiunsi ammiccando verso di lei per l'allusione che feci, portandola ad alzare gli occhi e sbruffare anche se notai un lieve sorriso formarsi, comprese le guance rosse.

Vidii sul lato sinistro il capanno del quale mi parlava il signore sul trattore, fermandomi un po' più avanti poiché vi era l'erba.
"Vieni" feci un cenno della testa verso Carlotta che alzò la mano in direzione di Michael per fargli intendere di aspettare.

"C'è nessuno?" Entrai sentendo le suole far scricchiolare le travi in legno. Mi guardai intorno, spostandomi il ciuffo all'indietro madido di sudore, tanto da farmi prudere come spilli infilzati.

Finché notai un'uomo scivolare da sotto una cabriolet rosso sgargiante, con una taglierina in mano.

"Ciao. In cosa posso esserti utile?" Si alzò, strofinandosi le mani alla tuta larga celeste con uno stemma giallo, rivolgendo un sorriso cordiale a Carlotta.

"Il mio amico ha bucato la ruota della macchina, e volevamo sape..." la bloccò con un cenno della mano alzata ed un assenso della testa calva.

"Certo. Che macchina è ragazzo?" Si pulì le mani di nuovo notando il grasso nero che le ricopriva, indicandogliela con l'indice.

"Ci vorrà al massimo quattro giorni per farmi arrivare quel tipo di gomma, ma dopo sarà apposto." Mi spiegò mentre tirai un sospiro di sollievo che tenni celato fino a quel momento.

"La ringrazio" spiegai la mano verso di lui che rifiutò mostrandomi con un sorriso i palmi sporchi.

Mentre io e Carlotta scoppiammo a ridere. Ed in quel momento poteva non esserci nessuno perché i nostri occhi brillavano di gioia. Gli lasciai le chiavi ed un acconto, per andare verso la macchina di Michael.

Entrammo dentro, mentre Madison cantava a squarciagola una canzone dei Maroon 5, con gli occhi chiusi.

"Grazie Michael per accompagnarci" rivelai aggiustandomi il borsone accanto a me.

Si girò sorridendo.
"Non dirlo neanche per scherzo" mi riprese bonariamente prima di ripartire.

"Scusa se non ti ho aiutato" si scusò Madison poggiando il volto sulla mia spalla, alzando gli occhi per incontrare i miei.

"Tranquilla" cercai di rassicurarla, mentre Vidii Michael portare il palmo verso il dorso della mano di Carlotta, che teneva sopra il pantalone celeste.

"Sei dolcissima" affermò con voce carezzevole, e dovetti ingoiare un magone e reprimere certi istinti.

"Come l'orticaria" proclamai a bassa voce fingendo una tosse, ma Carlotta si girò con sguardo truce verso di me, per innalzare come sempre con una finezza unica il suo dito medio vestendosi di un sorriso vittorioso a labbra serrate all'insù. Mi portai una mano sul cuore come ferito, increspando le labbra in un sorrisetto sfacciato, prima di vederla rigirarsi scuotendo la testa.

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Si può scegliere dove andare quando hai due direzione per deviare. La ragione ti porta a rifare ciò che il cuore non fa pensare. Quante domande ti sei posto guardando il cielo, una distesa di stelle, mi coprirà come un telo.

Quante parole hai gettato al vento rimangiandole come veleno. Quando non c'è traccia di pentimento allora era uno sbaglio lecito.

Stanotte ammira con me questo spettacolo stellare, non frenarti non andare. Sei la mia riabilitazione, il mio sorriso sincero in un mondo fatto da maschere di finzione.

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