21. Are you mine? (⚠️sex explicit content)
Konan’s POV
Quella notte non riuscii a chiudere occhio. Sapere che Touya era lì, a pochi metri da me non mi permetteva di abbandonarmi al sonno.
Sentii il suono dello scorrere dell’acqua della doccia e poi dei suoi passi in giro per la casa.
Lo udii avvicinarsi alla mia camera. Riuscivo a vedere la sua ombra filtrare leggermente sotto la porta e per un attimo pensai che l’avrebbe aperta. Eppure, dopo aver indugiato qualche attimo, l’ombra si allontanò, accompagnata dal rumore dei suoi passi.
Una parte di me desiderava spalancare quella porta, raggiungerlo e abbandonarsi totalmente tra le sue braccia. Ma non avevo intenzione di cedere, non per quella notte almeno.
E così, in nome del mio cuore e del mio orgoglio feriti, mi accontentai di una notte insonne.
Alle prime luci dell’alba, mi alzai iniziando a prepararmi. Touya dormiva sul divano in una posizione a dir poco buffa che mi fece sorridere. Sembrava uno strano animaletto tutto raggomitolato in sé stesso. Era la prima volta che lo vedevo dormire.
Rimasi ad osservare per parecchi secondi il suo viso addormentato trovandolo incredibilmente carino. Certo, mi rendo conto che l’aggettivo carino accostato a Dabi possa suonare oltremodo bizzarro, ma non saprei come altro definirlo. I capelli arruffati che ricadevano sui suoi occhi chiusi, il volto insolitamente rilassato, un leggero accenno di rossore sulla pelle bianca del viso… in quel momento, sembrava un semplice ragazzo di circa 24 anni con tantissime cicatrici.
Avevo una voglia incredibile di chinarmi e baciare quel suo viso adorabile, ma la paura di svegliarlo mi bloccò: ero ancora arrabbiata con lui e non avevo alcuna voglia di affrontare il suo egocentrismo di prima mattina.
Perciò, lasciai un bigliettino sul tavolinetto accanto al divano con su scritto:
sto andando in biblioteca, ci vediamo nel pomeriggio
Poi, presi la borsa e, cercando di fare meno rumore possibile, uscii di casa.
Era una domenica mattina di fine dicembre e per le strade di Kamakura non si vedeva ancora anima viva. Mi strinsi nel mio cappotto mentre il vento gelido mi faceva venire i brividi.
La biblioteca, essendo domenica, sarebbe rimasta chiusa al pubblico, ma avevo un sacco di lavoro arretrato che necessitavo di ultimare prima dell’inizio della settimana lavorativa. Giunta alla mia postazione, preparai la perfetta atmosfera per affrontare al meglio una noiosissima mattinata di scartoffie burocratiche: riscaldamento a palla, candela profumata per distendere i nervi e un bicchiere di tè al limone ghiacciato.
Ero una persona incredibilmente abitudinaria, per certi versi al limite dell’ossessivo.
Quando volevo rilassarmi, magari leggendo un libro o guardando semplicemente la pioggia battere contro i vetri, ricercavo una bibita bollente e l’assoluto silenzio.
Quando, invece, dovevo svolgere qualche mansione noiosa come quella mattina, avevo l’assoluta necessità di una bibita fredda che riuscisse ad attivarmi.
Così, mi sedetti alla mia scrivania e iniziai a lavorare al PC.
Dopo qualche ora, ero già al mio secondo o terzo bicchiere di tè, ma il sonno e la noia non volevano saperne di passare.
Udii il familiare tintinnio della porta e mi rimproverai mentalmente per aver dimenticato di chiuderla a chiave.
“Mi dispiace, siamo chiusi!” mi affrettai a dire senza alzare gli occhi dal computer per non perdere il conto dei nomi che stavo numerando.
“Nemmeno se mi servisse una copia de La Peste?” la sua voce divertita mi fece sobbalzare.
“Tu sei completamente pazzo!” sbraitai correndo verso la porta e affrettandomi a chiuderla a chiave “ti ho detto che ti avrei raggiunto a casa nel pomeriggio. Ti rendi conto di quello che rischio se qualcuno ti vedesse?”.
“Non preoccuparti ragazzina, non mi ha visto nessuno” mi fece l’occhiolino Touya.
“Lo spero per te… perché sei venuto qui?”.
Alzò le spalle guardandosi intorno “mi annoiavo e ho pensato di farti una sorpresa” disse come se si trattasse della cosa più banale del mondo.
“Si beh, ho un sacco di lavoro da sbrigare al momento. Perciò siediti lì e non disturbarmi”.
Mi ignorò avvicinandosi agli scaffali e prendendo un libro a caso. Lo osservai sfogliare un volume di bricolage e non riuscii a trattenere le risate. La sua espressione interrogativa mi fece ridere ancora di più.
Mi alzai avvicinandomi a lui “stai guardando nella sezione sbagliata” gli dissi continuando a ridere e indicandogli lo scaffale della letteratura contemporanea “ecco, questi sono libri che potresti trovare sicuramente più interessanti”.
Touya mi sfiorò la mano rivolgendomi uno sguardo incredibilmente intenso. Smisi immediatamente di ridere mentre una strana agitazione si impadronì del mio petto.
Interruppi bruscamente quel contatto visivo dirigendomi nuovamente alla mia postazione. Sentivo i suoi occhi su di me mentre l’atmosfera diventava improvvisamente pesante.
Dopo secondi che parvero ore, Touya ruppe il silenzio.
“Ti piace come ti scopa?” mi disse con voce roca e profonda facendomi sussultare.
“Ma come ti permetti?” dissi lanciandogli un’occhiataccia di rimprovero che non sembrò scalfirlo minimamente.
Proseguì “è una domanda semplice: ti fa perdere la testa appena ti sfiora?”.
Quelle insinuazioni impertinenti mi provocarono un dolore al centro del petto: mi infastidiva che facesse allusioni simili, specie se si trattava di Natsuo. Ma, ahimè, oltre a quella fastidiosa sensazione, le sue parole avevano contribuito a fare fremere la mia pelle in maniera indecente. Continuai a sistemare i fogli sulla scrivania mostrando indifferenza, mentre alle mie spalle sentivo Dabi avvicinarsi lentamente a me.
“Questo è davvero un colpo basso, Touya” gli risposi senza voltarmi “significa giocare sporco”.
“Non ho mai giocato pulito una sola volta in tutta la mia vita, ragazzina e non ho intenzione di cominciare adesso”. Mi aveva raggiunta, riuscivo a sentire il suo calore scaldarmi la schiena, ma non osavo voltarmi. Avvicinò la testa alla mia infilando il naso tra i miei capelli e respirandone profondamente il profumo.
“Allora?” sussurrò così vicino da mandare delle forti scariche a tutta la mia nuca “ti fa tremare dal piacere ogni volta che ti tocca?” disse iniziando ad accarezzarmi lentamente una coscia da sopra il leggero tessuto dei collant “ti fa bagnare con il semplice suono della sua voce?”.
La sua mano saliva inesorabile sfiorando appena con la punta delle dita la mia pelle. D’istinto chiusi gli occhi, sperando che non se ne accorgesse. Non volevo dargli quella soddisfazione, non volevo fargli capire più di quanto non fosse già palese il potere che aveva su di me.
“Dimmi che non mi vuoi, Konan” ansimò contro il mio collo facendomi tremare “dimmi che non mi vuoi quanto ti voglio io in questo momento e giuro che mi fermo”. La sua voce sexy bastò a farmi gettare la testa all’indietro sospirando con gli occhi chiusi. Touya sorrise contro il mio collo lasciando alcuni baci leggeri sulla pelle “oooh… ma allora mi vuoi bambina?” disse continuando ad accarezzare le mie cosce con gesti lenti e delicati. Quando arrivò all’altezza degli slip, mi ritrovai a stringere le mani con forza contro il bordo della scrivania. “Vuoi che questo criminale ti faccia godere come mai in vita tua?” sussurrò. Con assoluta certezza, ero già fradicia mentre sentivo la temperatura della biblioteca alzarsi sempre di più.
Con la mano libera mi spinse la testa in avanti invitandomi a chinarmi, fino a farmi poggiare il busto sulla scrivania. Esercitò una leggera pressione sulla mia schiena, quel tanto che bastava per farmi capire che voleva rimanessi ferma in quella posizione.
Lo sentii alzarmi la gonna esponendo il mio sedere, coperto per mia fortuna ancora dai collant scuri.
Mi sentivo completamente inerme e alla sua mercé, ma eccitata in modo indescrivibile.
Lo vidi prendere dal portapenne a pochi centimetri dalla mia faccia una penna stilografica con piuma, oggetto più di arredamento che di reale utilizzo.
Cercai di muovermi per capire che cosa volesse fare, ma mi bloccò con il suo peso sussurrando con voce vellutata contro il mio orecchio “oh no, ragazzina, non hai il permesso di muoverti. E se non fai la brava bambina, mi costringi a legarti a questa scrivania”. Il mio petto sussultò, mentre cercai di sfregare tra loro le mie cosce per diminuire la sensazione di fuoco che cresceva di secondo in secondo in mezzo alle mie gambe.
Si rialzò, sparendo dietro le mie spalle. Sentivo il mio cuore battere all’impazzata, ma non osavo muovermi.
Un tocco leggerissimo, quasi vellutato, mi accarezzò l’interno cosce. Era una sensazione strana: la piuma, a contatto con il tessuto dei collant creava uno strano formicolio sulla mia pelle, a metà tra il solletico e un brivido. Lo sentivo torturare le mie cosce con una lentezza esasperante, facendo scorrere la piuma dal ginocchio all’inguine per poi ricominciare. Ciò aumentava a dismisura la mia sensibilità e mi faceva bramare un tocco più profondo. D’istinto, chiusi nuovamente le gambe cercando un po’ di sollievo, ma la voce di Touya, morbida e profonda mi corteggiò l’orecchio “ti piace bambina? Ti piace come mi diverto a farti eccitare?”. Mi allargò le gambe bloccandole con la sua impedendomi di sfregarle tra loro, mentre iniziò a passare la piuma in mezzo alle mie cosce. La sensazione era indescrivibile: nonostante le mutandine e il tessuto dei collant, quei tocchi così delicati e calcolati mi stavano facendo mancare il respiro. Volevo sentirlo subito dentro di me, ma Dabi non sembrava dello stesso avviso. “Sai che succederà, non è vero?” cinguettò contro il mio orecchio continuando quella straziante lenta tortura “mi implorerai, oh sì che succederà! Voglio farti perdere la testa al punto che mi pregerai piangendo di scoparti. Ma per il momento, ho troppa voglia di divertirmi ancora con te. Del resto, devo ancora fartela pagare per ieri notte”.
Sentii le sue mani afferrare l’orlo del mio maglione e sfilarlo facendomi alzare appena il busto, prima di rimettermi nella stessa posizione. Il contatto con il legno freddo mi fece sussultare.
Dabi mi slacciò il gancetto del reggiseno prima di abbassare i miei collant con estrema cura e lentezza, quasi avesse paura di sfilarli. Tutto quel mistero, la sensazione di essere completamente nelle sue mani, non fecero altro che farmi bagnare ancora di più. Touya posò delicatamente le sue mani sui miei fianchi prima di chinarsi nuovamente e sussurrarmi “mi permetti di provare qualcosa di nuovo? Ti prometto che ti farà impazzire”.
Sentii le mie guance riscaldarsi improvvisamente “Touya, che cosa vuoi fare?” la mia voce era completamente sfatta dal desiderio.
Mi posò un bacio frettoloso sulla guancia “un po’ di pazienza e lo scoprirai, bambina. Adesso chiudi gli occhi e rilassati”.
Obbedii. Sentivo il mio cuore battere velocemente mentre i miei sensi si acuivano per la mancanza della vista. Passò diverse volte la piuma sulla pelle della mia schiena, quel tanto che bastava per rendermi ancora più sensibile. Migliaia di brividi mi percorsero la spina dorsale e faticai a rimanere ferma. Poi si bloccò.
Sentii Dabi allontanarsi di qualche passo: il desiderio di aprire gli occhi e vedere cosa stesse combinando era forte, ma decisi di restare al gioco.
Si avvicinò nuovamente a me e le mie narici furono invase da un inebriante profumo di vaniglia. Non ebbi nemmeno il tempo di bearmi di quell’aroma che sentii due gocce di cera bollente scivolarmi lungo la schiena.
Strillai dimenandomi, non tanto per il dolore, quanto perché non mi aspettavo una sensazione simile. Touya avvicinò il suo viso al mio accarezzandomi i capelli “ti ha fatto male?”.
“Nnno… cioè, un po’” balbettai “è strano… non me l’aspettavo”.
“Ti va di riprovare?” la sua voce era una carezza sensuale contro la mia pelle “sono certo che ti piacerà”.
Annuii incapace di parlare.
“Ma che brava la mia bambina. Chiudi di nuovo questi occhi belli per me”.
Cercai di rilassarmi, sentendo la mia pelle diventare elettrica per l’attesa. Ancora interminabili secondi di silenzio, poi altre due gocce di cera sulla pelle. Era una sensazione indescrivibile: il calore liquido scivolava sulla mia spina dorsale acuendo i miei sensi, facendomi provare un’eccitazione nuova. Un attimo dopo, venne sostituito dal freddo: Touya stava passando un pezzo di ghiaccio lungo le linee percorse dalle gocce di cera. Inarcai la schiena, emettendo un gemito acuto: il contrasto caldo-freddo mi stavano facendo impazzire.
“Mmm, ma quanto siamo perversi” sussurrò “ti sono proprio mancate le mie mani, non è vero ragazzina?”.
Non risposi, scossa ancora da quel brivido indescrivibile che mi aveva provocato.
Mi fece girare, sdraiandomi di schiena sulla scrivania. “Vuoi vedere che cosa ti faccio, Konan?” aveva gli occhi di fuoco e un sorriso malizioso stampato in viso “tieni gli occhi fissi su di me”.
Lo vidi prendere la candela alla vaniglia e avvicinarmela al petto. Il mio respiro era accelerato mentre temevo e bramavo quella sensazione. Con l’altra mano lo vidi afferrare un cubetto di ghiaccio dal mio bicchiere di tè portandoselo alle labbra.
Con estrema cura, versò alcune gocce di cera bollente sul mio seno destro, colpendo in particolare il capezzolo. Non ebbi nemmeno il tempo di gemere che avvicinò le sue labbra ghiacciate alla pelle: il calore della sua bocca mischiato al freddo del ghiaccio che si scioglieva velocemente al suo interno mi fecero scappare un verso quasi animalesco mentre, in mezzo alle mie gambe, la mia intimità pulsava fino a farmi male.
Ma per Dabi non era sufficiente. Con la stessa incredibile calma, riprodusse l’identica procedura sul seno sinistro, lasciandomi boccheggiante dal desiderio e con un unico impellente, bisogno: sentirlo dentro di me.
“Touya…” biascicai.
“Non ce la fai già più, Konan?” mi canzonò sussurrando a pochi centimetri dalle mie labbra “mi dispiace tanto, ma non ho ancora finito di giocare con te, ragazzina. Coraggio, tirati su e toccati”.
Lo guardai con aria interrogativa sentendo il mio cuore martellare contro la gabbia toracica.
“Non farmelo ripetere” disse Touya con la stessa voce di miele che mi stava facendo perdere la ragione “voglio vedere come ti tocchi quando non sono in mezzo alle tue gambe”.
Sentii le mie guance avvampare mentre Dabi si allontanò dalla scrivania sedendosi a qualche metro da me per godersi lo spettacolo.
Mi tirai su, rimanendo seduta, imbarazzatissima quanto eccitata da quella richiesta.
Touya riconobbe la mia esitazione “coraggio, togliti quelle mutandine bagnate per me”.
Obbedii cercando di non interrompere il contatto visivo.
“Adesso lanciamele”. Eseguii quanto mi aveva chiesto. Lo vidi portarsele al naso inalando profondamente il loro odore. Arrossii violentemente.
“Mmmm… e adesso apri quelle belle cosce per me e fammi vedere come ti tocchi” nel suo sguardo c’era qualcosa di incredibilmente predatorio.
Deglutii portando lentamente la mia mano alla mia intimità trovandola assurdamente bagnata. Iniziai a muovere le mie dita sulle labbra e sul clitoride mantenendo gli occhi su quelli di Dabi che mi stavano letteralmente mangiando. Gemiti mal celati mi sfuggirono dalla bocca mentre Touya iniziò ad accarezzarsi distrattamente la patta dei pantaloni: riuscivo chiaramente a vedere il suo rigonfiamento e ciò mi eccitò ancora di più.
“Oh sì” sussurrò “cazzo, sei bellissima! Ti piace toccarti mentre ti guardo, Konan?”.
Arrossii annuendo appena. Il volto di Dabi si illuminò di un sorriso perverso “mi pensi quando sei da sola nella tua stanza, non è vero?” di nuovo quel tono profondo e incredibilmente sensuale.
Annuii nuovamente, mentre i miei gemiti divennero poco a poco più acuti. Feci scivolare due dita dentro di me sospirando per il piacere.
“E a che cosa pensi?”.
Faticavo a respirare, figurarsi a parlare.
“Dimmelo!” ordinò.
Sentii il cuore perdere un battito “penso alle tue mani su di me” sussurrai con la voce spezzata mentre le mie dita iniziarono a muoversi più velocemente “aah…alla tua voce che mi provoca… penso alla tua lingua…”.
“Continua”.
“Al… a te dentro di me” sentivo il mio corpo prendere fuoco mentre il mio piacere cresceva di secondo in secondo.
“Pensi al mio cazzo dentro di te?” mi sussurrò volgarmente mandando una violenta scossa al mio punto più sensibile costringendomi a gemere e muovere la mia mano più velocemente.
“Ssii…” biascicai.
“Mentre ti scopa, pensi a me, non è vero?” mi provocò con sguardo di fuoco “immagini che sia io a farti venire?”.
“Aaah... ssi…” urlai con voce sfatta sentendo il mio orgasmo sopraggiungere.
“Fermati” ordinò con voce perentoria “ferma quella mano o la fermo io”.
Mi ritrovai ansimante, i miei umori colavano copiosi sopra le cosce e un profondissimo senso di frustrazione si impadroniva delle mie viscere. Si avvicinò a me, sussurrandomi “mi dispiace, non hai ancora il permesso di venire. Adesso voltati”.
Sentivo il mio corpo tremare e la testa ronzare. Obbedii ancora una volta, poggiandomi alla scrivania. Alle mie spalle, lo sentii aprire la zip dei suoi pantaloni e sfilarli. Qualche istante dopo, avvicinò il suo membro alla mia intimità, facendo entrare appena la punta e fermandosi senza proseguire.
Mugugnai incapace di aspettare ancora “Touya…” non ce la facevo più.
“Che cosa vuoi, bambina? Voglio sentirtelo dire chiaramente” la sua voce era dolce e allo stesso tempo predatoria.
“Ti prego, scopami adesso!”. Ero talmente eccitata che avevo perso ogni briciolo di imbarazzo o di vergogna.
“È questo che vuoi, bambina perversa?” mi accarezzò l’orecchio regalando altri brividi alla mia pelle ipersensibile “allora vorrà dire che dovrò accontentarti a dovere”.
Scivolò dentro di me con una lentezza esasperante, mentre la sensazione di sentirmi di nuovo completa si impadronì delle mie viscere. Iniziò a muoversi dentro di me facendomi desiderare di centimetro in centimetro la sua presenza. Io gemevo e sospiravo travolta da un piacere indescrivibile.
“Sei mia, Konan!” quasi urlò iniziando a muoversi più velocemente dentro e fuori di me. Di tanto in tanto mi assestava qualche rumorosa sculacciata che non faceva altro che aumentare ancor di più la mia bramosia. Ero già sovra stimolata da tutte le attenzioni che mi aveva dato precedentemente e venni praticamente dopo pochi secondi urlando il suo nome.
Touya mi diede un’altra sculacciata “non credere che ti lascerò in pace solo perché sei venuta” mi ringhiò contro l’orecchio “mi hai implorato di scoparti ed è esattamente quello che ho intenzione di fare”.
Avvicinò il suo busto alla mia schiena quel tanto che bastava per posizionare due dita calde sul mio clitoride. Il calore dei suoi polpastrelli mi fece gemere.
Alle mie spalle, Dabi continuava a scoparmi tenendomi per il fianco e urlando parolacce e gemiti sconnessi.
D’un tratto si staccò da me “siediti sulla scrivania” mi ordinò. Con le gambe doloranti feci quanto mi aveva detto. Mi aprì le cosce prima di scivolare di nuovo dentro di me con un sospiro.
“Dio, quanto sei bella” esclamò contro le mie labbra “e sei mia, sei fottutamente mia” pronunciò quelle parole con una tale forza che mi sentii avvampare ancor di più.
Afferrò le mie gambe portandole sulle sue spalle aumentando l’intensità delle sue spinte.
“Non avrei mai pensato di bruciare di gelosia per qualcuno” proseguì. Sentii la mia intimità risvegliarsi e il piacere investirmi nuovamente.
“Ma l’idea che qualcuno possa averti, che possa stare dentro di te al posto mio” ansimò “è ancora più doloroso di tutte queste bruciature”.
Lo guardai negli occhi sentendo i miei iniziare a pizzicare. Tra i sospiri, avvicinai le mie labbra alle sue per baciarlo. Lui rispose al bacio in maniera sensuale, leccandomi le labbra quasi avesse sete.
“Ti amo” gli dissi tra le labbra.
Si staccò appena da me per guardarmi e per un attimo pensai, o forse sperai, che rispondesse anch’io.
“Konan…” Sussurrò “io… cazzo, sto per venire” uscì da me facendomi nuovamente voltare e piegare il busto sulla scrivania.
“Toccati, bambina” biascicò con voce spezzata mentre lo sentivo sbattere contro la pelle della mia schiena “vieni di nuovo per me”.
Sfregai con forza il mio clitoride beandomi dei suoi sospiri. Quando sentii urlare il mio nome e il suo liquido caldo riversarsi contro la mia schiena e il mio sedere, venni anch’io per la seconda volta quella serata, travolta dagli spasmi di un piacere incredibilmente intenso.
*immagine: https://mobile.twitter.com/_3aem/status/1336346776295661568?s=12
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