Cap 34• Solamente esserci, noi
♫ Only One - Alex Band ♫/ ♫ Ready to run - One Direction ♫
Cause we've got one life to live,
one love to give, one chance to keep from falling
One heart to break, one soul to take us not for sake us
Henry
«Allora? Dov'è la guerriera?» le sussurro mentre lei cerca di liberarsi dalla mia presa.
Quando ho sentito al telefono quello che quel pezzo di merda le ha fatto avrei voluto prendere a pugni qualcuno e spaccare tutto, ma lei è riuscita a calmarmi. Da piccolo quando picchiavo i compagni era perché mi prendevano in giro. Dicevano che non avevo la mamma perché ero stupido, che neanche lei mi voleva e che mio padre non stava mai con me perché preferiva lavorare. All'inizio piangevo, poi un giorno qualcosa mi era scattato dentro e le mani avevano iniziato a prudermi e così avevo tirato un pugno al muro. Faceva male, ma meno delle lacrime e piano piano passai dai muri alle mandibole. Una mandibola dopo l'altra, una scuola dopo l'altra con le nocche piene di lividi e ferite. Spesso ero io stesso a cercarmi le risse: quando ero piccolo perché era l'unico modo per attirare l'attenzione di mio padre e crescendo perché era l'unico modo che avevo per sfogare la rabbia contro di lui. Ero inarrestabile e difficilmente riuscivano a calmarmi fino a quando non ero io a deciderlo.
Poi avevo incontrato Adam e lui mi aveva aiutato a gestire la rabbia ed era diventato un punto fermo nella mia vita, insieme a Brian e Mason. Adesso però dopo gli ultimi avvenimenti sento che potrei smarrire di nuovo la strada, ma ci sono due occhi marroni profondi come pozzi e sinceri davanti a me pronti a guidarmi.
Restiamo a fissarci per un momento che sembra infinito fino a quando lei, inaspettatamente, poggia le sue labbra sulle mie. Lo fa in modo delicato quasi come a chiedermi il permesso e io dopo aver realizzato cosa sta succedendo rispondo iniziando a muovere le mie labbra sulle sue. Sento un brivido percorrermi tutto il corpo e sono inebriato dal suo profumo e dal sapore dolce di fragola delle sue labbra sulle mie.
Ne ho bisogno. Ho fottutamente bisogno di lei in ogni modo possibile. Sento l'erezione premere nei boxer e non è mai stata così forte, non ha mai bruciato così tanto per il desiderio e capisco che voglio lei, voglio tutto di lei. Voglio che sia mia e non importa quanto dovrò aspettare. Sarò esattamente lì. Esploro la sua schiena con le dita e lei la inarca premendo maggiormente su di me. Dio mi farà impazzire, lo so.
Fino a pomeriggio pensavo di dovermi fare da parte perché avrei rovinato anche lei, ma ora sento che lei è la mia occasione per redimermi. Tengo a questa ragazza più di quanto voglia far credere agli altri e a me stesso. Mi è stata mandata dal cielo e non ho nessuna intenzione di sprecare questa possibilità.
Come potevo credere che con lei fosse tutto un gioco? Nessuna mi aveva mai stregato. Non Eve, non Sheila, non Caroline, non la receptionist né tutte le modelle che mi sono fatto negli anni. Mai nessuna aveva avuto accesso al mio cuore prima di lei, eppure lei è riuscita a prenderlo e ora è suo.
La attiro a me restando fermo sulle sue gambe e le cingo la vita con le braccia incastrandola. Non chiudo gli occhi neanche per un attimo e lei fa lo stesso. Ho bisogno di guardarla, di memorizzare ogni dettaglio del suo viso perché tutto potrebbe finire da un momento all'altro. Passo la lingua sul contorno delle sue labbra e le mordo il labbro inferiore. La sento gemere e ne approfitto per farmi spazio dentro di lei. Le nostre lingue iniziano a rincorrersi, perdersi per poi ritrovarsi. Ci stacchiamo solo per riprendere fiato e a differenza dell'altra volta non c'è segno in lei di rimorso o paura, c'è solo il desiderio che brucia nei suoi occhi così come nei miei. Esploro il suo collo e nel frattempo porto le sue braccia dietro la mia nuca. Mi piace quando mi accarezza i capelli e intreccia le sue dita ai miei ricci.
«Cosa mi fai, Elèna?» sussurro sulle sue labbra.
«Non lo so» sussurra lei chiudendo gli occhi e appoggiandosi sulla mia spalla. Restiamo così, fermi, e credo di non essere mai stato più felice di così prima d'ora.
Ad un tratto Elèna inizia a singhiozzare così le scosto i capelli dal viso e la costringo a guardarmi.
«Stai bene?» le chiedo preoccupato. Lei mi sorride e tira su con il naso.
«Sì... Ora sì. È solo che... In tutti gli anni passati con Leo, non mi sono mai sentita come mi fai sentire tu. So che domani tutto tornerà come prima, ma almeno stasera voglio non dover pensare. Voglio solamente esserci. Con te» sussurra.
La sua paura è più che comprensibile ed è anche la mia paura, ma la dimostrazione che domani sarò ancora qui è giunta nel momento in cui non sono riuscito a togliermela dalla testa neanche per un fottuto secondo in tutte queste settimane.
«Elèna, ascolta. So che non siamo partiti con il piede giusto e so di averti ferita quella mattina in albergo, ma se c'è una cosa di cui sono sicuro adesso è che io non vado proprio da nessuna parte» le dico mettendole una ciocca di capelli ribelli dietro l'orecchio.
«Allora perché hai detto quella frase? Se lo pensavi quella mattina, lo penserai anche adesso e siamo realisti. Tu sei Henry Evans, l'erede di un impero miliardario. Sei famoso e desiderato, io invece sono semplicemente Elèna, una stagista che hai conosciuto per caso» dice lei abbassando lo sguardo.
«Ehi» le dico alzandole il mento con l'indice costringendola a guardarmi negli occhi. «Tu non sei una qualunque. Il nostro primo incontro ne è la dimostrazione. Quella frase l'ho detta perché mi sono sentito ferito e spaventato da quello che era appena successo. I-io non bacio mai nessuna sulle labbra. In un certo senso... Tu sei stata il mio primo bacio» confesso.
Lei spalanca gli occhi e mi guarda scioccata.
«C-cioè non baci nessuna di quelle che... Sì insomma, mi hai capito» farfuglia lei imbarazzata. Scuoto la testa come risposta.
«Rieccoci qui a cercare di capire che succede...» dice lei sorridendo e prendendo la mia mano rigirandosela e osservandola. La sua è così piccola in confronto alla mia.
«Già» sorrido anche io mentre lei gioca con i miei anelli.
«Ti piacciono?» le chiedo e lei sorride annuendo.
«Sì, mi piace molto come ti stanno» confessa continuando a guardarli. Senza pensarci prendo uno di quelli che porto nella mano sinistra e glielo piazzo davanti agli occhi.
«È tuo» e lei spalanca gli occhi.
«C-cosa?» dice e io le prendo la mano e glielo poggio sul palmo.
«Voglio che lo tenga tu. Per me è molto importante, lo indosso da tanto tempo. È uno dei miei porta fortuna» le dico richiudendo le sue dita sull'anello.
«N-non posso accettare Henry» dice lei scuotendo la testa.
«Ti farebbe piacere metterlo?» e lei risponde con un timido sì.
«E allora questione chiusa» le sorrido mentre laosservo cercare di capire su quale dito andrà bene. Alla fine le tocca metterlosull'indice per evitare che cada. Mi fa strano vederlo su un'altra persona, mase quella persona è lei mi sta bene.
L'ho resa felice e anche se non vuole darlo troppo a vedere, so che è così. Prendo un bel respiro e dico quello che le voglio dire da tempo.
«Non sono il tipo che fa promesse, ma una cosa voglio dirtela: non ti farò soffrire come ho fatto in passato. Non me lo perdonerei. E ti proteggerò da chiunque cercherà di farti del male. Te lo prometto» e intreccio le mie dita alle sue, accarezzando l'anello che le ho appena regalato.
Lei prende la mia mano poggiandosela sulla guancia e mi sorride.
«Non ti chiedo niente, Henry. So come sei e so che una persona non può cambiare da un giorno all'altro, ma una promessa voglio fartela anche io. Comunque andranno le cose io ci sarò sempre per te. Sempre» e si avvicina poggiando un delicato bacio sulle mie labbra.
Io la trattengo e insieme sorridiamo bocca contro bocca.
«Che fai?» sussurro poggiato ancora sulle sue labbra.
«È da quando ti ho visto in metro che volevo farlo!» ride lei mentre continua a girare il suo indice nella fossetta che mi si crea sul viso quando sorrido.
«A sì? E io volevo fare questo» e inaspettatamente le mordo la punta del naso.
Lei si scosta e porta le mani sul naso.
«Ahia Henry, ma sei impazzito?» sbuffa massaggiandosi il naso e ridendo.
Una goccia d'acqua sfiora la mia guancia, così alzo gli occhi e vedo altre gocce che mano a mano diventano sempre di più.
«Sta piovendo, andiamo via prima di diventare due pulcini bagnati» la aiuto ad alzarsi. La prendo per mano e ci avviamo insieme all'auto.
Una volta al riparo dentro l'auto noto che Elèna trema per il freddo, così mi tolgo la giacca e gliela poggio sulle gambe e accendo l'aria calda.
«Grazie, ma tu non senti freddo?» mi chiede preoccupata.
Sono rimasto solo con la camicia e, forse per come sono andate le cose questa sera, non ho per niente freddo.
«No, sto bene» la rassicuro.
«Ti riaccompagno a casa» e lei fa cenno di sì mentre si mette più comoda sul sedile e allaccia la cintura. Nessun canale radio prende bene, così decido di inserire la chiavetta con delle canzoni che ho scaricato. Dopo un paio di canzoni parte Wanna be yours, una delle canzoni che abbiamo registrato con la band. Sto per cambiarla quando Elèna mi ferma.
«Lasciala, sembra carina» e così posso solo sperare che non riconosca la mia voce o quella di Adam, anche se è un po' difficile dato che cantiamo in inglese e lei non ci ha mai sentiti cantare.
Le parole di quella canzone mi ronzano in testa e non potrebbero essere più giuste in questo momento. E io che credevo che questo genere di cose non facessero per me! Si può anche far finta per un po' di non volersi, il guaio è che poi ci si vuole di più...
Con la coda dell'occhio vedo Elèna muovere la testa a tempo di musica.
«Mi sembra di averli già sentiti. Chi sono?» chiede ad un tratto e il mio cuore perde un battito.
«N-non penso, non sono molto conosciuti. S-sono... È uno dei gruppi che sto seguendo, niente di che» cerco di minimizzare e limitare il danno.
Mannaggia a me! Mi maledico per aver messo la chiavetta e non aver lasciato una qualsiasi fottuta stazione radio.
«Possiamo riascoltarla? Per favore? Mi piace un sacco» dice lei pregandomi e facendo gli occhi languidi.
«D'accordo, ma solo una volta! Dopo di che rimettiamo la radio» patteggio prima che possa saltare fuori qualche altra canzone.
Lei accetta e così rimetto la traccia da capo come richiesto.
Nonostante il patto, prima di arrivare a casa sua me la fa riascoltare qualcosa come una ventina di volte, tanto che ormai sa quasi tutte le parole del testo.
Non avevo mai visto la reazione di chi ascolta le nostre canzoni. Sul palco mi esibivo sempre con il volto coperto non potendo rivelare la mia identità e non sapevo mai cosa la gente pensasse della nostra musica. Ora però vedo e sento Elèna canticchiare il testo e questo mi rende felice.
Per la prima volta nella mia vita mi rendo conto che questo è il mio destino e adesso, grazie a lei, ci credo veramente.
Arriviamo sotto casa sua e io spengo il motore.
«Grazie per la giacca» mi dice porgendomela.
«Tienila fino a quando non sarai dentro, ti accompagno» mi propongo scendendo dall'auto.
Lei mi segue ed estrae le chiavi per aprire il portone e una volta aperto la seguo fin sopra le scale.
«Emm vuoi entrare?» mi chiede aprendo la porta di casa e ridandomi la giacca.
La sua amica non è ancora rientrata deduco dall'orario e dal fatto che non sembra esserci effettivamente nessuno.
Lei vede che sono restio a rispondere e così interrompe la mia battaglia interiore.
«Mmm cioè non per... Non intendevo invitarti a restare... Cioè sì ma non per... Dio, che sto dicendo?» e si copre la faccia con le mani provocandomi una risata.
È così buffa e ingenua ed è anche per questo che mi piace.
«Direi che per stasera abbiamo sperimentato abbastanza e per quanto l'idea di rivederti indossare il tuo bellissimo pigiama con i maialini per poi togliertelo mi alletta, è meglio che vada» dico avvicinandomi a lei.
«Henry!!!» mi canzona lei dandomi una manata sul petto.
«Buonanotte, Elèna» le auguro la buonanotte dandole un bacio sul dito dove indossa il mio anello. «Buonanotte, Henry» dice lei sorridendomi e guardandomi allontanare e scendere le scale.
*** VECCHIO SPAZIO AUTRICE ***
12Kvisualizzazioni in meno di un mese, voi siete matte. Siamo #98 in FF e questo grazie a voi. Dato che ci siete consigliatelo ad amiche, parenti, al pesce rosso. A chi volete insomma!
Ho creato una pagina IG: samelipsred_
VI ASPETTO LÌ
Vi anooo!
***
Vecchi spazi autrice disagiati che non ho voluto eliminare (e le nuove sono fortunate perché ne ho cancellati molti ahahah)
Questo lo lascio solo perchè il "Vi ano" di Harry vale il mondo!
All the love, M
***
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