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Chapter II - Fear

Sistemai distrattamente le ultime cose in camera mia e aprì la possente finestra presente nella mia camera.

Per quanto mi dolesse ammetterlo, visto che in quel paesino vivevano poche persone, le case erano costruite davvero bene, per non parlare della grandezza di esse.

Ok, non che prima abitassimo in una grotta ma comunque era una piccola casa di Los Angeles, non quelle villone da Hollywood ma molto carina e spaziosa.

Questa invece era una bomba, magari l'unica cosa bella in questo posto di merda.

Non ero psicologicamente pronta ad andare a scuola, già il primo giorno dal trasferimento e in più non avevo nemmeno voglia di fare i conti con i vicini, speravo almeno fossero persone amabili e presentabili.

A Los Angeles non andavo molto d'accordo con i miei vicini, mi definivano una persona sociopatica e dall'incazzatura facile, cosa che in realtà ero ma solo quando mi facevi davvero incazzare.

Per di più i vicini erano anziani, visto che mia madre era dottoressa in una casa di riposo, voleva vivere in quartieri in cui la sua clinica fosse vicina.

E la sua clinica, preferiva avere il maggior numero di anziani vicini per eventuali urgenze, quindi quale posto strategico. Per di più, la scuola distava almeno 1km da casa mia, quindi mio fratello era costretto ad accompagnarmi in macchina e, proprio a questo proposito, Aiden stava sclerando «mamma ho venduto la mia cazzo di macchina, esigo almeno che tu me ne compra una entro oggi, come diamine dovremmo andare a scuola domani?» urlò e mia madre si affacciò dalla cucina.

Sbuffai sonoramente e, alzandomi in punta di piedi, gli diedi una cozzata in testa.

Lui se la massaggiò per bene «porca puttana, qualcuno vuole cagarmi qua dentro? Octavia, smettila di fare la bambina» scoppiai a ridere e raggiunsi mia madre in cucina.

Oltrepassai gli scatoloni in salotto, purtroppo erano ancora presenti in casa e non sapevo come affrontarli senza sclerare.

Mia madre si tolse i guanti, dopo aver preso la pentola e averla posizionata sul tavolo, era una pessima cuoca, dote che si era riversata su di me. Proprio per questo, a volte preferivo ordinare online ma quando mia madre si metteva in testa qualcosa, era difficile farle cambiare idea.

In famiglia eravamo tutti abbastanza testardi, dote che forse ci accomunava un po' tutti «Octavia tesoro, puoi spiegare a tuo fratello che andrete a scuola con i nostri vicini di casa?» le sorrisi ma la consapevolezza che nemmeno io sapessi questa cosa, mi arrivò come una doccia fredda.

La guardai confusa e lei mise le mani sui fianchi «oh dannazione, qua dentro dovrebbero darmi la 104 per entrambi i figli, così almeno guadagnerei qualcosa! Cosa non comprendete dell'andare a scuola con i vicini? Loro padre è un mio grande amico, quindi vi pregherei di non farmi fare cattive figure» urlò l'ultima parte veramente forte, affinché mio fratello la sentisse.

Il diretto interessato urlò di rimando «comprami una macchina e magari posso anche evitare» mi sbattei una mano in fronte e non potei fare a meno di pensare che fosse davvero stupido.

La cena andò abbastanza bene e mentre sistemavo le ultime cose in soggiorno e con il fiatone per quanto fossi stanca, mio fratello mi spuntò da dietro, facendomi sussultare «Aiden per l'amor del cielo» urlai, il più piano possibile, cercando di non svegliare la mamma che già dormiva.

Lui scoppiò a ridere, scimiottando la mia voce «AiDeN pEr l'AmOr dEl CiElO, andiamo, che termini usi? Siamo per caso nel 1600?» gli diedi uno schiaffetto nel braccio e lo spinsi via «io non parlo così» sbuffai e lui scoppiò a ridere più forte «invece è proprio così.»

Lo guardai attentamente, la tuta addosso e il cappuccio tirato verso l'alto «dove stai andando?» chiesi confusa «a correre» rispose tranquillamente, come se fosse la cosa più normale del mondo.

Guardai l'orologio, che segnava le 21:09, e poi guardai lui «a quest'ora?» sbottai e lui annuì, dandomi velocemente un bacio sulla guancia e uscendo di casa, senza neanche darmi il tempo di protestare.

Lo invidiavo, io non riuscivo nemmeno ad arrivare sana e salva dal divano al letto, troppe scale e troppa fatica.

Nah, l'esercizio fisico non faceva per me.

Presi il mio IPod e le mie cuffiette e feci partire la mia playlist più allegra, tanto per dare un po' di musicalità e allegria alle pulizie di casa.

Odiavo farle ma mamma non c'era mai e quindi toccava a me fare tutto, come adesso.

L'indomani si sarebbe svegliata alle quattro del mattino, per poi tornare all'ora di cena.

Ho sempre cercato di darle meno problemi possibile, evitando brutti voti a scuola, brutte compagnie e brutte notizie in generale.

Avevo fallito quasi in tutto, ma almeno sapevo che la mamma mi voleva bene in ogni caso.

A scuola non era un portento ma me la cavavo, non prendevo di certo A++, ma mi tenevo stretto il mio B+ pieno.

E preferivo avere poche amicizie. Si, mi piaceva guardare i ragazzi allenarsi, sopratutto guardare mio fratello ma non amavo particolarmente gli sport. Anzi, li ripudiavo proprio.

Canticchiai "I love my life" dei Justice Crew, terminando le ultime cose.

Ero felice del mio lavoro ed ero felice di essere riuscita a terminare i lavori di casa.

Presi gli scatoloni e, rimboccandomi le maniche, li portai fuori, a gruppi di due. Mi divertiva farlo, erano leggeri e mi sembrava di portare dei macigni, in stile Hercules.

Quando finì anche quello, rimasi a lungo in veranda. Fissai curiosa lo spazio circostante, notando di come di fianco la nostra casa, ci fosse un bosco veramente grande.

Mi sarebbe piaciuto visitarlo ma i libri mi avevano insegnato di come il bosco fosse il posto meno sicuro al mondo.

Stetti per un bel po' fuori, scordandomi completamente del fatto che mio fratello fosse chissà dove a correre. Mi godetti l'aria fresca e il canto dei grilli, pensando alla mia vecchia vita.

Non che avessi chissà cosa, avevo solamente amici falsi e qualche conoscente che mi considerava come "la sorella di Aiden che tutti vorrebbero fottersi", nomignolo che odiavo ma che ormai mi attribuivano tutti a scuola.

C'era addirittura chi pensava che mi fossi già fatta qualcuno e che avessi perso la verginità, cosa molto ben vista ai giorni nostri, sopratutto se hai un bell'aspetto.

Sospirai, in realtà non mi piacevo per niente, con quell'orrendo naso all'insù alla francese e gli occhi marroni.

Avrei tanto voluto gli occhi azzurri di mamma, ma purtroppo li aveva ereditati quel coglione di mio fratello.

Alzai il naso, guardando le stelle, in quel posto se ne vedevano veramente tantissime.

Ne contai una ad una ma arrivai fino alla ventiduesima.

Un rumore attirò la mia attenzione.

Riabbassai velocemente la testa mentre un ragazzo e una ragazza uscivano dal bosco.

Lui era alto e impostato, aveva degli occhi azzurrissimi, contornati dai capelli scuri e un filo di barba.

Lei era più bassina, un po' sciupata e scura, proprio come me «bene Brandon, ti ho battuto di 0,6 secondi» affermò la ragazza, contenta, saltando quasi in aria.

Fissai la scena confusa mentre il ragazzo alzò gli occhi al cielo «tecnicamente Brenda, sarei stato io ad averti battuto di 0,6 secondi» disse, incrociando le braccia al petto.

Guardai ancora più confusa e, spostandomi per guardarli meglio, urtai involontariamente uno scatolone, creando rumore tra quella quiete.

Chiusi di scatto gli occhi e mi insultai mentalmente.

I due ragazzi si girarono verso di me ed io mi feci piccola piccola «ehi tu» urlò il ragazzo.

Mi girai lentamente e mi rimisi dritta, tossendo.

Che figura, adesso penseranno che li stessi spiando.

Cosa vera in realtà, ma erano solo futili dettagli «parli con me?» chiesi, indicandomi.

Volevo sotterrarmi, la ragazza scoppiò a ridere e il moro schioccò la lingua «con chi altri sennò» mi diedi un pugno mentale e pregai che Aiden arrivasse in quel preciso istante ma non fu così.

Tossì nuovamente «ah si, scusate, non vi stavo spiando, cioè oddio, potrebbe sembrare ma davvero vi assicuro di no. Stavo solo cercando di posare gli scatoloni fuori, li vedete? Poi uno è caduto ed ha interrotto il vostro discorso» farfugliai, potevo benissimo stare zitta e avrei fatto una figura migliore «ah piacere, mi chiamo Octavia, Octavia Morrison» dissi infine, non che a loro interessasse qualcosa.

La ragazza andò verso di me mentre il fratello si sbatteva una mano in fronte, borbottando qualcosa che non capì.

Probabilmente anche lui mi diede del caso perso e come dargli torto.

Pensai subito al "non fatemi fare brutte figure" della mamma, ops «scusa se ti abbiamo spaventato, io sono Brenda Smith e lui è Brandon Smith, eh si, siamo fratelli con nomi "simili"» si presentò, facendo le virgolette.

Sorrisi nervosa «molto piacere.»

Ci furono attimi di silenzio, io avevo fatto una figuraccia e probabilmente loro non sapevano che dire «allora tu saresti la figlia di Betty» disse Brandon, senza nemmeno darmi il tempo di rispondere e poi richiamò a se sua sorella.

Brenda mi salutò, cosa che non fece il fratello.

Beh, non era così che volevo incontrare i vicini.

Li vidi rientrare a casa e, quando chiusero la porta, buttai tutta l'ansia fuori in un grande sospiro.
Santa Atena, che figura...

Sentì un altro rumore provenire dal bosco, un urlo che mi fece ghiacciare le vene.

Ma possibile che qui non si potesse mai stare tranquilli?

Era un urlo di una ragazza, un urlo che non conoscevo.

Mio fratello spuntò dal vialetto, bianco come un lenzuolo, probabilmente anche lui aveva sentito le urla.

Lo guardai con la paura negli occhi, ero terrorizzata «Octavia entra subito in casa» mi urlò Aiden e, dopo che lui si avvicinò a me, gli presi la mano e lo trascinai dentro casa, chiudendo la porta a chiave.

Avevo una paura tremenda.

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