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Cap 5• Tatuaggi giusti e no, sono solo stanca!

Teenage dirtbag - One Direction


Elèna

La giornata aveva preso una svolta epocale con quella visione in metro, ma arrivata in classe sono dovuta tornare alla realtà. Di solito non mi lascio incantare dai bei faccini, soprattutto da quando sto con Leo, ma quel ragazzo aveva tanto un viso da angelo quanto gli occhi del diavolo. Quegli occhi...

Non ispirava fiducia, con tutti quei tatuaggi sul petto e chissà dove altro, ma mi sarebbe piaciuto scoprire chi fosse veramente.
Il professore mi risveglia dal mio vagare nel paese delle meraviglie. Sta blaterando di qualcosa sulle nuove startup. È soporifero come nessuno e non bevendo caffè neanche quello potrà salvarmi.

Poi c'è il solito secchione che continua a fargli domande su domande che solo loro due capiscono mentre il resto della classe si interroga sul perché si ostinino a volerci rendere partecipi delle loro convention private quando a noi ce ne frega evidentemente ben poco.

«Per l'amor del cielo. La smettessero. Mi sta venendo il mal di testa!» esclama JJ sdraiata – e quando dico sdraiata intendo letteralmente – sul banco.

«Già! Odio queste lezioni. Ingegneri maledetti» concordo con lei.

«Mi devi ancora raccontare, comunque» dice guardandomi con aria di sfida.

«JJ, ancora? Te l'ho detto non c'è niente da dire. Era soltanto un bel ragazzo, siamo stati seduti vicini e poi lui è sceso senza neanche girarsi. Fine» sbuffo esasperata.

Accidenti a me che gliel'ho rivelato, mi ha messa in croce per tutta la mattina.

«Sei una delusione. Potevi almeno parlarci no?» si lamenta lei.

«E per dirgli cosa? Hey ciao, tizio! Qualcuno ti ha mai detto che sei fottutamente sexy e hai due occhi che sembrano due calamite e quei tatuaggi...» inizio.

« ! Frena, frena, frena! Tatuaggi?» mi interrompe e mi guarda con gli occhi sbarrati.

«Ehm sì, tatuaggi» confermo.

«Ma se tu odi i tatuaggi!» afferma mettendo enfasi sul verbo odiare.

«Lo so, ma su di lui erano, non so, giusti» scuoto le spalle.

Quel ragazzo era un mix esplosivo di tutto quello che di solito avevo sempre rifiutato di tenere in considerazione e che invece su di lui assumeva un che di affascinante.

«Giusti?» dice JJ alzando un sopracciglio.

«Sì. Giusti. Beh, comunque! Questo interrogatorio sui tatuaggi? Che importa, tanto chi lo vede più» sbuffo.

«Già, meglio così» dice lei.

«Perché?» chiedo curiosa.

«Niente, sensazioni» mi liquida lei.

«Bah, tu e il tuo essere criptica» la guardo storta.

Ridiamo entrambe e il professore ci lancia un'occhiataccia.
Mi mordo le labbra per smettere di ridere e il resto della giornata passa tra lezioni, lavori di gruppo, cadute di palpebra varie e messaggi di Leo.
Che fai, vado a pranzo, buona lezione. Insomma, i soliti noiosi messaggi di chi non ha più niente da dirsi. Finalmente dopo una giornata che mi sembra essere durata trentadue ore sono di nuovo sulla navetta.
Metto le cuffie e affondo nel sedile fino a quando arriviamo al piazzale collegato alla metro, dove io e JJ ci separiamo prendendo direzioni opposte.
Quando arriva la metro salgo e mi siedo scomparendo per i miei emozionantissimi quarantacinque minuti. A una fermata dalla mia mi alzo e mi avvicino alle porte e quando si aprono scendo facendomi trasportare dalla massa di gente verso le scale.
Finalmente dopo aver superato i tornelli e aver camminato cinque minuti arrivo a casa. Eleonora è già rientrata, lo intuisco dalle luci accese.


«Ciaooo» le urlo dalla cucina.

«Finalmente sei tornata. Mi stavo già annoiando a morte!» urla dalla sua camera da letto.

Nel frattempo io mi sono già tolta le scarpe e sdraiata sul divano con un cuscino sulla faccia.

«Sono esausta. Oggi sembrava non finire mai» mi lamento.

«E non hai ancora visto niente! Vedrai a lavoro...» dice Eleonora che intanto mi ha raggiunta in salotto.

«Sì, ma almeno a fine mese ti pagano! Quindi ti sacrifichi sapendo di avere una ricompensa» dico guardandola da sotto il cuscino.

«Hai ragione però anche a te manca poco. Quando iniziano i colloqui?» mi chiede.

«Fra poco. La segreteria ha già iniziato a mandare i curriculum alle aziende. Vedremo!» sospiro.

«Dai, io mi sento che sarà un'esperienza fantastica. I miei poteri soprannaturali prevedono per te un bellissimo stage in un'azienda fighissima e con un capo super sexy» dice Eleonora ridendo e dandomi un pizzicotto.

«Ahi, scema!» le lancio il cuscino e iniziamo a farci il solletico.

«Basta basta basta, ti prego!» grida supplicandomi.

«And the winner iiiiis... Elènaaaa» dico mettendomi in piedi e alzando le braccia trionfante facendomi i cori da stadio da sola.

«Sì, solo perché sei una sporca truffatrice. Il collo è una delle parti non previste dal regolamento. Potrebbe portare al soffocamento»

«Ma va, tutte scuse le tue. Accetta la sconfitta e arrenditi al nemico» dico puntandole il dito contro in segno di vittoria.

«Va bene, per questa volta te la do vinta. Allora, come è andata oggi? Ti vedo particolarmente felice e devi ancora raccontarmi di quel tipo del messaggio» dice entusiasta.

«Eh? No, niente di che. Solite lezioni, solite palle e solita JJ. E poi questo tipo...»

«La cosa si fa interessante. Ceniamo e poi mi racconti tutto mentre ci beviamo una bella cioccolata calda» suggerisce lei.

«D'accordo, ma cucini tu stasera» la ricatto.

«Affare fatto, sister!» e mi dà il cinque sculettando verso la cucina mentre io vado a fare una doccia. Asciugo i capelli, infilo il pigiama e raggiungo Nor in cucina.

Ha già apparecchiato e nel piatto trovo cotolette e patatine fritte.

«Ah, noto che ci teniamo leggere e lontane dai fritti» commento.

«Dobbiamo festeggiare o no questo incontro di cui voglio sapere ogni minimo dettaglio?» sghignazza lei.

«Mangia su!» le dico lanciandole il ketchup per le patatine.
Ceniamo velocemente e appena finiamo mi metto a lavare i piatti mentre Eleonora prepara la cioccolata calda.

«Momento confessionale» canticchia con le tazze in mano mentre raggiungiamo la sua camera da letto e le racconto l'incontro. Prevedibilmente ha le stesse reazioni e fa le stesse facce di JJ alla parola tatuaggi, camicia sbottonata e capelli legati.

«Beh! Questo è quanto!» concludo.

«Sembri un'altra persona quando parli di lui. È come se per anni tu non avessi odiato i tatuaggi e i capelli lunghi!» mi guarda curiosa.

«Già e non so perché, ma su di lui tutto sembrava essere al posto giusto» sospiro io.

«Colpo di fulmine!» cinguetta lei.

«Sì, come no» rido.
Proprio in questo preciso momento suona il cellulare. È Leo.

«Pronto?» rispondo allontanandomi verso camera mia.
Lei sbuffa e rotea gli occhi al cielo.

«Amore, buonasera» mi saluta Leo dall'altra parte del telefono.

«Ehi buonasera!» rispondo io.

«Come mai così fredda?» chiede lui.

«Fredda? No, no, sono solo stanca. Tutto bene?» gli chiedo cercando di spostare l'attenzione di lui.

«Sì, anche io sono stanco. Successo niente?» mi incalza di nuovo.
Mi fa sempre questa dannatissima domanda, come se ogni giorno dovesse per forza succedermi qualcosa. E oggi mi è successo davvero qualcosa, ma ovviamente rispondo come sempre.

«No, perché? Che doveva succedere?» domando trattenendo l'istinto che mi porterebbe, in realtà, a gridare che non può sempre farmi questa maledetta domanda.

«Non lo so, dovresti dirmelo tu» ribatte lui.
Ha sempre quest'ansia e queste manie di gelosia che prima non mi davano fastidio, ma ora iniziano a farsi davvero pesanti anche perché non gli ho mai dato modo di dubitare di me.

«Te l'ho detto. Niente» sbuffo infastidita.

«Ok. Come sta andando al master?» chiede cambiando discorso.

«Bene, anche se inizia a farsi pesante andare a lezione. Voglio cominciare a lavorare! Mi sono stufata di sentire gente parlare, parlare e parlare» dico passandomi una mano sul viso.

Leo non ha mai amato studiare, sono io la secchiona della coppia. Lui lavora come barista nel bar più frequentato della piccola cittadina dove fino a qualche anno fa vivevo anche io.

«Ho capito. Arriverà anche per te il giorno» dice lui.

«Speriamo!» concordo.

«Sicuramente. Io ora vado perché sono stanchissimo. Buona notte a domani» mi saluta.

«Ok, vado anche io. Notte a domani!» stacco e per un momento fisso lo schermo del cellulare dove c'è una nostra foto insieme di qualche anno prima. Mi piace quella foto, mi ricorda un periodo in cui eravamo particolarmente felici. Non che ora non lo fossimo, ma qualcosa si è rotto. Non è più come prima. Non so spiegare in che modo, è più una sensazione, e lui non fa nulla per rendere la relazione un minimo più stimolante, cosa che invece io ho provato a fare per anni. Ormai però ci ho rinunciato e lascio che le cose vadano da sé.
JJ e Eleonora da un po' sostengono che io sia cambiata, ma non è vero. Almeno, così credo.
Do la buona notte a Eleonora facendo capolino nella sua stanza e trovandola a fare yoga a testa in giù e anche io mi tuffo nel letto dopo aver dato un'occhiata alle offerte di stage e aver mandato qualche curriculum a varie aziende, tra cui una casa discografica. Non sono un'appassionata del mondo musicale, ma non si sa mai. Meglio di niente.


***

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