27
Pov. Carlotta
Scendemmo dal treno, per tornare in quel presente che stavo iniziando a detestare. Prendemmo un pullman che ci fermasse vicino alla sponda orientale, vedendo la marmaglia di gente che accalcava i pontili, prendendo posti. C'erano dei motoscafi in acqua che spruzzavano colorante vegetale di un verde sgargiante quasi smeraldo ricoprendo piano piano la superficie del fiume che divenne totalmente una distesa verde, che ti affascinava e ti lasciava incantato da quella visione.
Guardai il fiume, sorridendo. Era magnetico uno spettacolo bellissimo. Ad un tratto mi girai per chiamare Joshua, quando mi ricordai che lui non c'era e non era qui a vedere questa visione con me. Se l'avessi urlato ad alta voce probabilmente mi avrebbero preso davvero per pazza. Mio padre e Brian sembravano dei bambini, mentre mia madre e Maggie lo guardavano affascinate quasi quanto me.
Finché non sentii una voce conosciuta alle mie spalle portandomi a girarmi. Guardai quel matto adorabile di Paul. Lo consideravo come mio zio anche a lui. Poiché lo vedessimo poco ma per alcune feste su univa. Portava un capellino di feltro nero con una striscia grigia. Una camicia rosa fosforescente sotto ad una giacca nera ed un jeans. Solo lui poteva essere così eccentrico. Mentre scorsi anche Gavin che portava in braccio il bambino che avevano adottato dopo essersi sposati a Barcellona. Lo avevano chiamato Igor. Era biondo chiaro con dei riccioli morbidi e due occhi color miele da far morire. Dolcissimo e bellissimo. Stringeva le manine piccole sulle spalle possenti di Gavin, che cercava di non fargli cadere dal piede la scarpina azzurra della Nike.
Benché avesse quattro anni forse lo trattavano ancora con un po' troppa premura. Sembrava un bambino sveglio senz'altro.
Lo vidii arrivare verso di noi sgargiante, simulando,
"le mie fantastiche donne. My Dears siete divine" ci schioccò un bacio sulla guancia guardando poi Anthony e Brian che ridevano su qualcosa.
"I fustacchioni peggiorano con gli anni. Diventano dei bambini, mentre tu sei un fiore Carlotta. E il bel Joshua?" Proclamò guardando me e poi Maggie. Mi morsi il labbro facendo finta di guardare altrove.
"Non è voluto venire quello squinternato di mio figlio. In compenso ho aggiunto Brian al suo posto" guardò suo marito di tralice, scuotendo la folta chioma bionda, mentre mia madre scoppiò a ridere.
"Non posso certo parlare del mio" alzò le spalle, mentre annuii. Mio padre era sempre stato così un po' bambinone ma era un padre fantastico di sicuro.
Andai verso Gavin salutandolo, per farmi dare in collo Igor, che mi sorrise, mettendomi le mani sul viso.
"Ciao piccolo. Ti piace il fiume?" Lo strinsi forte a me vedendolo sgranare i grandi occhi miele mentre gli spostai dei riccioli biondi difronte al viso.
"Si. Ma...come fa a essere vedde?" Mi domandò girandosi verso di me, sciogliendomi con un caloroso sorriso. Ancora forse non aveva imparato bene a pronunciare le parole ma lo capivo perfettamente.
Lo guardai con un sorriso furbo, per poi assottigliare gli occhi e riaprirli come se avessi fatto un incantesimo.
"È una magia" gli confidai come se fosse stato un nostro segreto, vedendolo battere le mani entusiasto.
Mi tornò in mente Joshua. Vedemmo la foto per il giorno di San Patrizio, vedendo il fiume colorato attraverso lo schermo del computer.
Gli domandai come fosse possibile. Non arrivavo a pensare che delle bombolette e coloranti potessero essere sparsi per tutto il fiume.
Mi guardò con un'alzata di spalle, e lo sguardo di chi ti prende in giro perennemente come era solito fare.
"È una magia Carlottina" rivelò come se ci avessi potuto abboccare a quella sua rivelazione. Ma forse mi piaceva pensare che le magie esistevano.
Feci un video prendendo il cellulare. Mostrando il fiume smeraldo, e girandolo verso di me per far salutare Igor con la manina sorridente, mentre esclamai un "ciao". Chiudendo la registrazione.
Decisi che se non era venuto almeno avrebbe condiviso in qualche modo quel momento. Anche se probabilmente non voleva sentirmi, questa volta ragione e sentimento andavano di pari passo ed anche a braccetto.
Aprii la chat con Joshua inviando il video, e scrivendo sotto le prime parole che mi venissero in mente.
Joshua odioso
Ciao Joshua. Mi sei mancato oggi in questa giornata in "famiglia". Non sei mai mancato a nessun evento anche quello più bizzarro. È vero non ti sopportavo quando mi prendevi in giro tutto il tempo. Ma quando sono salita sul treno per venire qui, quando volevo avere qualcuno con cui condividere il momento che l'acqua è divenuta MAGICAMENTE verde, tu non eri qui, a farmi ridere o sbruffare con qualche battuta idiota. Non eri qui per ammirare con me la bellezza di questo spettacolo e gioirne insieme. Ti scrivo questo con il video allegato, così anche se non ci sei saprai di aver visto come colorano il fiume, anche se per me rimane una MAGIA. Ti voglio bene Joshua. Sul serio...forse...niente. Ci vediamo spero.
Lo inviai con le mani tremolanti e le palpitazioni a mille. Rilessi il messaggio svariate volte, avendo paura anche di cedere ad un pianto. Così inviai.
Aspettai vari minuti con gli occhi incollati allo schermo, vedendo apparire le spunte blu cinque minuti dopo. Attesi altri minuti, mentre camminavano, ogni tanto controllavo. Ma non ricevetti risposta, abbandonandolo dentro la borsa con le mie speranze.
Andammo a giro per negozi, mentre Maggie sembrava provarsi l'intero negozio. L'amore per la moda non l'aveva mai abbandonata, mentre mia madre mi spronava a provarmi un vestito color carne lungo, che sembrava più una sottoveste, con un scollo vertiginoso e le spalline talmente sottili da sembrare invisibili.
"Dear ti starebbe da favola. Provalo" mi scosse la voce squillante di Paul, mentre gli feci una smorfia arricciando il naso come in disapprovazione.
"No zio Paul. E poi non saprei quando mettermelo" ammisi, toccando la stoffa del vestito che sembrava quasi seta.
"Quando mi chiami zio Paul mi fai scoppiare il cuore di gioia. Forse per qualche ragazzo. Non c'è nessuno che ti piace?" Iniziò a domandare a raffica quello che voleva sapere da quando ci eravamo visti. Amava sapere sempre tutto ed adorava che gli raccontassimo le "news" come le chiamava lui.
Presi il vestito dalla gruccia, dissentendo con la testa.
"Non particolarmente. Cioè si c'è uno con cui mi frequento, è complicato ecco" sviai il discorso vedendolo innalzare un sopracciglio su quei grandi occhi azzurri.
"Forse non ti piace così tanto. A me puoi raccontare tutto Dear" proclamò mentre ero dentro al camerino, provandomi il vestito che era bellissimo.
"Non ti sai neanche tenere un cecie in bocca zio. Come vi sembra?" Parlai verso mia madre e Paul, mentre Maggie era ancora a provarsi una quantità industriale di vestiti facendo impazzire letteralmente la povera commessa che ci guardava come per dire -portatemela via di qui- e forse provavo anche compassione quasi, dal suo sguardo. Sorrisi girandomi di nuovo verso Paul che si alzò spiegando una mano verso la mia figura.
"Lo prendiamo. Un regalo di zio Paul" mi strizzò l'occhiolino mentre abbassai lo sguardo divertita.
"No Paul. Non posso accettare" affermò mia madre, mentre lui la redarguì con uno sguardo che non ammetteva repliche.
"A tua madre ci vuole più sesso" mi bisbigliò mentre pensai che lo avessero sentito tutti, divenendo improvvisamente rossa sul volto.
"Oh caro. Quello lo faccio anche troppo" proruppe mia madre con uno sguardo ammiccante e voce suadente. Mio dio. Portatemi via.
"Mamma" affermai imbarazzata corrugando la fronte, per rintanarmi nel camerino e cambiarmi.
Se non altro era stata una giornata movimentata.
Pov. Joshua
Avevo tentato di parlarle, ma come sempre commettevo l'errore di far fuoriuscire il mio lato da stronzo, allontanandola. Era qualcosa che non riuscivo a reprimere, sopprimere. La vedevo davanti a me e l'unica cosa che sapevo fare era stuzzicarla. Mi mandava nei matti, ne ero convinto, cazzo.
Il giorno dopo saremmo dovuti andare a Chicago. Non avevo voglia, non volevo vederla e sentirmi di nuovo così perso e spaesato. Le nostre frecciatine erano andate ben oltre, e non sapevo se mi sarei controllato in presenza dei miei. Stava diventando una dipendenza che dovevo finire. Non esisteva un cerotto o una cura alternativa. Come ogni cosa dovevo metterci forza di volontà.
Il vederla baciarsi e ridere in macchina con Michael. I loro sguardi dolci. Non potevo pensare che non aveva ascoltato le parole della canzone. Forse non voleva ammetterlo. Sapevo che l'avevo colpita e scombussolata, lo vedevo nei suoi occhi che si confondevano con i miei.
La mattina stessa, guardai fuori dalla finestra, scostando la tendina. Il suo volto girato verso la porta di casa mia con sguardo malinconico. Sarei voluto scendere e baciarla. Dirgli che ci sarei stato ma che non sapevo bene come comportarmi. Così decisi di richiuderla e buttarmi sul letto. Dopo un po' sentii la vibrazione del cellulare, sperando che fosse Carlotta che mi chiedesse che fine avevo fatto, mentre appurai che era Madison. Certo ero felice che era lei, ma speravo in Carlotta e non sapevo neanche il perché, ormai non sapevo più nulla.
Mi scrisse se oggi ci saremmo visti e la invitai a casa mia.
Bussò alla porta un'ora dopo, aprendogliela. Mi sorrise raggiante mostrandomi il sacchetto di carta con del cibo cinese dentro.
"Non credo che siamo dei grandi cuochi quindi..." Lasciò la frase a metà stirando un sorriso imbarazzato, mentre mi grattai la nuca sorridendo.
"Io non di sicuro. Vieni" la invitai ad entrare, prendendo la busta dalla sua mano poggiandola sul tavolo di legno.
Parlammo della serata e di come suo zio fosse rimasto colpito. Al contrario di una persona pensai.
"Ti vuole rivedere presto al locale. Se vuoi" rivelò, prendendo un pezzo di pollo alle mandorle.
"Sarebbe fantastico. Non so se ti ho ringraziato abbastanza" ammisi, vedendola alzarsi e posare le bacchette sul tavolo, avvicinandosi a me.
"Sì ma forse non come avrei voluto" bisbigliò al mio orecchio, facendo scendere la mano dal mio petto fino al mio membro, rimandandole un sorriso sfacciato.
"Torno subito" affermai sincero, andando un attimo in bagno. Potevo scordarmi di quella spocchiosa per un giorno, e tornare ad essere tutto normale. Tornai di lá, vedendo Madison solo in intimo, appoggiata allo stipite della porta con l'indice tra le labbra, nascondendo un sorriso.
Le andai in contro, stringendola a me, facendo scontrare il suo reggiseno rosa che comprimeva il seno, contro il mio torace mentre mi alzò la maglia per sfilarmela dalla testa.
La presi per i fianchi, facendo combaciare le nostre labbra. Sentivo l'urgenza di perdermi dentro ad altri pensieri, dentro altre emozioni che non comprendevano lei, dove per lei non c'era spazio.
L'accompagnai in camera mia, distendendola sul letto, mentre le gattonai sopra. Quel letto dove avrei voluto vedere Carlotta, dove adesso ci vedevo bene Madison.
La bacia dolcemente, mentre scesi giù, dandole dei teneri baci sul l'interno coscia per assaggiare la sua intimità, muovendo la lingua dentro di lei. La vedevo ansimare forte e stringere le palpebre in preda all'eccitamento, finché non mi tirò su baciandomi in modo passionale. Mi fece sfilare il preservativo, mettendomelo, spingendo piano dentro di lei. Lasciando ogni pensiero fuori da questa stanza. Beandomi solo della sensazione che provavo, e dei nostri baci.
Quando andò via dopo aver visto un film ed aver riso, fecero ritorno i miei genitori, scontrandosi in quel momento con Madison.
"Salve" proclamò imbarazzata girandosi verso di me, mentre mia madre lasciò la borsa sul divano, facendole un sorriso per poi scuotere la testa nella mia direzione. Cazzo! Mi sarei aspettato una ramanzina, mentre mio padre sorrise prima a lei e poi a me, ricambiando il suo sorriso. Ero senza dubbio uguale a lui.
"Ciao Cara. Joshua ci ha parlato di te. Non sentirti in imbarazzo. Torna quando vuoi" le disse gentilmente mia madre, mentre lei annuii salutandoci, ridendo nella ma direzione.
Quando chiusi la porta vidii sul volto di mia madre formarsi una smorfia di disappunto.
"Avevo delle cose da sbrigare. Dovevi fare delle cose urgenti immagino" mi riprese duramente, imitando il mio tono sulla prima frase quasi svogliato e scocciato.
"Maggie, lascialo stare, era carina l'amica" mi difese mio padre mentre sbruffai portandomi una mano sul ciuffo biondo per tirarlo indietro.
"No Brian. Qui non voglio ragazze che gironzolano per casa. Era un evento di famiglia e lui..." La bloccai, sovrastandola in modo pacato ma scorbutico.
"Eventi del quale non me ne frega un cazzo. Del quale non mi è mai importato nulla. Sono amici vostri ma non devo per forza venire con voi" sbottai irruente, prima di salire in camera ed afferrare la mia chitarra, quando guizzai lo sguardo verso la camera di Carlotta, vedendola intenta con la matita tra i denti a pensare a qualcosa da scrivere, con gli occhiali da vista sul viso. Bella anche così, un tuffo al cuore ogni volta che la vedevo e non dovevo provare quelle cose che mi portavano a volerla sentire in ogni fibra. Finché non incrociò casualmente il mio sguardo lasciandomi scappare un sorriso che non ricambiò, distogliendo lo sguardo per tornare su i libri. Forse l'avevo commessa grossa ma non si era preoccupata neanche lei di mandarmi un messaggio, poiché sul mio cellulare non c'era nulla. Tornai a suonare un motivo e forse questo rappresentava il mio stato perfettamente.
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