Cap 6 • Che mi venga un colpo
♫ What do you mean - Justin Bieber ♫
Elèna
7:30. Stessa storia. Stessa sveglia. Stessa Eleonora che fa l'idiota.
Come ogni mattina dopo essermi preparata, la saluto ed esco di casa correndo perché sono di nuovo in ritardo, che novità. Negli ultimi tempi faccio sempre più fatica ad alzarmi. Sembro un rinoceronte colpito da catalessi profonda e non sto esagerando.
Faccio le cose meccanicamente e ogni mattina è sempre peggio. Faccio sempre più tardi e mi tocca fare i salti mortali per essere in orario.
Questa mattina però ho un pensiero fisso, o meglio: un'immagine. Un paio di occhi verdi e dei tatuaggi.
Ecco, questa è l'immagine che si ripropone fissa nella mia mente.
Spunta e la scaccio, ritorna e la scaccio di nuovo. Il mio cervello sembra uno scanner per diapositive rotto rimasto incantato su un'unica maledetta foto. Faccio le scale della metro di corsa, passo i tornelli e più mi avvicino alla banchina, più inizio a sentire accelerare le palpitazioni.
Che diamine mi prende? E se lo dovessi rincontrare? No, non può essere. È matematicamente impossibile. Dovrebbe prendere la stessa metro, alla stessa ora e soprattutto lo stesso vagone. La metro arriva dopo quattro minuti in cui io violento i miei neuroni a suon di probabilità e statistiche. L'ammasso di ferro vecchio si ferma e salgo.
Mi giro intorno con la gola secca in cerca di quegli occhi. Mi soffermo su tutto il vagone e su ogni singolo passeggero. Non ci sono.
Trovo posto solo dopo qualche fermata e mi metto a sedere delusa.
Decido di infilare le cuffie e fare partire la mia playlist. Il cellulare vibra.
Un messaggio e ovviamente è di Leo.
Buongiorno, tutto ok?
Guardo il cellulare qualche secondo, poi rispondo.
Sì, tutto bene. Tu?
Lui è velocissimo.
Sono già a lavoro. Buona lezione. Mi manchi
Non rispondo. Non so perché, ma per la prima volta non mi sento di rispondere anche tu. Arrivata al parcheggio raggiungo la navetta aziendale sulla quale mi aspetta già JJ che mi ha tenuto il posto. «Giorno dolcezza!» mi dice schioccandomi un bacio sulla guancia.
«Giorno!» rispondo io sprofondando nel sedile.
«Allora? Novità?» chiede scrutandomi.
«Di cosa?» chiedo io facendo finta di non sapere a cosa si riferisca.
«Sai bene a cosa mi riferisco! Sputa il granchio!» mi incita lei guardandomi con aria sospettosa.
«Si dice il rospo! Sputa il rospo!» la correggo ridendo.
«Certo. Quello lo dicono tutti però. Io sono io e non mi piacciono i rospi. E poi mia cara, per la fatica che stai facendo deve essere proprio un granchio con due chele enoooormi» dice mimando le chele di un granchio in modo buffo.
Rido a crepapelle per la faccia che fa mentre fa finta di essere un granchio.
«JJ smettila o soffocherò e morirò per colpa tua» continuo a ridere.
«Qui giace Elèna Costa, cara amica, figlia devota e fidanzata modello. Scomparsa prematuramente per colpa di un granchio!» si fa seria e porta le mani giunte davanti al viso iniziando a recitare come se stesse partecipando al rosario delle diciotto in chiesa.
A quelle parole non riesco più a trattenermi e rischio seriamente di soffocare. Così facendo però sono riuscita a spostare l'attenzione di JJ dal bombardarmi di domande su un granchio tatuato e dagli occhi verdi alla sua imitazione di un granchio in preda alle convulsioni epilettiche.
Arriviamo in aula e ci sediamo al solito posto in fondo.
Mando distrattamente un messaggio a Leo per dirgli che sono arrivata e che sta per cominciare la lezione. Accendo il pc e controllo la mail per vedere se ci sono novità per i colloqui, ma nulla. Così mentre aspetto cominci la lezione, apro Facebook.
Noto una notifica nella casella dei messaggi, ma proprio in questo istante entra il professor Sassi. Altre cinque fantastiche ore a sproloquiare sull'importanza degli store, degli sconti condizionati e incondizionati e bla bla bla. Odio il mondo delle vendite.
Sento JJ sbuffare accanto a me e ci scambiamo uno sguardo di intesa per l'agonia che ci attende oggi.
Si prospetta una lunghissima mattinata così, dopo aver finto di essere interessata a prendere appunti, ritorno al mio pc e alla mia notifica.
È un messaggio di posta nella sezione altri. Il nome è sicuramente un fake. L'immagine di profilo non mi dice nulla. C'è solo una figura nera di spalle in bianco e nero e anche il profilo non essendo tra i miei amici rivela poco e nulla, eppure...
Apro il messaggio.
Che mi venga un colpo! Fisso lo schermo senza trovare un senso a quello che sta accadendo.
JJ, poco interessata alla lezione, si accorge della mia paralisi momentanea e mi passa una mano davanti alla faccia.
«Terra chiama Elèna. Terra chiama Elèna!» mi chiama più volte, io però non mi smuovo. Sono ancora lì, paralizzata e per poco il mento non tocca terra.
JJ si sente autorizzata a sbirciare sullo schermo.
«O porca merda! Ma che cazzo. Come ha fatto? Vi siete parlati allora e non mi hai detto niente, brutta stronza!» si agita indicando il messaggio incriminato.
Io sono ancora in trance.
Non avevo mai visto nessuno trasalire così ad un semplice contatto con il mio ginocchio.
È lui. Il ragazzo della metro. Su Facebook. Mi ha scritto.
Come fa a sapere come mi chiamo? Come mi ha trovata? Ma poi perché? Recito mentalmente mille domande alle quali non riesco a dare una risposta razionale e sensata.
Sotto shock mi giro lentamente verso JJ che mi fissa come il drago della bella addormentata fissa il principe Filippo pronto a raggiungere la sua Aurora.
È incazzata nera.
«JJ, ti giuro. Non è successo n-niente. N-non so neanche io perché e soprattutto come abbia fatto a scrivermi!» balbetto confusa.
«Se ti ha scritto vuol dire che sa come ti chiami e questo vuol dire che vi siete presentati e che mi hai detto un mare di palle!» dice lei arrabbiata.
«No, te lo giuro, davvero!» cerco di convincerla. Incrocia le braccia e si gira dall'altra parte.
Le passerà presto, fa sempre così, ma poi non riesce a non parlarmi per più di due minuti.
Mi giro di nuovo verso lo schermo e faccio per cancellare il messaggio quando JJ mi leva letteralmente il pc dalle mani sequestrandomelo.
«Che cazzo fai?» mi rimprovera con il pc in mano.
«JJ, ridammelo» le urlo.
«Signorina Costa! La sto per caso disturbando con la mia lezione?» mi giro di scatto verso la voce del professore Sassi che mi richiama all'ordine. Merda.
«N-no professore Sassi, mi scusi!» dico abbassando la testa.
«Venga qui a primo banco. Con solo una penna e un foglio, il resto non le serve!» gracchia lui acido. Mi alzo e prendo un foglio e una penna e lancio uno sguardo omicida a JJ che mi saluta agitando le dita a mo' di sfottò. Piccola stronza che non è altro!
Nonostante il mio posto al primo banco e gli occhi del signor Sassi puntati addosso, posso quasi vedere il fumo uscire dal mio cervello in iperattività.
I pensieri corrono da "oddio mi ha scritto" a "devo cancellarlo subito" a "che cosa gli rispondo" a "che cazzo stai facendo?" in tempi così brevi che Bolt mi fa un baffo.
La previsione delle nove si è rivelata più che azzeccata: la mattinata si prospetta davvero lunga.
***
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