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22. Roulette


Konan’s POV

La biblioteca era un totale disastro. Fogli sparsi per il pavimento, il pc buttato alla meno peggio sopra una sedia, ghiaccio sciolto e gocce di cera sul legno della scrivania… e due corpi accasciati sul parquet freddo avvolti da un plaid di fortuna. Avevo un delirio di lavoro arretrato, lavoro che adesso era decisamente aumentato, considerata l’attuale situazione. Ma in quel momento, non poteva fregarmene di meno. Mi sentivo incredibilmente stanca, ma irradiata da un senso di totale beatitudine.

Seduto per terra accanto a me, Touya aveva un’espressione soddisfatta che, probabilmente, doveva essere il riflesso della mia.

Dio, quell’uomo esercitava su di me un’attrazione che non poteva venire spiegata con le parole perché ogni termine possibile sarebbe stato riduttivo. Il sesso con lui era passionale, intenso… devastante non era forse la parola giusta, ma era la prima a venirmi in mente.

E per quanto assurdo potesse sembrare, accanto a lui riuscivo a sentirmi completa.

Con movimenti lenti lo vidi allungarsi a recuperare i suoi jeans rovistando nelle tasche cercando il pacchetto di sigarette.

“Non si può fumare qui dentro” gli lanciai un’occhiata di rimprovero.

Touya si voltò verso di me avvicinando il suo viso al mio con un’espressione divertita e provocante “se è per questo, non credo che si possa fare nulla di tutto quello che abbiamo fatto qui dentro, ragazzina”. Ignorai il calore che si era propagato sulle mie guance rispondendogli con una linguaccia. Mi abbracciò chiudendo la mia testa tra le sue braccia e il suo petto. Respirai il profumo della sua pelle perdendomi in un migliaio di piccoli brividi. In quella posizione, riuscivo a sentire il battito del suo cuore contro il mio orecchio: era calmo, incredibilmente tranquillo. Mi strinsi un po’ più forte al suo corpo, quasi avessi paura che potesse sparire da un momento all’altro.

“E adesso? te ne andrai di nuovo?” gli chiesi dopo alcuni minuti alzando lo sguardo e incontrando il suo.

Mi posò un leggerissimo bacio sulle labbra. Sospirò sonoramente “ci ho provato, a starti lontano intendo, ma è stato un totale fallimento. Sono troppo egoista per riuscire a rinunciare a te…”.

Una parte di me gioì per quelle sue parole, ma sapevo, in cuor mio, che c’era ben poco per cui gioire.

Proseguì, il suo tono divenne più grave “non so quanto tempo mi rimane, Konan. Per quanto ne so, domani potrei essere al Tartaro o in obitorio. Oramai non si torna più indietro, devo andare fino in fondo. Per cui, farò quello che avrei dovuto fare fin dall’inizio: lasciarti libera di scegliere”.

Lo guardai con espressione seria, aspettando che continuasse. Si accese la sigaretta, ignorando il mio precedente rimprovero “non posso chiederti di rimanere accanto a me, ti ho già detto quali sono le possibilità che mi si parano davanti. Ma non posso nemmeno scegliere di nuovo al posto tuo. Perciò, la decisione spetta a te. Se vorrai mandarmi al diavolo e non rivedermi mai più sparirò uscendo da quella porta per sempre. È il minimo che possa fare”.

Non sapevo che cosa rispondere. Un milione di pensieri mi torturavano la mente impedendomi di pensare lucidamente. Afferrai il pacchetto di sigarette portandomene una alle labbra. Touya mi osservò con espressione incuriosita “non sapevo fumassi”.

“Infatti non fumo” risposi accendendola e aspirando un tiro “sto cercando di capire se mi aiuta a distendere i nervi”.

Touya scoppiò in una risata cristallina che mi riscaldò il petto “per quello ci vuole ben altro, dolcezza”.

Gli sorrisi di rimando, ma la mia espressione tornò immediatamente seria. Sospirai “Touya, non posso buttarti fuori a calci… so che sarebbe la scelta più giusta, ma non ne avrei la forza. Quello che sei là fuori, quello di cui parlano i telegiornali mi terrorizza e se ne avessi il potere, ti farei rinunciare al tuo desiderio di sangue e di vendetta. Ma nemmeno questo sarebbe corretto. Non ha senso sperare che gli altri cambino per noi: amare una persona significa cercare di comprenderne il punto di vista, anche se completamente diverso dal proprio”.

Continuava a guardarmi con occhi stranamente gentili, senza parlare.

Aspirai un altro tiro che mi andò di traverso “cosa vuoi che ti dica?” proseguii sentendo la mia voce spezzarsi pian piano “ho una paura fottuta che tu possa morire o venire arrestato, sono terrorizzata all’idea di non vederti più. Ma non posso fare nulla per fermarti… per cui si, Touya, sei tremendamente egoista e io sono tremendamente cogliona!”.

Mi abbracciò tirandomi forte a sé mentre le lacrime iniziarono a rigarmi il viso.

“Konan...” sussurrò “sei la persona più folle e più bella che abbia mai incontrato”. Sorrisi contro il suo petto, mentre il suo battito cardiaco accelerava “ti giuro…” la sua voce era esitante, tremava un po’ “ti giuro che farò tutto il possibile per ritornare da te, ragazzina”.

Il mio cuore accelerò con il suo. Era una promessa debole, un minuscolo bagliore di speranza in mezzo a un deserto di desolazione. Ma in quel momento, mi ci aggrappai con tutte le mie forze.

“Se non hai alternativa” sussurrai continuando ad abbracciarlo “fa’ quello che devi… ma se posso permettermi di dirtelo, la vendetta non ti farà dormire meglio, Touya. Vali molto di più di ciò che credi di essere. Se solo riuscissi a rendertene conto...”.

Lo sentii irrigidirsi, ma non si allontanò dal mio abbraccio. Rimase immobile, quasi cercasse di scegliere le parole più appropriate da dire. Alla fine, però, non disse nulla.

Quando, dopo parecchi minuti, sciolse l’abbraccio, entrambi sentimmo squillare il mio cellulare dimenticato su di uno scaffale.

Con le gambe ancora tremanti, mi costrinsi ad alzarmi. Sentii un peso piombarmi sul petto quando mi accorsi che il mittente era Natsuo. Lo feci squillare a vuoto senza rispondere: di certo non mi sembrava il momento più opportuno. Aveva lasciato alcuni messaggi nelle ore precedenti e, non avendo ricevuto alcuna risposta, probabilmente aveva provato a chiamarmi.

Touya mi raggiunse, sbirciando da dietro la mia spalla cosa fosse successo.

Mi posò un bacio sulla spalla indugiando un po’ troppo con le labbra sulla pelle fredda “sembra proprio che i Todoroki non riescano a resisterti” mi provocò leccando delicatamente un lembo di pelle. Quella dolce attenzione provocò un brivido tra le mie gambe che tentai di ignorare, ma mi sfuggì un sospiro.

Touya se ne accorse e continuò a baciarmi la schiena con una lentezza snervante.

“Touya…” sospirai.

“Si Konan, pronuncia il mio nome” disse con tono incredibilmente seducente “l’unico nome che deve uscire dalla tua bella boccuccia quando gemi”.

La sua mano scese lungo la schiena iniziando ad accarezzarmi le natiche “che cosa vuole mio fratello da te?” mi ringhiò contro l’orecchio.

Cercai di mantenere la lucidità, ma le sue mani bollenti che continuavano ad esplorare il mio corpo in maniera oscena rendevano tutto più complicato “è… il mio… ah.. il mio migliore amico…abbiamo… cazzo… abbiamo fatto sesso una volta, ma con la promessa che rimanesse… ah.. che rimanesse solo quello..”.

Le dita di Touya avevano raggiunto la mia intimità accarezzandola con gesti lenti e misurati. E per quanto fossi esausta e dolorante, il mio corpo continuava a rispondergli.

“Ah sì?” cinguettò senza mollare la presa su di me “io invece dico che il mio dolce fratellino ha perso la testa per te. Il ché è sicuramente spiacevole dato che tu sei mia”.

“Io non sono di..” provai a ribattere, ma quando due dita bollenti mi penetrarono, le parole  mi morirono in gola. Mi poggiai allo scaffale davanti a me mentre le mie gambe tremavano.

“Esatto bambina” sussurrò mentre con l’altra mano iniziò ad accarezzare la pelle tra le mie natiche applicando di tanto in tanto una leggera pressione al mio ano “soltanto mia”.

Gemetti sonoramente, mentre il piacere che mi donava mi faceva mancare il respiro. Prima di abbandonarmi totalmente alle sue mani, biascicai con la voce spezzata “è stato davvero difficile… non dire nulla intendo, tenere aaah… tenere nascosta la tua identità… mi sono sentita una grandissima stronza, soprattutto… Dio, Touya!.. soprattutto con Fuyumi e Natsuo…”.

Touya si avvicinò nuovamente al mio orecchio, lasciandomi una serie di piccoli baci sulla pelle sensibile del collo “non preoccuparti Konan, presto, decisamente molto presto, sarà tutto chiarito”.

Non ebbi nemmeno il tempo di chiedergli spiegazioni che la sua dannatissima voce sexy mi mandò in tilt il cervello “adesso voltati e baciami: questa fottuta gelosia mi rende incredibilmente arrapato!”.






Il pomeriggio del giorno successivo, Natsuo bussò alla mia porta.

Touya era andato via la sera precedente, promettendomi che sarebbe tornato il prima possibile. Temevo che quelle parole non corrispondessero a verità, ma volente o nolente, decisi di provare a credergli. Dopo la sua partenza, mi ero concessa un bagno caldo, un po’ di musica rilassante e una appagante dormita. Non avevo preso il telefono, non avevo risposto ai messaggi. Avevo bisogno di stare un po’ da sola con me e i miei pensieri.

Ma, probabilmente, quell’assenza di mie notizie per due giorni aveva allarmato Natsuo che adesso se ne stava in piedi davanti a me sull’uscio della mia porta a osservarmi con aria incredibilmente preoccupata.

“Konan” esclamò con voce più acuta del solito “ma che diavolo di fine hai fatto?”.

Mi grattai la testa imbarazzata, cercando di nascondere il mio evidente disagio “ho avuto da fare… mi sembra un tantino esagerata la tua reazione, sono un’adulta, non una bambina”.

Mi squadrò con occhi severi, prima di addolcire appena la sua espressione “hai ragione e ti chiedo scusa per questo, ma mi hai fatto preoccupare! Di solito rispondi sempre ai messaggi o alle chiamate…”.

Sospirai, non sapendo che cosa rispondere.

Mi osservò con espressione dubbiosa prima di domandarmi con una risatina “dobbiamo parlare davanti alla porta?”.

“Oh no, certo!” esclamai invitandolo ad entrare.

“Sei sicura di stare bene, Konan?”.

“Oh sì, sto benone!” la mia voce doveva avere una leggera nota di isteria “sono solo un po’ stanca, tutto qui”.

Natsuo provò a studiare la mia espressione per alcuni secondi, prima di distogliere lo sguardo dirigendosi verso il divano.

Lo vidi bloccarsi a metà strada, i contorni delle sue spalle si erano visibilmente irrigiditi.

“Che succede?” provai a chiedere avvicinandomi a lui per capire cosa non andasse.

Konan, sei veramente un’idiota! pensai rendendomi immediatamente conto di cosa avesse bloccato Natsuo. Non avevo avuto né il tempo né la voglia di rassettare nulla, procrastinando le pulizie e, soprattutto, non aspettandomi altre visite.

Sul divano c’erano ancora il cuscino e la coperta con cui aveva dormito Touya due giorni prima, mentre sul tavolo in soggiorno torreggiavano due cartoni di pizza, parecchie bottiglie di birra vuote e un posacenere stracolmo di cicche.

Spostai febbrilmente il mio sguardo dal volto impassibile di Natsuo alle evidenti “prove del delitto”.

Sorrisi imbarazzata “perdona il disordine: non ho avuto tempo di fare pulizia”.

L’espressione di Natsuo si caricò di rabbia mentre i suoi occhi continuavano ad evitare il mio sguardo. “È tornato, non è vero?” disse rompendo il silenzio e facendomi sussultare “il tipo… l’uomo di cui sei innamorata…”.

Deglutii a fatica “sì” risposi.

Natsuo serrò i pugni alzando gli occhi al cielo e imprecando tra i denti “certo, avrei dovuto prevederlo!”.

“Natsuo...” mi avvicinai a lui provando a poggiare la mia mano sulla sua. Riuscii a malapena a sfiorarla trovandola fredda come il ghiaccio, ma la allontanò bruscamente.

Quel gesto mi allarmò, mentre premeditai che di lì a poco sarebbe esplosa una catastrofe.

“Dio Konan, possibile che non capisci?” la sua voce era quasi disperata “mesi interi a starti dietro, a coccolarti, ad essere comprensivo nei tuoi confronti. Ti ho consolato mentre quel bastardo ti ha lasciato da sola. Ti ho lasciato tutto il tempo del mondo, la possibilità di elaborare la separazione e ricominciare da capo”.

Lo vidi serrare i pugni mentre minuscole scaglie di ghiaccio caddero dalle sue mani. Si avvicinò lentamente a me mentre la sua espressione arrabbiata mi costrinse a indietreggiare. Sentii la mia schiena scontrarsi contro la parete mentre il mio petto sobbalzò. Il mio cuore iniziò a battere all’impazzata.

Natsuo si avvicinò ancora di più accarezzandomi la guancia con la sua mano gelida “tu… tu non hai idea di quello che ha significato per me starti vicino senza poterti avere, senza poterti toccare. Quando abbiamo fatto l’amore, per un attimo ho creduto che non potesse essere reale. Stare dentro di te, è stata la cosa più bella che abbia mai fatto in tutta la mia vita. Dopo quella volta, è diventato ancora più difficile per me pensare che non potessi averti, che non potessi essere mia…”.

Si avvicinò pericolosamente al mio viso e per un istante pensai che mi avrebbe baciata. Eppure, dopo avermi osservato intensamente le labbra per parecchi secondi, si staccò da me dandomi le spalle.

“Io potrei darti tutto l’amore di cui avresti bisogno, Konan. Lo sai anche tu. Non ho cercato di pressarti, né di costringerti. Ma questo non basta…” la sua voce diventava sempre più arrabbiata “certo che non basta! Al contrario, basta che ritorni lui, il tipo misterioso di cui non si può nemmeno sapere il nome e va tutto al diavolo!”.

Mi guardavo le mani, senza sapere che cosa dire. Ero stata incredibilmente sincera con Natsuo per quanto riguardava i miei sentimenti, ma a quanto sembrava, lui non era stato altrettanto sincero con i suoi. Touya aveva perfettamente ragione.

Si avvicinò nuovamente a me, squadrandomi con uno sguardo insolitamente truce. Non avevo mai scorto nei suoi occhi grigi sentimenti simili, cosa che mi spaventò. In quel momento, mi ricordò moltissimo suo fratello.

“C’è sempre lui a rovinare tutto” ringhiò tra i denti “ti sta bene essere trattata in questo modo? Ti molla per mesi per poi ricomparire per avere un letto comodo, del cibo e uno splendido corpo di cui godere”.

“Natsuo, le cose non stanno così” provai a dirgli, ma era tutto inutile.

“Devi almeno dirmi chi è” mi interruppe bruscamente “almeno questo me lo devi”.

“Lo sai che non posso”.

“Non mi interessa!” sbottò “ancora con questi segreti. Ti prego Konan, smettila di proteggerlo. Chi è? Un criminale? È per un criminale che hai perso la testa scegliendo lui al posto mio?” il suo tono era aspro, irriconoscibile.

Abbassai nuovamente lo sguardo, senza rispondere. Si avvicinò a me alzandomi delicatamente il mento costringendomi a guardarlo negli occhi. I miei occhi lucidi probabilmente lo impietosirono, dato che la sua voce divenne più dolce “ho bisogno di sapere chi è, Konan”.

La mia vista si appannava per via delle lacrime mentre il respiro diventava più pesante.

Scossi appena la testa quando il cellulare di Natsuo squillò.

“Che succede, Fuyumi?” rispose con tono scocciato.

Era talmente vicino che riuscivo distintamente a sentire la voce sconvolta della sorella dall’altro capo del telefono.

-Natsuo, accendi la TV…-

“Fuyumi puoi risparmiarmi questa suspense e dirmi che hai?”.

 -Devi… accendere la TV…-

“D’accordo, mi stai spaventando credimi” disse dirigendosi verso il divano e afferrando il telecomando “su quale canale?”.

-…uno qualsiasi…-.

Dall’altro capo giungevano i respiri pesanti di Fuyumi intervallati dal suo singhiozzare.

“Davvero, Fuyumi non capisco cosa…” ma le parole gli morirono in gola.

Alle sue spalle, osservai lo schermo portandomi le mani alla bocca. Il mio cuore minacciò di cedere.

Davanti ai miei occhi un ragazzo magro, pieno di bruciature, che conoscevo decisamente troppo bene, trasmetteva da una stanza fatiscente seduto su di un logoro divano.

-Mi chiamo Touya Todoroki e sono il figlio maggiore di Endeavor…-.

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