26
Pov. Carlotta
Il suo sguardo duro, le sue parole fredde mi erano arrivate come una secchiate gelida in pieno viso. Non avevo ribattuto alla sua rivelazione. Sentivo che qualcosa si era spezzato di più. Il problema erano state le parole della sua maledetta canzone che risuonavano dentro di me, rimbombando in ogni parete del mio corpo. Perché mi avevano colpito nel profondo, perché si poneva le stesse domande che mi facevo anche io, non aveva risposte non ne avevo neppure io.
Era come se fossimo stati un una bolla di sapone, dove le nostre emozioni si trasferivano su quel palco, dove occhi di altre persone non arrivavano su i nostri sguardi pieni di un'emozione che non avremmo mai ammesso. Non la conoscevo neanche io quella strana sensazione che mi apparteneva ogni volta che mi trovavo vicino a Joshua. Se prima era un'amicizia dove puntualmente arrivavamo a prenderci a parole scontrose ma dette bonariamente, ora cos'era? Cosa c'era che mi faceva tremare come una foglia mossa dal vento ogni volta che mi toccava o mi guardava? Anche semplicemente se mi parlava con voce rauca e possente. Lui faceva vibrare le mie corde meglio di quella chitarra, ero il suo plettro e poteva farmi scivolare in ogni tasto che voleva.
Era meglio arrendersi. Attenersi a tutto ciò che volevo. Poiché quella sera stessa ero stata accompagnata a casa da Michael.
"Una bella canzone non trovi?" Mi chiese mentre guardavo le mie dita intrecciarsi e le mie ginocchia serrate su quel sedile di pelle.
"Uhm...si" mi riscossi un attimo, scuotendo la testa per alzarla verso il suo sguardo corrucciato, che alla mia affermazione si tramutò in un sorriso rilassato.
"Non sembrava proprio adatta a Madison. Comunque non sempre si scrivono canzoni che rappresentano lo stato d'animo di chi le canta. Non trovi?" Domandò facendosi una sua logica mentale, che non faceva una piega ma una La dove fare io, poiché sapevo benissimo che quella canzone era rivolta a me, e sicuramente neanche Madison aveva colto bene il significato. Benché fosse stata tutto il tempo a guardarla con occhi limpidi e a battere mani e piedi ad un ritmo scoordinato.
Decisi comunque di alzare le spalle e convincermi anche io che fosse stato almeno una piccola briciola così.
Quando arrivammo sotto casa, il respiro sembrava fosse rimasto sigillato in qualche parte remota del mio corpo ancora frastornato e scombussolato. Come se fossi stata uno shaker.
"Corsa terminata. Ci vediamo, ok?" Spense la macchina ed insieme i miei pensieri per tornare lì su quel sedile con i suoi occhi verde bosco che mi scrutavano e ammaliavano anche.
Poggiò una mano sulla mia guancia fresca mentre annuii, per attirarmi verso di lui e scostarmi con un movimento delicato i capelli dal viso per vedere meglio i contorni del mio volto.
"Sei bellissima Carlotta. Mi dispiace solo di aver aspettato tutto questo tempo" soffiò profondo ma mellifluo quelle parole, che sembravano scosse dolci ma certo non facevano l'effetto di una lavatrice ad alta velocità dentro di me.
"Meglio tardi che mai" dissi di rimando portandolo a sorridere ed acconsentire, prima di dividere le distanze e spazzare le mie incertezze, trascinandomi in un bacio più caldo, più passionale, un bacio che sembrava volesse portarmi completamente dentro di lui, per far combaciare i nostri pensieri e sentimenti. Mi lasciai travolgere, perché era quello che necessitavo. Michael era ciò che avevo aspettato da troppo.
Finché non ci staccammo, ma prima che aprii lo sportello ed il mio stivaletto potesse toccare l'asfalto mi fece rigirare, baciandomi di nuovo portandoci a ridere in simbiosi sulle labbra.
"Prometto che adesso ti lascio andare" sussurrò con voce flautata e delicata, sfiorandomi con il naso la mascella.
"Va bene" affermai dolce, prima di sorriderci scendendo dall'auto e vederlo ripartire.
Attraversai la strada finché non sentii dietro di me lo stridulo delle due ruote che avrei riconosciuto sempre.
"Cenerentola rincasa a mezzanotte. È risaputo" aggiunse l'ultima parola più per lui che per il mio udito che voleva nascondere di aver sentito il sto tono beffardo ma al contempo cupo.
Mi girai con le labbra incurvate in un sorriso.
"Non tutti sono dei perfetti principi. È risaputo" elargii, prima di attraversare, ma la sua mano stretta intorno al mio polso mi portò a girarmi. Le fiamme divampavano ed un'estintore forse non avrebbe fatto dei grandi miracoli.
"Come è risaputo che certe cenerentole sono spocchiose ed altezzose" mi rimbeccò con il mio stesso tono di sfida e sarcastico.
Lo guardai negli occhi piegando leggermente la testa all'indietro per non essere troppo vicina al suo viso.
"Anche certi principi è risaputo che sono degli stronzi patentati. Sbruffoni, presuntuosi" gli stilai una piccola lista, in caso si fosse dimenticato che anche lui aveva le sue doti.
Mi strinse di più a lui, come se avesse avuto paura che sarei scappata, ed il primo pensiero era quello che formulai, ma le sue braccia forti erano qualcosa che mi tenevano legata, ed il suo calore corporeo che emanava.
Il suo palmo aperto premeva contro il mio fondoschiena facendomi aderire al suo torace, mentre con l'altra mano salì verso il mio collo, solleticandolo fino alla nuca. Sentivo dei brividi salire e scendere come un'ascensore.
Si avvicinò di più, e sentivo i nostri respiri confondersi, i nostri occhi guardarci in modo sensitivo come se la cosa che pensava lui l'avvertivo anche io. Il forte desiderio. E il grande dilemma del perché?!.
Strusciò la mia mascella immobile con la sua calda, mandandomi elettrizzazioni.
Sfiorò con le labbra calde il mio lobo che sembrava un ferro da stiro rovente, finché non pronunciò,
"Lo vedi? Il tuo corpo...mi vuole" il suo tono caldo ed avvolgente. Avrei rischiato un incendio imminente.
Aveva anche la presunzione di ammettere ciò che era vero. No! Carlotta ovvio che non era vero. Sbruffone!
Mi staccai bruscamente dalla sua presa, vedendo il suo sorriso laterale, incredibilmente sexy quando odioso, alzando con molta galanteria da vera cenerentola il dito medio verso di lui, prima di aprire casa e richiudere la porta vedendolo sorridere. Stronzo!
La luce calda del mattino era un inferno per me. Un nuovo giorno, una nuova domenica passata con Maggie, Brian e lui.
Non avevo voglia di vederlo. Aveva scherzato con me ieri sera, ma il tono che avevano usato nel locale era stato una lastra su cui sarei scivolata procurandomi ferite. Le parole della sua canzone erano ancora lì nitide tra i miei ricordi. L'unica cosa che ricordavo della serata erano quelle parole. Tra indecisione, sicurezza, ed incomprensioni. Era il testo più bello che la mia anima potesse imprimere.
Mi lavai svogliatamente, come il turno per vestirmi. Mi feci una treccia veloce, guardandomi allo specchio con una faccia angosciata e se mi avesse visto una tribù africana mi avrebbe chiamato sicuramente -viso pallido.
Scesi le scale, vedendo mia madre riempire la borsa freezer con tramezzini avvolti nella carta stagnola e borracce.
"Dove passeremo allegramente, San Patrizio?" Domandai appoggiandomi allo stipite della porta, con un sarcasmo che evidentemente mia madre non afferrò, poiché si girò elargendo un sorriso smagliante, continuando a mettere tramezzini per un esercito intero.
"Chicago. Dovremo prendere il treno. In macchina ci mettiamo troppo. Tuo padre è Brian vogliono vedere il fiume divenire verde. Peggio dei bambini" constatò mia madre scuotendo la testa, facendosi dei tipici monologhi da sola, mentre mi accasciai con la testa contro il muro freddo.
Finché non fummo tutti pronti. Vidii uscire di casa Maggie e Brian, salutandoci.
Rimasi a fissare la loro porta come se mi avessero messo un pendolo davanti agli occhi, aspettando Joshua. Perché poi speravo di vederlo?!
"Possiamo andare. Joshua non viene, ha detto che aveva delle cose da sbrigare" guardò me Maggie, mentre mi riscossi, con uno sguardo del tipo -cosa mi nascondete?-
"Niente" sbottai senza pensare, vedendola incurvare un sopracciglio mentre mia madre mi guardò con il tipico sguardo del -che cavolo dici?-.
Stavo seriamente diventando pericolosa per la mia sanità mentale.
"No, niente nel senso. Niente, va bene...andiamo" formulai delle risposte a casaccio, mentre ci avviammo verso la stazione con la macchina.
Non mi spiegavo perché Joshua non fosse venuto. Questa cosa mi faceva sentire...triste. Era vero ero triste. Per quanto Joshua fosse insostenibile era la persona che avrei voluto vicino in ogni momento. Non aveva mai saltato San Patrizio. Nessuna festa in famiglia. Lo dovevo preannunciare che dalla sera prima non si sarebbe risolto ma si sarebbe sgretolato di più ciò che avevamo. In parte forse l'avevo voluto anche io. Ma non si sbaglia mai in uno.
Ed anche se il sole riscaldava la pelle, non potevo dire lo stesso, al mio interno. Ero agitata, mi graffiavo debolmente i polpastrelli con le unghia. La voglia di prendere il telefono e scrivergli era forte, ma se aveva deciso di non vedermi forse non voleva neanche sentirmi. Il problema era mio, ero la sua causa. Sicuramente sarebbe andato da Madison.
"Aveva cose da sbrigare" mi ripetei mentalmente. Certo, con Madison. Poteva importarmene? No! Eppure questo senso di vuoto proprio in mezzo allo stomaco non lo capivo, era qualcosa che mi lasciava un retrogusto strano. Ero un'incompresa con me stessa. E dire che non mi mancavano le sue battutine irritanti sarebbe stato mentire.
Come ora che eravamo seduti sul treno, sembrando la famiglia Fantozzi per entrare e passare tra le valigie delle persone che le mettevano proprio sul corridoio; non sapendo che forse esisteva anche il portabagagli sopra le loro teste.
Mi lasciai andare contro il poggiatesta in tessuto, tirando fuori dalla borsa gli auricolari per spegnere il mondo fuori. Ascoltai delle canzoni malinconiche, forse il mio stato d'animo era così. Ed invece dovevo sentirmi felice. Avevo tutto ciò che volevo, ma di solito quando abbiamo tutto ci rendiamo conto che quel tutto non è esattamente quello che volevi.
Scorsi delle foto quando trovai dei video con Joshua. Pigiai sopra prima che la mia mente connettesse, il mio indice fece tutto da solo spinto da una forza di gravità maggiore che non c'entrava con la logica.
-Allora, ciao a tutti. Stiamo andando a carnevale, dove io....mi sono vestita da principessa.
Girai il video verso di me, sorridendo verso la mia figura ed il vestito celeste che sembrava più una fata turchina.
-Mentre questo esemplare...
Sospesi indicando Joshua, che si parò una mano di fronte per non essere scocciato, mentre tentavo di levargliela.
-Dai. Dicci da cosa ti sei vestito.
Lo supplicai mettendo su un broncio che lo portò a sbruffare avvicinando il suo viso verso la fotocamera del cellulare mettendo in mostra i suoi occhi azzurri che mi portarono a scalpitare in quel momento.
-Dal tuo peggior incubo.
Affermò con un ghigno divertito che solo ora mi rendevo conto quanto fosse seducente in ogni cosa che diceva o faceva.
-Non ho bisogno di travestimenti. Li trovo ridicoli, preferisco essere me stesso tutto l'anno.
Aggiunse, ammiccando nella mia direzione mentre emisi un verso.
-Vuoi dire da odioso?!
Lo rimbeccai, mentre annuii facendo spallucce, soffiandomi il cellulare di mano, iniziando a fare un monologo da solo, mentre si vedeva la mia mano che tentava di riprendere il cellulare vana.
Risi a crepapelle, mentre i miei mi guardavano, ma non li degnai perciò ripresero a parlare con Maggie e Brian.
-È un'altezzosa insopportabile. Ma l'adoro. Non diteglielo o si monta la testa.
Si piegò, parandosi una mano di fronte, mentre mi ricordai che mi ero allontanata sul sedile sbruffando e guardando fuori dal finestrino aspettando che mi rendesse il telefono.
Sbattei le ciglia, vedendo subito dopo una goccia cadere sul suo viso, allargandosi sul display, mentre finii il video, che non avevo mai visto per intero, non ascoltando quelle parole.
Mi sentii attraversare da un'emozione indescrivibile. Non sapevo come definirla. Scacciai via con la manica la lacrima che aveva bagnato il cellulare, guardando il tragitto del treno, specchiandomi a quel vetro.
Sicuramente se era con me mi avrebbe detto qualche frase per farmi ridere ed infuriare. Ed invece ero completamente sola perché senza di lui mi sentivo così. Non c'era un senso logico, ciò che non puoi spiegare lo puoi solo vivere.
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