18. Speak to me/Breathe
Konan’s POV
Il pomeriggio successivo, Hana si era data alla pazza gioia proponendomi abiti succinti e improponibili che avrebbero fatto impallidire chiunque. Alla fine, come al solito, avevamo trovato un compromesso: mi aveva prestato un semplicissimo abitino nero attillato in vita e morbido sui fianchi che aveva abbinato a dei collant neri a fantasia floreale e ai miei immancabili anfibi. Tutto sommato mi sentivo abbastanza carina e a mio agio.
“Un po’ troppo castigata per i miei gusti, ma ugualmente figa” esclamò Hana osservandomi allo specchio da dietro le mie spalle “adesso sistemiamo il trucco”.
Cercai invano di fermarla “Hana, che senso ha truccarmi se comunque con gli occhiali da vista non si vedrebbe lo stesso nulla?”.
Sbuffò, alzando gli occhi al cielo “mai sentito parlare di lenti a contatto?”.
“Le ho finite” feci con un’alzata di spalle e un sorrisino divertito.
“Bene, per fortuna ci ho pensato io!” esclamò lei, quasi si trattasse della cosa più elementare dell’universo.
La guardai scioccata “mi hai comprato le lenti a contatto? E come facevi a sapere la mia gradazione?”.
“Sono o non sono la tua migliore amica?” mi fece l’occhiolino.
Mi gettai tra le sue braccia abbracciandola forte “sei l’amica migliore del mondo”.
“Lo so, lo so” disse divertita “adesso però sbrighiamoci o rischi di perdere il treno”.
Presi il treno per Tokyo delle 17.10. Mi accomodai su di una poltrona lato finestrino e indossai le mie cuffie attivando la mia playlist preferita. Adoravo i treni: il suono in sottofondo delle rotaie unito al passaggio rapido del paesaggio fuori dal finestrino mi cullavano come la migliore delle ninne nanne e dopo appena pochi minuti, iniziai a sentire i miei occhi diventare piacevolmente pesanti.
Erano passati circa 20 minuti quando il treno frenò bruscamente fermandosi in mezzo al nulla. Aprii gli occhi guardando oltre il vetro. Dovevamo trovarci più o meno all’ingresso di Tokyo. Tolsi una cuffia per ascoltare l’annuncio trasmesso nelle carrozze:
Si annuncia ai gentili passeggeri che a causa di un guasto tecnico l’orario di arrivo del treno alla stazione di Tokyo potrebbe subire qualche variazione. Ci scusiamo per il disagio. È nostra premura ristabilire il prima possibile l’operatività del servizio. In caso di ritardo superiore ai 15 minuti, sarà previsto il rimborso del biglietto…
Sentii la gente intorno a me iniziare a sbuffare e a guardare compulsivamente l’orologio. Che strano, pensai, sono anni che viaggio sui treni, eppure un ritardo qui in Giappone non mi era mai capitato.
Mi interruppi bruscamente quando, con la coda dell’occhio vidi fuori dal finestrino un particolare che mi turbò. Mi voltai di scatto, ma durò appena un attimo. Vidi una sorta di palla di fuoco arancione saettare a velocità supersonica da una parte all’altra del paesaggio prima di sparire oltre i palazzi all’orizzonte. Impiegai alcuni secondi prima di riuscire a capire chi fosse: Endeavor. Non l’avevo mai incontrato di persona, nemmeno quando vivevo alla U.A., ma di certo la sua fama lo precedeva, a maggior ragione da quando era diventato il Number One Hero. Nutrivo da sempre per quell’uomo una profondissima antipatia a priori, dettata dalla sua sfacciataggine e dal suo smisurato orgoglio. Ma da quando conoscevo una parte della storia, un piccolo frammento dei segreti della famiglia Todoroki, non riuscivo a fare a meno di detestarlo.
Involontariamente, provai uno strano tuffo al cuore, misto ad un presentimento poco piacevole: che avessero bloccato il passaggio del treno perché lì sotto, da qualche parte, stava succedendo qualcosa di brutto?
Portai una mano al braccialetto ancora legato al mio polso stringendolo istintivamente. Ti prego, fa' che stia bene, pregai rivolgendomi a nessuno mentre la fitta al cuore diventava più opprimente, fa' che non abbia nulla a che fare con lui…
Giunsi alla stazione di Tokyo con una ventina di minuti di ritardo, tra le lamentele della gente e i controllori indaffarati nel dare le indicazioni necessarie per il rimborso. Sinceramente, non avevo molta voglia di perdere altri minuti del mio tempo dietro interminabili file, per cui mi diressi a passo spedito verso l’uscita della stazione.
Lì trovai Natsuo che mi salutò con un sorriso e un bacio sulla guancia, ma la sua espressione tradiva una strana aura di preoccupazione.
“Che succede, Natsuo?” gli chiesi preoccupandomi a mia volta.
Lo vidi grattarsi la testa, quasi volesse cercare di nascondere il suo nervosismo “mio padre…”.
Sentii una fitta impadronirsi delle mie viscere mentre ripensavo al brutto presentimento avuto sul treno “che è successo?”.
“Vieni” mi rispose sfiorandomi appena la schiena invitandomi a seguirlo “ti spiego tutto in macchina mentre torniamo a casa”.
Annuii seguendolo silenziosamente. Giunti alla vettura, salimmo mentre Natsuo si accese nervosamente una sigaretta. Non c’era traccia della sua solita aria allegra né del suo sorriso.
Ero sul punto di chiedergli nuovamente cosa stesse succedendo, quando accese la radio.
Per un attimo pensai volesse ascoltare della musica per calmarsi, ma quando prestai attenzione alle parole della giornalista capii che l’intento fosse ben diverso:
Il number One Hero Endeavor è stato trasportato d’urgenza alla clinica della U.A. Pare abbia riportato importanti ferite in seguito allo scontro con un Nomu apparso improvvisamente nel centro città di Tokyo. I danni riportati agli edifici sono notevoli, ma al momento non sembrano esserci vittime, grazie al tempestivo intervento del Number Two Hawks. Non si hanno ancora notizie certe sulla natura di questi mostri aberranti che continuano ad apparire dal nulla seminando morte e distruzione. Le ipotesi più accreditate sembrano collegare il Nomu alla League of Villains. Il noto criminale della lega, conosciuto con lo pseudonimo di Dabi, è infatti comparso al termine del combattimento attaccando il Number One e il Number Two. Il tempestivo intervento della Pro Hero Mirko ha messo in fuga il criminale che ha immediatamente fatto perdere le sue tracce… per aggiornamenti in tempo reale, collegatevi alla nostra pagina…
Smisi di ascoltare, in preda ad un dolore al petto lancinante. Sentivo le mie mani tremare e non ero più in grado di parlare. Tutti i miei sospetti, tutto ciò che avevo sperato ardentemente non si verificasse si era materializzato come il più atroce degli incubi.
Natsuo spostò lo sguardo su di me tenendo saldamente il volante. Sospirò “se la caverà, in un modo o nell’altro quel bastardo se la cava sempre”. Lo guardai negli occhi leggendone la preoccupazione: per quanto provasse rabbia e risentimento nei confronti di suo padre, era chiaramente preoccupato per lui.
Non riuscivo a trovare le parole, in quel momento mi si erano bloccate in gola quasi pesassero come un macigno. Il senso di colpa mi mangiava viva mentre mi sentivo sporca e bugiarda.
Natsuo notò il mio sguardo vacuo e mi rivolse un sorriso dolce “perdonami Konan, non volevo rattristarti. L’idea era di passare una bella serata insieme e sta iniziando nel peggiore dei modi”.
Mi sforzai di ricambiare il sorriso, ma probabilmente mi uscì una specie di smorfia “non devi chiedermi scusa, è normale che tu sia preoccupato”. Un’altra fitta mi percosse il centro del petto: era lui a chiedere scusa a me per avermi rovinato l’umore?
Si limitò a sospirare, come se quella consapevolezza gli costasse fatica. Il resto del viaggio in macchina proseguì silenzioso. Nessuno dei due aveva molta voglia di parlare, entrambi persi nei nostri pensieri.
Giunti a casa Todoroki, trovai Fuyumi attaccata alla cornetta del telefono. Mi rivolse un sorriso raggiante, alzando l’indice chiedendomi un minuto di pazienza. “Si… si certo capisco… va bene dottore, la ringrazio” e riagganciò.
Mi corse incontro abbracciandomi calorosamente. Poi, rivolgendosi a Natsuo disse commossa “sta bene, ha riportato una brutta ustione al viso e qualche contusione, ma le sue condizioni sono buone. Già domani dovrebbero dimetterlo”.
Natsuo non disse nulla, limitandosi a prendere un’altra sigaretta dal pacchetto e dirigendosi verso il giardino. “Hai avvertito Shoto?” chiese lapidario.
Fuyumi annuì “l’ho sentito poco fa”.
Vidi Natsuo sedersi sulla panchina davanti casa e iniziare a fumare.
Fuyumi mi rivolse un sorriso abbagliante “fa parte dei rischi di essere il Number One” disse giustificandosi “per fortuna è andato tutto per il meglio”.
Io mi sentivo uno schifo e in quel momento desideravo soltanto sotterrarmi e sparire nelle profondità della terra “Fuyumi” dissi con un tono decisamente troppo serio “forse sarebbe il caso che vada via… immagino vogliate rimanere un po’ più vicini stasera, magari andare alla U.A…”.
“Scherzi?” mi interruppe lei “penso che il fatto che tu sia qui stasera sia proprio una benedizione!”.
Altra capriola dentro le mie viscere.
“Davvero io…” provai a dire, ma fu inutile.
“Tu lo metti di buonumore” disse Fuyumi sottovoce indicando con un cenno del capo il giardino dov’era seduto Natsuo “di solito quando si tratta di nostro padre dà sempre di matto”.
Arrossii leggermente, sentendomi imbarazzata.
“Capisco che magari tu ti senta un po’ a disagio considerati gli eventi di oggi pomeriggio” proseguì “e mi dispiace per il clima un po’ tetro… ma credimi, non sai quanto piacere ci faccia la tua presenza”.
Le sorrisi, sentendo la voragine dentro al petto spalancarsi. Certo, pensai, sai che piacere avere per casa una bugiarda che sa che vostro fratello è ancora vivo e che non è altri che il criminale che ha tentato di uccidere vostro padre… proprio un grandissimo piacere!
“Devo sbrigarmi a cucinare” esclamò poi guardando distrattamente l’orologio “altrimenti ceneremo a mezzanotte! Tu rilassati e fa come se fossi a casa tua!”. Mi sorrise nuovamente, prima di sparire in cucina impedendomi categoricamente di seguirla per aiutarla.
La nausea mi stava mangiando viva. Mi diressi in bagno, chiudendo a chiave la porta e appoggiandomi con forza al bordo del lavandino. Osservai la mia faccia allo specchio. Hana aveva fatto davvero uno splendido lavoro con il makeup: per quanto mi sentissi uno schifo totale, il mio viso non lo lasciava minimente trasparire. La pelle, protetta dal fondotinta e da un leggerissimo accenno di blush era rosea e luminosa. L’ombretto vinaccia risaltava le pagliuzze verdi dei miei occhi cangianti facendoli sembrare più grandi e luminosi di quanto non fossero normalmente sotto le spesse lenti dei miei occhiali da vista.
Non c’era traccia dell’aspetto funereo che mi sentivo addosso in quel momento.
Provai a respirare, chiudendo gli occhi e concentrandomi sul dolore al petto cercando di calmarmi.
Konan, mi ripetei nella testa come un mantra, non tornerà più, non è più un tuo problema. Non puoi sobbarcarti tutto il peso del mondo sulle spalle. Touya non fa parte della tua vita… fattene una ragione, vivi!
Quella sorta di strane frasi motivazionali mi diedero la forza che cercavo per uscire dal bagno con il cuore leggermente più leggero. Le parole di Hana risuonarono nella mia mente donandomi la spinta di cui avevo disperatamente bisogno: hai passato un’intera vita ad occuparti degli altri Konan; forse, è arrivato il momento di pensare un poco a te stessa. Tanto, se non si possono risolvere, che senso ha preoccuparsi dei problemi?”.
Mi avvicinai alla porta d’ingresso desiderosa di respirare aria pulita. Uscii in giardino chiudendo gli occhi e inalando il dolce profumo dei fiori quasi non respirassi da anni. Una strana e sconosciuta sensazione di pace si impadronì dei miei sensi. D’istinto alzai le braccia come se volessi spiccare il volo.
“Saluti il sole?” la voce divertita di Natsuo alle mie spalle mi fece trasalire.
Sentii la mia faccia avvampare per la vergogna “scusami… non pensavo fossi lì”. Dio, volevo sprofondare nel terreno.
Si mise a ridere avvicinandosi a me “guarda che per me puoi continuare per tutta la sera” mi provocò con una leggerissima nota di malizia nella voce. Il calore proveniente dalle mie guance mi fece ringraziare mentalmente Hana per il fondotinta che mi aveva applicato.
“Mi fa piacere che la mia goffaggine ti diverta” dissi con un sorriso imbarazzato.
“A me fa piacere averti intorno” fece qualche altro passo verso di me pronunciando quelle parole con un tono profondo che mi provocò un leggero brivido.
Dio, come facevano a essere così diversi e contemporaneamente così maledettamente simili?
Con un dito mi sfiorò la guancia spostando una ciocca ribelle dietro al mio orecchio. Il mio cuore iniziò ad accelerare.
“Perdonami per prima” sussurrò. L’odore di tabacco di cui era ancora impregnata la sua pelle mi inondò le narici. Dannazione, perfino l’odore era troppo simile! “non… non ho un gran rapporto con mio padre… a dire la verità, non ho alcun rapporto con lui. Lo sopporto solo per fare un piacere a Fuyumi”.
“Non devi scusarti di nulla” colsi al volo l’occasione per ridestarmi da quello strano stato di trance in cui stavo entrando “è normale che fossi preoccupato… rimane sempre tuo padre”.
Vidi il suo volto indurirsi “già… credimi, vorrei non fosse così. Non merita le lacrime di Fuyumi, il dolore di Shoto, la…” si interruppe, scacciando un pensiero scomodo dalla mente. Scosse la testa sorridendo “e non merita certamente che io possa rovinarmi una serata del genere pensando a lui”.
Ricambiai il suo sorriso, sebbene non mi fosse sfuggita l’ombra di tristezza che annebbiava i suoi occhi.
“Ti va di dare un’occhiata al giardino?” mi chiese Natsuo con voce allegra “ce ne occupiamo io e Fuyumi. In realtà se ne occupa lei, io mi limito ad eseguire gli ordini”.
“Certo!” esclamai felice “fammi strada”.
Mi porse il suo braccio che afferrai iniziando a camminare per i viali ciottolati di villa Todoroki.
“A proposito” disse poi dal nulla guardando un punto indistinto davanti a sé “non vorrei sembrarti scortese, ma con questo vestito sei davvero illegale!”.
Arrossii di botto e, probabilmente, nemmeno il fondotinta mi salvò dal diventare un peperone.
Mi uscì una specie di risatina isterica incontrollata. Natsuo mi osservò con espressione curiosa “ho detto qualcosa che non va?” mi chiese preoccupato.
“Tranquillo” dissi guardandomi i piedi e cercando di ritrovare un contegno “grazie per il complimento…”.
Per quanto non volessi, per quanto cercassi di scacciarle, nella mia testa danzavano le immagini di Touya, alla fine del concerto dei Cure, e dei suoi apprezzamenti ai miei pantaloni…
così dannatamente simili…
La cena era stata incredibilmente buona: tutto quello che cucinava Fuyumi era una prelibatezza. Il clima in casa Todoroki si era notevolmente disteso: Fuyumi era tornata di buonumore mentre Natsuo era decisamente più chiacchierone rispetto alla volta precedente.
Erano circa le 21.30 quando finimmo di sorseggiare del delizioso sakè fatto in casa. Fuyumi si alzò portando i piatti sporchi in cucina e io mi apprestai a raccogliere i bicchieri per aiutarla. Una mano delicata mi sfiorò la vita. Mi voltai appena trovando Natsuo decisamente troppo vicino al mio viso. Mi sorrise sfilandomi delicatamente le stoviglie di mano prendendole lui stesso “vuoi proprio fare infuriare Fuyumi” sussurrò con voce calda “stai buona qui e lasciati coccolare un po’… sei nostra ospite stasera”.
Deglutii a vuoto limitandomi ad annuire con un sorrisino ebete.
Rimasta da sola, mi presi il viso tra le mani. Dio, non potevo continuare così, ancora un po’ e avrei perso la ragione.
“Qualcosa non va?” mi chiese Natsuo osservandomi con aria incuriosita facendo capolino dalla cucina.
“Pensieri…” mi limitai a rispondere alzando le spalle.
Sorrise, avvicinandosi a me tendendomi la mano “posso farti vedere una cosa?” mi chiese dolcemente.
Accennai anch’io un sorriso “d’accordo”.
Mi portò nuovamente in giardino, nella parte alle spalle della casa. La sera profumava di menta e quel profumo mi inebriò le narici. Mi fece accomodare su di una panchina e si sedette accanto a me.
Mi guardai intorno con aria interrogativa “beh?” gli chiesi “che cosa volevi mostrarmi?”.
“Devi avere ancora un attimo di pazienza” rispose lui divertito guardando qualcosa nel cielo.
Mi concentrai in direzione dello stesso punto che stava osservando lui, ma non vidi nulla.
Stavo per arrendermi ad un’evidente presa in giro quando, da dietro una coltre di nubi, comparve uno spettacolo indescrivibile.
Un’eclissi lunare completa illuminò la notte lasciandomi a bocca aperta. Non avevo mai visto qualcosa del genere prima di allora. "È magnifica” dissi piena di stupore e meraviglia.
Mi sorrise cingendomi le spalle con il suo braccio mentre con l’altra mano iniziò ad accarezzarmi lentamente la guancia. “Sono felice che ti piaccia” mormorò.
Abbassai gli occhi mentre sentivo i battiti del mio cuore accelerare senza controllo “Natsuo, io non…”.
“Non puoi, lo so” mi interruppe continuando a sorridere e ad accarezzarmi “lasciami essere soltanto un ragazzo che accarezza la ragazza più bella del mondo sotto una luna inquietante”.
A quella frase sorrisi continuando a fissarmi le mani. “Sei dolce” dissi mentre iniziai ad alzare timidamente lo sguardo sul suo viso “incredibilmente dolce, Natsuo”.
Vidi i suoi occhi grigi brillare sotto la luce rossastra danzando dentro i miei.
La sua mano non aveva smesso per un secondo di accarezzarmi e riuscivo a sentirla tremare leggermente al contatto con la mia guancia. Il suo sguardo iniziò a spostarsi compulsivamente dai miei occhi alla mia bocca mentre il mio respiro iniziava ad accelerare.
Poi, avvenne tutto troppo in fretta.
Non ebbi il tempo di riflettere, né di pensare razionalmente né tanto meno di parlare.
La mano di Natsuo si spostò dietro alla mia nuca sprofondando tra i miei capelli, mentre due labbra fredde e incredibilmente morbide si impadronirono della mia bocca.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro