10. Pictures of you
Konan's POV
"Hana, ma sei sicura che non sia tutto un po' troppo esagerato?" le chiesi continuando a guardarmi allo specchio.
"Vuoi scherzare?" ribatté lei seduta sul mio letto mentre osservava divertita la mia immagine riflessa "continuo a ripeterti che secondo me dovevi prendere l'abitino nero...".
Le rivolsi uno sguardo totalmente contrariato "vorrai scherzare, spero".
Nei giorni precedenti mi aveva trascinata in giro per negozi costringendomi a provare vestitini e gonne succinte che non mi si addicevano minimamente.
Personalmente, avrei optato con tranquillità per dei semplicissimi jeans e una felpa, ma Hana non aveva voluto sentire ragioni. Per cui, avevamo trovato un compromesso: pantaloni neri super skinny, i miei anfibi preferiti e una semplicissima maglietta nera leggermente aderente.
Ero abituata a indossare vestiti larghi, per cui in quel momento osservare la mia immagine strizzata all'interno di quei vestiti troppo fasciati sul mio corpo era già di per sé un'impresa ardua.
"Coraggio, avvicinati che ti sistemo il trucco" mi disse lei divertita.
"Trucco? A un concerto? Mi si scioglierà la faccia nel giro di dieci minuti!".
"Esiste una cosa chiamata trucco waterproof" mi rispose lei con finto tono saccente. Era visibilmente divertita "hai la faccia talmente pallida da fare invidia al cerone di Robert Smith".
Mi misi a ridere, osservando il mio viso e le occhiaie decisamente troppo accentuate. "Va bene" sospirai "ma non esagerare!".
"Lascia fare a me!" esclamò Hana raggiante "sarà pieno di ragazzi darkettoni e super fighi... dobbiamo attirare un minimo la loro attenzione!".
Sorrisi al suo entusiasmo, scacciando dalla mia mente l'immagine del ragazzaccio più punk che avessi mai incontrato in tutta la mia vita...
"Ti senti bene, Konan?" mi chiese lei preoccupata "mi sembri un po'... pensierosa".
Cercai di ricompormi immediatamente "certo Hana! Sono solo emozionata per il concerto".
"Anche io!" esclamò "dai vieni qui. Dobbiamo sbrigarci. Ci vuole poco più di un'ora di macchina per arrivare al Nakano.Sun Plaza, ma preferisco non rischiare troppo con il traffico. In mezz'ora dobbiamo essere fuori di qui!".
Quando arrivammo a destinazione, i cancelli erano ancora chiusi. Il viaggio in macchina era stato incredibilmente piacevole. Per lo più avevamo ascoltato musica e cantato.
Tra una canzone e l'altra, Hana mi raccontò qualche episodio della sua vita, le sue esperienze lavorative e le sue avventure amorose. Sorridevo e arrossivo ascoltando la disinvoltura con cui mi raccontava delle sue esperienze sessuali senza scomporsi minimamente.
Ovviamente, non perdeva occasione per punzecchiarmi cercando di estorcermi informazioni sulla mia vita privata, ma io ero rimasta estremamente vaga.
Ero single da ormai molti anni, dopo che la mia unica relazione era finita per... diciamo per incompatibilità.
Al tempo avevo diciassette anni e avevo iniziato da poco a lavorare alla biblioteca della U.A.
Lui studiava all'Accademia per diventare un proHero. Era un bel ragazzo, alto parecchi centimetri più di me, con i capelli rossicci e gli occhi verdi. Un mare di lentiggini gli abbellivano il viso, facendolo sembrare più piccolo di quanto non fosse.
Ci eravamo conosciuti durante la pausa pranzo, chiacchierando del più e del meno. In seguito, aveva cominciato a venirmi a trovare in biblioteca con la scusa di consultare qualche volume, sebbene dei libri non gliene importasse nulla. Mi faceva ridere.
Ma più di ogni altra cosa, di lui ricordo chiaramente l'estrema dolcezza. Era stato dolce quando mi aveva baciata, estremamente dolce quando avevamo fatto l'amore per la prima volta... incredibilmente dolce quando mi aveva lasciata per inseguire il suo sogno.
Dopo quella batosta sentimentale, nessun uomo era più entrato nella mia vita.
Certo, non era mancato qualche sporadico appuntamento, ogni tanto un bacio alquanto annoiato o del sesso abbastanza deprimente, ma nulla di più.
Nessun uomo aveva più tormentato i miei sogni e fatto battere il mio cuore... nessuno, tranne un criminale ricercato dall'intero corpo di polizia giapponese.
"A cosa pensi, tesoro?" la voce di Hana interruppe il flusso di pensieri in cui mi stavo perdendo "sembra che ogni tanto tu te ne vada su un altro pianeta!".
Mi grattai la testa imbarazzata "scusami Hana, la confusione mi confonde" sorrisi nervosa.
Lei mi guardò divertita "questo è perché lavori troppo e ti diverti troppo poco! Dai, cerchiamo di avvicinarci di più ai cancelli o ci perderemo la prima fila!".
Le sorrisi di rimando accogliendo il suo entusiasmo. "Ti seguo Hana!".
Aveva ragione: mi serviva proprio una serata di totale divertimento per staccare il cervello almeno per qualche ora.
Dabi's POV
Appoggiato al muro di un palazzo, poco distante dal casino che si era riversato davanti ai cancelli, mi accesi una sigaretta.
Avevo fatto l'ennesimo buco nell'acqua. Col senno di poi, mi resi conto che l'idea di reclutare gente ad un simile concerto era stata una pessima idea.
La maggior parte della gente in cui mi imbattei erano ragazzini depressi, scontenti della vita, ma decisamente troppo pigri per alzare il culo dal divano e decidere di cambiare le cose.
Molti di loro non nutrivano una grande simpatia per gli Heroes, ma si trattava di un'insofferenza fine a sé stessa.
Ogni tanto, tra la folla spuntava anche qualche adulto, fan malinconico di vecchia data ancora desideroso di sudare al concerto dei propri beniamini.
Infine, uno stuolo di ragazzette darkettone mezze nude capitate lì più per rimorchiare che per il concerto di per sé.
Qualche attimo dopo mi si avvicinò un uomo con il volto coperto da un cappuccio. Aveva tutta l'aria di essere uno spacciatore e pensai volesse vendermi un po' di fumo.
"So chi sei" mi disse a bassa voce in modo che solo io potessi sentirlo "ma non agitarti, non sono qui per fare niente di stupido. Devo solo portare un messaggio".
"Sai la sorte che tocca ai messaggeri di sventura" gli risposi con tono minaccioso.
"Non agitarti: è solo un biglietto. Mi manda qualcuno che vorrebbe tanto conoscerti" e mi porse un foglietto.
"E chi sarebbe?".
"È tutto scritto sul biglietto... deciderai tu se chiamarlo o meno. Beh, ti saluto".
Lo guardai allontanarsi per la strada. Abbassai lo sguardo e aprii il foglio.
C'era scritto soltanto Hawks e accanto un numero di telefono.
Questa è bella, pensai, il number two Hero che vuole parlare con me?
La cosa mi puzzava e non poco. Ma, purtroppo, spesso e volentieri la mia curiosità superava il raziocinio. Per cui, decisi che il giorno successivo l'avrei chiamato, chiaramente da qualche cabina telefonica per evitare che potesse tracciare la telefonata.
Misi il biglietto nella tasca del cappotto e osservai la folla. I cancelli iniziavano lentamente ad aprirsi e la gente si accalcava come formiche l'una sull'altra.
Per qualche momento pensai di girare i tacchi e andarmene, dato che il mio lavoro lì era finito. Poi, però, mi dissi che in fin dei conti potevo prendermi la serata libera per ascoltare un po' di musica decente.
Tanto, l'alternativa sarebbe stata andare in giro per locali a bere come una spugna.
Gettai a terra il mozzicone di sigaretta e mi avviai verso il retro dell'edificio.
Per un Villain come me eludere la sorveglianza fu un totale gioco da ragazzi. Bastò semplicemente incendiare qualche cavo, bloccare qualche porta di servizio e voilà, il gioco era fatto.
In men che non si dica mi ritrovai praticamente nel retropalco. Senza farmi notare, mi arrampicai su per le scale di servizio utilizzate dai tecnici e mi appostai dietro uno dei grandi riflettori. Decisi di rimanere accucciato lì fino a che non avessero spento le luci, così che sarebbe stato praticamente impossibile vedermi.
Da sotto arrivava un caos bestiale e da quella posizione le urla della folla risultavano ancora più amplificate. Dopo un'ora buona passato in quella posizione, le mie gambe iniziavano a dare segni di cedimento.
Finalmente, le luci si spensero e dal parterre echeggiò un urlo eccitato del pubblico in delirio. Mi sedetti con le gambe penzoloni mentre sotto di me, sul palco, i Cure facevano il loro ingresso.
"Cazzo, sono proprio diventati vecchi!" esclamai, ma con tutto quel bordello era praticamente impossibile che qualcuno potesse sentirmi.
Aprirono il concerto con Friday I'm in Love e potei constatare, con mia sorpresa, che la loro bravura non era diminuita con l'età. Robert Smith continuava a tracannare birra senza scomporsi e la sua voce usciva morbida e malinconica come fosse riprodotta da un CD.
Dal pubblico la gente urlava come impazzita, scattava foto e cantava ogni parola a memoria. Ogni tanto, un gruppetto di ragazzini un po' più audaci improvvisava un pogo.
"Imbarazzante" risi da solo "non si poga a un concerto dei Cure. Chi cazzo credete siano? I Cannibal Corpse?".
Dovevo ammettere che guardare un concerto da quella postazione era davvero divertente. Nessun rompipalle attorno, dell'ottima musica praticamente sotto le scarpe e il panorama dell'intero auditorium visto dall'alto.
Avevano appena attaccato con Pictures of You quando si accese uno dei grandi riflettori centrali, uno di quelli che puntavano e illuminavano a chiazze la folla.
"Wow, con questa luce puoi veramente vede..." le parole mi morirono in gola.
Il faro si era poggiato su un gruppetto di ragazzi sotto il palco che conoscevano ogni singola parola della canzone. Robert Smith ne cantava una strofa, poi li indicava con il microfono incitandoli a continuare.
Esattamente a qualche metro da lui, una ragazza con i capelli biondi e un viso visibilmente emozionato lo guardava con occhi adoranti cantando il ritornello.
Konan.
Quello era veramente l'ultimo posto dove avrei mai immaginato di poterla trovare.
La timida e impacciata bibliotecaria aveva lasciato i suoi occhiali a casa e si era trasformata in una rocker scatenata. Urlava, agitava le braccia, si muoveva in maniera incredibilmente sensuale a ritmo di musica.
Dio, era bellissima.
Inutile dire che non riuscii più a seguire praticamente nulla del concerto. Il suo viso e il suo corpo avevano monopolizzato interamente la mia attenzione. Perfino quando la luce venne spostata altrove, riuscivo a distinguere la sua sagoma nella penombra delle luci psichedeliche.
"Ehi tu! Che cazzo ci fai qua sopra?".
Trasalii. Impegnato com'ero a studiare i movimenti di quella ragazzina, non mi ero completamente accorto che uno dei tecnici aveva notato la mia presenza e si era arrampicato sulle scale di servizio per farmi scendere. Probabilmente, mi aveva scambiato per qualche fan fuori di testa e con quella luce era praticamente impossibile riconoscermi.
Non fu necessario ucciderlo, non era minimamente il caso. Mi limitai a correre lungo le ringhiere e saltare sulla scala al lato opposto al suo. Percorsi a ritroso i corridoi di servizio e in un attimo fui nuovamente fuori dall'edificio.
Mi appostai poco oltre i cancelli, abbastanza in ombra da non essere notato e abbastanza vicino da osservare la gente che sarebbe via via uscita a concerto finito.
Questa volta non mi scappi, ragazzina...
Konan's POV
"Oddio, è stato meraviglioso!" continuava a ripetere Hana euforica in macchina "mi ha toccato la mano, ti rendi conto?".
Io ridevo come una bambina: era da davvero tanto tempo che non mi sentivo così viva "grazie Hana, è stato davvero incredibile!" le dissi commossa.
Avevo la voce rauca per le troppe urla che avevo buttato, mi facevano male i piedi e il mio trucco, nonostante fosse waterproof, si era distribuito sulla mia faccia come il makeup di The Crow.
Ma non me ne importava nulla. Continuavo a cantare con quella poca voce che mi era rimasta con il viso fuori dal finestrino.
"Così mi piaci, ragazza!" mi incoraggiò Hana, prima di mettersi ad imprecare contro un motociclista che cercava di sorpassarci in malo modo da destra.
Mi sentivo talmente tanto su di giri che quando arrivò all'altezza del mio finestrino, d'impulso gli mostrai il dito medio continuando a ridere.
Probabilmente se ne accorse data la poca distanza che c'era tra noi, ma non potei dirlo con certezza a causa del casco integrale scuro che portava.
Si limitò a viaggiare per qualche altro metro alla nostra stessa andatura continuando a fissarmi, prima di accelerare sorpassandoci proseguendo per la sua strada.
"Dove hai imparato a guidare?!?" urlò Hana, ben sapendo che non potesse sentirla.
Il viaggio proseguì con la stessa euforia e in meno tempo del previsto arrivammo davanti casa mia.
"È stato bello fare questa esperienza con te" mi disse Hana abbracciandomi, stando molto attenta a non toccare la mia pelle per paura di attivare il mio Quirk "ti chiamo in questi giorni e organizziamo un'altra uscita".
"Con assoluto piacere" esclamai "buonanotte Hana, è bello averti ritrovata".
Scesi dalla macchina continuando a sorridere. Lei mi salutò nuovamente, prima di mettere in moto e svoltare dietro l'angolo. Mi avviai lungo il vialetto avvolto da un silenzio di totale pace.
Arrivata davanti la porta iniziai ad armeggiare con la mia borsa in cerca delle chiavi.
Uno spostamento d'aria appena accennato mi portò a voltarmi indietro per capire da dove provenisse.
La borsa mi cadde dalle mani, mentre il mio cuore iniziò a battere all'impazzata.
A pochi passi da me, un ragazzo alto con i capelli neri, evidenti cicatrici sul volto e un casco integrale scuro tenuto sotto il braccio.
"Ciao, ragazzina".
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