Cap 2• Post it e Dio, se è bella!
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♫ God damn you're beautiful - Chester See ♫
Henry
Questa mattina mi sono alzato con la voglia di fare una corsa. Sono uscito dall'albergo presto, lasciando sul letto un biglietto per Rose – o forse Rosalie, o Eve qualcosa, il nome ancora mi sfugge – chiedendole di non farsi trovare al mio ritorno.
Non voglio che si faccia idee strane, è stato del buon sesso, ma non mi piace dover badare a un'altra persona. Nessuno lo ha mai fatto con me e dunque non voglio doverlo fare io. E poi non voglio sorbirmi un'altra serata a fingermi interessato alle sue stronzate ipocaloriche. Non ne sarei capace e, cosa più importante, non è assolutamente mia intenzione legarmi a nessuna.
Al mio ritorno in camera noto con piacere che la bionda ha fatto i bagagli come le avevo chiesto lasciandomi un post-it di risposta con scritto "stronzo". Ghigno leggendo la parola con cui la maggior parte delle donne tende a definirmi dopo avermi conosciuto. Stropiccio il post-it gettandolo nel cestino e mi dirigo in bagno con l'intenzione di fare una doccia. Amo sentire l'acqua calda scorrere sul mio corpo e soprattutto amo il fatto che sia in grado di bloccare tutti i pensieri che di solito mi bombardano il cervello procurandomi delle forti emicranie a fine giornata.
Beh, di certo non penso solo al lavoro, penso sorridendo beffardo.
Una volta uscito dalla doccia asciugo i capelli che da un po' di tempo ho fatto allungare e li lego in un codino morbido poiché sono ancora umidi. Indosso i miei soliti pantaloni neri, una camicia azzurra e una giacca nera e dopo aver recuperato il cappotto, lascio la camera.
«Adam, stamattina faccio due passi a piedi. Ti chiamo io se necessario» dico ancora prima di sentirlo rispondere.
«Va bene, cazzone» risponde la voce dall'altra parte del telefono.
«Le ricordo che lei lavora per me, signor Williams! Quindi cerchi di utilizzare un registro adeguato!» lo canzono con tono serio.
«Oh, mi scusi signor Evans! Non era mia intenzione schernirla» dice e lo sento ridere sotto i baffi.
«Non sei bravo a mentire, cazzone » asserisco ridendo di conseguenza.
Adam e io ci conosciamo da quando avevamo dieci anni e da allora siamo inseparabili. Abbiamo addirittura frequentato le stesse scuole. Lui sa tutto di me e io di lui. Non posso nascondergli nulla.
«Mi conosci, fatti sentire tu! Io mi faccio un giro e vedo che cosa riesco a trovare!» risponde lui.
E con "cosa riesco a trovare" non intende di certo arredamento di design.
«Sempre il solito. A più tardi» lo liquido.
«Certo, sono una persona coerente. A dopo!» saluta lui.
Stacco la chiamata e lascio la chiave della stanza alla reception.
«Grazie signor Evans, buona giornata» dice una donna sulla trentina leccandosi le labbra e facendomi l'occhiolino.
Colgo la provocazione e ricambio l'occhiolino.
Non mi interessa, ma può sempre far comodo avere un'amica proprio dove alloggi.
Una volta fuori, mi incammino verso la prima fermata della metro. Scendo le scale e compro il biglietto. Dopo aver pagato fisso il biglietto e quasi mi pento di non essermi fatto accompagnare da Adam, ma non avevo voglia di imbottigliarmi nel traffico.
Resto sulla banchina ad aspettare la metro e quando arriva è ancora vuota, così ne approfitto per sedermi sul primo sedile libero. Devo percorrere quasi tutta la linea per arrivare al primo appuntamento della giornata e non ho intenzione di farmela tutta stando in piedi.
Sono tutti di fretta e, fermata dopo fermata, vedo salire e scendere le persone senza guardarle veramente. Non sono interessato, è solo un modo per passare il tempo. Non mi può fregar di meno di chi sale o scende e soprattutto non mi può fregar di meno delle loro vite.
Dopo qualche fermata però qualcuno attira il mio sguardo.
Una ragazza con i capelli castani ondulati e occhi color nocciola è appena salita e si è messa poco più in là rispetto a dove sono seduto io.
Dio, se è bella.
Eppure ne ho viste di ragazze, ma lei ha qualcosa di diverso, sembra pura e questo mi intriga.
È al telefono e sembra felice di parlare con chiunque ci sia dall'altra parte. Non sembra avermi notato, si tiene con una mano alla sbarra sopra di lei e a ogni fermata il suo corpo ondeggia seguendo il movimento della metro.
Cerco di distogliere lo sguardo e guardarmi intorno, ma di nuovo mi ritrovo a guardare nella sua direzione. Ora però anche lei mi sta guardando, anzi, mi sta clamorosamente fissando.
Si gira subito imbarazzata, arrossendo, non appena anche i miei occhi incontrano i suoi. La posso quasi sentire balbettare al telefono.
So di fare un certo effetto alle donne e so anche che la maggior parte del mio potere deriva dal mio lavoro e dai miei soldi. Lei però non può sapere chi sono e per questo mi stupisce molto la sua reazione. Sembra indifesa e innocente e la cosa mi piace.
***
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