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Cap 17• Ringraziare all'infinito e scene a rallentatore

Moments - One Direction

Elèna

Mi sveglio per l'ennesima volta durante la notte a causa degli incubi.
I volti di quei due mi tornano continuamente in mente e sembrano così reali da farmi sussultare e svegliare sudata e con il respiro corto. Il rumore sordo dello schiaffo riecheggia nella stanza come se quell'essere viscido me lo avesse appena dato. Grondante di sudore e con il petto impazzito, mi giro e osservo la sagoma che dorme serena accanto a me. Ho avuto paura anche di lui. Mi sono scansata quando ha preso il mio viso tra le mani per controllare le ferite. Poi però mi ha guardata con quegli occhi in grado di rassicurarmi come se fossero dei calmanti naturali e così ho ritrovato la fiducia in lui. Fiducia che mi ha portata a dirgli di dormire insieme a me.

Nonostante il nostro inizio burrascoso, è stata la persona che mi ha salvata e la persona che ho voluto accanto a me questa notte.
Osservo il suo viso rilassato, la mascella squadrata illuminata dalla luce fioca che proviene da fuori. Non l'ho mai visto così sereno. Di solito è sempre acido o con lo sguardo corrucciato intento a non prestarmi attenzione. La calma che ha in viso però non la dimostra con il resto del corpo. Sembra un cavallo pazzo nel letto: si gira e rigira, si copre e poi si scopre. Mi ritrovo a sorridere mentre resto qui a guardarlo mentre dorme beato. I riccioli ricadono morbidi sul cuscino ed emanano un buon profumo di camomilla. Ha indossato una t-shirt bianca larga che adesso ha lasciato visibile parte del suo petto. Ipnotizzata lo guardo alzarsi e abbassarsi. Noto che porta una catenina alla quale è appesa una croce che di solito non si nota. È d'argento e molto fine e richiama quella che ha tatuata sulla mano vicino al pollice.

Dopo aver ispezionato ogni minima parte del suo petto scoperto, passo alle braccia e alle macchie d'inchiostro che le ricoprono. Alcuni sembrano fatti per caso, altri sono grandi, altri neanche si vedono quasi. Non ho mai amato i tatuaggi, anche se mi affascinano: l'idea di avere qualcosa tatuata addosso per la vita di cui potrei pentirmi non mi convince per nulla, ma trovo coraggioso che qualcuno abbia le idee chiare su cosa vuole resti marchiato per sempre sulla propria pelle. E per Henry deve essere così. Non so per quanto resto a fissarlo dormire, ma osservarlo mi tranquillizza e piano piano riesco a schiarirmi la mente. Perlomeno ci provo. Quando quegli uomini hanno iniziato a toccarmi avevo pregato che quella tortura finisse presto. Delle mani che non volevo mi avevano toccata. Delle bocche che non volevo mi avevano baciata ovunque. Delle frasi che non volevo sentire mi erano state dette e niente di più disgustoso mi era mai capitato prima. Perché certi uomini credono di potersi prendere quello che vogliono? Non funziona così!

Quando chiudo gli occhi mi sembra quasi di sentire ancora quelle sudicie mani sulle mie gambe e il fiato puzzolente nelle narici. E poi la sua voce. E lui che viene a salvarmi. Mi odiava, ma mi aveva salvata.
Non riesco ancora a prendere sonno per paura che tornino gli incubi, ma con lui vicino mi sento al sicuro.

Perché lo ha fatto se non gli interessa niente di me? Ma forse lo avrebbe fatto per chiunque si fosse trovato in quella orribile situazione.
Più di una volta avvicina la sua mano alla mia e il mio cuore inizia a galoppare tanto da sentirlo pulsare anche nelle orecchie. Mi odia e mi infastidisce, eppure eccomi qui ad agitarmi per un solo tocco della sua mano.

Finalmente verso le cinque riesco ad addormentarmi e a riposare qualche ora prima della sveglia.


Apro lentamente gli occhi perché quello gonfio mi fa ancora male e sento tirare anche il labbro. Sicuramente sembrerò una mela caduta dal sesto piano,  penso coprendomi il viso con le mani sperando che Henry non mi veda in questo stato.
Troppo tardi.  Appena mi giro lo vedo seduto sulla poltrona davanti alla veranda intento a osservarmi.

«Buongiorno» dico mettendomi a sedere e tirando le lenzuola sul petto per coprirmi.

«Buongiorno» dice lui alzandosi e avvicinandosi al letto.
Fa come per avvicinare le dita sul mio occhio e io a quel gesto sussulto tirandomi indietro. Sono ancora turbata dall'incontro della sera prima e il mio subconscio mi sta urlando di non farmi toccare da nessuno, neanche da lui.

«P-perdonami, non so cosa mia sia preso» cerco di giustificare il mio gesto insensato. Non devo avere paura di lui. Non se lo merita dopo quello che ha fatto per me.
Lui ritrae le dita e mi osserva con un cipiglio sul viso.

«È normale, sei stata traumatizzata da quei due. Però... Io non voglio farti del male, Elèna» dice guardandomi intensamente negli occhi e sciogliendo la paura che mi aveva completamente bloccata e messa in guardia.
Faccio un piccolo cenno del capo prendendo fiato e lui lo prende come un invito ad avvicinarsi di nuovo. Stavolta però raccolgo le forze per non scansarmi.
Passa le dita sull'occhio gonfio dopo avermi chiesto il permesso con lo sguardo e mi gira la testa da una parte all'altra ispezionandomi.

«Mmm, non sembra sia peggiorato da ieri» valuta concentrato corrugando la fronte.
Noto che anche il suo labbro leggermente spaccato ha già fatto la crosta per il sangue e mossa da una spinta irrazionale mi metto a sedere sul letto issandomi sulle ginocchia per avvicinarmi un po' di più e poggio le mie dita sul suo labbro.
Al contatto con le mie dita lui sussulta e un velo di confusione trapela dai suoi occhi.

«A-anche tu sei ferito. Dovresti disinfettarlo» farfuglio imbarazzata togliendo subito la mano. Che stupida che sono!

«Oh, non è nulla. Ho sopportato di peggio» ghigna lui come a indicare che è pratico di labbra spaccate e occhi neri.

«Oh...» rispondo io non sapendo cosa dire.

«Oddio! Ma sono le dieci. Jackson mi ammazzerà! A proposito ho dimenticato di darti i documenti. Ero venuta per quello prima che...» le parole mi muoiono in gola al solo ricordo.

«Ho avvisato Jackson che oggi non saresti andata. Devi riposare e soprattutto riprenderti da quello che è successo ieri» dice lui tranquillo «e per quanto riguarda i documenti mi sono permesso di leggerli dato che ero quasi sicuro fossero per me dato l'enorme post-it con il mio nome attaccato sopra» conclude Henry.

«H-hai detto quello che è successo a Jackson?» chiedo io.

«No. Se vorrai sarai tu a dirglielo, anche se penso sarai costretta a farlo dati i lividi che ti spunteranno oltre a quelli che già sono evidenti» dice indicando il mio viso.
Metto subito inorridita le mani sulla faccia per coprirla.

«Devo sembrare un mostro» inizio a dire, ma sento due mani afferrare le mie e spostarle dal viso e subito i miei occhi incontrano i suoi che mi osservano.
Riesco a sentire il suo respiro caldo a pochi centimetri dal mio viso.

«Elèna, non sei un mostro. I mostri sono quei bastardi che ti hanno conciata così» sibila lui tenendo ancora le mie mani tra le sue.

«Non ti ringrazierò mai abbastanza per quello che haifatto. So che non ti vado a genio e che non mi sopporti
e il fatto che tu mi abbia aiutata nonostante tutto...» comincio a ringraziarlo,ma vengo interrotta.

Accade tutto molto velocemente. Vedo un guizzo attraversare i suoi occhi che sifissano poi sulle mie labbra. La frase resta a metà e senza neanche rendermeneconto Henry mette una mano sulla mia guancia e avvicinandosi lentamente, comese fosse una scena a rallentatore, poggia le sue labbra sulle mie.

Rimango con gli occhi spalancati per il gesto improvviso. Sussulto debolmente elui si stacca leggermente per assicurarsi che io stia bene e che non siaspaventata da lui. Dopo quello che è successo ieri notte mi sento terribilmentefragile e indifesa e Henry lo ha capito. Per l'ennesima volta si ritrova achiedermi il permesso e senza dire nulla chiudo gli occhi. Ecco di nuovo le suelabbra sulle mie, ma questa volta le poggia con più determinazione. Non so piùcosa stia succedendo, un turbinio di emozioni si susseguono una dopo l'altra.Prima la sorpresa, poi l'eccitazione che lascia il posto alla paura, losconcerto e allo stesso tempo la felicità. Le sue labbra sono morbide e calde esembrano quasi impacciate e inesperte e mi domando come uno con la suaesperienza possa ritrovarsi a baciare come se fosse la prima volta.

Mi lascio andare e ricambio il bacio. La sua lingua si fa spazio tra le mielabbra che si schiudono come se non avessero mai aspettato altro che questo dauna vita. I suoi occhi sono chiusi e anche io dopo averli sbarrati per lasorpresa, li chiudo e mi godo il contatto con lui.

Ho sempre considerato il bacio una cosa importante tanto quanto fare l'amore. Non sono mai riuscita a baciare nessuno senza provare qualcosa per l'altra persona. Anche per questo motivo non ho mai baciato nessun altro oltre a Leo.

La sua immagine mi compare proprio mentre la lingua di Henry inizia a stuzzicare la mia e mi dico che non posso fare questo a Leo. Non se lo merita.

Metto le mani sul petto di Henry e lo allontano.



***

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