15.Something in the Way
Konan's POV
Erano passate diverse settimane da quella dannatissima notte.
La mia vita continuava a scorrere normalmente, in maniera incredibilmente ordinaria: andavo al lavoro, mangiavo, uscivo, dormivo e poi ricominciavo.
Avevo preso l'abitudine di uscire con maggiore frequenza rispetto al passato e coglievo al volo tutte le proposte che Hana mi rivolgeva, perfino quelle più strampalate.
Preferivo evitare di rimanere sola. Il mio lavoro mi imponeva il silenzio, ma costringermi a quell'ascetismo forzato anche dentro casa non era davvero il caso, soprattutto in quel momento.
Avevo bisogno di leggerezza, di sorridere, di lasciarmi alle spalle tutto quel dolore.
Certo, la voragine che mi si era spalancata dentro al petto quella notte non si era ancora rimarginata e si faceva sentire prepotente ogni tanto, soprattutto di notte. Il silenzio, il tepore delle lenzuola mi riportavano inevitabilmente a ricordi dolorosi che non avevo più intenzione di custodire.
Avevo lasciato la U.A. per lasciarmi alle spalle un'infanzia di orrore: non potevo assolutamente permettermi di fare lo stesso errore adesso. Per tanto, decisamente troppo tempo avevo sottovalutato me stessa, la mia serenità e la mia pace.
Forse tutto quello che era capitato in qualche modo mi era servito a crescere, nonostante quella frase mi risultasse abbastanza autoconsolatoria e ipocrita.
Tutto sommato, escludendo i momenti di sconforto in cui i ricordi tornavano a tormentarmi, stavo bene... o almeno, sufficientemente bene.
Natsuo non aveva smesso di scrivermi durante quei giorni, inizialmente con la scusa di augurarmi il buongiorno o chiedermi come stessi. Ormai, però, era diventata un'abitudine chiacchierare con lui tramite messaggio. Mi faceva ridere: era divertente, simpatico e incredibilmente premuroso.
Una sera, mentre parlavamo del più e del meno mi comunicò che il giorno seguente si sarebbe trovato a Kamakura per un seminario universitario. Mi propose di vederci per un caffè.
A quel messaggio sentii le mie guance colorirsi. Persi parecchi minuti prima di rispondergli, accettando il suo invito.
Mi faceva davvero moltissimo piacere rivederlo, tuttavia non riuscivo a togliermi di dosso una sgradevolissima sensazione. Con altissime probabilità, quel ragazzo si stava prendendo una cotta per me, mentre dal mio punto di vista, non sarei mai riuscita a considerarlo altro che un amico.
Dovresti dargli una possibilità, mi suggerì la mia coscienza, è così carino e premuroso... sarebbe la persona perfetta per stare con te.
Probabilmente era vero, ma non in quel momento. Non ero mentalmente pronta ad impegnarmi in una relazione e sicuramente non con una persona così vicina a... vabbè lasciamo perdere.
Scacciai quel pensiero come si scaccia una mosca rimproverandomi silenziosamente: Konan, riesci a trasformare anche un caffè in una telenovela!
Quando mi vide arrivare al bar poco lontano dalla biblioteca, mi regalò uno dei suoi splendidi sorrisi. "Sono così felice di vederti, Konan" mi disse abbracciandomi e posandomi un bacio sulla guancia.
"Anche io, Natsuo" gli risposi allegra.
"Come stai?" non smetteva di sorridermi. Non riuscivo a fare a meno di pensare a quanto fosse bello: i capelli candidi risplendevano sotto i raggi del sole e i suoi occhi gentili mi facevano sentire incredibilmente leggera.
"Sto bene" risposi sospirando.
"Ma questa non è la verità..." terminò la frase al posto mio.
Mi misi a ridere "no davvero, è solo un periodo parecchio strano e non mi sento particolarmente in forma... però si, sto bene".
Mi guardava con occhi curiosi e allegri senza staccare lo sguardo dal mio. Il suo sorriso mi fece arrossire. "E tu come stai?" gli chiesi imbarazzata abbassando lo sguardo.
"Benissimo" mi rispose raggiante "in questo momento sto benissimo".
Alzai appena lo sguardo trovandomi i suoi occhi puntati sui miei. Arrossii nuovamente.
Cercai di togliermi dall'imbarazzo gettando sul tavolo l'argomento di conversazione più banale dell'intero universo "come va con l'Università?".
"Al solito" fece Natsuo con un'alzata di spalle "il seminario di questa mattina è stato abbastanza noioso. Grazie a te la giornata è nettamente migliorata".
"E come sta Fuyumi?" lo incalzai con un'altra domanda cercando di allontanarmi da quel terreno scivoloso "non la sento da diversi giorni e l'ultima volta era...".
"Sei molto bella, Konan" mi interruppe Natsuo toccando la mia mano con la sua "sei bella fuori e dentro".
Sentivo la mia faccia andare a fuoco "Natsuo... io" balbettai abbassando lo sguardo sul tavolino: in quel momento la tazzina mi sembrò l'oggetto più interessante del mondo "grazie".
"Mi piacerebbe moltissimo uscire con te stasera" mi disse con voce incredibilmente dolce.
Il mio cuore iniziò a battere più velocemente. Forse dovevo lasciarmi andare, gettarmi tra le sue braccia e godermi il momento. No, non sarebbe stato giusto... Mandai mentalmente a fanculo Dabi prima di decidermi ad alzare lo sguardo sul suo viso "Natsuo, sei davvero una persona meravigliosa e, credimi, non potrebbe farmi altro che piacere uscire con te. Però non voglio illuderti, ti voglio bene e non voglio farlo. Il mio cuore appartiene ad un altro. Non ho alcuna intenzione di ferirti o di giocare con i tuoi sentimenti, per cui è meglio essere chiara fin da subito".
Mi guardò per qualche secondo con un'espressione delusa e triste. "Credevo... Fuyumi mi ha detto che sei single".
"Lo sono" dissi sentendo la voragine nel petto squarciarsi un po' di più "sono innamorata di un uomo che non mi vuole e so decisamente troppo bene cosa significhi avere il cuore spezzato. Non ho alcuna intenzione di giocare con i tuoi sentimenti, Natsuo".
Il ragazzo si accese nervosamente una sigaretta "ti ringrazio per la tua sincerità Konan" disse dopo diversi attimi "lo apprezzo tanto. Ma, se ti fa piacere, mi piacerebbe comunque uscire con te questa sera. C'è qui vicino un pub che organizza musica dal vivo... ti andrebbe di andarci insieme? Ti prometto che non ci proverò" sorrise ritornando di buonumore.
"Con estremo piacere" gli risposi sorridendogli a mia volta.
"Alla grande!" esclamò entusiasta. Guardò l'ora sbuffando "dannazione, devo andare alla sessione pomeridiana. Che grandissima rottura di palle!". Risi sonoramente: le sue espressioni buffe mi facevano bene al cuore "allora ci vediamo alle 21 direttamente al locale, va bene?".
"Alla grande!" ripetei imitando il suo tono. Mi fece l'occhiolino divertito.
"A più tardi Konan" mi salutò con il suo immancabile bacio sulla guancia.
"A più tardi Natsuo".
Dabi's POV
Avevo perso il conto del numero di notti insonni che avevo passato. Stavo malissimo e me lo meritavo, Dio quanto lo meritavo.
Ogni volta che poggiavo la testa sul cuscino e chiudevo gli occhi, il volto di Konan veniva a farmi visita impedendomi di addormentarmi. L'avevo trattata male, troppo male e quello era davvero il minimo che avrei dovuto espiare per ciò che avevo fatto.
Provavo un dolore strano, all'altezza dello stomaco ogni volta che pensavo a lei. Per diverso tempo pensai fosse suggestione... solo dopo Twice mi suggerì la risposta: senso di colpa. Quando me lo aveva detto, cercando di farmi tirare fuori quello che stavo provando, lo mandai al diavolo. Ma dannazione, aveva perfettamente ragione.
Quanti anni erano passati dall'ultima volta che avevo provato qualcosa di simile? Troppi al punto da aver dimenticato perfino di possedere delle emozioni.
Konan aveva risvegliato in me sentimenti sepolti nella parte più profonda del mio essere e adesso mi sentivo scoperchiato, fragile, esposto.
E assieme al senso di colpa che provavo nei suoi confronti, iniziarono a risvegliarsi altre sensazioni... l'affetto per Natsuo, la cura di Fuyumi... l'amore di mia madre... il mio dolore.
Tutti quei sentimenti mi torturavano giorno e notte e non riuscivo a darmi pace. Per anni avevo combattuto per seppellirli in maniera tale che non potessero più farmi male. E c'ero riuscito a meraviglia, finché Konan non era entrata nella mia vita.
Il punto è che io non ero più il ragazzino fragile che aveva provato quei sentimenti: ero Dabi, l'assassino... come si fa a conciliare le emozioni di un ragazzino con la vita di un criminale spietato? Ci stavo davvero perdendo la testa.
Uno di quei giorni in cui mi sentivo ancora più a pezzi rispetto al classico mood, riuscii perfino a sfogarmi con Twice. Ovviamente, omisi diversi particolari primo fra tutti l'identità della ragazza, ma per il resto, fui totalmente sincero.
"Io proverei a chiederle scusa" mi suggerì Twice mentre io continuavo a girarmi tra le mani il pacchetto di sigarette "hai sbagliato di brutto e non puoi avere la certezza che ti perdonerà... ma quanto meno se le chiederai scusa ti sentirai meglio... non è vero!!".
Lo guardai furioso "sarebbe questo il tuo grande consiglio? Chiederle scusa? Non servono a niente".
"Servono a curare le ferite dell'anima" mi rispose Twice "diceva sempre così il mio psichiatra, quel pezzo di merda!".
Lo osservai cercando di trovare qualcosa da ribattere, ma non mi venne in mente nulla. Forse quel folle multiplo aveva molto più senno di me... ma ad ogni modo, anche se avesse avuto ragione, non avrei avuto il coraggio di farlo. Il pensiero di affrontare Konan e i suoi occhi dopo quello che le avevo fatto mi faceva contorcere le budella.
Mi allontanai uscendo dal covo e azionando la mia moto. Senza fare nemmeno caso alla strada, percorsi il tragitto che ormai percorrevo ogni notte da due settimane. Era un'abitudine malsana e fottutamente sbagliata, ma non riuscivo a farne a meno. Ogni notte, parcheggiavo sul retro di casa di Konan e, senza fare rumore mi avvicinavo alla sua finestra. Nelle sere in cui teneva le tende aperte, riuscivo a vederla dormire.
Non osavo bussare, né farmi vedere: ero decisamente troppo vigliacco. Ma sapere che fosse in casa e che stesse riposando mi dava uno strano senso di pace.
Quella sera, giunsi a Kamakura intorno alle 22, decisamente più presto rispetto al solito. La casa di Konan era totalmente al buio, segno che probabilmente fosse uscita. La immaginai fuori, a divertirsi con le amiche e questa immagine mi trasmise uno strano calore misto ad una fitta al petto, un piacere dolce e amaro contemporaneamente.
È felice senza di me, è esattamente questo ciò che merita.
Decisi di fare il giro dell'isolato per immettermi nuovamente sull'autostrada e tornare al covo quando, svoltato l'angolo, vidi una insolita folla di gente accalcata di fronte a un locale. Il mio casco integrale mi proteggeva del tutto da sguardi indiscreti.
Quando vidi Konan entrare nel locale con Natsuo il mio cuore perse un colpo.
L'istinto primordiale fu quello di dare fuoco al locale e pestare a sangue mio fratello. Ma il dannato senso di colpa si attivò quasi immediatamente: finiresti per ferire di nuovo lei...
Strinsi i pugni contro il manubrio imprecando tra i denti. Konan si meritava di essere felice ed essere felice voleva dire stare lontano da me. E, anche se a malincuore, anche perdendo la ragione divorato da una cieca gelosia, forse avrei accettato di vederla anche a fianco di Natsuo... glielo dovevo.
Konan's POV
La musica non era male e il locale era decisamente carino. Eravamo entrati da circa 30 minuti quando Hana ci raggiunse. Appena vide Natsuo, si illuminò sfoderando un sorriso forse troppo accentuato. "Sono Hana, la migliore amica di Konan, tanto piacere" disse lei porgendogli la mano che lui strinse allegro "Natsuo, il piacere è mio".
"Se vuoi scusarci, io e Konan dobbiamo andare un secondo in bagno".
"Io veramente..." ma prima che potessi finire la frase Hana mi stava già tirando per un braccio verso il bagno.
"Ma è troppo figo!" urlò una volta chiusa la porta "com'è che non mi racconti che esci con Mr. Chioma d'argento?".
"No ti sbagli" cercai di dirle scuotendo la testa imbarazzata "Natsuo è un mio amico, non stiamo insieme".
"Si certo, come no" mi rispose Hana dandomi un leggero colpetto sulla spalla "e lui è d'accordo? Ma ti prego".
Provai a ribattere, ma mi interruppe nuovamente "facciamo così: se entro stasera non prova a baciarti, ti offro una cena sabato sera!".
Alzai gli occhi al cielo "Hana...". Mi fissò con uno sguardo che non ammetteva repliche porgendomi la mano per sancire l'accordo "allora?".
Sbuffai "e va bene, accetto!".
Esultò come una ragazzina delle medie "andiamo!" esclamò trascinandomi fuori dal bagno.
La serata proseguì in maniera incredibilmente piacevole. Era davvero da una vita che non mi divertivo tanto. Hana, complice qualche drink, sparava battute di continuo facendo ridere me e Natsuo a crepapelle.
"Oddio! Adoro questa canzone!" esclamò bevendo d'un fiato gli ultimi sorsi del suo cocktail e gettandosi in pista. Aveva un modo di ballare incredibilmente buffo, ma probabilmente quello bastava ad attirare gli sguardi divertiti di molti.
"Andiamo anche noi?" mi propose Natsuo indicando con un cenno la pista da ballo.
"Ehm... non sono molto brava a ballare" gli risposi imbarazzata.
"Se è per questo nemmeno lei!" esclamò lui divertito "dai che ti frega, sei tra amici, no?".
"D'accordo" dissi poco convinta facendomi trascinare. Iniziai a muovermi a ritmo di musica cercando di avvicinarmi il più possibile ad Hana per trovare un po' di coraggio in più.
"Vai bellezza, muovi quelle anche!" mi urlò lei facendomi diventare un peperone.
Poi successe quello che non doveva succedere: il dj cambiò canzone mettendo su un lento. Vidi Hana gettarsi tra le braccia di un tipo abbastanza carino, non prima di indicarmi Natsuo con la testa.
Mi voltai verso di lui terribilmente imbarazzata "odio queste cose" esclamai.
"Dai, è soltanto un ballo. Poi ti prometto che ti lascio stare per il resto della serata" mi rispose lui avvicinandosi a me.
Intrecciai le mie braccia attorno al suo collo e lui appoggiò delicatamente le sue mani alla mia vita. Lo vidi abbassarsi leggermente per evitarmi di stare sulla punta dei piedi: era decisamente troppo alto.
Sentivo i suoi occhi sul mio viso, nonostante io non riuscissi ad alzare lo sguardo: era tutto decisamente troppo imbarazzante.
"Sei bellissima, Konan" mi disse per la seconda volta in quella giornata. Mi decisi ad alzare la testa per guardarlo negli occhi. "Sai" continuò "non riesco proprio a capacitarmi di come qualcuno possa averti spezzato il cuore... mi verrebbe veramente voglia di prenderlo a sberle" disse con tono serio.
Mi scappò una risatina isterica, mentre la voragine nel petto cominciava pian piano a farsi spazio.
"Sei una ragazza incredibile e quello stronzo si è lasciato scappare una persona come te... deve essere totalmente folle".
Arrossii violentemente "Natsuo..." cercai di parlare, ma mi interruppe.
"No, per favore non dire niente. Lasciami credere, soltanto per stasera, di avere una possibilità".
Vidi il suo viso avvicinarsi al mio mentre la sua stretta sulla mia vita diventava leggermente più salda. Il mio cuore batteva all'impazzata e d'istinto chiusi gli occhi, attendendo la sensazione delle sue labbra sulle mie...
Un'improvvisa pioggia d'acqua si abbatté all'interno del locale mentre l'allarme antincendio iniziò a risuonare sovrastando la musica. Si erano attivati i sensori del fumo inzuppando praticamente ogni cosa.
"Ma che diavolo succede?" fu la chiassosa domanda unanime.
"Niente panico, gente" urlò il dj al microfono "non c'è alcun incendio qui! L'allarme è estremamente sensibile: forse qualche furbetto si è acceso una sigaretta o ha avvicinato un accendino a uno dei sensori per fare uno scherzo molto intelligente... ricordate che qui dentro è vietato fumare e l'intero locale è sorvegliato da telecamere... al responsabile questo scherzo costerà caro!".
"Ma che scherzo idiota!" pronunciò Hana zuppa dalla testa ai piedi.
"Già, proprio un campione!" proseguì Natsuo "Konan, tutto ok?".
"Si sto bene" dissi spostandomi i capelli dalla faccia "proprio uno scherzo del cazzo!". Entrambi mi guardarono con un'espressione incuriosita e stranita: era davvero raro che mi esprimessi in quel modo, ma in quel momento mi sentivo furiosa.
"Credo sia meglio che me ne ritorni a casa" dissi strizzandomi la maglia "così mi becco sicuro una bronchite".
"Ti accompagno" si propose immediatamente Natsuo.
"No, preferisco andare da sola" il mio tono fu talmente categorico che il ragazzo non ribatté. Lo vidi arrossire abbassando lo sguardo.
"Perdonami Natsuo, non volevo essere scortese" cercai di raddolcirmi "ho bisogno di camminare e di schiarirmi le idee". Lui mi rivolse un debole sorriso "Va bene Konan, buonanotte".
Li salutai entrambi, ignorando gli sguardi interrogativi di Hana e mi diressi a passi svelti fuori dal locale.
Non avevo alcuna dannatissima prova che potesse essere stato lui, eppure la mia testa mi suggeriva il contrario. Chi altri poteva fare qualcosa di così stupido? Possibile che continuasse a perseguitarmi dopo tutto quello che mi aveva detto? Dopo quello che mi aveva fatto?
"Che diavolo vuoi ancora dalla mia vita?" urlai contro un cassonetto dell'immondizia facendo spaventare a morte un povero gatto randagio.
Konan, probabilmente se si fosse trattato di Dabi l'avrebbe preso a pugni, mi suggerì la coscienza. Certo, in un locale pieno di gente? Nemmeno uno come lui è così idiota!
Camminavo a passo svelto per le stradine di Kamakura parlando praticamente a me stessa. "Devi smetterla di pensarlo, Konan!" dissi ad alta voce scuotendo la testa e continuando a camminare.
Soltanto in quel momento mi accorsi di un uomo che mi seguiva con andatura abbastanza spedita. Allungai velocemente il passo sentendo il cuore battere veloce per la paura.
Continuavo a voltarmi compulsivamente verso di lui per capire se lo avessi seminato, non accorgendomi di un altro uomo, probabilmente suo complice che mi si parò davanti sbucando dal vicolo successivo. Un grido di terrore mi morì in gola quando mi bloccarono schiacciandomi contro il muro. Facevano una puzza tremenda di alcol. Uno dei due trasformò una delle sue mani in una lama che mi puntò al collo.
"Dacci tutti i soldi bellezza" ringhiò contro di me.
"E vedi di non fare scherzi" continuò l'altro spostando la sua mano sul mio collo.
E per quanto sperassi che non accadesse, il mio Quirk si attivò.
Un bambino piange rannicchiato contro la parete mentre assiste all'atroce visione del padre ubriaco che picchia a morte sua madre.
Il prossimo sei tu, moccioso
Smettila di frignare, sei solo una femminuccia
Vieni, aiutami a ripulire questo schifo
Non volevo guardare, non volevo la sua sofferenza, ma non potevo farci niente. Poi accadde qualcosa di strano. La visione cambiò di colpo. Vidi l'uomo ormai adulto, praticamente con lo stesso aspetto di adesso iniziare a contorcersi in preda ad un dolore lancinante. Gettai un urlo disumano mentre l'uomo, sia dentro la mia testa che nella realtà, fece lo stesso: stava bruciando vivo. Vedevo distintamente fiamme azzurre propagarsi attorno alla sua pelle che, a causa della mia Unicità, in quel momento era anche la mia.
Poi tutto divenne lentamente più sfocato, quasi perdesse peso.
E in quell'istante, un attimo prima di perdere i sensi, sentii cosa si prova quando si muore.
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