22
Pov. Carlotta
Tornai a casa, togliendomi la cartella dalle spalle per poggiarla sul letto, quando mi girai trovai un foglietto ed il mio orecchino. Mi sentii travolgere come se una folata di vento mi fosse arrivata dritta sulla pelle.
Lessi il bigliettino ma non si era firmato. Era Joshua lo sapevo benissimo, ma mi domandavo perché avesse lui l'altro orecchino. Poco importava. Buttai il bigliettino nel cestino sotto la scrivania, infilandomi l'orecchino.
Stasera ci sarebbe stata la partita di football ed avrei fatto il tifo per Michael anche se avrebbe giocato anche Joshua. Odioso. Era peggio del prezzemolo, spuntava ovunque.
Accesi l'iPhone mettendo sulla cassa per far partire una canzone. Afferrai una spazzola dal comodino facendo finta di cantare. Via tutti i pensieri negativi, via Joshua. Dovevo liberare la mente e probabilmente mi avrebbero preso per una pazza in piena crisi isterica. Lo ero? Certo che no. Infondo ero solo in un pasticcio ma chi ci badava? Non di certo io.
Credici sempre Carlotta! Si fece beffa di me anche la mia vocina interiore, che ammonì continuando a cantare. Quando la canzone finì lanciai la spazzola sul letto, poiché dovevo farmi la doccia.
Mi tolsi la maglia ed il reggiseno, finché non mi voltai come spinta da qualcosa che nella mia testa mi rammentava quasi come un mantra "voltati, voltati".
Guardai la luce accesa della sua finestra ed i suoi occhi azzurri divenire più scuri ed intensi. Come dipinti da un acquerello che diveniva più scuro ad ogni ripasso.
Deglutii cercando di mantenere saldo il mio cuore nel petto, portandomi una mano a pararmi il seno scoperto dove i suoi occhi puntavano. Oh cappero! Alzò di nuovo il contatto su i miei occhi, ed il suo corpo perfetto era lì davanti alla finestra. Come sempre rimanevo affascinata, e lo sapeva l'effetto che mi faceva. Era qualcosa dal quale non riuscivo a farne a meno. Come un film dove non puoi distogliere lo sguardo perché sei troppo presa a gustartelo.
Mi passai la lingua sul labbro ed improvvisamente avvertii la salivazione azzerarsi. Mi sentivo in pieno deserto, disidratata.
Abbassò un attimo lo sguardo, passandosi una mano su quel ciuffo biondo scuro che mi faceva impazzire, si cavolo se lo faceva. Mi dava fastidio, ecco molto fastidio il modo con il quale lo faceva. Non aveva quello charme che possedeva Michael.
Vidii un sorriso formarsi sulle sue labbra, uno dei suoi sorrisi che rivelavano la fossetta e sfacciato come pochi sorrisi lo erano, cercando qualcosa dentro al comò.
E se proprio voleva giocare avrei vinto io.
Niente timidezza Carlotta.
Spensi quell'interruttore e lo pigiai sulla Carlotta senza inibizioni.
Tolsi il braccio che copriva il mio seno, e quando alzò lo sguardo potei notare i suoi occhi sgranarsi, ed il mio sorriso di sfida.
Guardami pure, ammirami. Anche se forse avrei voluto gridare "vieni qui e prendimi" ma sarebbe stato meglio di no. Che cavolo di pensieri stavano nascendo in me?!
Sentivo il cuore correre forte ad ogni sua occhiata piena di lussuria sul mio corpo e di desiderio vivido. Che per un attimo avrei voluto sentire le sue mani dietro di me percorrermi il corpo. Le sue mani calde, dove mi sarei lasciata andare a dolci ansimi, mentre mi avrebbe toccato il seno con delicatezza e sarebbe sceso più giù scoprendo ogni mio tasto, ogni mia pulsazione.
Quando riaprii gli occhi lo vidii girato di schiena. E per poco non mi strozzai con la saliva, vedendo i suoi glutei tonici e perfetti, le sue gambe tornite, le sue spalle larghe ed i suoi muscoli tendersi e guizzare ad ogni movimento. E tanto valeva che mostrassi anche io ciò che avevo di bello da mostrare. Mi sfilai i jeans e lo sapevo che mi stava guardando. Me li tolsi con una lentezza quasi estenuante, e probabilmente mi sarei tolta anche il tanga, ma ero stufa ed in terribile ritardo ma avevo vinto io comunque, perché quando mi girai per avviarmi in bagno era ancora lì impalato, mentre innalzai un sopracciglio con aria saccente, e dispettosa.
Ho vinto mio caro Joshua odioso.
Mi feci una doccia veloce, vestendomi con un jeans aderente ed una camicetta nera di pizzo. Mi tirai su i capelli in una coda e scesi giù senza curarmi più di guardare al di là della finestra.
Mia madre mi accompagnò alla partita, facendomi le sue solite raccomandazioni a cui acconsentii anche se ormai le conoscevo a memoria e non ci feci più di tanto caso.
Mi avviai verso gli spalti, vedendo un'Amanda agitare le mani per farmi cenno di sedermi vicino a lei. L'avrei comunque riconosciuta in mezzo alla folla. Era l'unica che poteva indossare un jeans giallo canarino.
Le feci un sorriso raggiante, mentre scossi la testa avviandomi verso di lei passando tra le gambe della gente che già accalcava gli spalti.
"Ciao Amy" la salutai dandole un bacio sulla guancia, che ricambiò.
"Stasera vedrai il tuo principe giocare" incurvò le labbra in un sorriso ammiccante, mentre guardai Madison arrivare. Sbruffai ma sapevo che dove andava quell'odioso c'era anche lei. Come se fosse stata la sua ombra. Peggio di trilly con peter pan.
"Ciao ragazze. Posso sedermi qui?" Chiese dolcemente, abbassandosi di poco su i ginocchi, quando le feci cenno di sì con la testa, vedendola sedersi aggiustandosi la gonna fin troppo corta. Mi sentii comunque in imbarazzo. Ciò che avevo fatto con Joshua non era stata una bella idea. Ero stata spudorata, ma il suo sguardo caldo mi penetrava lentamente facendomi sviscerare mille emozioni. Avvampai in quel preciso istante serrando le gambe, per vedere entrare l'attimo dopo i ragazzi.
Vidii Michael e subito dopo Joshua. Alzarono entrambi lo sguardo che puntava proprio dritto verso di me mentre Madison sventolava la mano chiamando il nome di Joshua che in un secondo guizzò il suo sguardo sgargiante verso di lei facendole un occhiolino.
Vidii Michael fissarmi con un sorriso dolce per poi avviarsi verso il coach con il casco in mano, infilandosi il paradenti.
Si radunarono tutti in cerchio mentre Amanda mi tirava gomitate intimandomi di vedere quanto stesse bene Michael in quella divisa da football Rossa e nera. Lo sapevo a memoria come gli calzava. Lo guardavo sempre durante le prove affascinata ed era bellissimo.
Finché sollevarono le mani in aria emettendo un grido di esultanza, iniziando a giocare. Seguivo attenta i movimenti della palla che veniva lanciata e mi sentivo proprio così. Passava da una mano all'altra con una velocità impressionante, eravamo tutti concentrati e si sentiva solo il fruscio delle suole sull'erba.
Quando l'afferrò Joshua, Madison si alzò in piedi parandosi una mano vicino alle labbra incitandolo "vai Joshua" lo gridò talmente forte che riecheggiava.
Lo guardai mimare un cuore verso Madison che saltellò felice sul posto, battendo le mani con lo sguardo che le brillava. Era presa da Joshua, anche troppo. Mi dava fastidio ma noi non eravamo nulla.
La palla passò in mano a Michael che stava per segnare. Mi alzai per incoraggiarlo poiché me lo sentivo davvero di farlo e non per ripicca a quell'odioso.
"Vai Michael, segna" urlai più forte che potei rimanendo quasi sgolata. Corse più forte, segnando il punto mentre Amanda si alzò abbracciandomi saltando euforica con me. Lo vidii alzare lo sguardo buttandomi un bacio con la mano che ricambiai nell'istante preciso che Joshua puntò il suo azzurro verso di me. Era tutto scuro ma quegli occhi li avrei riconosciuti anche al buio. Maledizione Carlotta.
Finimmo di vedere la partita ogni tanto Madison si alzava e cacciava urli anche con voce possente per spronare Joshua, ed io lo facevo con Michael ma senza sembrare un'ossessa.
Quando la partita finì, vidii quasi tutti dileguarsi in fretta dagli spalti come noi. Mi aggiustai la borsa sulla spalla, spiegando ad Amanda che sarei andata un attimo nel corridoio prima degli spogliatoi per congratularmi con Michael ed acconsenti lanciandomi un'occhiata intenditrice.
Sorrisi ridendo di cuore, poiché nessuno sarebbe mai riuscita a cambiarla.
Percorsi il corridoio, sentendo solo il rumore delle mie suole, finché una mano stretta intorno al mio polso non mi fece sbattere violentemente contro il muro, verso un angolo buio ma illuminato un po' dalla luce a led posta dall'altra parte.
Sobbalzai dalla paura, finché non aprii gli occhi scoprendo un Joshua furioso che fissava il
Mio azzurro. Lo vedevo pieno d'ira quell'oceano quasi un mare mosso che voleva travolgermi e portarmi con se verso il largo.
"Che vuoi?" Domandai secca, mentre sbatté i palmi contro i lati della mia testa sul muro.
"Davvero non ne hai idea Carlotta? Ti devo rinfrescare la memoria?" Chiese irruente e senza alcuna punta di divertimento stavolta. Era una molla pronta a scattare. Era una fiamma che si espandeva come tirato su dal vento.
Lo guardai sostenendo il suo azzurro furioso, quasi sfidandolo.
"Non so di cosa tu stia parlando" mentii usando un tono innocente di una che non aveva la vaga idea di cosa avesse fatto, benché lo sapessi benissimo ed il solo pensiero bastava per incendiarmi dentro.
Si avvicinò di più al mio viso con un ghigno tra eccitamento e pura rabbia.
"Fai anche la finta tonta. Mi stai istigando carlottina" si avvicinò al mio orecchio soffiando quelle parole sentendomi pervadere dal suo profumo ed il suo alito caldo sul mio collo al contatto con la parete fredda, causandomi una lieve pelle d'oca.
"Sei tu che mi hai spiata" riuscii a dire anche se uscii più smorzata e bassa di ciò che volevo, riprendendomi subito da quella sensazione calda e bollente.
"Ti è piaciuto lo spettacolo?" Gli domandai sentendomi più vittoriosa, prendendolo di Sorpresa.
Scivolò lo sguardo dal mio petto che si alzava ed abbassava lentamente portandomi a scontrarsi con il suo. Lo guardai passarsi la lingua sul labbro inferiore arrivando dritto si miei occhi.
Notai le sue pupille dilatate, ed un luccichio passare intorno alle sue iridi più scure e misteriose.
Aspettai una risposta, finché non si spinse contro il mio corpo, schiacciandomi contro il muro. Sussultai quando sentii la sua erezione spingere contro il mio bacino, e mi sfuggii un ansimo che provai a ricacciare indietro. Ma il suo sorriso lascivo e le labbra increspate in un sorriso laterale mi fecero capire che non ero riuscita bene nel mio intento.
Era eccitato, ed era merito mio. Sentivo la testa girare come una trottola senza riuscire a fermarsi, il corpo prendere lentamente a bruciare dentro, aumentando i battiti del mio cuore che sarebbe scoppiato.
Lo vidii avvicinarsi di più mentre restai intrappolata dalle emozioni che mi causava nonostante tutto e dal suo corpo ancora eccitato come il mio. Sentivo le gambe molli e nulla mi avrebbe potuto sostenere.
Portò le labbra vicino l'angolo della mia bocca mentre serrai forte le palpebre per non cedere ad un altro errore.
"Gioca le tue carte Carlotta. Ma io ho l'asso ed il Joker, ricordalo" mosse le labbra talmente vicino alle mia che per poco non si sfiorarono portandole a dischiudersi, sospirando debolmente. Finché non si staccò dal mio corpo andando via con un sorriso compiaciuto.
Stronzo, odioso. Mi ripetei mentalmente. Era riuscito a fregarmi lui stavolta, con i suoi giochetti. Sapeva toccare i miei tasti dolenti e la sua durezza contro di me era qualcosa che mi offuscava i pensieri senza riuscire a ragionare lucidamente. Dovevo essere più padrona di me stessa, e niente più, niente Joshua ad impedirmi.
Sgusciai via da quell'angolo buio lasciando lì le le mie emozioni, vedendo un Michael, uscire con il borsone sulla spalla aggiustarsi il bomber rosso e bianco.
Alzò lo sguardo verso di me, mentre camminai per andargli in contro, vedendo un sorriso dolce formarsi su quel viso contornato da un filo di ricrescita a renderlo sexy e desiderabile. Lo era, non potevo nascondere l'effetto che anche lui mi faceva.
"Complimenti" lo elogiai con un sorriso, mentre ricambiò con uno più sfacciato.
"Grazie a te per avermi incitato" si avvicinò, accarezzandomi il braccio, finché non mi strinse a se dalla vita, sospirando tra i miei capelli.
Rilasciai un sospiro debole, finché non mi scostò di poco alzandomi il viso per prendermi il mento tra il pollice e l'indice.
"Carlotta..." non finì di dirlo poiché sapevo dove volesse arrivare, lo sentivo dal modo in cui respirava, ed era simile al mio. Niente Joshua solo lui e qualche scossa che provai quando si avvicinò di più al mio volto, facendo combaciare le nostre labbra da prima lente ma poi lo lasciai fare ricambiando ed imparando il suo ritmo lento e dolce, piano e travolgente. Diverso da Joshua che mi faceva esplodere mille sensazioni, e passione accecante che mi bruciava lentamente e corrodeva dentro rasando tutto al suolo.
Mi spinse dolcemente contro il muro, accarezzandomi un fianco, salendo con la mano dentro la maglietta, accarezzandomi la schiena dove piccole scosse mi facevano vibrare e sospirare sulle sue labbra da cui uscivano gemiti dolci. Finché non si staccò poggiando la fronte contro la mia.
"Dovrei andare a bere per festeggiare ma preferisco prima riaccompagnarti a casa cenerentola" scherzò dolcemente, accarezzandomi di nuovo il fianco mentre acconsentii sentendo le guance tirarmi in modo soave.
Mi prese la mano intrecciandola con la sua, mentre raccattò il borsone da terra. Sapevo che forse ad alcuni sbagli non c'era soluzione, forse perché non erano poi così sbagliati ma mi piaceva pensare che con Michael avrei trovato ciò che cercavo e bramavo da tempo. Forse ora puntavo ad altro lontano e differente da me e tale sarebbe dovuto rimanere. Se avevo provato qualcosa con Michael dopo tutto avrei potuto cancellare un semplice bacio con mister odioso.
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