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25

Pov.Joshua

Mi ero svegliato con il mio braccio che cingeva le sue spalle ed una mano a sfiorare il suo seno coperto da un maglioncino. Come ci era finita qui? Ero sicuro che L'avevo lasciata fuori. Era tornata per fare ciò che le avevo domandato. Dormire con me. Mi sporsi leggermente, vedendo come dormisse beata. I capelli lunghi castani sparpagliati sul mio cuscino, le lunghe ciglia ad incorniciare quei meravigliosi occhi azzurri che teneva serrati nelle palpebre, le labbra carnose ed il volto rilassato e perfetto.

Era stato splendido dormire con lei, il suo odore di susina era lì a ricordarmi delle parole che le avevo detto la sera prima. Non ero pienamente lucido ma le cose che le avevo rivelato erano del tutto vere, sapevo che con l'alcol avrei sempre detto la verità. Ma quando mi chiese se era una prova non mi tirai indietro, non ebbi la forza di dirle "no è ciò che provo ogni volta che ti vedo ultimamente", acconsentii e basta, e forse la mia lucidità scarsa mi aveva aiutato più del dovuto.

Ma si era spinta nella mia camera ed ero contento di ammirarla. La fissai come se fosse stata un'apparizione stupenda, sentivo ancora la testa girarmi, ma mi alzai stando attento a non svegliarla.
Mi sedei sulla sedia blu girevole, chiudendo un po' di più la tendina e presi un foglio bianco ed una penna. Ero stato tanto a pensare a quelle frasi che ora mi era apparsa tutta la canzone in mente compresa la melodia. Iniziai a scrivere senza freni. La penna faceva tutto da sola come se avesse vita propria.

Finché non sentii un colpo di tosse dietro le mie spalle. Mi girai vedendola rizzarsi sullo schienale imbottito del letto, premendo la schiena contro di esso.
L'aria assonnata e le guance rosse, il
Modo di mordersi delicatamente il labbro in imbarazzo.

Poteva farmi questo effetto la ragazza che tanto era insopportabile?! Poteva essere diventata la mia ispirazione, il mio sbaglio, e la cosa di cui non riuscivo a farne a meno? Non riuscivo a non litigare, a non desiderarla. Non sapevo nemmeno più io dove sbattere la testa. Confusione totale.

Quando la presi sul letto vedevo i suoi occhi chiudersi in preda all'eccitamento, i nostri ansimi. La mia durezza che premeva contro la sua intimità pulsante. Dio, se l'avrei voluta. Mi aveva fatto rimanere a bocca asciutta, basito. Mi aveva ridato la stessa medicina solo che la mia era vera, ma anche la sua forse. Non credevo che fosse stata semplice ripicca, lo leggevo nei movimenti del suo corpo agitato ed irrequieto. Nei suoi occhi cristallini dove appariva desiderio irrefrenabile. E forse avevamo evitato davvero lo sbaglio più grande.

Mi ero reso conto che mi ero spinto troppo oltre forse con le parole. Avrei dovuto parlarle, ritornare ad essere quei due di prima. Che si volevano bene e si detestavano a modo loro. Il nostro giocare, le nostre risate, il prenderci in giro e lo stuzzicarsi. Mentre ora sembrava diventato solo un mucchio di paglia in fumo, e non sarebbe rimasto nulla se non l'astio e l'immenso imbarazzo, allontanandoci del tutto. E non potevo permetterlo. Avevo assaggiato il suo bacio ed era la cosa che più amavo e odiavo al contempo. Ma mi sarei dovuto fermare.

Nel pomeriggio Madison mi mandò un messaggio per passarla a prendere ed andare nel locale di suo zio a parlare e presentarmelo.
Ero in ansia per la serata, e speravo solo che la mia emozione non mi tradisse facendomi fare la figura di un fesso.

Entrammo dentro al locale, con Madison che mi teneva la mano finché non vidii apparire la figura di un uomo alto e calvo. Sicuramente un bell'uomo sulla quarantina. Sorrise in direzione della nipote che ricambiò trascinandomi da lui che si avviò verso di noi.
"Ciao Mad. Lui dev'essere il ragazzo del quale mi hai parlato" guardò prima lei e poi scivolò con lo sguardo verso di me, porgendomi la mano che accettai volentieri.

"Si salve. Grazie mille per l'opportunità che mi sta dando" rivelai sincero mentre poggiò una mano sulla mia spalla.

"Mad fai come vuoi, ti rubo un attimo Joshua" le strizzò l'occhiolino mentre acconsentì l'altra, portandomi più in là.

"Madison mi ha parlato molto di te, e da come mi ha parlato sembra molto presa" mi confessò ciò che già sapevo guardandomi dritto negli occhi.

"Lo so. Anche io tengo a sua nipote" affermai mettendomi a sedere su una sedia.

"Hai preparato qualcosa? Qualche pezzo?" Mi domandò, ed annuii porgendogli il foglio del testo, che prese tra le mani esaminandolo, leggendo ogni singola parola finché non riportò lo sguardo su di me, mettendo il foglio sul tavolo.

"Mi piace molto il testo. Sono sicuro che te la caverai alla grande" aggiunse sorridente, e avrei davvero voluto credergli. Anche se sentivo uno sfarfallio fastidioso dentro per essere così in subbuglio.

Ritornammo da Madison dopo avermi offerto una birra, ricordandomi la sera prima ma scacciando subito via il pensiero di Carlotta.
Lo salutammo mentre alzò la mano
"a stasera" ci richiamò mentre annuimmo entrambi.

"Un tipo simpatico tuo zio" affermai scendendo dalla moto per riaccompagnarla dentro casa.

Si girò un attimo prima d'infilare la chiave nella toppa annuendo.
"È l'unico zio che è sempre stato presente per me" ammise con voce flebile, facendomi cenno di entrare in casa.

"I tuoi?" Le domandai inarcando un sopracciglio mentre alzò le spalle.

"Hanno molto da fare a lavoro. Vuoi qualcosa da bere?" Cambiò subito discorso. Forse si sentiva più sola di ciò che credevo. Infondo Madison era una ragazza dolce sotto la corazza che portava.

Le andai vicino attirando la sua schiena contro il mio petto, cingendole la vita per appoggiare il mento sulla sua spalla.
"Non ho sete" le rivelai all'orecchio mentre ridacchiò, sapeva dove voleva finire il mio discorso. Si sciolse dalla mia presa girandosi verso di me.

"Sei proprio unico" mi fece notare dolcemente, battendo l'indice sul mio mento. La strinsi forte, ed avrei dovuto dirle che anche per me lei era così, ma decisi solo di abbracciarla e scostarla dopo un po' per baciarla. Ogni volta erano sempre le solite scosse leggere. Ma non facemmo l'amore ci coccolammo solo per un po' finché non la informai che dovevo tornare a casa e cambiarmi.

Mi feci una doccia e mi vestii con un pantalone nero ed una maglia bianca con inserti in pelle, avviandomi con la moto al locale.
Feci varie prove con la chitarra guardando lo zio di Madison che si chiamava Yuri, battermi le mani compiaciuto.

Era sera ormai e tra poco sarei entrato in scena. Ero stato tutto il tempo in agitazione, mia Madre e mio padre erano contenti e mi fecero un imbocca al lupo. Quasi mio padre non stava nella pelle e mia madre chiamò anche il suo amico Paul che gridò dall'altra parte della cornetta svegliando il bambino che aveva adotta con Gavin. Si erano sposati in Spagna ed era un tipo forte davvero. Me lo ricordavo ancora quando ero piccolo, e qualche volta ci venne a trovare a me e Carlotta ed ogni volta poi parlava fittamente con mia madre ed Annalisa rivolgendoci occhiate che non capivamo. Mentre forse ora iniziavo a capire dei loro pensieri che combaciavano ma non dovevano farlo.

Mi rianimai quando sentii Yuri presentarmi, come il ragazzo di sua nipote. A quelle parole mi passai una mano sul collo, ignorai quella frase solo perché avrei portato ansia su quel palco a farmi da mantello.

Sentii un battito di mani elevarsi ed avanzai verso il palco con il cuore che batteva e scalpitava nel petto. Adrenalina che scorreva nelle vene insieme al sangue. Mi misi a sedere con lo sguardo bassò finché non mi presentai stringendo il microfono come se fosse stata un'ancora di salvezza, scrutando la folla. Era abbastanza pieno il che non poteva che farmi piacere, anche se le mani sudavano e la gamba sembrava uno yo-yo andando su e in giù tremolante.

Cercai di controllare la voce per non balbettare e non cadere nella vergogna. Quando incrociai il suo sguardo luminoso verso di me, il modo con il quale mosse le labbra mimandomi un "vai Joshua", mi sentii esplodere dentro. Non credevo di vederla lì di poter cantare quelle parole davanti a lei la causa di tutto e non me ne rendevo neanche conto. Scivolai lo sguardo verso Madison euforica che batteva le mani esultando. Finché non presi un respiro incitato ed inizia a far scorrere il plettro sulle corde, lasciandomi avvolgere dalla magia della musica. Avvicinando l'asta del microfono vicino.

"Are you sure about what you say?
Are you sure we have repented?
Your eyes contradict your words
Your body will feel that I want" cantai il ritornello, portando l'attenzione su i suoi occhi sgranati ed increduli. Mentre Michael le teneva la mano. Sapeva che tutto ciò che stavo cantando era rivolto a lei. Lo vedevo da come si mordeva le labbra e sorrideva agli altri per celare l'imbarazzo che la stava mettendo in agitazione. Ma il suo gesto di attorcigliarsi i capelli sul dito me lo provavano, come ogni volta che incrociava i miei occhi e vedevo un mare stagliarsi dentro il nostro azzurro, dove saremmo stati a galla o forse affogati.

"You am I fighting words clicks only my heart, I am beating this rate give me now a remedy. Beat beat I see you, beat beat I feel you. " batteva il mio cuore come le mie parole, potevo sentire anche il suo mentre si accarezzava il collo, socchiudendo gli occhi, e mi perdevo sulle linee del suo volto. Molto spesso guardavo Madison sorridendole mentre cantavo vedendola affascinata dalle mie parole. Non era giusto ma l'ispirazione mi era venuta su quella spocchiosa e non potevo fare nulla non trovavo rimedio a questo. Anche ora che Michael era vicino a lei e le sollevò il mento con due dita. Lo vidii dirle qualcosa vicino alle sue labbra, mentre ingoiai il magone continuando a cantare questa cazzo di canzone. Ripeté la frase
"Batte batte ti vedo, batte batte ti sento" portandole la mano sul suo cuore.

Strinsi di più la mano sulla chitarra ignorando il fatto che sarei andato lì e gliel'avrei spaccata sulla faccia. Se non fosse stato un mio amico che forse adesso sembrava più un nemico. Decisi di finire la canzone in tranquillità guardando solo Madison che ondulava la testa sulle note, finché non finii ricevendo applausi da tutto il locale sentendomi soddisfatto.

Gettai un'altra occhiata al tavolo non vedendo Carlotta, mentre Yuri venne incontro a me sul palco.

"Bravissimo questo ragazzo. Complimenti spero che verrai più spesso a cantare" parlò davanti a tutti offrendomi di nuovo la mano che strinsi forte mentre Madison agitava le mani e mi faceva un "ok" con il dito entusiasta.

Tornai dentro, per mettere tutto apposto finché non sentii una mano strattonarmi con un pugno debole.
Mi girai vedendo gli occhi di fuoco di quella spocchiosa, guardarmi quasi per incendiarmi riducendomi in un cumulo di cenere.
"Ciao, piaciuta la canzone?" Le domandai sfacciato alzando un sopracciglio senza curarmi della sua mascella rigida e le sue labbra serrate in una linea dura e perfetta.

"Che diavolo di canzone era?" Più che una domanda mi suonava come una constatazione. Addirittura non aveva apprezzato.

Lasciai la chitarra stesa sulla custodia girandomi prendendola per le spalle spingendola contro al muro. Ero frustrato, per lei, la sua vicinanza.
"Mi hai stancato Carlotta. Cosa c'è? Non ti è piaciuta? Non è un problema mio. Perché non torni dal tuo Michael lui si che sa come inventarsi le frasi tanto che ricopia quelle altrui. Se vuoi scusarmi ho di meglio da fare" la liquidai tagliente e assertivo, battendo una mano sul muro portandola a sobbalzare, mentre mi staccai lasciandola passare per tornare dagli altri. Si girò con uno sguardo amaro, lo stesso che riempiva i miei occhi. Se l'era cercata, e da oggi potevamo solo essere amici...o forse neanche quelli.

***************************************
Potrei ascoltare per ore questo ritmo sincronizzato che suona il mio cuore, potrei stare tutta la notte ad ammirare quel faro che si specchia nel mare. Ma stanotte voglio essere chiaro non ci sarà nulla a separare il danno a cui vorrei riparare.

Sei sicura di quello che dici?
Sei sicura che ci siamo pentiti?
I tuoi occhi contraddicono le tue parole
Il tuo corpo lo sento che mi vuole.

Il tempo scivola di mano, non lo posso riacciuffare. Chiederei in prestito una macchina del tempo, magari come in ritorno al futuro ma navigherei nel passato.
Per rimediare all'errore che vorrei riparare.

Sei sicura di quello che dici?
Sei sicura che ci siamo pentiti?
I tuoi occhi contraddicono le tue parole
Il tuo corpo lo sento che mi vuole.

Si sto battendo le parole senti un clic è solo il mio cuore, si sto battendo questo ritmo dammi adesso un rimedio.
Il tempo ci darà la spiegazione dopo tutto non sempre è un'errore. Il tempo sarà la cura migliore ma fidati forse non tutto è un'errore.

Sei sicura di quello che dici?
Guardami in faccia e dimmi -ci siamo pentiti.
I tuoi occhi mentono alle tue parole, stringo il tuo corpo ormai so che mi vuole.

Ma Ciaoooo. Eh lo so fa cagare immensamente, mi vergogno io stessa. Ma siate buoni con questa povera anima (io) tolti i disagi da vera disagiante quale sono. Vi amo ❤️💗

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