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Chapter III - First Day

L'indomani mattina mi svegliai con il terrore negli occhi, le urla agghiaccianti che avevo sentito la sera prima, non mi lasciavano pace e per di più oggi avrei iniziato scuola.

Non che fossi tanto entusiasta di andare in una nuova scuola, sopratutto di fare la conoscenza di persone nuove. Non amavo particolarmente fare nuove amicizie, non amavo nulla in generale.

La notte scorsa non avevo chiuso occhio, così tanto che sentì mia madre uscire di casa alle quattro del mattino.

Quella mattina si era svegliata presto e aveva parlato con Marco per tutta il tempo e, dalle pareti di camera mia, si sentiva proprio tutto.

Sentivo perfino Aiden russare.

Odiavo quando lo faceva poiché russava veramente forte, sembrava un leone.

In ogni caso, ero fiera di me, erano le sei e mezza ed ero già pronta.

Oggi la prima lezione sarebbe stata alle sette e trenta, ma dovevo presentarmi prima e recarmi nell'ufficio del preside.

Inoltre, non volevo fare altre figuracce con i vicini, quella di stanotte mi era già bastata.

Mi guardai un'ultima volta allo specchio, quella mattina mi ero truccata per la prima volta, avevo rimosso le occhiaie e la stanchezza date da un viaggio e da una notte insonne e avevo cercato di marcare gli occhi con un po' di mascara e il correttore sopra le borse nere.

Non avevo esagerato, semplicemente perché odiavo truccarmi e farmi notare ma il look dark non me l'aveva mai tolto nessuno.

Forse era vero, nella mia vita sarei rimasta sempre l'ombra di Aiden che tutti volevano fottersi.

Mi fissai attentamente.

Ero abbastanza alta, il nasino alla francese presentava una spruzzata di lentiggini contornate dai miei capelli lisci come quelli di uno spaghetto.

Li odiavo.

I miei occhi erano al limite del banale.

Erano castani, nulla di più.

La mia figura risultava molto magra ma anch'io avevo le mie forme, la canotta rossa fasciava benissimo il mio busto e il giubbotto di pelle nero copriva tutto.

Tutti mi avevano sempre detto che avevo ereditato la bellezza da mio padre.

Nella sua famiglia erano tutti belli e perfetti, sembravano non invecchiare mai.

Ma io non mi ricordavo di lui e della sua famiglia.

Sospirai e presi l'enorme borsa dove avrei messo i libri.

Si, odiavo perfino gli zaini.

A Los Angeles non li usava quasi nessuno, non stava nella nostra cultura.

Quando scesi in cucina Aiden stava facendo colazione, anche lui vestito di tutto punto e stava digitando distrattamente sul cellulare «ho assolutamente bisogno di una macchina» si lamentò.

Lo ignorai e presi velocemente un toast, Aiden mi guardò confuso e si alzò da tavola, prendendo il suo zaino -come riuscisse a portare quell'aggeggio infernale solo lui ne era al corrente- e mi seguì fuori «uououo sorellina perchè tutta questa fretta?» addentai il toast e alzai gli occhi al cielo «si chiama puntualità mio adorato fratellino, se sempre ne conosci il significato» chiusi la porta di casa, ignorando il bigliettino che mamma aveva scritto per noi, tanto avevo già sentito tutto.

Si era lamentata con Marco della poca maturità di me e mio fratello e di quanto fossimo stupidi nell'ultimo periodo.

Forse non aveva ben chiaro il concetto che portavamo il suo gene e quello di papà.

In fin dei conti, si potrebbe dire, che metà della nostra stupidità era presa da lei.

Comunque, ci informava che sarebbe rientrata tardi, di non farle fare brutte figure, di parlare bene e che nonostante tutto ci voleva bene.

«Io so il significato di tutto, mia dolce e gentile sorella» incrociai le braccia al petto, ignorando Aiden, odiavo quando mi chiamava sorellina o sorella.

Oltrepassammo il vialetto di casa nostra e andammo di fronte quella dei vicini, era molto bella vista dall'esterno e forse doveva essere altrettanto bella all'interno.

«Bene, chi suona?» domandai ad Aiden, che alzò immediatamente le mani in alto «sei tu la coraggiosa del gruppo» gli diedi una gomitata «ma se siamo in due.»

Stavolta fu lui a tirarla a me «mA sE sIaMo iN dUE» mi scimmiottò la voce, un vizio che aveva sempre avuto, fin da quando eravamo bambini «Aiden! E va bene, suonerò io» alzai gli occhi al cielo e mi avvicinai al campanello.

Non seppi il perché ma il cuore iniziò a battermi forte nel petto e le mani iniziarono a sudarmi. Quando suonai, mi venne ad aprire un uomo sui quaranta anni. Aveva la barba bionda ben curata, era impostato e gli occhi azzurri lucenti, un bell'uomo, non c'era che dire. Ci sorrise calorosamente e congiunse le mani «ahhh, voi dovete essere i figli di Betty, venite qua ma come siete cresciuti, fatevi guardare» tra le tante cose che odiavo, c'era sicuramente questo.

Venire squadrata da capo a piedi da una persona che sembrava conoscervi ma che non ricordavi, mi metteva veramente in soggezione. Sorrisi forzatamente, questa situazione mi metteva a disagio, Aiden invece, sembrava essere contento di essere guardato in quel modo.

Maledetto pavone.

E anche stronzo.

«Come vi siete fatti belli e grandi, quanti anni avete adesso? Probabilmente la stessa età dei miei figli» al sentire i suoi figli deglutì, non avevo fatto una bella conoscenza con loro e quel Brandon mi sembrava un pallone gonfiato.

Sorrisi «la ringrazio, anche se noi non ci ricordiamo di lei...» dissi, in modo più educato possibile, la situazione stava prendendo una brutta piega «ti prego Octavia, giusto?» annuì «datemi del tu, siete come dei figli per me.» Aiden sorrise e si rivolse al padre di Brandon e Brenda «non pensi ad Octavia, anzi, ha una figlia femmina della mia età?» abbassai lo sguardo per non sbattermi una mano in fronte, volevo sotterrarmi.

«Oh oh ragazzo mio non corriamo troppo, anzi, meglio salire in macchina e andare. Brandon e Brenda hanno preferito andare con la loro macchina, anzi, Brandon ha deciso così, Brenda si è opposta categoricamente. Che tipo, non capisco da dove sia uscito, non ha proprio preso da me» alzai gli occhi al cielo «assolutamente» borbottai, seguendolo verso la macchina.

Mi fece sedere davanti, con grande disappunto di Aiden ma ormai penso che dopo il commento su Brenda, si sia messo il signor Smith contro a vita.

Socchiusi gli occhi per guardare il cielo nero «mi sa che pioverà» dissi «molto probabile, oh che sbadato, io mi chiamo Peter Smith comunque. Sono un caro amico di vostra madre da prima che si trasferisse a Los Angeles.»

Io e mio fratello ci guardammo a vicenda, lo sguardo perso e interrogativo «mamma non è cresciuta a Los Angeles?» Peter scoppiò a ridere «pff Los Angeles... lei è cresciuta qui, marmocchi.»

Spostai lo sguardo interrogativo fuori dal finestrino, sentivo mamma più estranea di prima.


Peter ci lasciò davanti il cancello del campus e quasi non mi venne voglia di fare marcia indietro e inseguire lui e la sua macchina a piedi.

Me la stavo facendo sotto. Aiden mi prese per le spalle «dai sorellina, pronta ad iniziare questa nuova avventura?»

Lo fulminai con lo sguardo, mi ero stancata di sentire sempre la stessa cantilena, avevo voglia solamente di rinchiudermi in camera e sotterrarmi lì dentro «no Aiden, no» sbuffai e mi recai immediatamente all'interno, seguita a ruota da lui.

Il campus era enorme, l'enorme portone che ci avrebbe portati all'interno era di un terribile azzurro acceso. L'interno invece era molto accogliente, gli armadietti azzurri spiccavano per tutto il campus e i corridoi erano pieni di studenti che camminavano avanti e indietro.

Mi sentì toccare la spalla e, girandomi, mi ritrovai Brenda.

Solo adesso notai di quanto fossimo diverse, io ero più alta di lei di almeno tre centimetri «Octavia ciao!» Mi salutò calorosamente e mi sorrise, io abbozzai un sorriso «buongiorno Brenda» Aiden mi diede una leggera gomitata, avvicinandosi al mio orecchio «non mi hai detto che era così bella, però» gli sussurrai di fare silenzio e che Brenda era a pochi passi da noi.

La diretta interessata scoppiò a ridere «pff, sono di una bellezza normale. Comunque, tu devi essere Aiden, io sono Brenda» si presentarono e Aiden cominciò a fissarla come se ci fosse solo lei, illuso.

Forse si era dimenticato della sua fiamma.

In realtà non aveva la ragazza da quattro mesi, era stato tradito e questa cosa non gli aveva mai dato pace, lui amava Elena e lei gli aveva spezzato il cuore in mille pezzi. Aiden aveva cercato di riprendersi per due mesi interi ma non c'era mai riuscito, si era chiuso in sé stesso, non voleva fare nulla, era peggiorato a scuola ed era scontroso.

Poi Elena era ritornata nella sua vita ma solo come amica e a lui stava bene così.

Lui era veramente innamorato, lei no.

Ma io non potevo fare nulla, avevo voglia di andare da lei e prenderla a ceffoni ma non ne avevo mai avuto il coraggio. L'unica cosa che potevo fare era stare vicino a mio fratello.

Onestamente non conoscevo Brenda ma mi sembrava a posto.

Per ora.

Mi sussurrò una vocina in testa ma la ignorai, mi fidavo del mio istinto e poi dovevo smetterla di essere chiusa col mondo.

Brenda dondolò sui talloni «comunque, vengo dall'ufficio del preside, mi ha dato tutti i vostri orari e la busta con dentro le vostre tessere e i vostri armadietti, cioè non gli armadietti ma il numero, vabbè ci siamo capiti» capii che dopo il "complimento" di Aiden l'avevamo messa un po' a disagio e questo mi fece ridere, allora era normale!

Dopo aver preso tutto, salutai velocemente Brenda e la lasciai sola con Aiden, non credo l'avrebbe nemmeno sfiorata, non era da lui ma volevo stare sola.

Aprì la busta e presi tutte le tessere e i corsi che potevo seguire, tra questi lessi cheerleader. Alle medie ero entrata in squadra e divenni anche il capitano, ero la più brava di tutte ed essere fidanzata con uno ragazzo della squadra di football mi dava molto vantaggio.

Poi, quando lui si rivelò uno stronzo e mi mise in ridicolo davanti a tutti, cambiai totalmente.

In realtà a casa mi allenavo ancora, amavo ballare, ma non avevo mai avuto voglia di rimettere piede in campo o prendere un pon pon in mano.

Scossi la testa e ritornai in me, cercando il numero 194 dell'armadietto e, quando lo trovai, con mio grande disappunto, notai due ragazze nell'armadietto 195.

Sospirai e a passo svelto provai il codice del mio armadietto, sbloccandolo e mettendo i primi libri e quaderni che trovavo all'interno. Quando chiusi l'armadietto mi girai verso le due ragazze e non potei far a meno di pensare a quanto fossero belle e lucenti.

La prima era molto bassa, almeno 1.60, aveva i capelli lunghi e voluminosi, un piercing al naso le incorniciava il viso delicato e portava dei semplici jeans e una maglietta bianca, ma che le calzavano a pennello.

L'altra, invece, aveva i capelli molto corti, un naso all'insù e degli occhi nocciola. Era alta quasi quanto me, aveva con sé un libro della Armentrout e non potei far a meno di far salire la mia curiosità su di lei.

Quest'ultima aprì distrattamente l'armadietto, posando, a mio malincuore, il libro.

Non potei far a meno di sentire ciò di cui stavano parlando «scordatelo Leslie, non chiamerò Leo per sapere di Brad» si lamentò la ragazza del libro «ti prego Rose, sai quanto mi piaccia Brad, che ti costa?» L'altra alzò gli occhi al cielo «devi capire che...» ma poi spostò lo sguardo su di me e capii di essere in trappola.

"Santi numi" dissi mentalmente, non potevo essere stata scoperta così, non di nuovo.

La ragazza col piercing scoppiò a ridere, aveva un fascino tutto suo, si vedeva che fosse una ragazza con la testa sulle spalle, nonostante l'apparenza «stavi origliando giusto? Per caso anche a te piace Brad?» Divenni rossa dalla vergogna e iniziai a gesticolare.

Evita di essere asociale «no, cioè, non stavo origliando, o forse si, cioè sono nuova e vorrei provare a far amicizie ma sono una frana, oddio vabbè ci rinuncio. Non so chi sia questo Brad di cui tu parli e poi ho visto che la tua amica ha un libro della Armentrout in mano e non ho potuto far a meno di essere curiosa» entrambe mi guardarono interrogative e poi scoppiarono a ridere, io invece volevo soltanto sotterrarmi seduta stante.

La ragazza del libro si fece avanti «mi fa piacere, credo che tu sia la prima persona a conoscere questa divinità» mi si illuminarono gli occhi «penso esattamente la stessa cosa.»

L'altra mi guardò interrogativa «capisco che tu sia nuova ma non conoscere Brad è assurdo, non ho veramente parole» sorrisi nervosa mentre l'altra tirava un pugnetto all'amica «ahio Rose» si lamentò la ragazza del piercing.

Quella del libro invece mi tese la mano «io sono Rose Williams mentre la mia amica è Leslie Watterson, molto piacere» sorrisi e ricambiai la stretta «io sono Octavia, Octavia Morrison.»

Entrambe mi sorrisero e mi fecero vedere il loro orario, ero felice di avere filosofia a prima ora con Rose, con il grande disappunto di Leslie che aveva due ore di matematica e fisica «che palle» esortò, promettendo che ci saremmo viste a terza ora, ossia l'ora buca.

Oddio, mi ero appena fatta delle amiche.

Totalmente a caso.


Quando arrivammo in classe, io e Rose ci sedemmo al secondo banco, ero veramente nervosa e mi sudavano le mani «su non fare così» mi consolò Rose toccandomi la spalla «infondo è una scuola normalissima, ne più ne meno» chiaccherammo per un bel po' e ne uscì fuori come Leo e Brad Condor fossero le cotte segrete di Rose e Leslie, che poi tanto segrete non erano, visto che urlavano per i corridoi e ai quattro venti quanto li amavano.

Rose mi sembrava la più intelligente e arguta tra le due ma in fatto di cuore era proprio sotto zero. Ne uscii fuori che Leo e Brad erano fratelli
e che, da qualche mese, Rose avesse conosciuto Leo, e che adesso lei e il ragazzo stessero cercando di avvicinare Leslie e Brad, con pochi risultati poiché quest'ultima risultava impacciata.

Tempo un'ora e seppi tutta la vita di tutti all'interno del campus, non c'era che dire, Rose era proprio una macchinetta di gossip «insomma, devi sapere che Leo e Brad fanno parte del gruppetto di Brandon Smith, giocatori di football, tra i migliori a scuola e belli. Insomma, i ragazzi perfetti» a sentire il nome di Brandon sentì la vena pulsarmi, in realtà non avevo motivo di odiarlo, non avevo mai parlato con lui direttamente ma la notte prima non mi era sembrato molto amichevole «poi beh, intorno a loro si crea l'alone del mistero e fare amicizia con loro è molto difficile. In realtà vengono considerati come un trio strano, non fanno entrare mai nessuno all'interno del loro gruppetto e se ne stanno per conto loro, francamente non ho mai pensato di avere speranze, poi un giorno Leo è venuto a parlarmi e a chiedermi il numero. Non ho voluto farmi film ma si, me li sono fatti! Da quel giorno ci hanno emarginate un po' tutti e tutte all'interno della scuola ma chi se ne frega, siamo conosciute come le uniche che possono stare con loro. Anche se questo soprannome non mi piace, odio i soprannomi, ma in realtà non m'importa molto, m'importa solo di poter stare vicino la persona che amo. Ti sembra esagerato? Oltre Brenda, nessuno può avvicinarsi e, diversamente dal fratello, lei è molto più aperta e popolare. È campionessa e leader del club di scacchi, un po' noioso visto dall'esterno ma ti assicuro che con lei è una forza. Io faccio parte della squadra delle cheerleader, dovresti entrare anche tu sai? Ci serve un nuovo capitano, Monica è odiosa e nessuno la sopporta, si è auto eletta capitano e leader ma a nessuno sta bene, tranne a quelle due gallinelle delle sue amiche.»

L'idea mi allettava parecchio ma non dissi più nulla poiché il professore di filosofia era appena entrato in classe. Sembrava apposto e le due ore con lui passarono velocemente, alla fine la scuola non era tanto male.

Nell'ora buca ci sedemmo sugli spalti e aspettammo l'arrivo di Leslie mentre io sorseggiavo una coca-cola. Rose si mise a gambe incrociate verso di me, faceva molto freddo e mi rannicchiai nel mio giubbotto di pelle «perché non fai le selezioni? Ti ho vista prima, hai esitato sulla sezione cheerleader, non mentirmi amica, so riconoscere una leader quando la vedo» sospirai «mi piacerebbe, ma non sono una cheerleader da almeno tre anni» lei si alzò e alzò con sé anche una gamba che portò vicino la testa «chi se ne importa, se qualcuno ha la passione non si perde mai, oggi ci saranno le selezioni, insieme agli allenamenti di football. In realtà avevo promesso a Leo di andare agli allenamenti ma chi se ne frega, avrò tempo dopo di andarlo a vedere.»

Forse Rose aveva ragione, forse avevo solo bisogno di buttarmi e di smetterla di stare chiusa in una bolla «hanno già fatto le selezioni?» Lei acconsentì «stamattina alle prime due ore» aggrottai le sopracciglia, come mai Aiden non si era fatto sentire? Ma, mentre pensai questo, il mio telefono vibrò.

Rose si avvicinò e lesse insieme a me:

Da Aiden🤯: Indovina chi è il nuovo secondo capitano della squadra.

Secondo? Esiste?

Da Aiden🤯: Beh è una specie di Co-capitano, io e Brandon siamo allo stesso livello, il coach non ha voluto disparità. Dove sei?

Negli spalti, vieni!

Da Aiden🤯: Arrivo!

Chiusi velocemente il cellulare e Rose mi guardò interrogativa «Co-capitano? Wow, non ne sentivo uno da secoli, questa scuola diciamo che è sperduta» risi ironicamente «così come la città» lei sorrise «dai, sono sicura che ti piacerà» in quel momento spuntò Leslie col fiatone, seguita da Brenda.

Si sedettero accanto a noi ed io le passai la mia coca-cola «vuoi?» Lei la prese e alzò gli occhi al cielo «il prof mi ha fatta restare venti minuti in più per spiegarmi perché la sua materia sia importante e del perché ho preso una C- come test d'ingresso, anzi che sono arrivata ad una C!»

Brenda scoppiò a ridere «è stato comico, il professore era veramente scioccato e non sapeva che dire.»

Rose si sbattè una mano in fronte «andiamo Les, quando ti deciderai a studiare?» Leslie alzò le mani in aria «io studio, solo non capisco» io feci spallucce «se volete domani potete venire a studiare da me, mio fratello avrà gli allenamenti e mia madre non c'è» Brenda si fece avanti «domani è martedì, il martedì non hanno allenamenti» constatò.

«Ah vabbè, troveremo un modo, tranquille.» Scoppiai a ridere, alla fine questo trasloco non si era rivelato orribile come pensavo.

O almeno, questa fu la mia idea iniziale.

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